
UN COPERCHIO DA 5 TONNELLATE

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LA STELE DI PALENQUE »

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Da segnalare una curiosa notizia divulgata da "La Nazione", il 4 giugno 1994, che riguardava la scoperta, a Palenque, della tomba di un dignitario maya vissuto tra il 660 e l'800: "lo scheletro perfettamente conservato per l'ermetica chiusura della tomba, appartiene ad un uomo di circa 40 anni". Siamo di fronte ad un altro Re Pakal? La tomba, scoperta da Ruiz, conteneva resti ossei mal conservati e più vecchi degli altri ritrovati intorno al sarcofago del presunto Re; sarcofago protetto da un coperchio in pietra di circa cinque tonnellate, impossibile da rimuovere, incastrato nella costruzione, tanto da far pensare che l'intero edificio fosse stato eretto dopo la messa in opera della tomba e direttamente sulla stessa. La pietra è ancora in loco e vi si può ammirare il disegno inciso dai costruttori. Secondo Kasanzev, von Däniken, Zirov, Agrest, rappresenterebbe un astronauta che pilota un razzo; gli archeologi, ovviamente non sono d'accordo. L'uomo - non vi sono evidenti segni da far supporre che sia una figura femminile - è raffigurato in una strana posizione, tale da fornire l'impressione stia pilotando un oggetto volante: le sue mani armeggiano su delle leve, la testa poggiata su un supporto, con il volto rivolto verso la prua, lo sguardo vigile di chi sta osservando, il naso vicino a quello che sembra un respiratore. Davanti a lui tubi, utensili, apparecchi, misti a simboli scolpiti alla rinfusa. Tutta la figura è protesa in avanti con gli arti inferiori posizionati in modo da sostenere il corpo in una precisa funzione. Dietro una grossa maschera che alcuni indicano come la raffigurazione del Sole, alla cui estremità risulta evidente il getto di fiamme tipico dei razzi.
La prua è formata da un "Caluro Quesal", l'uccello assunto a simbolo solare. Qui entra in scena Adrian Gilbert, coautore con M. Cotterel del Libro "Le Profezie dei Maya", ove illustra in proposito un'altra teoria. Secondo Gilbert, riprendendo la teoria di Cotterel, sulla pietra è raffigurata la dea Chalchiuthlique e con lei gli dèi Tlaloc, Tonatiuh e Ehecatl. I simboli e i disegni rappresenterebbero, in pratica, il Popol Vuh scritto; con la creazione delle razze e le loro relative distruzioni. Anche secondo i Maya apparteniamo alla Va creazione e questo riporta alla mente altri miti, fra i quali "Le stanze di Dzyan". Diversi però sono i tempi, i cieli, le epoche e le previsioni delle catastrofi future. A quale credere dunque ? Le leggende Maya, Tibetane, Sumero-Babilonesi, Cinesi, Indù, lasciano supporre che all'inizio delle storie sia esistito un regista di origini non terrestri, appartenente al "regno dei cieli". Ma quale cielo? Quello di Sirio, di Orione, di Marduk e Thiamat; quello da cui proveniva Rama col suo "vimana", dal quale scese la "razza dei serpenti" che creò la Va razza; il cielo di Jeova o quello delle Pleiadi? La risposta al lettore.
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