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Ancora dal Colonnello Corso, più di ogni altro esponente militare, si è appreso che il "debunking ufologico" è una strategia che si avvale dell’infiltrazione di personaggi in organizzazioni ufologiche, quando si necessiti disinformarle al loro interno. Per il resto - diceva Corso - sono gli stessi ufologi che, nell’ansia della ricerca della verità, non esitano a scagliarsi gli uni contro gli altri, favorendo al massimo il compito dell’Intelligence. Di tali infiltrazioni si ha prova per i centri di ricerca statunitensi della prima ora, con in testa il NICAP e l’APRO e si hanno sospetti per quelli europei. Agenti piazzati strategicamente in tali strutture, consentivano (ma consentono tuttora) agevolmente di acquisire informazioni dall’interno, per passarle all’esterno e viceversa. Così si ottiene il duplice scopo di screditare ad personam vari esperti e, scoprendone i punti deboli, di minare alle fondamenta anche gli ambienti di ricerca che si ritengono più impermeabili. La strategia del debunking è estremamente subdola. Forse finanche inarrestabile. Si avvale di individui sposati alla causa, in realtà settorializzati e ciascuno a conoscenza dei dettagli di un determinato protocollo o standard di indagine, i quali comunicano al vertice di una certa organizzazione ufologica quello che sanno, inconsapevoli dell’uso che poi verrà fatto di tali informazioni, cioè della prassi dell’insabbiamento. Limitati, i deterrenti nelle mani dei responsabili dei grandi e piccoli centri di studio: primo, far sì - secondo normative statutarie - che si possano sottoporre a controlli incrociati i membri dei loro direttivi, cui venga fatto divieto di intrattenere rapporti segreti con chiunque; secondo, collaborare apertamente con altri gruppi e testate di settore (nazionali ed internazionali) impegnati in indagini su casi di avvistamento, presunti rapimenti, documentazione foto e video; terzo, divulgare i risultati ai ricercatori e agli scienziati "non allineati" con cui si collabori.
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