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"HAI VISTO TUTTO L'UNIVERSO"

parti precedenti:

GLI ESSERI DEL TUONO »
LA GRANDE VISIONE »
ESSERI NON UMANI »
Alce Nero usa il paragone dei cavalli per descrivere un mezzo di locomozione, un velivolo che gli consente di spostarsi da un luogo all’altro in volo. Addirittura afferma che lo spostamento d’aria provocato dal loro passaggio smuoveva gli alberi! Nella sua chiara esposizione, descrive questi mezzi di trasporto come "provocatori di tempeste", con turbini di lampi e grandine che ne fuoriescono. Un’altra similitudine con i racconti di Enoch, che parla delle macchine che fabbricano grandine e pioggia.
"...Fino a quel momento non mi ero accorto di come ero vestito, ma adesso vidi che ero dipinto tutto di rosso e le mie articolazioni dipinte di nero, con strisce bianche sulle articolazioni. Il mio cavallo baio era tutto coperto di strisce di lampo e la sua criniera era di nuvola. E quando respiravo il mio alito era di lampo."
Che ad Alce Nero sia stata fornita una qualche specie di tuta o indumento protettivo? Probabilmente non era la prima volta che un nativo vedeva simili scafandri. Forse da qui è nata la loro usanza di dipingersi i colori di guerra sul corpo e sui loro cavalli.
"Ora due uomini mi guidavano, la testa in avanti come due frecce in volo verso l’alto; erano i due che mi avevano portato su dalla terra. E mentre io li seguivo sul baio, si trasformarono in quattro stormi di oche che volavano in cerchi, uno sopra ciascuno dei quadranti e intanto mandavano una voce sacra: Br-r-r-p, br-r-r-p, br-r-r-p, br-r-r-p!"
La prima parte del testo sembrerebbe descrivere una squadra di velivoli in formazione, mentre per quanto riguarda la seconda... se si prova a pronunciare le voci ‘sacre’, sembra davvero trattarsi di una specie di suono elettronico!
"Allora vidi davanti a me l’arcobaleno che fiammeggiava sopra la testa dei Sei Avi, fatta di nuvola e con tetto di nuvola e cucita con stringhe di lampo... ...Allora il più vecchio di tutti disse: 'Nipote, hai visto tutto l’Universo. Adesso ritornerai col potere al luogo da dove sei venuto'. Io guardai in basso e vidi il mio popolo e tutti stavano bene ed erano felici, tranne uno, che giaceva come i morti; e quello che giaceva ero io. E adesso la tenda fatta di nuvola e con tetto di nuvola cominciò ad ondeggiare, come mossa dal vento (il famoso volo a "foglia morta" degli UFO?) e la porta fiammeggiante dell’arcobaleno diventava sempre meno brillante. Varcai la porta e mi incamminai da solo. Mi sentii smarrito e molto solo. Una voce sopra di me disse: 'Guarda indietro!' Era un’aquila chiazzata che volava sopra di me e parlava. Dove prima c’era la tenda dell’arcobaleno fiammeggiante, fatta di nuvola con tetto di nuvola, vidi solo l’alta montagna rocciosa. Ora mi trovavo solo con i piedi sulla terra, solo, con l’aquila chiazzata che mi proteggeva. Scorgevo da lontano il villaggio della mia gente e camminavo molto in fretta perché adesso sentivo la voglia di tornare a casa. Poi vidi la mia tenda e vidi mio padre e mia madre che si chinavano sopra un bambino malato, su me stesso. Quando entrai nella tenda qualcuno diceva: 'il bambino riprende conoscenza, dovresti fargli bere un sorso d’acqua'. Mi ritrovai seduto ed ero triste perché né mia madre né mio padre sembravano sapere che ero stato così lontano. Quando mi ritrovai con mio padre e mia madre nella tenda, avevo ancora la faccia tutta gonfia e anche le gambe e le braccia, ma mi sentivo benissimo e volevo alzarmi. I miei genitori non volevano. Mi dissero che ero stato molto male per dodici giorni, tutto il tempo insensibile e immobile come un morto e mi aveva riportato alla vita Cacciatore di turbini, lo stregone. Io sapevo che erano stati gli Avi nella tenda dell’arcobaleno fiammeggiante a guarirmi, ma non osavo dirlo. Tutti erano contenti perché ero vivo, ma io lì disteso pensavo al luogo meraviglioso dove ero stato e a tutto ciò che avevo visto e ciò mi rattristava; perché mi sembrava che tutti avrebbero dovuto saperlo ma avevo paura di dirlo. La sera, Cacciatore di turbini disse a mio padre: ‘Tuo figlio è seduto in maniera sacra. Non so cosa sia, ma c’è qualcosa di speciale che deve compiere, perché quando sono entrato ho visto un potere che gli brillava come una luce dentro il corpo’. La mattina dopo tutto il gonfiore era scomparso e mi sentivo bene, ma ciò che vedevo intorno mi sembrava strano, come se fosse lontano. Ricordo che per ben dodici giorni non volli vedere nessuno e sembrava che non appartenessi più alla mia gente. Erano quasi come stranieri. Me ne andavo da solo, lontano dal villaggio e pensavo alla mia visione e desideravo di ritornarci ancora una volta. Non mangiavo molto, avevo soltanto la nostalgia del luogo dove ero stato".
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