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GLI ANIMALI NON SI MANGIANO

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GLI ESSERI DEL TUONO »
LA GRANDE VISIONE »
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"HAI VISTO TUTTO L'UNIVERSO" »
Ecco ripresentarsi il senso di smarrimento e solitudine che attanaglia i contattati quando si ritrovano soli sulla Terra, lontani dai loro "amici" alieni e dai luoghi che sentono molto più familiari di quelli terreni. Vivono un senso di estraneità, di disperazione e di alienazione. Tutto ciò che li circonda non è quello che ricordano, non gli appartiene. Come l’immagine di angeli caduti su un mondo selvaggio e materiale a cui è impedito il ritorno al cielo. L’aquila chiazzata che ritorna spesso nelle sue descrizioni potrebbe essere un’astronave. Il suo racconto continua e anche qui, è presente il punto di vista riscontrato praticamente sempre nei discorsi degli alieni: la terra è la Madre e le creature che la abitano, "alate, pelose o con le gambe", come dicono i Lakota, sono preziose. Gli animali vanno rispettati alla stregua dei fratelli umani, non si uccidono e non si mangiano:
"Un giorno, non molto tempo dopo ero uscito con l’arco e le frecce che mi aveva dato mio nonno e mentre camminavo pensando alla mia visione a un tratto mi sentii molto strano e per un attimo mi sembrò che l’arco e le frecce che il Primo Avo mi aveva dato nella Tenda dell’Arcobaleno Fiammeggiante. Poi scoprii che erano solo quelli che aveva fatto mio nonno e mi sentii ridicolo e cercai di costringermi a pensare che si trattava solo di un sogno. Così pensai che era meglio dimenticare la visione e cacciare qualcosa con le frecce. C’era un cespuglio e sul cespuglio un uccellino; ma quando stavo per scoccare una freccia mi sentii di nuovo strano e ricordai che dovevo essere come un parente per gli uccelli e così non tirai nulla. Poi scesi verso un ruscello sentendomi ridicolo perché avevo lasciato scappare l’uccellino e quando vidi un ranocchio verde, lo uccisi subito con una frecciata. Ma quando lo raccolsi per le zampe, pensai: ‘Adesso l’ho ucciso’. E mi venne voglia di piangere".
Il piccolo Alce Nero si dibatte tra la sua coscienza aliena e i principi che gli sono stati inculcati dalla nascita su questa Terra. Il concetto viene ribadito in un altro avvenimento:
"A undici anni, poco prima del tramonto, apparvero nuvole di rondini che ci volavano tutto intorno alla testa. Era come la mia visione e ciò mi fece una strana impressione. I ragazzi cercavano di colpire le rondini con i sassi e io soffrivo a vederli, ma non potevo dirglielo. Presi un sasso e feci come se volessi gettarlo anch’io, ma non lo gettai. Le rondini sembravano sacre. Nessuno riusciva a colpirne una e quando ci pensai, capii che naturalmente non potevano."
Sembra che gli uccelli fossero un segno del "cielo".
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