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Secondo la tradizione ellenica, il consesso dei numi che guidava le sorti del mondo era formato da dodici (numero che ricorre spesso anche in altre tradizioni) dèi. Tra questi figuravano Apollo, Mercurio, Dioniso, Venere, Marte, Efesto e altri ancora. Le gesta e le caratteristiche di queste divinità ci sono note grazie alla prolifica attività letteraria dei Greci. Ma si tratta solo di miti, o questi racconti nascondono una base storica? Apollo, figlio di Hyperion e Thea, venerato come dio del Sole, era tra i numi più amati dai Greci. La presenza dell’astro solare, la cui luce e calore sostentava la vita di tutti, era garantita da Apollo, che guidava il "carro del Sole", una sorta di veicolo che emanava una fortissima luce e bruciava quanti gli si avvicinavano. Si ricordi, a tal proposito, la leggenda di Fetonte, generato da Apollo e dalla nereide Climene, che per mostrare ai suoi amici di essere veramente il figlio del nume solare, chiese al padre di poter guidare il carro del Sole. Apollo, benché inizialmente restío, infine accettò, assicuratosi che il ragazzo non avrebbe volato troppo basso. Ma il fanciullo, invece, per meglio farsi ammirare dagli amici volò radente al suolo. I miti narrano che le cime dei monti presero fuoco, la terra divenne riarsa e la vegetazione di buona parte dell’Etiopia disseccò. Fetonte non riusciva più a controllare i focosi destrieri del "carro del Sole" paterno e iniziò a salire sempre più in alto, verso le dimore degli dèi. Fu allora che Zeus/Giove, seppure a malincuore, si trovò costretto ad abbattere il pericoloso carro con uno dei suoi fulmini. Una rilettura del mito in chiave moderna fa pensare che Fetonte avesse provato a guidare un vascello volante, perdendone in breve tempo il controllo, mentre il potente campo elettromagnetico dell’astronave di Apollo iniziò a provocare disastri. In effetti, nella stessa Bibbia si fa cenno alla "Gloria di Dio", che, volteggiando troppo vicina alla cima dei monti, ne incendia la sommità, mentre la terra trema al suo passaggio. Agli "dèi" non rimase altro che abbatterla, forse con una sorta di laser o di raggio elettromagnetico a particelle, un "fulmine" artificiale, insomma.
Possibile che anche Mercurio, definito "il più veloce degli dèi", disponesse di un carro simile? I miti planetari si mescolano spesso a quelli riferiti all’attività di razze aliene sulla Terra e probabilmente Mercurio (Hermes per i Greci) doveva la sua fama di "velocista" solamente al fatto che il pianeta omonimo, essendo il più vicino al Sole, è quello che impiega meno tempo a girargli attorno. Ma come potevano i Greci, oltre 3.500 anni fa, conoscere questi e altri dettagli astronomici? Non avendo i mezzi per poterli determinare, qualcuno doveva averglieli spiegati. Ma chi? Forse i numi dell’Olimpo?
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