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LA PERDITA DELL'INNOCENZA »
UNA STRANA GENERAZIONE »
UNA NUOVA SOCIETÀ MARZIALE E MILITARE »
OSTACOLO PER I GRUPPI OMBRA »
22 NOVEMBRE 1963: L'ATTENTATO A DALLAS »
IL MJ-12 TEMEVA L'ELEZIONE DI ROBERT KENNEDY? »
Il giudice Jim Garrison, ex Procuratore Distrettuale di New Orleans, scomparso alcuni anni orsono, era sicuro che la morte di John Kennedy fosse stata organizzata dagli stessi servizi segreti incaricati di proteggerlo. "La CIA è l’organizzazione più pericolosa e potente che esista al mondo", affermava. Per Garrison l’uomo d’affari Clay Shaw era stato, se non l’ideatore, perlomeno l’organizzatore materiale dell’attentato. Ricco industriale di New Orleans, dal passato torbido e dalle amicizie influenti, Shaw era stato pesantemente coinvolto con i fatti della Baia dei Porci, essendo stato "de facto" uno dei finanziatori dell’azione e solo dopo la sua morte venne confermata la sua appartenenza al libro paga della CIA. Già nel 1945 Shaw era integrato nei reparti dell’OSS, l’intelligence dell’esercito in cui aveva lavorato anche il colonnello Corso, e posto a capo dell’operazione "Paperclip", il cui scopo principale era quello di trovare tutti i progetti nazisti concernenti gli studi di nuove armi, i prototipi ed eventualmente gli scienziati coinvolti, per poi portarli in gran segreto dalla Germania in America. Tali fatti risultano agli atti da documenti parzialmente declassificati nel 1973 e tra gli scienziati tedeschi trasferiti negli USA figura anche Wernher von Braun, creatore delle mortali V2 naziste prima e del progetto Apollo dopo. Quello che i documenti non dicono è che tra i progetti del Reich figurava un mezzo volante di nuova concezione, terribilmente simile ad un disco volante, forse desunto dallo studio di un UFO precipitato. Quindi Clay Shaw, uomo della CIA, era collegato a triplo filo con la retroingegneria di UFO, con l’invasione di Cuba e con l’omicidio di Kennedy. Posizioni e mansioni così differenziate e delicate da far presupporre l’appartenenza di Clay Shaw a un gruppo ombra come il MJ-12, il "Cabal" (nella denominazione datagli dal dottor Michael Wolf) o i più potenti "Black Monks". Ad ogni modo, Garrison aveva fatto centro portandolo in giudizio. Ma non riuscì ad incriminarlo, dato che i testimoni dell’accusa avevano il brutto vizio di morire o svanire poco prima di essere chiamati a deporre. Vecchi sistemi. Ma funzionali. Jim Garrison stesso subì delle ritorsioni per aver osato tanto: minacce, un procedimento legale (che vinse), diffamazione. Pur non essendo riuscito pienamente nell’intento di fare luce sull’omicidio Kennedy e rendere giustizia al Presidente ucciso, Garrison ottenne qualcos’altro. Fece aprire gli occhi ad un’intera generazione, diede voce a chi era presente a Dallas e vide come si svolsero realmente i fatti. C’era stato un cover up, tutti se ne convinsero. È vero, il processo contro Clay Shaw fu uno dei momenti in cui l’America si accorse di aver perso il senso del "New Deal" rooseveltiano, l’entusiasmo del primo dopoguerra, o la fiducia nei suoi leaders, nello Stato, nelle torte di mela e nella bandiera a stelle e strisce. Ma la crescita è un processo doloroso, che può essere affrontato solo guardando in faccia la realtà. Forse non è piacevole, ma solo comprendendo lo stato delle cose possiamo rimboccarci le maniche e lottare per ottenere un mondo migliore. Lo stesso per cui Kennedy è morto, e nel quale credeva.
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