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[foto Frammenti "extraterrestri" - 16K .jpg] [foto Scintillii dorati nel frammento - 30K .jpg]
 

 Dimensioni: 29,7mm x 19,7mm x 7,8mm.
 Massa: 4,045 +/-0,01g.
 Densità: 2,14 +/-0,05g/cm3.
 Aspetto (foto da A01 ad A09) simile a quello del silicio, il quale ha densità 2,34g/cm3 e temperatura di fusione 1410 °C.
 Cattivo conduttore di calore.
 Cattivo conduttore di elettricità.
 Amagnetico.
 Non radioattivo (non altera la lettura del contatore Geiger rispetto alla radiazione di fondo ambientale).
 Non presenta emissione secondaria se sottoposto a campi elettromagnetici di frequenza compresa tra 100KHz ed 1GHz.
 Non emette fluorescenza se illuminato con luce di Wood (UV vicino), né con laser He-Ne (rosso, visibile), né con LED di potenza a 0,9 ?m (IR vicino).
 Rivela perdite dielettriche sufficienti a riscaldarlo sensibilmente, se sottoposto per 10 secondi al campo elettromagnetico di un generatore da 1KW a 2,45GHz.
 L’aspetto esterno è tipico di una frattura superficiale con granulometria irregolare e con cristalli di media grandezza, dovuta a solidificazione.
 I fori e le cavità visibili in superficie non sono dovuti a lavorazione, ma molto probabilmente a sviluppo di bolle di gas allo stato fuso.
 Sottoposto a molatura, il materiale si rivela duro da lavorare e, un volta lisciato, presenta un aspetto speculare, mettendo in evidenza microfratture e diversi vacuoli di dimensioni variabili, diffusi in tutto lo spessore.
 Durante la prova di durezza, effettuata sulla superficie in precedenza spianata e lucidata, il penetratore provoca la rottura del reperto in molti pezzi (foto da B1 a B4) al raggiungimento di una forza di compressione pari a circa 80N, senza penetrazione apprezzabile (ci si attendeva di non averne prima dei 300N). Ciò indica che il materiale è duro e molto fragile, come è confermato dal modo e dal tipo della rottura, ad un esame macroscopico caratterizzata da granulometria irregolare con cristalli di media grandezza ed uguale a quella già riscontrata sulla superficie esterna. Su tutte le superfici di rottura, interne ed esterne, si nota la presenza di vacuoli, dei quali alcuni lunghi diversi millimetri, ad andamento rettilineo e di forma cilindrica. I vacuoli denotano sviluppo di gas, per effervescenza di impurità in esso contenute, oppure ebollizione di tutta la massa del reperto, mentre questo era allo stato fuso.
 Dopo inclusione in resina epossidica, uno dei frammenti viene lucidato e sottoposto ad attacco chimico per metterne in rilievo la struttura cristallina: gli acidi cloridrico e nitrico puri, da soli o miscelati, non sono in grado di attaccare la superficie, neppure se portati all’ebollizione. Per effettuare un attacco efficace occorre idrossido di potassio (KOH) in soluzione concentrata e portata all’ebollizione per almeno 10 minuti.
 Al microscopio (foto da C01 a C08) appaiono diverse strutture globulari ed alcune lamellari, zone non attaccate e presenza di inclusioni (probabilmente cristalline) di vario tipo, che denotano un fenomeno tumultuoso in presenza di inquinanti, esterni od interni.

Luciano Pederzoli
Firenze, Maggio 1999

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