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UFOSTORIE...


1998: IL COLONNELLO PHILIP CORSO
a cura del CUN
da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 167 dell'Aprile 2009

Sollecitati da più parti, pubblichiamo in esclusiva il testo dell'intervento effettuato nel 1998 dall'autore di "IL GIORNO DOPO ROSWELL" nel corso del VI Simposio Mondiale sugli Oggetti Volanti Non Identificati e i Fenomeni Connessi di San Marino sul tema: "UFO: le risposte".

Trascrizione della registrazione di Gaetano Anaclerio - CUN Puglia
Riprese Video di Alessandro Sacripanti - CUN Lazio
Adattamento del testo di Roberto Pinotti

Traduttore - Cercheremo di fare una traduzione estemporanea ma fedele di quello che Philip Corso oggi ha da dire. Seduti a questo tavolo in questo momento siamo accanto a Philip Corso e a Paola Harris che ha scritto la prefazione al suo libro "Il giorno dopo Roswell", noi che facciamo parte della redazione di "Notiziario UFO" con a destra Roberto Pinotti che conoscete tutti. Facciamo un'introduzione (seguono parole in inglese al Colonnello Corso).

Philip Corso - lo parlo poco l'italiano ma se qualche ragazzo desidera confrontarsi con me per qualche ragione, io sono disponibile.

Traduttore - Il Colonnello Corso in questo momento si è rivolto ai giovani del pubblico in quanto a suo tempo (durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale) è stato di stanza qui in Italia al comando di contingenti costituiti per lo più da soldati giovanissimi, dai diciassette - diciotto anni in su, in tempo di guerra, e c'è sempre stato da parte sua un rapporto estremamente alla luce del sole con loro e di aperto confronto, tant'è che ha sempre detto loro: "Se avete qualcosa da dire, venitemelo a dire in faccia e subito!". Come dicono gli americani, "right now!".

Philip Corso - Questo si può fare anche in italiano.

[Applausi]

Roberto Pinotti - Il Colonnello Corso verrà adesso tradotto "in consecutiva", In altri termini le sue parole saranno quindi esposte via via al pubblico necessariamente non "in simultanea" dal traduttore, che presenterà, traducendolo e spiegandolo al contempo frase dopo frase, quanto il Colonnello andrà a dirci. Prego.

Traduttore - Secondo il Colonnello, il precedente intervento di questo Simposio sottintende una ricerca eccezionale. Sono emersi alcuni elementi, alcune componenti di una ricerca scientifica che soltanto chi fosse stato in grado a suo tempo di essere all'interno di certe situazioni tecnologiche del Pentagono, come nel suo caso, avrebbe potuto sapere. Per esempio, è stato menzionato il fatto che degli uomini possono attraversare i muri. Questo, dice, è esattamente quello che è successo in quello che è stato definito l'esperimento Philadelphia. Sul "Philadelphia Experiment" soltanto da poco tempo, dopo la pubblicazione del suo libro, il Colonnello Corso ha ricevuto un'ampia documentazione da parte di uno degli scienziati militari che all'epoca parteciparono a questo esperimento e che è un uomo della sua stessa età. Questa è la prima volta che viene fatta menzione di questo aspetto. Quello che accadde allora, dice, fu per tentare di trovare una tecnologia che impedisse ai Nazisti di continuare a minare la superficie del mare, e quindi per tentare di modificare lo stato, ovvero la composizione molecolare di una nave in maniera tale che non venisse colpita dalle mine. Corso, al Pentagono, ha discusso questo aspetto con l'Ammiraglio che era incaricato di questo progetto. La Marina costruì tre grandi generatori elettromagnetici. Quello che successe fu che la nave fu istantaneamente spostata (ovvero teletrasportata) rispetto alla posizione in cui si trovava, cioè da un porto a un altro. Non era assolutamente, secondo quello che è stato sempre ricordato dalla letteratura ufologica, il cacciatorpediniere Eldridge, si trattava di un'altra unità. La nave fu spostata di parecchie miglia rispetto a dove si trovava. E quando gli elettromagneti furono spenti tornò esattamente al posto di partenza. E ancora c'è chi si chiede per quale ragione non lo stiano facendo adesso. La ragione è perché tutto l'equipaggio fu annientato. Infatti alla fine si trovarono uomini che erano praticamente rimasti come fusi, all'interno della struttura, con le lamiere della nave; perfino, appunto, nelle paratie. Quindi la sperimentazione cessò.
II Colonnello ha della documentazione. (Corso fa però un cenno come per impedire al traduttore di continuare sull'argomento).
In rapporto alle "abductions" sono anche stati menzionati in precedenza gli impianto nasali. La nostra scienza, al momento attuale, conosce la presenza di un'apertura, qui, a quest'altezza [indicando il centro della fronte, ndr], che è connessa direttamente con il cervello, la zona del cervello che produce e costruisce le emozioni. E all'epoca in cui Corso era il Direttore del Reparto Tecnologia nel Settore Ricerca e Sviluppo della Divisione Tecnologia Straniera in USA venne in possesso di uno di questi impianti. Così in effetti quello che è stato probabilmente soltanto supposto invece è proprio la realtà, ed è quello che già esisteva anni fa.
Perciò egli comprende l'atteggiamento dei giovani, perché non hanno vissuto quello che lui ha dovuto vivere per cinquant'anni per via di queste cose. Adesso comincerà invece, dopo questa breve introduzione, a entrare nel merito di quello che ha da dirci.
Nel 1947 il Colonnello Corso era appena tornato dall'Italia; aveva fatto la campagna d'Africa, nel Nord Africa, poi lo sbarco in Sicilia, a Salerno e ad Anzio; aveva quindi partecipato alla battaglia di Cassino e in quella occasione è stato dalla parte degli Italiani. Dopo l'8 Settembre il Contingente Italiano era schierato con gli Alleati a Cassino, e operava praticamente assieme alla V Armata Americana. Quando i Tedeschi si resero conto che le loro linee stavano cedendo, cominciarono a sferrare degli attacchi con armi automatiche e mitragliatrici e diversi battaglioni di fanteria furono mandati contro di noi, ma non fecero un passo avanti. Questo grazie anche al nuovo Esercito Italiano, a fianco del quale lui è fiero di essere stato in quell'occasione.

[Applausi]

E fu dopo la battaglia di Cassino che lui venne insignito della croce di guerra dal Reggente Umberto di Savoia. Un'onorificenza che non era mai stata elargita a un militare non italiano. Il Dipartimento della Difesa statunitense gli ha concesso la possibilità di continuare a portare questa onorificenza sulla sua divisa.
Ma torniamo a dove eravamo rimasti. Egli fece rientro in USA nel febbraio del 1947. Appena arrivato al Pentagono non gli piacque affatto l'atmosfera che vi trovò, così chiese di avere un altro incarico e gli chiesero se avrebbe avuto piacere di andare a Fort Riley in Kansas come poi fece. Fu un bel viaggio. All'epoca aveva il grado di Maggiore ed era ufficiale di picchetto, con la diretta responsabilità delle sentinelle in servizio notturno. Era luglio. In seguito è stato scritto nel suo libro che si trattava del 6 di luglio, ma per la precisione quando l'abbiamo chiesto al Colonnello Corso egli afferma di non ricordare esattamente il giorno, e dunque la data del 6 di luglio secondo noi potrebbe essere dovuta al co-autore del suo libro. Comunque erano i primi di luglio del 1947. I suoi uomini detenevano anche il controllo di un'area, di un caseggiato che all'epoca era ancora adibito a stalla. Ciò in quanto in pratica avevano ancora i cavalli, e si trattava di un reparto veterinario. Quello che va detto è che quella sera era arrivato del materiale molto delicato e che quindi era tutto quanto sistemato in quella parte specifica del caseggiato in questione. C'era un sergente di guardia che lui conosceva molto bene. Questo sergente Brown lo invitò ad entrare, dicendogli "Vuole vedere quello che c'è dentro?". È entrato in questo ambiente con la sua torcia tascabile e all'interno c'erano sei casse di legno, approssimativamente di un metro e ottanta per sessanta-settanta centimetri. E di queste sei casse, una sembrava chiaramente essere stata aperta in precedenza, ed era ricoperta da un telone verdastro, del tipo, appunto, di quelli militari. Corso sollevò il telo e il coperchio di legno. Illuminò così la parte alta di questo contenitore e vide un corpo. Inizialmente pensò che si trattasse di un bambino perché il corpo era molto piccolo. Poi, guardando lo ancora meglio, notò che la testa era grande, molto grande rispetto alle dimensioni del corpo. Due occhi praticamente a mandorla, molto grandi. Ed era un essere deceduto, ovviamente. Lunghe braccia, lunghe gambe, e un corpo esile. Corso rimase di stucco quando lo vide. Beninteso, aveva già fatto due campagne di guerra, e ciò non gli fece impressione, però (fa un gesto con la mano come per indicare un conato di vomito, ndr).
Dopo una quindicina di secondi, Corso richiuse il coperchio, uscì fuori e disse al sergente: "Adesso, tu non dirai mai niente di tutto ciò , anzi, scordati di quello che hai visto". Il sergente gli disse a quel punto che il materiale era pervenuto da una base del New Mexico; l'informazione veniva dagli autisti che avevano effettuato il trasporto. Naturalmente molte persone gli hanno chiesto per quale ragione un carico così delicato dovesse vere viaggiato per via terrestre anziché aerea. I generali che all'epoca erano al cornando dei vari reparti dell'Aeronauica e dell'Esercito - perché all'epoca le varie armi erano ancora suddivise tra loro - ritenevano che trasporti delicati, partire da quelli provenienti dalle installazioni nucleari, dovessero essere effettuati per via di superficie, altrimenti poteva succedere qualcosa di irreparabile. Sei di questi corpi quindi furono trasportati via terra in tre diversi furgoni, su autocarri.
Perché l'idea era che se per caso uno di questi avesse slittato o fosse andato fuori strada, comunque ve ne erano altri due; con l'aereo, se invece fosse precipitato, sarebbero andati distrutti tutti.
Alcuni giorni dopo altri giunsero alla base di Fort Riley e gli parlarono della cosa. Lo stesso sergente Brown gli disse quindi che era stata data ufficialmente la notizia che c'era stato un UFO crash.
Al Quartier Generale egli venne così informato del fatto che c'era stato un incidente con un oggetto, un UFO, a Roswell. Ed essendo stato addestrato al massimo livello di efficienza da parte dei Servizi Segreti, dell'Intelligence USA, l'idea dominante in lui era quella di immagazzinare qualunque tipo di informazione in una zona del cervello per praticamente dimenticarla fino al momento in cui non avesse potuto ottenere delle prove o controprove in merito.
Dieci anni dopo fu posto al comando del Poligono Missilistico di White Sands nello Stato del New Mexico e alcuni agenti della Polizia di Stato del New Mexico vennero a trovarlo e gli chiesero - durante questa conversazione - se era interessato a vedere il posto, il "crash site", il luogo dove era avvenuto l'incidente. Per ironia della sorte la sua prima visita a Roswell, nel posto dove era avvenuto lo schianto dell'UFO, avvenne addirittura sotto la scorta della Polizia Militare.
Laggiù si era nel deserto, in terra da pascolo; non c'era nulla, nessun segnale, nessun segno nella vegetazione che facesse pensare a un UFO crash. Corso prese comunque per buona la parola di quegli agenti. Lo stesso giorno, tornando al Quartier Generale, ebbe ulteriori conferme da parte dei proprietari terrieri della zona. Dopo per quattro anni il Colonnello operò nella VII Armata di stanza in Germania e poi tornò di nuovo negli Stati Uniti come Ispettore Generale dell'Esercito. Al suo ritorno incontrò subito il Generale Trudeau. Si erano già conosciuti in passato e lui accettò immediatamente l'incarico che gli offrì il Generale di diventare suo assistente speciale. E gli disse Trudeau: "Guarda, fai in modo di andare a occuparti tu delle cose più importanti, perché gli altri tanto non capiscono". Si erano conosciuti in quanto il Generale Trudeau era stato a capo dell'Intelligence dell'Esercito e si erano incontrati spesso alla Casa Bianca quando lui era stato assegnato allo staff di Eisenhower; rimanendo quattro anni al servizio dello Stato Maggiore di Eisenhower. Il Generale Trudeau gli portò degli archivi. Erano tre - come dire - contenitori di grandi dimensioni, all'interno dei quali c'era - disse Trudeau - tutta quanta la documentazione che avrebbe fatto parte del nascente gruppo della Divisione Tecnologia Straniera. In quegli archivi c'erano anche i congegni e gli oggetti provenienti dal crash di Roswell. In effetti a Roswell, secondo le sue informazioni, ci furono due diversi incidenti: un oggetto praticamente esplose, si distrusse in mille pezzi. Lo scienziato canadese Wilbert Smith gli disse una volta che questo oggetto potrebbe avere impattato contro un muro elettromagnetico e che la struttura molecolare e forse atomica dell'oggetto si distrusse. Può succedere.
E in realtà successe. Questa però è una storia che tutti ormai conosciamo, come l'allora responsabile del controspionaggio dell'Esercito USA. Il Settore Ricerca e Sviluppo dipendeva da altre strutture logistiche, non era indipendente. Era una struttura secondaria. E fu per ciò che Corso riuscì a compattare tutte le iniziative relative, le varie attività di questo nuovo organismo affidatogli da Trudeau. Trudeau gli diede il compito di esserne il responsabile, lo nominò capo del Divisione Tecnologia Straniera. Era in realtà un nome di copertura, perché "foreign technology" voleva dire in effetti avere la possibilità di studiare apparentemente, e anche ispezionare, vere armi straniere ultrasofisticate, sì; ma non solo. Così per esempio ci si occupava di uranio e tecnologie nucleari provenienti da altri Paesi, come la Svizzera. A quel punto però Trudeau gli disse: "Guarda, non è che sei incaricato soltanto della tecnologia straniera di questo mondo; ciò vale anche per quella di altri mondi".
Ci sono alcuni che chiedono: "Colonnello, ma lei è stato partecipe del 'cover up'?" Certo, molto del suo lavoro era segreto ma quello non era "cover up". Corso e suoi allora non si occupavano di rivelazioni, non avevano nessun tipo di autorità per diffondere queste informazioni. La questione si poneva piuttosto in rapporto le lotte intestine tra la CIA, il Governo e il Pentagono; solo loro sapevano di cosa si trattava e quali erano veramente i loro avversari. Se si fosse scoperto che cosa stavano facendo, avrebbero tolto loro tutti i fondi, e a questo punto non sarebbero mai arrivati lontano; ma probabilmente neanche loro sapevano poi quello che stavano facendo; tutto era tenuto segreto. Solo alcuni alti ufficiali sapevano, non esisteva nessuna documentazione scritta, c'erano soltanto delle comunicazioni verbali.
Molta gente, in conseguenza di questa situazione di silenzio e di segretezza, da trentacinque anni mi chiede: "Colonnello, perché non ha parlato prima?". La decisione fu del Generale Trudeau e del Colonnello Corso: non avrebbero parlato perché avrebbero dato adito a reazioni del tipo di quella che vediamo oggi; e si è riusciti così a mantenere il segreto.
Quindi cominciò la fase dello sviluppo. A novantadue anni il Generale Trudeau è morto, e prima di morire gli ha detto: "Guarda, è ora che io ti sollevi dal vincolo di segretezza". Da allora avvenne poi anche qualcos'altro, che coinvolse il suo nipotino. Il suo nipote più grande un giorno gli domandò: "Nonno, cosa hai fatto tu durante la guerra?"; quello più piccolo, invece, dopo avere visto il film di Spielberg "E.T. l'extraterrestre" gli chiese: "Nonno, ma che tu per caso hai mai visto il nonno di E.T.?". Colpito, Corso rispose: "Sì, guarda; forse sì". Poi disse: "Forse è il caso che io cominci a scriverne; non ne avevo l'intenzione, ma almeno, almeno potrò lasciare agli altri qualcosa; un legato per i più giovani". E così nacque l'idea, e poi ci pensò su per fame proprio un libro. Le memorie sono una cosa, un libro è tutt'altro. Gli sarebbe piaciuto fare di più, anche se certe volte pensa tra sé e sé: "Mah, forse avrei preferito non scriverlo, per lo meno se non fosse stato scritto mi sarei risparmiato dei problemi".
Quando vede i tanti ragazzi che per esempio sono presenti a questa conferenza, li compara ai suoi nipoti, che lo hanno sollecitato moltissime volte chiedendogli: "Nonno, ma per quale motivo non ci hai raccontato prima tutto questo?" E adesso è soddisfatto: e proprio per le domande che gli vengono poste dai giovani di diciotto - diciannove anni, quelli che più di altri vogliono sapere. Vari ragazzi a Pescara, dove siamo stati in precedenza, lo hanno circondato per parlargli e di loro il Colonnello ha poi detto: "lo dovevo andare sul palco, ma ho preferito continuare a parlare con quei ragazzi". Bisogna capire che lui ha la mentalità del militare, quella tipica di un comandante di battaglione con millecinquecento uomini dall'età media di diciannove anni. In guerra nessuno sotto i suoi ordini è comunque caduto nel panico. Ha combattuto ed è magari caduto, ma non è precipitato nel panico. Quindi quando il Colonnello sente fare, da parte soprattutto della stampa, certe affermazioni rispetto agli UFO secondo cui questi potrebbero generare il panico, egli afferma che oggi ciò è del tutto falso.

[Applausi]

Il Colonnello Corso è contento di aver potuto ricordare tutto questo, e che qualcuno lo ha aiutato a ricordare. Come capo della Divisione Tecnologia Straniera le sue istruzioni prevedevano di trovare laboratori e industrie che potessero elaborare in pratica certe conoscenze a loro disposizione. Proprio per questo sia molto chiaro a tutti voi che Corso e i suoi non sapevano assolutamente di che cosa si trattava, nella maggioranza dei casi; c'era soltanto una sensazione, una percezione, che si trattasse di qualcosa di molto importante. Quindi la decisione della Divisione fu comunque quella di dare materiale alle industrie. Ogni contratto prevedeva che loro inviassero ai contrattori del materiale in copia e che, alla fine del contratto, quando era stata sviluppata - diciamo - la fase iniziale del progetto, tutto poi ritornasse a loro, a fronte del pagamento. La condizione era comunque che il materiale diventasse di dominio pubblico. Solo così veniva inviato ulteriore materiale. Fu applicato questo tipo di meccanismo, di agganciamento e di successivo sganciamento nei confronti delle varie industrie, per quanto concerne dati e materiali. In USA c'è una causa in corso tra l'"American Computer Company" e la "Bell", che equivale alla nostra "Telecom". Gli operatori della "Bell" svilupparono i transistor nella metà degli anni Cinquanta; l'"American Computer Company" ha dichiarato che questo è falso perché in realtà fu l'Esercito a consegnare alla "Bell" i transistors; e il Presidente dell'"American Computer Company", Schumann, sta usando le uniche prove disponibili a disposizione per perorare la propria causa. Sono informazioni che Corso ha ottenuto confidenzialmente. Fu Corso, personalmente, che consegnò alla "Bell" i materiali reperiti a Roswell riferiti alla tecnologia dei transistor e dei circuiti integrati. Dice comunque che qualunque cosa accada a livello legale non lo coglierà impreparato. La sua posizione è già spiegata direttamente nel suo libro. C'erano anche le fibre ottiche: quando egli prese in mano un groviglio di fibre ottiche non sapeva neanche di che cosa si trattava; poi, stringendole un giorno a pugno, constatò che però cominciavano a illuminarsi, e a diventare luminescenti.
Passando ad altro, c'è chi dice che gli extraterrestri erano in grado di guidare con le dita le loro navi; certo, bisogna rendersi conto del fatto che ogni polpastrello di una mano umana possiede ottomila terminazioni nervose.

[Il traduttore, interrotto, parla quindi con Corso lontano dal microfono, ndr]

Rispetto a questa enorme quantità di connessioni nervose che partono dalle dita poi il tutto finisce direttamente, attraverso frequenze elettromagnetiche, nel cervello. C'era poi un pezzo di metallo che intrigava parecchio il Gen. Trudeau, che gli disse al riguardo: "Senti, prenditi anche i migliori scienziati tedeschi e anche ovviamente quelli americani, tutto il personale che vuoi". Era un pezzo di metallo di queste dimensioni [con le dita traccia un rettangolo di circa cm. 10x5, ndr]: ma il problema era che gli atomi di questo metallo erano allineati diversamente da tutto quello che noi conoscevamo, tant'è che non si poteva graffiare, piegare o bruciare. Circa questo pezzo di metallo - dopo i primi studi - il commento da parte di Trudeau fu: "Questo è molto più importante di tutto quello che noi abbiamo a Los Alamos". Con questo metallo potremmo costruire delle navi spaziali leggere come delle piume e impenetrabili dal punto di vista della loro sicurezza. Circa poi sistema propulsivo, il problema è che non compresero assolutamente come diavolo funzionasse. Fu un fallimento. Nondimeno, lo studio dei reperti tecnologici del crash di Roswell creò anche dei problemi seri. Dei medici che li stavano esaminando da vicino, lo fecero senza le dovute cautele ed ebbero la sventura di perdere la vista.
Concludendo, sul piano etico per tutti questi anni Corso ha pensato in particolare a un aspetto, di cui ha fatto solo parzialmente menzione nel libro: la direttiva primaria del suo lavoro e della sua Divisione era infatti di determinare la possibilità di trasformare dati e reperti tecnologici in termini tecnici, e quindi di costruire delle armi da questi materiali; armi di distruzione di massa, chiaramente non tese ad aiutare l'umanità. Furono così sviluppati congegni micidiali caratterizzati dalla tecnica laser. E indubbiamente non si trattò della migliore applicazione di tecnologie extraterrestri da cui avremmo potuto ricavare il meglio. Comunque, quando nel 1961 il Colonnello si trovò sulla scrivania in ufficio il referto autoptico di uno degli alieni di Roswell, comprese meglio la portata di quanto era accaduto nel 1947. Oggi egli desidera solo riportare alla luce il più possibile di quanto ha vissuto durante la sua carriera militare, per mettere a disposizione di tutti fatti e informazioni di interesse comune. Un grazie a Paola Harris e all'organizzazione del Simposio e un saluto a tutti.

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