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LA RICERCA DI PROVE FISICHE

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Nella primavera 1998 decidevamo di ridare vigore alle indagini, soprattutto perché fra non molto, dei pochi testimoni di prima mano superstiti, non resterà nessuno da interpellare. Tant’è che sempre più spesso ci rivolgiamo ai figli e ai nipoti di testimoni deceduti. Considerando il caso, allo stato attuale, incompleto e anche non del tutto corretto, ci siamo recati due volte in New Mexico nel 1998, per rintracciare nuovi testimoni e intervistare ancora quelli vecchi. Indizi ed alcune sorprendenti novità scaturite dalle dichiarazioni di "vecchi" testimoni ci hanno impressionato. Quanto segue è il frutto della riapertura della nostra personale "Roswell Investigation".
Il lato più frustrante delle indagini si è sempre dimostrata la ricerca di una prova fisica inconfutabilmente avente proprietà "non appartenenti a questo mondo" riferibili all’incidente del 1947. Le speranze si infrangono al dunque, quando i presunti possessori si rifiutano di consegnare l’oggetto o lo stesso si rivela un falso (o una erronea interpretazione). Nei giorni dell’anniversario di Roswell ‘97, Derrel Sims e Paul Davids indirono una breve conferenza per mostrare un pezzo di metallo che secondo loro proveniva dal crash di Roswell, classicamente di "fonte ignota". Affermarono che il pezzo era stato analizzato e dai risultati si deduceva che si trattava di materiale extraterrestre. Secondo loro, altri pezzi erano stati testati in "università di tutto rispetto", accertando che si trattava di materiale ET. La stessa cosa ci veniva assicurata dal dottor Roger Lear, membro dello stesso team. Sfortunatamente, ad oggi, Lear non conosce l’identità della "fonte anonima" e questo non è positivo. Nel 1996, il conduttore del radioshow Art Bell venne in possesso, ancora da fonte anonima, di piccoli pezzi di metallo presumibilmente provenienti dal Roswell crash. Sottoposti a test metallurgici, i risultati hanno rivelato la massiccia presenza di alluminio e di altri metalli. È tutto? Dove sono adesso? Sono passati tre anni. Altri test? Nessun seguito. Quando i ricercatori di Roswell ottengono una traccia che implica prove fisiche, tutto il resto perde di importanza, finché la traccia (come nel suddetto caso) si esaurisce. Comunque, ecco le piste su cui stiamo indagando.
1. Un testimone diretto afferma di avere avuto nelle sue mani un pezzo di metallo simile a quello di Frankie Rowe. Vorremmo convincesse i proprietari dell’oggetto a collaborare e farcelo esaminare.
2. Un agente della Polizia Militare in pensione ("Dutch") ultrasettantenne e in ottima salute, afferma di avere un pezzo dei rottami di Roswell e, si dice, forse, disponibile a consegnarlo ad investigatori civili prima della sua morte.
3. Un parente di un famoso personaggio di Roswell, messo alle strette, ha confessato di possedere materiale del crash. Non frammenti dell’astronave, ma di "uno dei corpi". Professionisti del campo forense li hanno analizzati. Sembra non essere tessuto biologico né stoffa, bensì "qualcos’altro". Vedremo.
4. Ci sono diversi passi "preventivi" che stiamo prendendo in esame per proteggere prove fisiche del crash di Roswell del 1947, ma richiedono fonti al di fuori del normale standard investigativo su Roswell.
l primo progetto include uno "scavo" totale al ranch Foster/Brazel, nel luogo rinominato "campo dei rottami". Tutti sono d’accordo che qualcosa è caduto, nel Luglio del 1947 (anche l’Aeronautica concorda, su questo) sul Foster Ranch. Il problema è che cosa è caduto. I consulenti archeologici hanno detto che qualsiasi cosa fosse, se fosse rimasta al suolo anche per un breve periodo, diciamo una giornata, è probabile che animali roditori ne avrebbero portato i resti nelle loro tane. Da Jesse Marcel abbiamo appreso che l’intera area (3/4 di miglio per alcune centinaia di metri) era disseminata di rottami e pezzi, quasi tutti di piccole dimensioni, rimasti sul terreno desertico non uno ma almeno quattro giorni. Siamo stati sul posto molte volte e i buchi dei roditori e piccoli pozzetti naturali sono molto evidenti (vedi foto). Abbiamo ragione di tenere, consigliati dagli archeologi, che quello che cerchiamo (qualsiasi cosa sia) si trovi ad una profondità non superiore a 50 centimetri.
Anche il secondo progetto riguarda il campo dei rottami. Una mezza dozzina di testimoni di prima mano riferì della presenza di una lunga traccia fresca di slittamento nel terreno, una infossatura, non presente prima del Luglio 1947. Si presuppone che quanto generò i rottami altresì causò tale infossamento, rimasto visibile per alcuni anni dopo il 1947, stando ai testimoni, inclusi Bill Brazel Jr. e il generale Arthur Exon, il quale volò sopra il sito nel 1949. Oggi la traccia non esiste più, livellata dalle erosioni, le piogge estive e il passaggio del bestiame, ma sappiamo dove si trovava grazie ai testimoni oculari. Secondo i geologi sarebbe possibile ottenere l’impronta della traccia tramite un apparecchio GPR (Ground Penetrating Radar), il cui segnale penetra il suolo dell’area selezionata e produce una "lettura" o "impronta digitale" delle anomalie, a seconda della profondità degli strati rilevati. I risultati di un tale test equivarrebbero ad una prova fisica sia negativa che positiva, avvalorando o no questo specifico aspetto dell’incidente di Roswell.
Il terzo progetto nasce da un incontro avvenuto a Corona, New Mexico, nell’Ottobre 1998: ne è uscita la conferma di una storia prima mai precisata, di un giovane che nel ‘47 viveva nella zona di Corona, Fred Miller, caduto in Vietnam nel 1967. Miller sarebbe stato in possesso di numerosi pezzi dei rottami di Roswell e li avrebbe mostrati ai residenti più volte. Sembra che Fred fosse solito nascondere materiale di vario genere in una grotta della zona. La ricerca in loco non è agevole, anche a causa dei serpenti a sonagli, ma speriamo di aver individuato "la grotta di Miller".
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