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Alce Nero continua il suo racconto, descrivendo nei dettagli ciò che gli era stato mostrato e purtroppo, coincide tutto fino in fondo al triste destino del popolo rosso. Il povero sciamano, oltre ad aver dovuto assistere alla fine della sua gente, ha sofferto dell’abbandono dei suoi Avi, che non l’hanno assistito nel provare a salvare il Cerchio magico, l’albero sacro, insomma, la vita e la dignità di un’intera popolazione. Queste tra le ultime parole di Alce Nero, divenute oggi il manifesto dei Nativi:
"Avo mio, Grande Spirito: ti mando una voce, senza dimenticare nulla di ciò che hai fatto, le stelle dell’universo e le erbe della terra. Al centro del mondo mi hai portato e mi hai mostrato la bontà e la bellezza e la stranezza della terra verdeggiante, l’unica Madre; e le forme delle cose nello spirito, come dovrebbero essere e le ho viste. Nel centro di questo cerchio sacro hai detto che io avrei dovuto far fiorire l’albero. Oggi ti mando una voce per un popolo preso dalla disperazione. Con le lacrime sulla faccia, o Grande Spirito, debbo adesso dirti che l’albero non è mai fiorito. Qui mi vedi, ridotto come un vecchio pietoso e sono decaduto e non ho fatto nulla. L’albero si è seccato, Avo, Avo mio! Può darsi che qualche piccola radice dell’albero sacro ancora sia viva. Allora nutrila, perché possa buttare foglie e fiori e riempirsi di uccelli cantori. Ascoltami, non per me ma per il mio popolo, io sono vecchio. Ascoltami perché essi possano ancora una volta ritornare entro il cerchio sacro e trovare la buona strada rossa, l’albero protettore! Nel mio dolore vi mando una debole voce, o Sei Poteri del Mondo! Ascoltatemi nel mio dolore, perché può darsi che non vi richiami mai più. Oh, fate che il mio popolo viva!"
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