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LA GRANDE VISIONE

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GLI ESSERI DEL TUONO »
Circa un anno dopo, il piccolo Alce Nero ebbe quella che lui chiama la prima visione.
"Una tempesta di tuoni si avvicinava dalla parte dove tramonta il Sole e proprio quando entravo a cavallo in un bosco vidi un tiranno posato su un ramo. Questo non fu un sogno, avvenne davvero. Stavo per scoccare una freccia quando l’uccello parlò e disse: 'Tutte quelle nuvole di sopra sono da una parte'. Forse voleva dire che tutte le nuvole mi stavano guardando. E poi disse: 'Ascolta! Una voce ti chiama!'. Allora alzai lo sguardo alle nuvole e vidi scendere due uomini, la testa in giù come frecce che cadono; e mentre si avvicinavano, cantavano un canto sacro e il tuono era come il rullare di un tamburo. Io ve lo canterò. Il canto e il rullo del tamburo erano così:
'Guarda, una voce sacra ti chiama;
per tutto il cielo una voce sacra chiama'.
Io ero rimasto a guardarli, immobile, e venivano da Nord, ma quando stavano per raggiungermi, girarono dalla parte dove tramonta il sole e a un tratto erano due oche. Poi scomparvero e cadde la pioggia con un grande vento e molto rumore. Io non raccontai questa visione a nessuno. Mi piaceva ricordarla, ma avevo paura di raccontarla."
Alce Nero sottolinea che non si trattava di un sogno, ma di un evento reale. Anche questo contraddistingue i protagonisti di incontri ravvicinati: si dibattono tra la loro certezza dell’esperienza che vivono e il timore che con il tempo e i commenti degli altri, il tutto si riduca ad uno strano sogno. Anche coloro che confondono le apparizioni di alieni con angeli ultraterreni, parlano di un canto sacro che si diffonde nell’aria. Comunque, Alce Nero continuò a sentire le voci per altri quattro anni; erano diventate parte integrante della sua vita, lo accompagnavano nella sua crescita. Ormai non ci faceva più caso. Le sentiva chiamare il suo nome, ma non sapeva cosa volessero da lui. A nove anni ebbe la "grande visione".
"Era l’estate dei miei nove anni e la nostra gente si spostava lentamente verso le montagne rocciose. Una sera ci accampammo e io andai a mangiare nella tenda di Anca d’Uomo. Mentre mangiavo, udii una voce che diceva: 'è giunta l’ora, ti stanno chiamando'. La voce era così forte e chiara che ci credetti e pensai che dovevo andare dove la voce voleva che andassi. Così mi alzai e uscii. Ma non appena ero uscito dalla tenda, cominciarono a farmi male le due cosce e ad un tratto fu come svegliarsi da un sogno e non c’era più nessuna voce. Allora ritornai nella tenda, ma non volevo più mangiare. Anca d’Uomo mi guardò in un modo strano e mi domandò che mi succedeva. Gli dissi che le gambe mi dolevano. Il mattino dopo levammo le tende. Scesi da cavallo e mi si piegarono le gambe, non potevo camminare. I ragazzi mi aiutarono ad alzarmi e mi misero a cavallo. Quella sera quando ci accampammo ero malato. Mi si erano gonfiate moltissimo le gambe, le braccia e anche la faccia era tutta gonfia. Una volta accampati, stavo sdraiato nella mia tenda e mia madre e mio padre erano seduti accanto a me. Potevo vedere attraverso l’apertura della tenda e c’erano due uomini che scendevano dalle nuvole, a testa in giù, come frecce che cadono, e capii che erano gli stessi che avevo visti prima. Questa volta ciascuno portava una lunga lancia e queste lance dardeggiavano lampi a zig-zag. Gli uomini scesero a terra e rimasero ad una certa distanza, mi guardavano e dicevano: 'Presto vieni! I tuoi avi ti chiamano!'. Poi si voltarono e si levarono in aria come frecce lanciate dall’arco. Quando mi alzai per seguirlo le gambe non mi dolevano più e mi sentivo molto leggero. Uscii dalla tenda e lassù, dove stavano andando gli uomini con le lance fiammeggianti, vidi avvicinarsi molto velocemente una piccola nuvola. Venne e si abbassò e mi prese e ritornò al luogo da dove era venuta, volando velocemente. E quando guardai in basso vidi laggiù mia madre e mio padre, e mi rattristai all’idea di lasciarli soli. Poi non ci fu che l’aria e la velocità della nuvoletta che mi portava e quei due uomini che ancora ci guidavano in alto sulle nuvole bianche che erano ammucchiate come montagne e in esse vivevano, saltavano e lampeggiavano gli esseri del tuono. A un tratto non ci fu altro che un mondo di nuvole e tutto era silenzioso".
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