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LA PERDITA DELL'INNOCENZA »
"Make Love, not War", era il grido dei ragazzi che manifestavano contro la guerra del Vietnam. Intanto le bombe al napalm cadevano nelle risaie del Vietnam, sui campi di soja, tra le palme tropicali. Defolianti tossici quali il terribile "Orange", all’epoca superclassificato, venivano utilizzati in quantità industriali, depauperando foreste intere e colpendo anche i soldati americani. Migliaia di bombe e missili al fosforo videro come "Proving Ground" proprio il Vietnam e come cavie Vietnamiti del nord e coscritti dello Zio Sam, indifferentemente. Il fosforo continua a scavare per anni, bruciando pelle e muscoli. Due generazioni di Americani vissero la loro gioventù con un M-16 in braccio, educati alla paranoia militare ed a considerare i "Charlie" un nemico da abbattere senza pietà: un nemico senza volto e senz’anima.
Ma un’anima il Vietnam ce l’aveva.
Un corpo non più: solo ora, dopo anni, la vegetazione sta ricoprendo le capanne bruciate sulle rive del Mekong. La rabbia è passata e ora il Paese è in fase di ricostruzione. Ma perché, allora come in Kosovo, gli Stati Uniti d’America si autonominano "salvatori delle patrie altrui", arrogandosi il diritto di interferire nella politica estera di un Paese a suon di missili? Non certo per un presupposto senso umanitario: non c’entravano i sentimenti nel Vietnam e non c’entrano nel Montenegro o in Serbia. È un calcolo preciso. Mesi di bombardamenti continuati non servono a sfamare bambini o evitare vittime, ma solo a produrne delle altre. Un intervento di terra ridotto, con il supporto tattico di pochi elicotteri Apaches, avrebbe messo fuori combattimento i miliziani serbi in poche settimane. Ma come si fa a testare la reale efficacia di tutte le armi progettate in laboratorio, se non con bombardamenti massicci? E come educare migliaia di soldati ad una cultura bellica e marziale, inquadrando il nemico come un essere disumano, se non mandando alla guerra sempre più truppe? Sembra che, alla fine, nel Kosovo non vengano aperte ostilità di terra. Decisione questa, di parte USA, come al solito, anche se sotto l’egida, o comoda "copertura", della NATO. Ma solo dopo che, dietro stessa ammissione della Casa Bianca, "sono finiti tutti i missili intelligenti a ricerca elettronica che avevamo". Sono già partite le nuove ordinazioni di materiale bellico, fabbriche preparano altri ordigni e bombe da lanciare e i soldi scorrono come un fiume. Di sangue.
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