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L’arrivo dei Tuatha corrisponde all’epoca del regno sumero Eanna. La saga celtica ci dice anche che questo popolo conosceva i laser, particolarmente per uso offensivo. Noto è "l’occhio di Balor", che il più vecchio dei Fomori (giganti) aveva sull’elmo, dal quale partiva un raggio mortale che falciava il nemico. Lugh, nipote di Balor, possedeva la "lancia solare", ossia un tubo dal quale usciva un raggio fulminante. Anche l’eroe celtico Cu-Chulain possedeva una lancia di luce conosciuta come "Gaebolg", che si allungava a volontà e non mancava mai il bersaglio. Quando non veniva utilizzata doveva essere tenuta con un’estremità dentro un "paiolo pieno d’acqua", un sistema che richiama quello attuale per il raffreddamento dei generatori dei raggi laser. La difesa contro tali armi consisteva in corazze isolanti e riflettenti in grado di respingere i raggi verso il punto di origine. Anche i Devas e gli Azuras conoscevano queste protezioni e quindi, presumibilmente, le armi radianti. E altri riferimenti all’uso di armi laser si ritrovano nei documenti che illustrano il passato dell’umanità. In Egitto gli dei disponevano del lanciatore di raggi mortali, delle fiamme dell’Ureus, dell’occhio solare Tefnut e di Horus che trafiggeva i nemici. Si narra che il primo re di Ma’in, tale Alya-Da-Yafis, alto più di due metri, possedesse un bastone di comando, al pari dei dignitari della sua corte, capace di divenire "luce senza suono" quando veniva adoperato per costruire o dividere i monti. Il Re, usando quel "bastone" innalzò una diga di "vetro" che si illuminava di notte.























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