
ALLA RICERCA DI VITA EXTRATERRESTRE

È possibile che i programmi di ricerca siano controllati dai governi per depistare il pubblico sulla vera indole degli alieni che ci osservano?
di Adam Cavallin

Da quando l’uomo è apparso sulla Terra si è sempre chiesto una grande quantità di cose su ciò che lo circondava e sulle stelle, viene naturale come respirare, ma immaginiamoci un momento nel tempo in cui la scienza non aveva trovato ancora delle risposte, immaginiamoci per esempio cosa doveva essere appena dopo la scoperta del fuoco alcune centinaia di migliaia di anni fa, avevamo la stessa intelligenza, lo stesso interesse e la stessa curiosità che abbiamo oggi. Qualche volta mi viene da pensare che allora c’era della gente che ragionasse così: noi siamo nomadi e cacciatori, il fuoco ci riscalda, la sua luce forma dei buchi nell’oscurità, tiene lontano le belve affamate, ci permette di guardarci nel buio e di parlare, noi ci prendiamo cura del fuoco e il fuoco si prende cura di noi. Le stelle non sono vicine e anche se saliamo su una collina o su un albero non si avvicinano; brillano di una strana luce fredda lontana, sono tante, il cielo ne è pieno, ma solo di notte, chissà cosa sono. Una notte mi è venuta l’idea che siano fiamme che ci danno un po’ di luce proprio come il fuoco, forse le stelle sono fuochi di accampamenti di altri nomadi come noi che accendono quando fa buio, la luce delle stelle è più debole dei fuochi degli accampamenti, quindi devono essere molto lontane, chissà se i nostri fuochi sembrano stelle alla gente che abita in cielo, ma come mai quei fuochi lontani e la gente che li accende non ci cadono addosso, come mai dal cielo non piovono tribù di estranei, quegli esseri lassù nel cielo devono possedere grandi poteri. Questo poteva essere un tipico pensiero di ciò che l’uomo primitivo aveva sulla realtà delle cose.
Con il passare dei secoli, il pensiero dell’uomo sulla possibilità di esistenza di vita extraterrestre si fece sempre più presente nelle menti aperte; c’è anche chi ha pagato con la vita per aver esposto la sua teoria sull’esistenza di vita al di fuori della Terra, è stato il caso, tanto per citarne uno, di Giordano Bruno; egli fu condannato per stregoneria e mandato al rogo per le sue idee. Qualche secolo più tardi, l’italiano Virginio Schiaparelli e l’americano Percival Lowell dichiararono pubblicamente che sul pianeta Marte esisteva vita intelligente. Osservando con i loro strumenti il pianeta, "videro" sulla sua superficie delle linee scure attraversare tutto il pianeta; sapendo che anche Marte come la Terra presentava le quattro stagioni e avendone osservato il cambiamento climatico, dedussero che Marte fosse abitato da esseri intelligenti e che le linee visibili fossero canali artificiali, costruiti dagli stessi abitanti per portare acqua nelle zone più aride del pianeta (e che Marte stesse cambiando il clima). Da premettere che l’osservazione dei canali non era stata altro che un’allucinazione dell’astronomo, data dall’eccessivo affaticamento dell’occhio allo strumento. Da questa storia lo scrittore H.G. Wells scrisse il famoso romanzo "La guerra dei mondi"; negli anni Cinquanta Orson Welles ne traspose il contenuto attraverso un network radiofonico, provocando in breve tempo il panico generale.
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