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Uno scienziato NASA, Clark McClelland, dichiara: l’ingegnere missilistico tedesco ispezionò i rottami del crash di Roswell e vide i corpi degli alieni.
 
di Maurizio Baiata


L’ingegnere aerospaziale Clark C. McClelland, specialista Nasa dal 1958 al 1992, ha confermato in un’intervista esclusiva a CNI News - in merito all’incidente UFO avvenuto presso la città di Roswell nel 1947 - il coinvolgimento dell’ingegnere missilistico tedesco Wernher von Braun (1912-1977), nell’ispezione in loco sullo scafo precipitato e sui corpi di esseri alieni.
"Il Caso Roswell resta il più importante e documentato nella storia di crash/retrieval (schianto/recupero) di UFO" dichiara McClelland.
Lo scienziato spiega come venne a conoscenza del ruolo avuto da von Braun nella vicenda:
"Durante i miei lunghi anni di servizio nel programma spaziale della nazione ebbi la fortuna di conoscere e scambiare alcune informazioni di grande interesse con scienziati tedeschi trasferiti in USA mediante l’Operazione Paper Clip dopo la Seconda Guerra Mondiale. Erano l’élite del gruppo scientifico addetto ai programmi missilistici tedeschi sotto il controllo di Adolf Hitler. Ebbi spesso il privilegio di conversare con il loro capogruppo, il dottor Wernher von Braun e con altri scienziati assegnati alle squadre addette al lancio della ABMA (Army Ballistics Missile Agency) alle rampe di lancio di Cape Canaveral. Questi stessi uomini furono infine conglobati nella nuova organizzazione National Aeronautics and Space Administration (NASA)".
Le affermazioni di McClelland, del quale sono accessibili via internet le credenziali e l’altisonante curriculum professionale costituiscono la piena riprova sia di quanto appare sui recenti documenti attribuiti al gruppo Majestic 12, sia di quanto esposto dal colonnello Philip J. Corso nel best seller "Il Giorno Dopo Roswell", in merito al ruolo di primaria importanza svolto da Wernher von Braun nell’incidente di Roswell.
Ecco come prosegue la testimonianza di McClelland:
"Nel corso degli incontri periodici del MFA (Manned Flight Awareness) che si tenevano a Cocoa Beach, ero solito scambiare battute in libertà con alcuni di questi scienziati, in particolare con il dottor von Braun. Una sera, durante una pausa, mi ritrovai con lui nella veranda posteriore del Cocoa Beach Ramada Inn. Gli dissi di sapere che all’epoca dell’incidente il suo gruppo era di stanza nei pressi del luogo del crash, il poligono White Sands Testing Range, dove venivano sperimentati i lanci dei missili V-2 catturati ai Tedeschi. Fu allora che gli rivolsi una domanda che lo fece accigliare. ‘C’è stato o no, un Caso Roswell? È stata recuperata un’astronave aliena insieme ai corpi alieni? Ha avuto la possibilità di visitare il luogo dell’incidente?’ Il dottor von Braun, fumatore accanito, accese una sigaretta, ci pensò su un attimo e poi cominciò a parlare senza esitazioni della sua ispezione al velivolo schiantato. Si fidava di me in quanto gli avevo giurato che non ne avrei fatto parola ai giornali, a riviste, alla televisione, ecc. Non ho mai infranto quel giuramento. Ormai è morto e l’incidente avvenne oltre cinquant’anni fa. Ecco perché oggi rivelo la sua versione, ho il diritto di parlare, persino di cose che secondo alcune agenzie non esistono. Il dottor von Braun spiegò che lui e i suoi colleghi (per ora i nomi restano riservati) vennero portati sul luogo dello schianto ed entrarono nel perimetro appena allentato il cordone di sicurezza dei militari. Condussero le loro analisi alla svelta. Mi disse che il velivolo non sembrava costituito di un metallo conosciuto. Sottolineò che appariva fabbricato con un materiale biologico, come la pelle. Rabbrividii e mi venne da pensare che forse il velivolo era ‘vivo’. I corpi recuperati furono temporaneamente tenuti in una tenda medica nei paraggi. Erano piccoli, molto fragili ed avevano grosse teste. Gli occhi erano grandi. La pelle era grigiastra e della consistenza dei rettili. Disse che era simile al tessuto squamoso dei serpenti a sonagli, che aveva visto spesso a White Sands. La sua ispezione dei rottami lo aveva confuso: erano frammenti sottili, color alluminio, come la carta d’alluminio della gomma da masticare. Molto leggeri ed estremamente resistenti. Gli interni del velivolo erano praticamente spogli di attrezzatura, come se le creature e il veicolo spaziale fossero parte di una singola unità. Fu allora che davvero mi sentii perso. Ritornammo alla cerimonia di onorificenza, alla quale von Braun era stato invitato e poi ci salutammo. Tornai a casa con la testa che mi girava per tutto quello che avevo sentito. Mi è stato molto difficile mantenere il silenzio per tanti anni, soprattutto perché tentato dai miei molti amici e colleghi che credono negli UFO, ET, ecc. Al tempo non riferii nulla, né al maggiore Keyhoe né al NICAP, né al pubblico. Ho fatto questo onorando l’inviolabilità del mio giuramento. L’USAF (Aeronautica Militare Statunitense, ndr.) e il Governo Federale - conclude McClelland - restano tutt’oggi ancorati alla versione secondo la quale a Roswell sarebbe precipitato un pallone sonda d’alta quota, nome in codice Mogul, un progetto sviluppato per rilevare le esplosioni nucleari in Unione Sovietica. Inoltre, secondo l’USAF, i corpi recuperati erano manichini di prova paracadutati sul deserto e finiti nella zona dello schianto del ‘pallone’. In sostanza, l’USAF si è attestata su questa versione inventata e l’ha spacciata per vera all’opinione pubblica americana".

Clark McClelland, ex operatore dello Space Shuttle, per 34 anni è stato ingegnere aerospaziale a Cape Canaveral ed al Kennedy Space Center, per i progetti Atlas, Titan, Minuteman, per tutti i programmi spaziali con equipaggio a bordo (Mercury, Gemini, Apollo, Space Shuttle) e per la pianificazione avanzata della stazione spaziale internazionale.

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