
UMANITÀ, SPECIE IMMORTALE

Il famoso scrittore e addotto diffida dagli ET benevoli e prodighi di "doni" e progetta di coinvolgere la comunità scientifica nella ricerca UFO: "non dobbiamo dipendere dalla retroingegneria aliena".

di Sean Casteel (Prima Parte)
vedi: Seconda Parte

Alla luce dell’ultimo libro di Whitley Strieber "Confirmation: The Hard Evidence of Alien Among Us (S. Martin’s Press, 1998)", ho deciso di intervistare telefonicamente l’autore per discuterne con lui i contenuti e per saperne di più della vita di una persona che, ormai da più di dieci anni, vive costantemente sotto l’occhio dei riflettori e di media increduli. Avevo appena terminato la trascrizione dell’intervista, quando mi è caduta sotto gli occhi una frase del best-seller letterario di Norman Mailer "The Gospel According to the Son": "chi se non Satana vorrebbe dirci che la nostra strada potrebbe essere più facile?". Leggendo quanto segue il significato di queste parole apparirà chiaro: il cammino verso la salvezza è duro e difficile e Whitley Strieber lo sa molto bene.

Ecco il testo dell'intervista:

"Confirmation" è davvero un libro diverso dagli altri che hai scritto. Vi appaiono solo marginalmente le tue esperienze personali, mentre metti a fuoco altri eventi, le vicende di altre persone. Perché? Cosa volevi ottenere con questo approccio?

Il tentativo di esporre alcune prove che dovrebbero portare ad un interessamento scientifico nel campo. E non basta ribadire i contenuti della mia storia personale, perché di fatto si tratta di un’esperienza sostenuta da insufficienti prove fisiche.

Il tuo "status" nella comunità ufologica è unico. Hai venduto moltissimi libri e i media parlano continuamente di te. Una volta hai detto che forse proprio per questo motivo sei stato scelto come una specie di "propagandista" dai Visitatori. Vuoi parlarcene?

Propagandista? Non afferro. Non capisco il senso della domanda, Sean?

Credo che tu abbia usato proprio il termine Propagandista, qualcuno che diffonde idee...

Oh, beh, è una congettura. Intendo dire, con tutti gli impianti sottocutanei che ci sono in giro, e dato che non sappiamo ancora cosa sono o come funzionino, è una possibilità di cui dobbiamo essere consci. E in questo includo il mio stesso lavoro. Fin quando non avremo compreso chiaramente con quale tipo di tecnologia abbiamo a che fare, è necessaria molta prudenza. Per quanto mi riguarda, non ritengo di subire alcuna influenza mentale esterna. Ma, nel contempo, credi forse che una persona condizionata sia in grado di accorgersene? Io non ho risposta.

Ti senti ancora estraneo alla comunità ufologica, come sostenevi una volta?

Diffido solo di quanti diffondono in maniera imprecisa le proprie idee. Mi sento estraneo non all’intera comunità ufologica, ma solo ad una sua parte, che non risulta di alcuna utilità. Sì, non voglio avere nulla a che fare con persone di questo settore.

Di che settore parli?

Non voglio entrare nei dettagli, mi creerebbe problemi. Ma basta dare un’occhiata ad Internet per trovarvi troppi siti pieni di idiozie, con le quali non ho niente da spartire. C’è tutto il materiale falso che vuoi. Ultimamente ho dovuto riallestire completamente il mio sito Internet, perché tutto il materiale inoltratomi, privo di foto o altre prove a sostegno, è totalmente falso. Senza eccezione. Sono stato un ingenuo, all’inizio, quando ne ho incluso parte nel mio sito, credevo venisse da persone attendibili. Me ne rammarico e chiedo scusa. Molta gente crede di divertirsi così, che siano cose su cui scherzare. Io non sto giocando, prendo l’argomento molto seriamente. Desidero che la comunità scientifica internazionale se ne interessi. E se gli inquirenti UFO non sanno gestire la situazione, forse non dovrebbero essere coinvolti.

So che è spiacevole, ma potresti darci una panoramica delle persecuzioni di cui sei stato vittima assieme alla tua famiglia, dopo la pubblicazione di "Communion", nel 1987?

In proposito ho pronte 50 pagine da porre, presto, nel mio sito. È una storia infinita, e credimi, la comunità UFO non ne è l’unica responsabile. Gruppi di scettici, fanatici religiosi, persone fra le più disparate hanno creduto opportuno darmi addosso, convinti che fossi un bugiardo, e che andassi punito. È davvero dura. La persecuzione è diventata di norma, nelle nostre vite. Ecco perché non posso risponderti in due parole.

Mi ha turbato particolarmente sapere che qualcuno ti ha sputato in faccia, in un aeroporto.

Oh, è accaduto più di una volta. In un’occasione, nel corso del programma "Good Morning America", un tipo asserì che io era a capo di una setta o culto, come Jim Jones, e l’incidente dell’aeroporto avvenne il pomeriggio seguente alla messa in onda del programma.

Dopo il suicidio di massa di "Heaven’s Gate", ora sanno cosa è veramente una setta. Ad ogni modo, i tuoi problemi sono iniziati nel 1989, quando iniziasti a stabilire i "Communion Groups" (gruppi di sostegno per i rapiti, ndr.) in tutto il Paese.

Già. Alcune persone vennero sobillate contro di me da un tipo che più tardi fu accusato di essere un hacker (chi penetra nei sistemi informatici altrui, o crea virus, ndr.). Alla fine la Corte Federale sentenziò che non c’erano prove a sostegno delle calunnie contro di me.

Ritieni sia stato giusto, avendo vissuto le tue esperienze con i Visitatori, passare tanti guai? Credi ce ne sia stato un motivo?

Ne è valsa proprio la pena. Abbiamo la possibilità di uscire fuori, di diventare una razza galattica, una "specie immortale". Quando una razza si stabilisce non solo al di fuori del proprio pianeta, ma anche oltre il Sistema Solare, diventa immortale, o perlomeno vive quanto l’Universo, potenzialmente. Vorrei che l’umanità avesse questa possibilità, perché esistono diversi miliardi di combinazioni genetiche per l’uomo. Siamo appena all’inizio dell’epopea della razza umana, non alla sua fine. Chiunque si stia adoperando in tal senso, anche incidentalmente, aiuta l’intera razza umana.

In altre parole, a darti la forza di resistere alle persecuzioni è la convinzione che il tuo lavoro in qualche modo sarà proficuo per tutta l’umanità?

Sì, essenzialmente è così. Io non credo, tra l’altro, che ci sarà mai un atterraggio di massa. Nessuno ce lo servirà su un piatto d’argento. Occhio. Se uno ti offre qualcosa su un piatto d’argento, è malvagio, e prima di accettare, pensaci su mille volte. È come il cavallo di Troia. Solo ciò che possiamo realmente ottenere dalla nostra industria, dai nostri sforzi e dal nostro intelletto deve avere valore per noi. Il resto non mi interessa.

Credi che i Visitatori siano consapevoli delle tue sofferenze? E se è così, si sono mai espressi a riguardo?

No, nel corso delle mie esperienze non avviene un autentico dialogo. Ci sono poche parole. Ma a volte loro reagiscono. Un giorno, mentre ci stavamo allontanando in macchina dalla nostra baita nello Stato di New York, reagirono piuttosto negativamente, tirando fuori uno stupefacente "display di risposta", ma molto privato.

Si dimostrarono preoccupati per la vostra incolumità?

No, lo erano perché avevano perso un "congegno per le comunicazioni" per loro molto utile.

Nulla a che vedere con l’essere dispiaciuti per le tue disavventure.

Non ho la minima idea di quali fossero i loro sentimenti.

Nel libro definisci Roger Leir, Alice Leavy e Jesse Long autentici eroi.

Lo sono davvero.

In che senso? Cosa vuol dire essere eroi in campo ufologico?

Alice e Jesse rappresentano un modello, hanno speso la propria vita, hanno dato tutto raffrontandosi con la scienza, per diffondere consapevolezza. Roger lo è perché ha rischiato la carriera in nome di qualcosa che generalmente viene considerato quanto di più lontano dalla responsabilità professionale. Lo ha fatto ben sapendo quanto era costato a John Mack, sotto il profilo professionale. Ci vuole coraggio, e un grande senso umanitario.

Alla fine del libro esponi un’idea sul perché i Visitatori mantengano segreta la loro presenza, consentendo il nostro sviluppo indipendentemente da loro. Puoi riassumerla?

Sono partito da un articolo pubblicato su "Science Magazine" nell’Aprile 1977. Diceva in sintesi che l’unica cosa che avremmo da offrire a una civiltà evoluta come quella dei Visitatori, sarebbe la "novità". Ma non dobbiamo essere mendicanti all’angolo della Strada Cosmica, con ben poco da offrire loro. Non dobbiamo "ricevere", dobbiamo "prendere". I Visitatori lo sanno e faranno di tutto per renderci le cose sempre più difficili, vanificando i nostri intenti di proiettarci fuori dal pianeta, stabilendo un nuovo "modus vivendi". Per loro, se ci riuscissimo, sarebbe una tragedia.

Puoi spiegarti più chiaramente?

Il problema è che noi siamo intrappolati nel concetto mentale di Bene contro Male. Gli alieni sono buoni o cattivi? Ci aiuteranno o no? È un discorso inutile. Sarebbe meglio parlare ad un muro.

Difatti non ti ho posto domande sul Bene e sul Male.

Certo, ma quello che rende tutto più difficile da capire è: come possono apparirci così ostili mentre in realtà cercano di aiutarci? La risposta è che vogliono rafforzarci. Ci fanno fare esercizio, ci fanno flettere i muscoli, creando, ad esempio, domande per noi insostenibili e senza risposta. Questo rende più forti. Invece, se aspettiamo che atterrino in massa, come nel film "Contact", ci indeboliamo. Ci fa male. Questa è ostilità. Sai come capiremo se sono ostili? Se vedremo atterrare alieni simpatici, affabili e gentili, venuti dallo spazio per darci la chiave dell’Universo. E sono anche pericolosi. Invece, quelli ostici, che non ti promettono nulla, ma che si espongono personalmente per darti modo di farcela da solo, bene, quelli sono nostri amici. Dobbiamo farcela con le nostre forze, o è meglio lasciar perdere.

Mi è appena venuto in mente (non voglio metterla in termini moralistici, per carità) che il vero significato di "Israele" è "colui che combatte con il suo Creatore".

Questo è assolutamente giusto. Noi tutti SIAMO "Israele".

fine Prima Parte

vedi: Seconda Parte

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