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UFO NEL PASSATO: UN'ANALISI APPROFONDITA
a cura di Francesco Di Blasi

Approfondiamo un argomento da noi già trattato molti anni fa in una delle rubriche di Nonsoloufo, con una serie di articoli del dott. Roberto Volterri.
 
 

Ecco l'elenco dei testi: "UFO (e non solo...) nei dipinti di Carlo Crivelli", "Nuvole, neve e... UFO", "Su cose che (non sempre) si vedono nel cielo...", "Sfere, cappelli, nuvole... o UFO nei dipinti dei secoli XVI e XVII", "Ruote, Carri Celesti, Isole in cielo... o UFO?", "Soli, nuvole, travi ardenti o UFO?", "Clypeus ardens et Trabes in coelo (ma non solo): segni divini o... UFO", "Lo strano proiettile in pietra di Uxmal (e altro ancora...): un UFO-crash tra le rovine Maya?", "Miracoli Atmosferici?".

Interessante anche un articolo di Gianfranco Degli Esposti, "Travi di Fuoco e Segni Divini: Paura ed Estasi nei Cieli del Medioevo".

Gli articoli sono stati pubblicati sui numeri 1, 8, 9, 11, 12, 13, 15, 18, 27, 33 di "UFO Notiziario" degli anni 1999, 2000, 2001 e 2002.

UFO (E NON SOLO...) NEI DIPINTI DI CARLO CRIVELLI

di Roberto Volterri, Fabrizio Colista e Fabrizio Mazzoni

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 1 del Maggio 1999

Scienza è verità: non lasciamoci ingannare... dai fatti!

Ho riletto, di recente, l'interessante articolo di Daniele Bedini intitolato "La Madonna del Disco Volante" e dedicato al ben noto dipinto conservato a Firenze, a Palazzo Vecchio nel Salone di Saturno. E l'ho riletto alla luce di una nuova, consentitemi il termine, eccitante "scoperta" effettuata su un piccolissimo dipinto e della quale parleremo più avanti. Ma procediamo con ordine.
Un giovane ingegnere meccanico - laureato si presso l'Università di Roma "Tor Vergata", nella quale lavoro come archeologo, occupandomi, tra l'altro, anche di Archeometria (cioè dello studio di reperti archeologi ci con l'impiego di moderne e sofisticate tecniche di analisi) - prendendo spunto da "anomale" raffigurazioni pittoriche che conservo nel mio studio, e stimolato da lunghe conversazioni avute su queste tematiche, ha cominciato a sfogliare pagine e pagine di volumi sulla storia dell'arte italiana. Sfoglia che ti sfoglia, ecco che, un bel giorno, !'ingegner Fabrizio Colista compare nel mio studio con le foto di un dipinto eseguito da un pittore veneziano, non molto noto al grande pubblico, vissuto a metà del XV secolo: Carlo Crivelli.
Nato a Venezia verso il 1430, Carolus Crivellus Venetus (così si firmava) si allontanò dalla città natale per vivere il resto della sua vita nelle Marche, salvo brevi permanenze a Padova e a Zara.
L'opera di cui ora parleremo - peraltro già 'ufologicamente' conosciuta - è del 1486 e si intitola "L'Annunciazione". Conservata in un primo tempo nella chiesa dell'Annunziata di Ascoli, si trova oggi alla National Gallery di Londra. Analizzeremo poi, in un successivo articolo, un'altra opera del nostro Crivelli, "Madonna col Bambino" esposta tuttora presso la Pinacoteca di Ancona e nella quale compaiono altri "curiosi" particolari "del tutto inediti".
Nel dipinto intitolato "L'Annunciazione" è ben visibile, in alto a sinistra, una sorta di "doppio anello" dorato dal quale scaturisce un lungo e sottile "raggio" giallo (quasi a sembrare ... un "raggio Laser"!) che prima attraversa una piccola apertura praticata sull'edificio visibile sulla destra, poi "attraversa" la classica colomba (lo "Spirito Santo") e poi colpisce al capo la Vergine.
La stretta analogia tra il dipinto del pittore veneziano e quello conservato a Firenze, "La Madonna e San Giovannino", consiste nel fatto che tutta la scena viene osservata con attenzione da un personaggio posto sotto l'arco e visibile sulla sinistra del quadro. Analogamente a quanto avviene nel ben più noto dipinto attribuito alla scuola di Filippo Lippi, il personaggio in questione si scherma gli occhi, con la mano sinistra, dall'intensa luce che sembra emanare l'oggetto in cielo e dal raggio che da esso scaturisce.
Cosa rappresenta la strana forma sospesa in cielo? Cosa ha voluto comunicarci il Crivelli con questa sua opera? Ha semplicemente rappresentato qualcosa che ha visto? Non lo sappiamo, possiamo solo immaginarlo.
L'Oggetto Volante, perché di questo si tratta e non di una entità astratta, che non siamo in grado di identificare, potrebbe essere stato direttamente avvistato dal Crivelli o questi potrebbe averne sentito parlare da conoscenti, riportando un fatto realmente accaduto con il mezzo a lui più familiare, la pittura! Questo 'modus operandi', del quale abbiamo altri eclatanti esempi in campo pittorico, dovrebbe farci riflettere: dovremmo forse pensare che i grandi artisti del passato siano stati capaci di dipingere con accuratezza tutta la realtà che li circondava (alberi, nuvole, palazzi, vestiti, frutta, uomini, donne, animali, paesaggi di ogni tipo) tranne che gli oggetti somiglianti a... UFO? Solo qui avrebbero lavorato di fantasia, solo qui avrebbero avuto delle "visioni". Spiegazioni che vanno di moda quando non si sa a cosa altro aggrapparsi?
O forse il Crivelli potrebbe aver voluto rappresentare semplicemente un avvistamento correlandolo, come di consueto, ad episodi di natura religiosa.
Masolino da Panicale e il suo "Miracolo della neve" del 1429 (Napoli, Reggia di Poggioreale), Bonaventura Salimbeni ed il suo inquietante dipinto "Glorificazione dell'Eucarestia" del 1600 conservato a Montalcino (Siena), e, in primis, il già citato "La Madonna e San Giovannino" non possono non indurci a riflettere sulla possibilità di vita extraterrestre e, quel che più conta, sulla realtà di visite e contatti con il nostro pianeta in epoche non "sospette"; in epoche cioè, durante le quali nessun prodotto dell'umano ingegno solcava i cieli.
Ma tornando al nostro Carlo Crivelli, notiamo che in un altro suo piccolo dipinto (e qui sta, forse, un piccolo "scoop" di Fabrizio Colista), "Madonna col Bambino" (1480 circa) conservato presso la Pinacoteca Civica di Ancona, sullo sfondo, sono visibili alcuni oggetti molto simili a "missili" che sembrano innalzarsi verso il cielo.
Il dipinto, che ho personalmente esaminato a lungo insieme al già citato Fabrizio Colista ed un altro compagno di interessi ufologici, Fabrizio Mazzoni, neo-laureato anch'egli in Ingegneria Meccanica e al quale dobbiamo in particolare la rielaborazione computerizzata delle immagini, è in realtà di misure molto contenute e gli oggetti 'citati sono di dimensioni... millimetriche, ma i "missili" sono ben visibili sullo sfondo di una campagna popolata da strani personaggi con curiosi cappelli di foggia "orientale".
Osserviamo attentamente il dipinto, con tutti i particolari presenti in esso: i protagonisti, come si vede, sono la Madonna e Gesù Bambino, il cui abbigliamento è curato fin nei minimi particolari. In alto possiamo osservare della frutta e dei vegetali molto ben disegnati; particolari, questi, spesso presenti nei dipinti del Crivelli e che appaiono anche nel primo dipinto che abbiamo preso in considerazione, "L'Annunciazione".
Passiamo ad analizzare adesso l'ambiente che circonda la scena principale. La cosa che subito salta all'occhio è l'estrema cura con cui il Crivelli ha dipinto quello che doveva essere solo lo sfondo di un quadro che, come si è detto, è di piccolissime dimensioni. E qui abbiamo già il primo spunto di riflessione: perché dipingere in maniera così accurata qualcosa che solo guardandola molto da vicino e con una lente di ingrandimento era possibile vedere? Forse, nella mente del Crivelli, i soggetti in primo piano e quelli sullo sfondo avevano la stessa importanza? Osserviamo ancora i personaggi che si aggirano nella campagna sullo sfondo: essi sono posizionati quasi tutti di spalle o di profilo, e sono vestiti con abiti decisamente orientali; inoltre si aggirano nei viali di un giardino molto ben curato che si estende fino a delle colline, verso le quali questi personaggi sembrano muoversi.
Osserviamo ora la parte del dipinto che maggiormente ha attirato la nostra attenzione: lo sfondo oltre le colline. Qui si osservano due tipologie di soggetti, i primi sembrerebbero i classici uccelli stilizzati di colore nero, i secondi sembrano, ad uno sguardo superficiale, qualcosa di simile a dei campanili molto alti o a dei minareti. Vediamo però quali sono a nostro avviso le incongruenze in questa prima interpretazione e quindi quali sono gli ulteriori spunti di riflessione che proponiamo (visto che questo è soprattutto lo scopo degli autori del presente lavoro). Se fossero dei minareti o delle torri, perché l'autore ne avrebbe dipinti così tanti? Infatti se ne contano almeno sei.
In secondo luogo, perché quella che dovrebbe essere la "struttura portante" (o la... "scia") di queste torri è realizzata di colore giallo e rosso e, soprattutto, perché appare "trasparente"? Si osservino al riguardo gli ingrandimenti fotografici e le elaborazioni al computer che forniscono anche una sorta di tridimensionalità ai particolari oggetto del nostro studio.
Perché, inoltre, la parte superiore di queste torri non sembra trasparente come quella inferiore e, soprattutto, perché ha una forma così allungata con delle strane "sporgenze" alla base?
È difficile rispondere a queste domande, ma immaginiamo solo per un attimo di non essere davanti ad un dipinto del XV secolo, bensì di osservare un disegno realizzato magari da un bambino dei giorni nostri; allora in questa nuova ottica cosa ci farebbero venire in mente le sagome sullo sfondo? Non ci sono dubbi: dei "missili in fase di decollo"!
Guardando infatti con attenzione questi oggetti si vede che hanno la classica forma del missile con la scia di fuoco dietro di sé e complessivamente sembrerebbe di vedere... Cape Canaveral piuttosto che un normale paesaggio collinare. Allora anche le forme che sembrano dei normali uccelli stilizzati potrebbero essere visti come degli aerei?
Cosa voleva in realtà rappresentare il Crivelli? E perché avrebbe scelto di mostrare cose tanto strabilianti per la sua epoca in un dipinto tanto piccolo? Forse sapeva che quegli oggetti sarebbero rimasti inosservati fino al periodo storico in cui qualcuno non avrebbe avuto dubbi sulla loro interpretazione? O forse ha semplicemente stilizzato delle normali costruzioni e degli uccelli in volo?
Alcune immagini riportate sono state elaborate con semplici filtri piuttosto comuni, in uso nei settori di ricerca che studiano l'autenticità o meno di fotografie. Questo viene detto soprattutto per non lasciar adito a... cattivi pensieri riguardo eventuali manipolazioni, nella loro forma, delle immagini proposte. In sintesi, visto che non è certamente intenzione degli autori dare delle interpretazioni categoriche, vorremmo solo proporre degli spunti di riflessione che servano ad inquadrare la visione del nostro passato e delle opere di alcuni grandi artisti in un contesto più ampio che non sia solo quello classico e per certi versi "ottuso". In un contesto cioè, che lasci lo spiraglio ad interpretazioni diverse e nuove, che dia libero sfogo allo spirito di ricerca della verità, senza dover per forza seguire le rotte già tracciate da altri. Quello spirito cioè che ha permesso all'umanità di evolversi e svilupparsi fino ad ora.


NUVOLE, NEVE E... UFO

di Roberto Volterri, Fabrizio Colista e Fabrizio Mazzoni

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 8 del Gennaio 2000

Non credere ai miracoli... ma prendili in considerazione!

"...Eodem millesimo (1487 A.D.), d'augusto.
Apparve una matina dui hore inance di una Stella granda,
la quale venìa de verso la montagna.
E andava verso Ravenna;
certo parea una pavagliotta che volasse per l'aria.
lo la vide... come l'altri.
Certo parea come una rota da carro,
e durò circa un buon miserere.
Alcuni dicono che più di meza hora prima
l'avevano veduta a la montagna..."

Leone Cobelli, storico forlivese. XV secolo.

Roma, notte tra il 4 e il 5 Agosto. IV secolo d.C.: ai pochi abitanti della Città Eterna che si aggirano sul colle Esquilino in una calda giornata estiva appare strano vedere cadere dal cielo, da curiose 'nuvole' - ben diverse certamente dalla compatta coltre nuvolosa tipica delle precipitazioni nevose (invernali, soprattutto!) - moltissimi, quasi impalpabili... 'fiocchi di neve'. Qualcuno fugge impaurito da questa manifestazione dell'ira divina, qualcuno li raccoglie in mano, vedendoli svanire dopo un po', evaporando, sublimando come neve al sole, qualcuno annota l'evento...

Roma, undici secoli più tardi: al maturo pittore Masolino, originario di Panicale in Valdelsa, ove era nato nel 1383, qualcuno narra di quell'evento, qualcuno fa leggere qualche antica cronaca, qualcuno suggerisce e commissiona parte di quel "Trittico della Madonna della Neve" di cui parleremo fra qualche riga...

Roma, pomeriggio del 5 Agosto. Alle soglie del Terzo Millennio: tre 'curiosi', un archeologo interessatosi 'da sempre' agli aspetti più inconsueti di ciò che ci circonda e 'da sempre' convinto che possano essere le moderne tecnologie - elettronica e informatica per prime - a far luce su alcuni 'angoli bui' della storia passata e della Conoscenza in genere, affiancato da due ingegneri, altrettanto attratti dagli eventi 'dannati' di fortiana memoria e dalle potenzialità dell'onnipresente Computer, decidono di intraprendere una sistematica ricerca su strane raffigurazioni, su 'anacronismi' (chiamiamoli così!) presenti in opere pittoriche realizzate in epoche... non sospette.

Continuiamo, appunto, con Masolino da Panicale.
Qui la vicenda si riallaccia, infatti, a quanto presentammo nel "Simposio Mondiale sugli Oggetti Volanti Non Identificati e i fenomeni connessi", tenutosi a S. Marino alla fine del Maggio scorso. In quella occasione avemmo la possibilità di illustrare una 'chiave i lettura' diversa, più tecnologica, di alcuni articolari raffigurati in opere del Salimbeni, del Ghirlandaio, di Paolo di Dono, di Masolino a Panicale e in particolare di Carlo Crivelli.
Ma proseguiamo ora il nostro viaggio tra le opere del XV secolo che, come abbiamo visto a S. Marino, suggeriscono una rilettura diversa da quella strettamente legata all'importanza dell'opera 'tout-court' o alla mera valutazione delle tecniche pittoriche: questo viaggio - che si mostra sempre più ricco di eccitanti 'imprevisti' - ci induce a ritenere i grandi pittori del passato non più e non solo come grandi artisti ma anche come cronisti di alcuni eventi 'fortiani' ai quali avevano personalmente assistito o dei quali avevano letto in antiche cronache.
Di Tommaso di Cristoforo Fini, detto Masolino, nato nel 1383, abbiamo le prime notizie certe solo intorno al 1423 quando, ormai in età matura, si iscrive alla Corporazione dei Medici e degli Speziali, di cui facevano parte anche i pittori dato che trattavano 'materie chimiche', ovvero i pigmenti con cui fabbricavano i colori. Fu definito dal Vasari uno dei più bravi 'rinettatori' - cioè pulitori e cesellatori delle formelle in bronzo usate nelle fusioni artistiche - al servizio del Ghiberti. Iniziò a dipingere nel 1402 a Firenze e, sempre a Firenze, ricompare, ormai quarantenne, dopo aver viaggiato a lungo e aver soggiornato, secondo il Vasari, anche a Roma. Dove, forse, ebbe notizia proprio di quel 'miracolo' che sei anni dopo dipinse per il "Trittico della Madonna della Neve", insieme a Tommaso di Ser Giovanni di Monte Cassai, più noto come Masaccio, e a Paolo Schiavo.
"Come avrebbe potuto un Masolino da Panicale - si chiede Pinotti nel suo 'Angeli, Dei, Astronavi' (Oscar Mondadori, 1996 ) - descrivere l'avvistamento di UFO e la relativa caduta di 'bambagia silicea' (sì, proprio la 'neve'! N.d.A.) su Roma in un 'epoca in cui tutto ciò che si scostava dal 'conosciuto' era considerato stregoneria o miracolo?".
Indubbiamente, il modo migliore, più scevro da 'pericoli'... e roghi era proprio quello adottato da vari artisti dell'epoca (intendiamo il XV secolo e poco oltre), inquadrando il tutto in una dimensione mistica, religiosa.
Cosa può aver letto o sentito narrare il nostro Masolino riguardo a quell'impossibile nevicata estiva avvenuta in una notte di agosto di molti secoli prima, come ci tramanda Bartolomeo da Trento nel suo "Liber epilogorum in gesta sanctorum" e che indusse Papa Liberio, nella seconda metà del IV secolo a tracciare il perimetro dell'area su cui poi fu edificata S. Maria Maggiore?
Ci ripromettiamo in un lavoro di ben maggiore impegno e di più ampia portata di cercare in manoscritti, in cronache del tempo, più precisi indizi sugli avvenimenti, sugli 'avvistamenti', che dettero spunto agli artisti già citati, e ad altri ancora sui quali stiamo indagando, per produrre opere pittoriche... in odor di UFO: limitiamoci per ora, ad analizzare l'opera di Masolino, sia con l'occhio dello studioso del passato, sia con la 'lente' informatica fornitaci dal computer e dai programmi d'analisi di immagine.
La neve - nel dipinto oggetto del nostro studio visibile presso il Museo di Capodimonte (Napoli) - cade da una 'nuvola' allungata, quasi sigariforme (non ne abbiamo il coraggio, ma se lo avessimo la definiremmo... 'astronave madre) sotto e dietro la quale sono visibili delle 'nuvole' più piccole, ben delineate nei loro contorni come - evidenzia ancora Roberto Pinotti... e noi con lui - la maggior parte dei 'dischi diurni' muniti di cupola.
Sarebbe interessante comparare - soprattutto ricorrendo alle citate tecniche d'analisi di immagine - alcune di queste 'nuvole' del Masolino con alcune fotografie di 'dischi diurni', come per esempio quella scattata a Siena nel 1954, mentre altra 'neve', o meglio, 'bambagia silicea' cadeva sulla città. Ci siamo limitati, in questo articolo, ad eseguire un raffronto con una delle ben note foto di un altro 'disco diurno', scattate il 5 giugno 1955 nel cielo di Namur (Belgio).
Soffermiamoci ad analizzare il particolare che si trova sul lato destro del dipinto, vicino al cornicione dell'edificio.
Come appare chiaro da un confronto con l'immagine originale, a causa degli effetti provocati dall'acquisizione dell'immagine stessa tramite scanner e per il successivo ingrandimento, si è persa, prima dell'elaborazione, la nitidezza dell'oggetto (la 'nuvola') - raffigurato.
È per questo che, come prima soluzione, si è scelto di utilizzare filtri che consentono un miglior contrasto e che mettono in evidenza le differenze cromatiche tra le varie parti del dipinto.
Tramite questa tecnica è stato possibile evidenziare con maggior efficacia la forma e i contorni della 'nuvola' presa in considerazione.
Successivamente a questo primo e necessario step vengono proposte quattro elaborazioni del particolare: queste analisi di immagine, come è evidente, non sono assolutamente 'invasive' riguardo un eventuale cambiamento della morfologia degli oggetti rappresentati, ma tendono semplicemente, tramite filtri ed algoritmi matematici applicati alla matrice dell'immagine digitalizzata, ad evidenziare alcuni parametri piuttosto che altri.
La seconda e la terza elaborazione sono infatti il frutto di particolari procedure che, una volta rappresentata !'immagine nella sola scala dei grigi, tramite il calcolo del 'gradiente', forniscono un effetto 'tridimensionale' alle forme prese in considerazione.
In particolare, nella prima applicazione, si è calcolato il gradiente sulla scala dei grigi in un senso, cioè dal nero al bianco, mentre nella seconda si è proceduto in senso inverso, dal bianco al nero. Ciò ha permesso, tramite l'effetto di 'bassorilievo', di marcare molto nitidamente la 'nuvola' come se fosse investita da un fascio luminoso, prima in un senso e poi nell'altro. Una sorta di illuminazione in luce radente simulata.
La successiva elaborazione rappresenta invece un'immagine portata dapprima al negativo e successivamente elaborata con forti contrasti. Anche questo trattamento consente una diversa visione della stessa raffigurazione, dando modo di eliminare quell'effetto di uniformità dell'immagine originale, esaltando i particolari più significativi.
Come sarà certamente noto a gran parte dei lettori, le immagini digitalizzate a colori sono, dal punto di vista matematico, rappresentabili da tre 'matrici' denominate R, G e B, laddove, rispettivamente, R rappresenta la matrice che contiene le intensità relative al colore Rosso (R = Red), G quelle relative al Verde (G = Green) e B quelle riguardanti il Blu (B = Blue). La 'fusione' di queste tre matrici consente la visualizzazione dell'immagine con i suoi colori autentici: l'elaborazione da noi applicata ha in un primo tempo generato il negativo delle singole matrici e poi le ha - per così dire - 'rifuse'.
La successiva operazione di contrasto ha quindi consentito di migliorare l'osservazione della 'nuvola', esaltando maggiormente i particolari in essa raffigurati, mettendo dunque in risalto eventuali microscopici elementi dell'immagine, nel caso il buon Masolino avesse inteso riportare nel suo inquietante dipinto anche minimi particolari desunti - si può ritenere - dalle antiche cronache alle quali si era verosimilmente ispirato.
L'ultima immagine è il risultato di un algoritmo matematico da noi appositamente elaborato per queste ricerche ed applicato ad un particolare del dipinto: è utile per ricavare i reali contorni dell'immagine estrapolandola dal suo contesto .per poter quindi mettere in evidenza la forma vera e propria dell'oggetto stesso, non tenendo conto di eventuali sfumature cromatiche dovute alla componente prettamente... artistica del dipinto esaminato. Nel nostro caso tale applicazione ci ha permesso di mettere in evidenza la sola 'nuvola', eliminando lo sfondo ed eventuali altri oggetti rappresentati nelle sue immediate vicinanze.
L'algoritmo consente in pratica di esaltare in modo netto la cosiddetta 'regione di interesse' (RDI) di un'immagine. Una volta definiti i pixel relativi al particolare del dipinto che interessa mettere in evidenza, si costruisce una 'maschera filtro' in formato binario contenente le zone da evidenziare. Dopo aver effettuato il prodotto tra le due matrici, si ottiene un primo risultato che viene ulteriormente migliorato sostituendo con dei valori random i pixel che non appartengono alla 'regione di interesse'.
Tutte queste elaborazioni - teniamo a precisare - intendono essere di ausilio al ricercatore per rispondere ad alcune domande che noi stessi ci siamo posti e che - tramite il precedente lavoro, questo e gli altri che seguiranno - speriamo si pongano tutti coloro siano interessati ad una rilettura 'up-todate' di alcuni dipinti, con una 'chiave' nuova e diversa da quella classica. Il nostro intento non è certamente quello di andare contro le interpretazioni più tradizionali: il nostro fine è piuttosto quello di porci sempre e comunque delle domande, di crearci dei 'dubbi' e non delle 'certezze', restando così fedeli a quello spirito di scientificità che ci ha sempre accompagnato durante le nostre indagini.
Come concludere questo nostro ulteriore contributo all'analisi degli 'anacronismi', cioè di alcuni Oggetti Volanti Non Identificati presenti in svariate opere pittoriche cronologicamente collocate tra il XV e gli inizi del XVII secolo?
Il nostro intento, come abbiamo già avuto modo di ribadire, è quello di fornire materiale, spunti di riflessione, suggerimenti e inviti alla ricerca per superare quei limiti interpretativi delle opere dei grandi Maestri della pittura, vissuti in un certo periodo storico, imposti da una cultura, a volte, per certi versi, cieca agli aspetti più inconsueti della conoscenza. Aspetti che molto spesso sono evidenti, sotto gli occhi di tutti, ma che - per ottusi, aprioristici giudizi, per vera e propria 'cecità intellettuale' - vengono guardati come in un... 'binocolo rovesciato'.
Da lontano... come le 'nuvole' di Masolino!


SU COSE CHE (NON SEMPRE) SI VEDONO NEL CIELO...

di Roberto Volterri, Fabrizio Colista e Fabrizio Mazzoni

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 9 del Febbraio 2000

UFO... IFO e tecniche d'analisi d'immagine.

"...Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia..."

(William Shakespeare, Amleto, atto I, scena V).

"Anno Domini 1537. Notte...
Sono in due. Cavalcano, fianco a fianco, tra le colline toscane e si stanno dirigendo verso sud.
A tutto pensano fuorché alle 'cose che si vedono nei cieli', ma la loro cavalcata notturna viene interrotta da qualcosa... Qualcosa accade, qualcosa vedono, qualcosa li fa fermare... Qualcosa che lassù, in cielo, non avrebbe dovuto essere..."

Che cosa? Non lo sappiamo. Perciò lasciamo la parola al più noto tra quei cavalieri notturni, il geniale e iracondo Benvenuto Cellini (1500-1571):

"...Montati a cavallo, venivamo sollecitamente alla volta di Roma. Arrivati che noi fummo in un certo posto di rialto, era di già fatto notte, guardando in verso Firenze tutti a dua d'accordo movemmo gran voce di maraviglia, dicendo: 'Oh Dio del Cielo, che gran cosa è quella che si vede sopra Firenze?'. Questo si era com'un gran trave di fuoco, il quale scintillava e rendeva grandissimo splendore..."

"La vita" 1558-1566, Libro 1,89.

Videro effettivamente qualcosa di anomalo?
Oppure percepirono un qualche evento naturale, un particolare fenomeno meteorologico, come un reale oggetto (la "trave" fermo in cielo? Non potremo mai saperlo con certezza ma, seppur fortemente tentati dall'interpretazione "ufologica" in base al sano principio "dell'economia delle cause" che dobbiamo al buon Occam potremmo anche ipotizzare come tale interpretazione dipenderebbe anche (ma molto!) dalla nostra 'forma mentis', dal nostro vissuto culturale, dal nostro desiderio di credere in una realtà extraterrestre. Per cercare di far luce sulla complessa fenomenologia ufologica tentiamo, dunque, anche questa strada: quella della 'non percezione di ciò che c'è e della percezione di ciò... che non c'è...'.
"Ein Moderner Mythus": è questo il titolo originale di un noto saggio di Carl Gustav Jung su "le cose che si vedono in cielo", sulle complesse immagini simboliche, sulle figure archetipiche che, da. sempre nell'inconscio collettivo, a volte vengono scambiate per reali oggetti volanti (ovviamente non identificati!). Jung, in realtà, si era interessato molto da vicino al fenomeno UFO. Dopo aver scritto su "Weltwoche" (Zurigo, 9 luglio 1954) un breve articolo nel quale, a soli sette anni dall'esplosione del "fenomeno" del quale stiamo trattando, esponeva le sue personali riflessioni riguardo la natura dei cosiddetti "dischi volanti" il fondatore della Psicologia Analitica arrivava alla conclusione (alla quale siamo arrivati, prima o poi, in molti!) che "...si vede qualcosa ma non si sa che cosa".
Tutto ciò, ovviamente, non ci appare particolarmente confortante, poiché è interesse primario del ricercatore analizzare a fondo l'oggetto della sua ricerca, verificarne la reale consistenza, individuarne l'esatta natura. Da medico qual era, Jung - di fronte a tali incertezze - ritenne possibile che il complesso fenomeno degli Oggetti Volanti Non Identificati, avesse, insieme ad una possibile consistenza fisica, anche una componente prettamente psichica di rilevante importanza. "...Spesso non si sapeva - egli scrive nell'introduzione al suo saggio - o non si poteva distinguere, pur con la più grande buona volontà, se la visione fosse la conseguenza di una percezione primaria o se, al contrario, una fantasia primaria generatasi nell'inconscio invadesse d'improvviso la coscienza con illusorie visioni".
Indubbiamente la complessissima realtà ufologica merita più di una metodologia di studio: il nostro approccio, che abbiamo l'immodestia di ritenere sufficientemente innovativo, è quello di applicare ciò che il computer ci offre, una memoria ben più vasta della nostra e una rapidità di elaborazione non comparabile con quella umana, per evidenziare alcuni particolari che potrebbero sfuggire anche ad un attento esame di alcuni dipinti (si ricordi "Madonna col Bambino" del Crivelli, conservato nella Pinacoteca Civica di Ancona, opera della quale abbiamo trattato nel in un precedente articolo) o che - osservati con la "lente informatica" del nostro PC - possono mettere in risalto delle forme o delle sfumature cromatiche di stampo nettamente "ufologico". Indubbiamente, la fenomenologia della percezione (visiva in particolare) offre una molteplicità di approcci al problema "ufologico". Sarebbe fuor di luogo cercare di analizzarne i dettagli in questa sede. Ci ripromettiamo di farlo nell'ambito di un'attività di ricerca alla quale stiamo lavorando e che contiamo di concretizzare in un lavoro di ben più ampia mole: ci limiteremo in queste pagine ad accennare alla possibilità che fotografando "cose che si vedono nel cielo" e non interpretandole nella giusta e obiettiva ottica d'indagine si possano prendere le classiche... "lucciole per lanterne".
In ogni atto percettivo di un oggetto - qualunque esso sia - c'è dapprima un momento in cui si acquisiscono i dati sensoriali elementari e grezzi (si vede un oggetto in cielo) e - quasi contemporaneamente - una seconda fase, nella quale la nostra coscienza "costruisce" gli oggetti di ordine superiore, le strutture, identificando così l'oggetto per quel che... riteniamo esso sia: un aereo, una "strana" nube, oppure... un UFO. Uno studioso della fenomenologia della percezione visiva, Vittorio Benussi , triestino insediato prima a Graz poi a Padova e "maestro" di Cesare Musatti, definì forse troppo semplicisticamente "modi inadeguati di cogliere la forma" le strutture percettive fenomenicamente evidenti e, a volte, inconsciamente o meno, modificabili dall'osservatore, alle quali non corrispondono condizioni oggettive sul piano fisico.
In definitiva, nel campo delle cosiddette "illusioni ottiche", tipici esempi di "inadeguatezza", egli dimostrò quanto l'atteggiamento soggettivo dell'osservatore conti nel modificare l'intensità dell'illusione e in particolare mise in evidenza come un atteggiamento analitico, in chi osserva, possa ridurre l'intensità dell'illusione stessa.
Ma perché ci stiamo addentrando in un campo così infido? Perché stiamo cercando di mettere in luce come non sempre si vede quel che si osserva e non sempre si osserva quel che c'è?
Perché vorremmo, contemporaneamente, suggerire al lettore una ricerca - in dipinti soprattutto - di particolari, di indizi, di piccoli elementi inseriti ad arte (è il caso di dirlo!) dal pittore per "lanciare un messaggio", per testimoniare - senza correre eccessivi rischi - una realtà "aliena" con la quale era venuto direttamente in contatto o della quale poteva aver avuto notizia da antiche cronache. Tutto ciò, ovviamente, senza correre il rischio - per citare ancora il Benussi - di percepire una "presenza fenomenica in assenza di una corrispondente realtà fisica".
Abbiamo perciò realizzato ad arte alcune foto che riprendono veri e propri IFO, cioè degli oggetti volanti molto ben identificati: alcuni aerei, delle nubi, un elicottero, la Luna... e alle pessime immagini ottenute scattando le foto come le avrebbe scattate un qualsiasi casuale, potenziale osservatore di un fenomeno ufologico abbiamo applicato le tecniche di elaborazione e di analisi di immagine già utilizzate per l'analisi dei dipinti di Masolino da Panicale, Filippo Lippi, Carlo Crivelli e altri.
Comparando le foto degli oggetti fotografati in cielo con le loro rispettive elaborazioni computerizzate, si può notare, ad esempio, come una "macchia" indistinta mostri, dopo alcune elaborazioni, la sua vera "consistenza fenomenica": "un aereo"! Ma attenzione! Non usando opportunamente il software d'analisi e di elaborazione di immagine si corre il rischio di essere... indotti in tentazione! Infatti, il gruppo di oggetti biancastri "in formazione" - che molto ci ricordano proprio il dipinto "Il Miracolo della Neve" di Masolino da Panicale (1429) - dopo l'elaborazione al computer sembrano avere una forma ovoidale, mostrando quasi una "consistenza fenomenica" di tipo... ufologico. Si tratta, invece, di semplici "nubi" fotografate da uno degli autori. Peccato!
Le stesse tecniche possono essere ovviamente utilizzate, dal lettore curioso, per mettere in risalto particolari di dipinti, oltre che di oggetti "che si vedono (o non si vedono!) nei cieli". A tale scopo - soprattutto per rimanere in tema di "UFO nell'arte" - abbiamo preso in esame un bellissimo dipinto di Bonaventura Salimbeni, conservato a Montalcino (Siena), intitolato "Glorificazione dell'Eucarestia". Abbiamo utilizzato le tecniche d'analisi di immagine concentrandoci su un curioso particolare: una sorta di corto "tubo", una specie di... "telecamera" ben visibile nella parte inferiore sinistra dell'altrettanto inquietante sfera 'metallica' posta tra il Salvatore e l'Onnipotente. L'analisi computerizzata ha messo in risalto come il Salimbeni, in realtà, abbia dipinto alcuni "dischi" sovrapposti più che un vero e proprio cilindro. Cosa volevano rappresentare quei "dischi", questa strana struttura, nella mente (o nella realtà) del Salimbeni?
Perché dipingere una sfera dalle inconsuete sfumature metalliche, ben poco simile alle usuali raffigurazioni dell'orbe terracqueo? Cosa sono quelle "incisioni" perpendicolari tra loro ben visibili sulla "sfera"?
Una croce? "Meridiani" e "Paralleli"?
Cosa sono quella sorta di "antenne" (non ci viene in mente un termine più appropriato!) che rendono l'oggetto molto simile ad un satellite artificiale... anni '60 ("Sputnik", "Vanguard", ecc.).
Lasciamo anche ai lettori il compito di fornire suggerimenti.
Rimaniamo in tema di sfere "metalliche" e di "antenne" ed osserviamo il dipinto di Paolo Camillo Landriani detto "il Duchino" (1560-1618), intitolato "Vergine incoronata della SS. Trinità" (1606), conservato presso il Santuario di Gallivaggio (Sondrio). In questo caso l'Onnipotente e il Salvatore incoronano a Vergine che si trova al centro della scena: saltano subito all'occhio, però, la sfera tenuta in braccio dal Padre e quella specie di "asta" nella sua mano sinistra. Altrettanto curiosa è l'altra "asta" tenuta in mano dal Figlio. Anche in questo caso, quindi, troviamo una sfera con sfumature metalliche e due oggetti simili a delle antenne: cosa voleva rappresentare il "Duchino"? Qualcuno potrebbe a questo punto pensare a delle semplici "coincidenze".
O sarebbe meglio parlare di... "convergenze"?
Forse era consuetudine, in quel periodo storico (1600), rappresentare - a volte - il globo terracqueo come una sfera metallica? Pensiamo di no. Infatti, restando ancora nel campo di strane raffigurazioni di "sfere", troviamo l'uso di un materiale diverso: il vetro!
Al Louvre, in effetti, è conservato un altro dipinto ("scoperto" dal dott. Volterri) molto simile, per impostazione, a quello del Salimbeni. Si tratta di un'opera di. J. Carreno de Miranda (1614-1683), quasi contemporaneo del Salimbeni stesso, intitolata "La Messe de foundation de l'Orde des Trinitaires". Anche qui è ben visibile una grossa "sfera", questa volta dai riflessi vitrei, posta anch'essa tra l'Onnipotente e il Salvatore. Ben diversa anch'essa dalla classica rappresentazione del mondo conosciuto. Anche in questo caso ci chiediamo: cosa rappresenta? Perché "di vetro", senza una traccia delle terre allora note? Rappresenta veramente l'orbe terracqueo o... qualcosa di ben diverso, visto direttamente dal pittore o descritto in qualche antica cronaca? Questa è solo una coincidenza di forme e l'artista ha "sbagliato" materiale rispetto ai dipinti precedenti?
Ancora una volta la risposta riteniamo debba essere negativa.
Abbiamo infatti un quarto caso di raffigurazione di una "sfera", anch'essa di struttura vitrea e trasparente: si tratta di un dipinto "scoperto" dall'ing. Colista - opera di Andrea Previtali detto il "Cordeliaghi" (1480-1528) dal titolo "Incoronazione della Vergine" e conservato a Brera. Anche qui la scena è abbastanza chiara: il Salvatore incorona la Vergine sotto lo sguardo dell'Onnipotente che a sua volta poggia il piede su questo globo vitreo posto al centro della scena. Possiamo notare come in questo caso la sfera sia priva di "antenne" ma dotata di una sorta di "corona dorata" a forma di croce; ed è proprio la forma di questa "corona" che richiama le "incisioni" presenti sulla "sfera metallica" dipinta dal Salimbeni.
Queste strane "sfere", queste strane "croci" non ci ricordano anche ciò che l'Alighieri descrive ne "Il Convivio" II, XIII,22: "...E Seneca dice... che nella morte d'Augusto imperatore vide in alto una palla di fuoco; e in Fiorenza, nel principio della sua destruzione, veduta fu ne l'aere, in figura d'una croce, grande quantità di questi vapori seguaci della stella di Marte...".
Perché troviamo delle coincidenze di forma e di - passateci il termine - particolari tecnici, ma non di materiali? Quale è il significato degli uni e degli altri? Perché queste raffigurazioni sono tutte collocate nello stesso periodo storico? Solo gli autori dei dipinti potrebbero rispondere in maniera esaustiva a queste domande. Mentre invitiamo il lettore a fornire qualche sua personale, ma razionale, interpretazione di tali "anomale" raffigurazioni, noi possiamo solo continuare, abbeverandoci 'cum grano salis' - come direbbe il Poeta - "all'inebriante boccale delle ipotesi", nella direzione della ricerca "folle" e "dannata" di quelle verità che... "(non sempre) si vedono in cielo".


SFERE, CAPPELLI, NUVOLE... O UFO NEI DIPINTI DEI SECOLI XVI E XVII

di Roberto Volterri

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 11 dell'Aprile 2000

"Se non vedete segni e prodigi, voi non credete." (Giovanni; IV,48).

7 Agosto 1566 A.D.
"Lassù, in cielo!
Guardate verso occidente!
Sono tante! Sono infuocate..."

I più fuggono, qualcuno - più tardi - immortala graficamente l'evento, qualcuno ricorda e annota...

" ... sono state viste in aria molte grandi sfere nere che si muovevano davanti al sole con grande velocità e rapidità, scontrandosi anche come in combattimento, alcune diventarono rosse e infuocate e in seguito si consumarono e si spensero...".

Così Samuel Coccius descrive infatti - nel celeberrimo "volantino di Basilea" - un evento strano, di possibile matrice ufologica, accaduto nella splendida città svizzera in una calda giornata del 1566.
Cosa videro in realtà i pacifici abitanti che passeggiavano nella Munsterplatz della ridente cittadina sulle rive del Reno?
Si trattò del "solito", inconsueto, strano fenomeno di origine meteorologica con il quale si cerca sempre di spiegare qualsiasi evento che non si riesca ad inquadrare opportunamente nella concezione della realtà che ci circonda, o... fu qualcosa di ben diverso?
Potrei dire che "da sempre", infatti, si vedono in cielo "oggetti" di forma circolare, sferica, discoidale, ogivale, ecc.... che, a seconda della psicologia degli osservatori e del loro vissuto culturale (a seconda di quanto l'oggettiva realtà immanente possa aver influenzato l'immaginario collettivo) hanno dato luogo a diverse ma sempre affascinanti e suggestive descrizioni, spesso inquadrate in un contesto di carattere religioso.
Poco più di mezzo secolo prima il grande Buonarroti era stato fortunato testimone di un interessantissimo fenomeno anch'esso di probabile origine ufologica.
"...Nell'estate del 1513, Michelangiolo, uomo notturno, ebbe un'apparizione celeste e ritrasse di sua mano, a colori, una stella... elevando così gli occhi sua al cielo... ecco che subito vide apparire in cielo uno mirabile segno triangolare et una grandissima stella con tre razzi, ovvero code, l'una delle quali si estendeva verso l'oriente, et di un certo colore splendito et rilucente ad modo d'una virga d'argento politissima, ovvero d'una spada brunita, e nella sommità era torta a modo d'uncino. L'altro razzo... era di colore vermiglio... el terzo razzo... era tutto di colore di fuoco, et nella sommità era bifurcato...".
Così l'evento viene descritto dal savonaroliano Benedetto Luschino nel Capitolo XXII del secondo libro del suo "Vulnera diligentis".
Purtroppo non mi risulta che sia giunto fino a noi il disegno che Michelangelo si apprestò a produrre quando "...andò in casa a prendere foglio, penna e colori, et tornò fora et ritrasse la cosa di punto come stava et fornito che l'ebbe di ritrarre, gli disparse dagli occhi il detto segno".
Peccato! Ma la ricerca continua...
Come non ricordare - a conclusione di questo brevissimo excursus storico - anche il celeberrimo "veggente di Salon", Nostradamus? Così egli annotava nel 1554 "...il 10 marzo, qui a Salon, tra le 7 e le 8 di sera, c'è stata una visione orribile a vedersi... vicino alla luna, che in quel momento era al suo primo quarto, un grande fuoco ha attraversato il cielo da oriente a occidente... sotto forma di un'asta o di una fiaccola accesa... da esso uscivano fiamme... il tutto è durato venti minuti... là ha girato a sud ed è scomparso in lontananza dal mare..."
Sfere, triangoli, aste infuocate?
Cosa hanno avuto occasione di osservare semplici cittadini, eccelsi artisti o illuminati veggenti dei secoli scorsi?
Forse ciò che videro e dipinsero artisti come il Salimbeni, il Crivelli, il Lippi, Masolino e vari altri pittori sulle opere dei quali vado da tempo effettuando una capillare ricerca in musei, in chiese, in pinacoteche e sui testi di storia dell'arte, munito di una buona lente, di qualche suggerimento avuto, ogni tanto, dai due validi collaboratori che curano la parte più prettamente informatica, e... di tanta, tanta pazienza.
In questo articolo prenderò in considerazione alcune opere di Pietro della Francesca (Borgo San Sepolcro, Arezzo 1412-1492), ed altre che verranno ricordati in seguito.
Ben note a chi si occupa di queste mie ricerche, sono, infatti, le "nuvole" presenti spesso nei dipinti di Piero della Francesca.
A puro titolo esemplificativo, viene illustrata nell'articolo la "nuvola" presente nel dipinto "La leggenda della Vera Croce", raffrontandola però (onestà intellettuale mi impone di farlo!) con una vera nuvola avente morfologia identica a quelle raffigurate dal pittore toscano.
La "sfera" rientra nelle tipologie già vastamente analizzate in precedenti articoli: in questa sede vorrei riportare l'attenzione, anche se brevemente, sul "satellite" di Montalcino, come è stato a volte definito !'inconsueto oggetto sferoidale, di un curioso colore metallico e con strane "appendici" conservato in una chiesa del bellissimo paese toscano.
Grazie alla squisita cortesia di Ercole Macchi, residente nella cittadina senese, ho di recente avuto nuovamente la possibilità di fotografare il bel dipinto di Ventura Salimbeni, di osservare ancor più attentamente la strana "sfera" munita di "antenne" e la ancor più strana appendice cilindrica che abbiamo analizzato in un precedente articolo. E grazie anche alla collaborazione di Paola Torres e di Nadia Gasparini, due attente e appassionate indagatrici di realtà "alternative" e di fenomeni "fortiani", nonché del sempre attento prof. Amedeo Intonti, ho potuto osservare e documentare altre "sfere", con inconsuete sfumature cromatiche, presenti in dipinti di altri artisti senesi, contemporanei del Salimbeni, oltre ad un'altra "sfera" dipinta dal Salimbeni stesso in un tabernacolo ligneo conservato a Siena.
Coincidenze? Semplice scelta di un personalissimo e particolare stile pittorico caratteristico di alcuni artisti senesi operanti a cavallo tra il XVI e il XVII secolo?
"Flaps", 'ante litteram', in terra toscana e per un arco di tempo relativamente lungo?
Mi riprometto di ritornare sul tema in un prossimo articolo: per ora prendiamo atto solo del fatto che alcune tipologie di oggetti sui quali è opportuno continuare ad indagare ricorrono spesso in una ristretta area geografica e in un ben delineato periodo storico.
Ma continuiamo.
Come abbiamo letto nelle antiche cronache prima riportate e come abbiamo potuto osservare nei dipinti ora esaminati, varie sono le tipologie di oggetti che potremmo definire "anacronistici" o quanto meno "strani" dato che nulla aggiungono o tolgono né all'interpretazione prettamente artistica né al significato religioso del dipinto stesso: la forma a "nuvola", la forma a "sfera", ecc..
Vorrei adesso tentare una sorta di confronto tra le tipologie ora elencate e quelle relative ad alcuni avvistamenti ai quali si possa - oltre ogni ragionevole dubbio, ovviamente - attribuire un buon coefficiente di "attendibilità".
Le "nuvole": presenti nella maniera più eclatante, nel dipinto di Masolino da Panicale intitolato "Il Miracolo della Neve" (1429), ma presenti in modo più... "discutibile" - come abbiamo visto - anche in vari dipinti di Piero della Francesca ("La Crocifissione", "La Flagellazione", "Città ideale"), oltre al già citato "La leggenda della vera Croce".
Quelle dipinte da Masolino (qualcuna in particolare: quella, per esempio, sul lato destro del dipinto, vicino allo spigolo dell'edificio) possono essere definite a pieno titolo "piatti volanti" o meglio "flying saucers" desunti dalla "felice" espressione usata dall'uomo d'affari americano Kenneth Arnold in seguito all'avvistamento avvenuto mentre era in volo tra Chehalis e Yakima (Stato di Washington) il 24 giugno 1947, data di "nascita" ufficiale dell'ufologia.
Loggetto (la "nuvola"?) in questione appare effettivamente costituito da una sorta di "piatto" capovolto, molto simile, se vogliamo, all'oggetto che sarebbe stato fotografato a Wall Tounship (New Jersey, USA), nel marzo del 1966, da Robert J. Salvo, sia a vari altri Oggetti Volanti Non Identificati avvistati e fotografati dal 1947 a oggi.
Ciò non prova - sia ben chiaro! - assolutamente nulla.
Prova soltanto che l'atipicità morfologica di alcuni particolari raffigurati in dipinti dei secoli passati trova un riscontro che molto spesso rasenta la coincidenza totale con oggetti che, verosimilmente, potrebbero essere apparsi nei nostri cieli in tempi più o meno recenti.
Procediamo ancora.
La forma a "sfera" è forse - statisticamente - meno presente nella casistica ufologica: la troviamo, però in molte raffigurazioni dei secoli scorsi.
Per esempio, di forma "sferica" appaiono - o, forse, apparivano, dato il tragico, recente conflitto nell'ex Jugoslavia - le due atipiche "mandorle mistiche" raffigurate negli affreschi del monastero di Visoki Decani, situato nella Kosovo-Metohija, tra Pèc e Dakovika, databili al XIV secolo.
Oltre a quelle del già citato avvistamento sui cieli di Basilea (agosto 1566), appartenenti a questa tipologia erano anche alcune strutture osservate nei cieli germanici il 14 aprile 1561 e descritte nella "Gazzetta di Norimberga" come "...due grossi tubi, nei quali tubi c'erano tre o quattro o anche più sfere...".
Nella produzione artistica del passato la troviamo inoltre nel più volte citato "Glorificazione dell'Eucarestia" del Salimbeni.
Sferico era anche l'oggetto osservato il 18 agosto 1783 dal fisico napoletano Tiberio Cavallo: "...sulla parte nord-est del terrazzo, vidi improvvisamente apparire una nuvola oblunga, quasi parallela all'orizzonte. Sotto la nube vi era un corpo luminoso... che presto diventò una forma tondeggiante splendendo superbamente, e quasi si fermò. Erano le 21,15 quando questa palla, originalmente azzurra ed evanescente, accrebbe l'intensità della sua luce e cominciò a muoversi...".
La forma e il colore non ci ricordano forse le varie strutture sferiche più volte descritte e sulle quali torneremo?
Ma addirittura nella numismatica possiamo rintracciare una curiosa "sfera", munita di quattro... "antenne": essa appare infatti in una moneta coniata verso la fine del Il secolo d.C., durante il brevissimo impero di Pertinace, succeduto a Commodo.
Lo strano oggetto raffigurato sulla moneta, riportante la legenda "Providentia Deorum Cos II", - messo in luce per la prima volta nel febbraio del 1979 da Remo Cappelli sulla rivista "La Numismatica" - appare infatti come un globo schiacciato, munito di quattro "antenne" che presentano un ingrossamento alle estremità.
Chi ne ordinò la coniazione intendeva ricordare un evento osservato nei cieli dell'antica Roma? Come accadde, forse, quattordici secoli più tardi al buon Ventura Salimbeni da Siena...
In tempi a noi più vicini (ma proprio per questo motivo... più "sospetti"!) troviamo la forma sferica nei celeberrimi "foo-fighters", o "caccia di fuoco", che imperversarono nei cieli d'Europa soprattutto durante il secondo conflitto mondiale.
Furono infatti i piloti alleati a soprannominare "foo-fighters", nel 1944, le misteriose sfere luminose, di diametro relativamente piccolo, che si avvicinavano ai loro aerei, seguendone la rotta, volando intorno alle fusoliere e allontanandosi indisturbate a grandissima velocità. E furono i piloti militari McFalls e Backer i primi a sfidare il timore del ridicolo e denunciare ufficialmente quegli inquietanti incontri avvenuti durante le loro missioni di guerra, dando l'avvio ad una serie di immagini accurate da parte del Servizio Informazioni USA.
Erano anni segrete? Erano inconsueti "fulmini globulari"? Erano manifestazioni di una tecnologia... "aliena"?
Non lo sappiamo e non possiamo, in questa sede, analizzare tutti gli inquietanti aspetti di questo fenomeno: mi sono limitato a citarlo unicamente come confronto con simili manifestazioni aeree osservate in "tempi non sospetti".
Più simili a sfere che a dischi erano infine - a parer mio e in base alla foto riportata in questo articolo - anche i misteriosi oggetti avvistati il 14 Iuglio 1952 dai piloti civili William B. Nash e W.H. Fortenberry in volo su un DC4 della Pan American, nei cieli della Virginia.
Ovviamente, la "sfera" si presta ad una interpretazione in chiave "psicologica" o "religiosa": la sfera come simbolo di perfezione; la sfera come oggettiva rappresentazione dell'orbe terracqueo sul quale l'Onnipotente esercita palesemente la sua protezione come Creatore della Terra e dell'Universo intero; e così via.
Secondo Jung il valore simbolico di una struttura "rotonda", sia essa un disco o una sfera, ricorda il "MandaIa" simbolo sanscrito della totalità psichica, simbolo archetipico della "divinità": nella cultura occidentale, infatti, "Dio è un circolo il cui centro è dappertutto e la circonferenza in alcun posto".
Ma perché non raffigurare sulla "sfera" dipinta dal Salimbeni, ad esempio, i contorni delle terre emerse noti all'epoca se essa fosse appunto la rappresentazione dell'orbe terracqueo?
Perché aggiungere particolari (il corto "tubo" per esempio) difficilmente ascrivibili a... supporti di planisfero, come a volte suggerito da alcuni "esegeti" particolarmente... "pragmatici". Perché dipingerlo con colori che ricordano il metallo, come anche accade nel dipinto del Landriani "Vergine incoronata dalla SS. Trinità" (Gallivaggio, Sondrio) e in molte altre "sfere" che ho avuto modo di osservare e fotografare in dipinti sia del Salimbeni sia di altri autori operanti nel senese tra il XVI e il XVII secolo?
Oppure, perché dipingere sfere con riflessi vitrei, come appare nel dipinto di J. Carreno de Miranda (1614-1683) intitolato "La Messe de fondation de l'Orde des Trinitaires", conservato al Museo del Louvre e in quello di Andrea Previtali (1480-1528), detto il "Cordeliaghi", intitolato "Incoronazione della Vergine", conservato a Brera?
Mi rendo perfettamente conto, a questo punto, di essermi posto innumerevoli interrogativi e che si rende quindi necessario avanzare qualche ipotesi.
O alcuni artisti del passato - solo in alcune specifiche opere - passavano da uno stile pittorico prettamente figurativo ad uno stile pittorico che potremmo definire, in senso lato, "astratto" (nuvole a forma di "piatto rovesciato", mappamondi con particolari e sfumature cromatiche... inquietanti, come nell'opera del Salimbeni, visibile a Montalcino, ecc....). Oppure...
...sfruttando l'atmosfera religiosa presente nei loro dipinti, introducevano elementi estranei (forse visti di persona, forse frutto di racconti o antiche cronache) ai quali necessariamente veniva attribuita una interpretazione mistica. Oppure...
...le foto degli oggetti a forma di "flying saucer", di "cappello", di "sfera" sono dei conclamati falsi, perché no? Oppure...
...ciò che è stato visto e raffigurato in un lontano passato è riapparso nei cieli del nostro pianeta anche in tempi a noi molto vicini, venendo immortalato con mezzi più rapidi, più idonei, più... obiettivi: la fotografia. Senza correre il rischio in questo caso di essere bruciati sul rogo come eretici... forse.
Propendo, naturalmente, per l'ultima ipotesi, quella che sposta il problema dal piano della pura speculazione filosofica, dell'esegesi "artistica" di impronta prettamente soggettiva ad un piano più realistico, più concreto o quantomeno "possibilista".
Ma quali mezzi tecnici abbiamo per suffragare questo nostro nuovo punto di vista?
Chi scrive, coadiuvato dagli ingegneri Colista e Mazzoni, ha scelto quello dell'analisi di immagine perché offre ampie possibilità operative pur non essendo del tutto scevro da "rischi".
La tecnica dell'analisi di immagine consente infatti di mettere in risalto alcune sfumature cromatiche, alcuni elementi morfologici che ad occhio nudo potrebbero sfuggire o essere interpretate in un'ottica molto più ortodossa.
Abbiamo, infatti, già avuto occasione di mettere in luce come il corto cilindro posto sulla "sfera" dipinta dal Salimbeni sia in realtà costituito da due dischi sovrapposti. Perché?
L'analisi di immagine, abbinata alla tecnica televisiva, ha permesso inoltre di realizzare un breve ma significativo filmato che mette in evidenza le molteplici potenzialità della tecnica che abbiamo definito "lente informatica" per cercare di fornire consistenza oggettiva alle ipotesi... "non di stretta osservanza" formulabili relativamente a quelli che noi definiremmo "anacronismi pittorici".
Stiamo, infine, procedendo contemporaneamente all'attuazione di due distinte linee di ricerca: la messa a punto di un particolare "algoritmo informatico" che consenta di rendere virtualmente tridimensionali alcuni oggetti... in odor di UFO raffigurati nei dipinti dei secoli scorsi - comparandoli così più agevolmente con le foto di "accreditati" avvistamenti recenti - e l'analisi sistematica di tutte le tipologie di oggetti riscontrabili nei dipinti stessi, raffrontandole con quelle dei moderni avvistamenti, comparandole - ove possibile - con le testimonianze desumibili dalle antiche cronache.
La "sfida" continua...


RUOTE, CARRI CELESTI, ISOLE IN CIELO... O UFO?

di Roberto Volterri

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 12 del Maggio 2000

"...E Seneca dice... che ne la morte d'Augusto imperatore vide in alto una palla di fuoco; e in Fiorenza, nel principio della sua destruzione, veduta fu nell'aere, in figura di una croce, grande quantità do questi vapori seguaci della stella di Marte..."

(Dante Alighieri, "Il Convivio" Il, XIII, 22).

1500 a.C. Piana di Giza (Egitto).

"...Guardate verso l'Orizzonte di Khu-fu!
...È proprio sopra la grande Mer, la Piramide!
...Ora si sta dirigendo verso l'Amenti, verso Occidente...
...È più grande del Tekhen, dell'obelisco di Ra!
...Ritiriamoci nella Per-Ankh..."

...e lì, nella "Per-Ankh", nella "Casa della Vita", uno stupito sesh, uno scriba, annotò lo strano, meraviglioso evento:
"...Nell'anno 22, terzo mese dell'inverno, sesta ora del giorno... gli scribi della 'Casa della Vita' scoprirono che c'era un cerchio di fuoco che procedeva nel cielo... Non aveva testa, l'alito della sua bocca aveva un odore fetido. Il suo corpo era lungo una pertica e largo una pertica..."
E l'incredulo scriba annotò ancora:
"...Poi, dopo che furono trascorsi alcuni giorni, queste cose divennero più numerose che mai, nel cielo. Splendevano nel cielo più del fulgore del sole...".
Fantasie da... Stargate?
No! È la tanto discussa traduzione letterale di una parte del cosiddetto "Papiro Tulli", conservato e a suo tempo studiato dal professor Alberto TuIli, già direttore del Museo Egizio Vaticano.
Successivamente, il papiro - abbastanza danneggiato e con non poche lacune - fu studiato e tradotto, in una copia, da Boris de Rachewiltz che dichiarò che faceva parte degli Annali di Tuthmosis III (circa 1504-1450 a.C.).
Cosa videro gli stupiti "Remtu Kemi", gli uomini della terra nera, gli egiziani della Piana di Giza? Un "flap" di Oggetti Volanti Non Identificati in volo sulla terra dei Faraoni?
Chissà?
Quel che è certo è che qualcosa di anomalo sorvolò l'Egitto della XVIII a Dinastia, qualcosa che quei lontani progenitori... dell'incredulo Zahi Hawass non confusero con alcun fenomeno meteorologico, qualcosa che non attribuirono alla solita, onnipresente... ira divina.
Ma spostiamoci in un'altra area geografica: la terra d'Israele.
"Ora avvenne nel trentesimo anno, nel quarto mese, il quinto giorno del mese, mentre ero in mezzo alla gente esiliata presso il fiume Kebar, che i cieli si aprirono... E vedevo... c'era un vento tempestoso che veniva dal nord, una gran massa di nuvole e fuoco guizzante e aveva fulgore tutt'intorno, e di mezzo ad esso c'era qualcosa di simile all'aspetto dell'elettro (lega metallica)... E di mezzo ad esso c'era la somiglianza di quattro creature viventi... E ciascuna aveva quattro facce e ciascuna d'esse quattro ali...".
Ebbene sì: si tratta della celebre 'visione d'Ezechiele (Ezechiele, 1-28) che ha fatto versare fiumi d'inchiostro e che ha indotto un ricercatore della NASA, Joseph F. Blumrich, a tentare di progettare, in base alle sue conoscenze di ingegneria spaziale, un veicolo che rispondesse alle descrizioni bibliche.
Blumrich - partito da una posizione di scetticismo totale nel confronti di un'interpretazione "ufologica" della celebre 'visione - si convinse pian piano che il biblico profeta non aveva avuto una - seppur strabiliante! - esperienza mistica, ma era stato protagonista di un vero e proprio... "incontro ravvicinato del terzo tipo".
Espose la sua teoria in un interessante libro edito vari anni or sono anche in Italia: "...e il Cielo si aprì" (Edizioni MEB, 1976).
Ma vediamo qualche altro aspetto dello strano "incontro":
"...a terra c'era una ruota accanto alle creature viventi... in quanto all'aspetto delle ruote e alla loro struttura, era come lo splendore del crisolito (minerale trasparente, giallo-verdastro)... e il loro aspetto e la loro struttura erano proprio come quando una ruota risultava in mezzo ad una ruota... e in quanto ai loro cerchi... erano pieni d'occhi tutt'intorno a tutt'e quattro... e quando le creature viventi si alzavano da terra, le ruote si alzavano...".
"Ruote", "ali"? Blumrich - è stato uno dei progettisti del Saturno V - concluse che le "quattro creature viventi" potevano essere i quattro piedi di atterraggio di un immenso veicolo spaziale, ognuno dotato di un dispositivo che gli consentiva di spostarsi in tutte le direzioni.
Ai giorni nostri un meccanismo del genere è facilmente realizzabile, ma circa 2500 anni fa...
E gli "occhi"?: il progettista della NASA non ritenne troppo azzardato identificarli in dispositivi di controllo, in strumenti o in una sorta di oblò.
Ma anche una rilettura più aperta del misticismo ebraico, del misticismo della Merkabàh, del Carro Celeste descritto da Ezechiele non può non farci riflettere: chi o cosa erano - nella traslitterazione dall'ebraico - le "hayot èsc memallelòd", cioè le "creature di fuoco parlanti"; e chi o che cosa erano gli "ittim hashoth ve-'ittim memallelòd", cioè "coloro che a volte tacevano e a volte parlavano"? Occupanti di un veicolo alieno, dispositivi di comunicazione?
Fantasie? Forse.
Mi permetterei, comunque, di consigliare ai lettori una rivisitazione in chiave critica e... cum grano salis di altri interessanti passi biblici:
"...E il ventiquattresimo giorno del primo mese... alzavo gli occhi e vedevo... un certo uomo vestito di lino, con i fianchi cinti di oro di Ufaz. E il suo corpo era simile al crisolito e la sua faccia simile all'aspetto del lampo, e i suoi occhi simili a torce infuocate, e le sue braccia e il luogo dei suoi piedi erano simili alla visione del rame forbito...".
Un altro IR3 descritto in Daniele 10-6? Altre fantasie?
Può darsi. Però, cerca e ricerca...
Ma rimaniamo ancora un po' in terra d'Israele riportando un passo de "La guerra giudaica" (Libro VI, 5) dello storico ebreo Giuseppe Flavio.
Una altro attento lettore di testi antichi... in odor di UFO, Franco Alfieri di Ancona, quasi trent'anni fa, notò infatti alcuni 'strani' passi nella traduzione del Ricciotti, passi che descrivevano la caduta di Gerusalemme assediata dai romani "...quando sulla città ristette un astro somigliante ad una spada e una cometa che durò per un anno..." e quando "...prima del calar del sole, si videro in tutta la regione, sospesi in aria, carri e falangi armate che irrompevano attraverso le nubi e circondavano la città...", episodi questi che troverebbero conferma anche nelle opere dello storico latino Tacito (Storie, Libro V,13): "...visae per coelum concurrere acies, rutilantia arma et subito nubium igne conlucere Templum...", cioè "...si videro in cielo eserciti scontrarsi, armi risplendenti ed improvvisamente sortir dalle nubi un lume e risplenderne il Tempio..." Battaglie aeree ante litteram?
Inconsueti o ancor poco noti fenomeni meteorologici?
Riporto - a tal proposito - alcune "anomalie" da me rintracciate sfogliando pazientemente un curioso volume in mio possesso, pubblicato nel 1757 a Napoli, intitolato "Costumi e Riti degli antichi Romani", alcune pagine del quale, unitamente al frontespizio, vengono illustrate nell'articolo. Vediamo:
"...nel 193 si videro tre nuove stelle intorno al Sole."
E più avanti:
"...Né due mesi di Gennaro e Febraro del 685... Si vide a Ciel sereno una Stella involta tra le Nubi, che scorreva verso l'Oriente con gran splendore..."
e:
"...Con orribile spavento di tutti si videro cadere dal Cielo globi di fuoco a guisa di stelle, che quasi sembrava sovrastare la fine del Mondo l'anno 772."
E ancora:
"...nell'anno 967, per due giorni furon veduti due soli", fenomeno, questo, nel quale potremmo però riconoscere un classico 'parelio'.
E infine, nell'anno 1046:
"...Furono vedute diverse comete sotto forma di trave."
e:
"...Nel 1344 si videro nel cielo tre Lune".
Ovviamente tutto ciò costituisce soltanto un invito, uno spunto per ulteriori ricerche: non mi sentirei di certo di accettare pedissequamente - senza il necessario 'filtro' esercitato dal buon senso e, ancor più, da un sano esercizio di 'scetticismo quotidiano' (non aprioristico, però!) - tutte le affermazioni contenute in un libro che pone !'inizio del creato... nell'anno 4004 a.C.!
Ma il libro, almeno fino al 1757, riserva altre piccole sorprese!
Vedremo.
Però, per rimanere in tema di "battaglie aeree"... impossibili - in questo nostro diacronico excursus qua e là per il mondo, tra stupiti scribi, venerandi profeti biblici e disincantati scrittori del mondo classico - spostiamoci nell'antica India per rileggere con un diverso e più aperto approccio alcuni passi del poema epico "Mahabharata".
Cronologicamente collocato, da alcuni studiosi, al settimo millennio a.C., il "Mahabharata" è un'opera monumentale, un testo sacro composto da circa centomila "sloka" (strofe). Leggendone alcuni passi con un approccio diverso, in un'ottica ufologica, non si può non rimanere colpiti da alcune descrizioni di oggetti volanti, di battaglie aeree tra eserciti di opposte fazioni.
Vediamone alcune:
"...il virtuoso Yudhishthira, dopo aver eseguito tutto ciò che si conveniva ad un Ario, partì coi suoi fratelli. Essi, saliti sui carri simili a nuvole insieme con Krshna, si diressero, lieti nell'animo, verso Indraprastha, somma città."
E più avanti:
"...Ma il Kuntide Bìbhatsu, illuminando tutte le piaghe del cielo desideroso di provare un incantesimo, fece sorgere un carro divino; e lui vedemmo tutto armato, quasi una nuvola risplendente di lampi".
E ancora:
"...il divino vessillo... che mai cade giù, ma sempre si eleva a guisa di fumo, e il carro che non trova rivali per velocità sulla terra, il carro il cui fragore rimbomba fra gli uomini come quello di una grande nuvola e il cui rumore uguale a quello di un tuono provoca la paura fra i nemici..."
Anche il mitico Arjuna, figlio di Indra, sarebbe rimasto colpito dalle prestazioni di questi carri:
"...vedendo te che raggiungi il cielo, fiammeggiante, di vari colori, colla bocca spalancata, ardenti i grandi occhi, sento scosso il mio animo e non trovo coraggio né tranquillità, o Vishnu...".
E infine:
"...Ed egli (Yudhisthira) stando sul carro, il re esaltatore della famiglia dei Kuruidi, si sollevò rapidamente in alto, col suo splendore avvolgendo cielo e terra."
Sono questi "carri" i famosi "Vimana" - il cui sistema di propulsione si sarebbe basato sull'impiego del mercurio, ben descritti in un interessante volume, il (quasi) introvabile "Vymanika-Shastra", - o si tratta ancora di semplici, ingenue rappresentazioni fantastiche del tutto simili a certe titaniche lotte tra dei e semidei della mitologia greca?
Ma siamo del tutto certi che alla base dei miti, delle tradizioni religiose, delle leggende non ci sia sempre un granello di verità, una infinitesima parte di una realtà percepita da chi sentì poi l'esigenza di tramandare ai posteri la sua esperienza fuori dal comune? A volte tramite un poema epico, a volte ricorrendo a "visioni" bibliche, a volte immortalando su un dipinto l'oggetto dell'esperienza personalmente vissuta o desunta da antiche cronache...
Alcune interessanti ritrovamenti archeologici nella valle dell'Indo, più esattamente a Mohenjo Daro, e migliaia di pietre nere - frammenti di roccia e reperti ceramici vetrificati da temperature altissime, comunque superiori ai 2000°C - suggerirebbero infatti una più aperta rilettura delle antiche tradizioni, dei millenari poemi epici indiani, delle vestigia di un passato il cui studio può riservarci ancora innumerevoli sorprese.
Ma su questo specifico argomento vorrei tornare in futuro.
Rimaniamo però ancora un istante in India per descrivere un'altra interessante struttura architettonica che - correlata a quanto abbiamo fino ad ora esposto - potrebbe suggerire ancora una volta l'ipotesi della presenza di interessanti... anacronismi, probabili ricordi di qualcosa che era nei cieli delle terre bagnate dal Gange: intendiamo accennare agli "stupas".
Questa curiosa struttura campaniforme appare particolarmente legata al buddismo e diffusa, di conseguenza, in località che furono meta delle peregrinazioni dell'Illuminato. Presentanti, a volte, struttura emisferica (il che... non guasta ai fini di quanto stiamo ipotizzando!), gli stupas ospitarono - o almeno cosi vuole la tradizione - le ottantaquattromila parti in cui, secondo il volere del monaco Asoka, vennero suddivise le spoglie mortali del Principe Gautama, il Buddha.
Il massimo raggruppamento di stupas - per l'esattezza settantadue - si trova a Boro-Budur, (isola di Giava) in un imponente e suggestivo monumento a struttura piramidale, dapprima interrato per contrasti con gruppi musulmani e poi riscoperto agli inizi dell'800.
Sulla sommità della piramide, suddivisa in tre terrazze, troneggia un altro grande stupa, ermeticamente chiuso.
Cosa potrebbe contenere?
Il tempio è disseminato di curiose raffigurazioni di creature munite di ali e di quegli inquietanti "uomini pesce" denominati "Oannes".
Qualche riferimento a visite subite dal nostro pianeta da parte di creature... aliene?
Forse sono solo fantasie, ma aggiungendo indizio ad indizio forse non si giunge al conseguimento della prova, però... ci si avvicina!
Spostiamoci ora, rapidamente, in Occidente per rileggere in un'ottica un po' diversa un breve passo tratto da "Viaggio a Laputa", terza parte del più noto "I viaggi di Gulliver" di Jonathan Swift.
Swift, è bene ricordarlo, aveva letterariamente "scoperto" nel 1726 i due satelliti di Marte, Phobos e Deimos. Molto prima della scoperta ufficiale, nel 1877, da parte di Asaph Hall, astronomo dell'osservatorio navale di Washington.
Lo scrittore aveva infatti così descritto i due corpi celesti:
"...Hanno anche scoperto due stelle interne o satelliti che girano intorno a Marte, dei quali il più vicino al pianeta dista dal centro dello stesso esattamente tre volte il suo diametro, e il più lontano si trova a una distanza di cinque volte il medesimo diametro. La rivoluzione del primo si compie in dieci ore, e quella del secondo in ventuno ore e mezzo, in modo che i quadrati dei loro tempi periodici stanno approssimatamente nella proporzione dei cubi della loro distanza dal centro di Marte."
In realtà, il periodo di rivoluzione di Phobos è di 7 ore e 39 minuti contro le 10 ore previste da Swift e quello di Deimos è di 30 ore e 18 minuti invece delle 21 ore e mezzo previste dallo scrittore e anche le distanze dal pianeta rosso appaiono in realtà leggermente diverse da quelle reali. Ciò non rende, comunque, meno strane le affermazioni circostanziate dello scrittore inglese, soprattutto se prendiamo in considerazione alcune anomalie comportamentali da parte dei due satelliti. Ma questo è un altro interessante argomento sul quale si potrà tornare in futuro: limitiamoci, per rimanere in argomento, a leggere un altro strano passo tratto da "Viaggio a Laputa":
"...il cielo era completamente sereno... Improvvisamente si proiettò un'ombra, molto diversa, a quanto mi parve, da quella prodotta dall'interposizione di una nube. Mi volsi, e vidi tra il sole e me un grosso corpo opaco che si muoveva avanzando verso l'isola... A mano a mano che si avvicinava al punto in cui io mi trovavo, mi appariva come un corpo solido, dal fondo piatto e liscio, che brillava molto intensamente al riflesso del mare su di esso... e vidi quel grande corpo discendere fino a porsi quasi sulla mia stessa linea orizzontale".
Cos'era la strana "isola volante perfettamente rotonda..." nella quale "...il fondo o superficie inferiore, quella che si vede guardandola dal basso..." appariva come "...un ampio piatto di diamante lucente..."?
Chi erano, o cosa erano gli "...esseri che uscivano e scendevano lungo i bordi che sembravano in declivio..." e che lo scrittore afferma di aver visto osservando !'isola volante con il suo binocolo?
Si tratta solo di una - come dire? - curiosa anticipazione letteraria alla Jules Verne, una sorta di "science fiction" ante litteram? Oppure Jonathan Swift vide effettivamente qualcosa e attinse altrove - dopo un suo possibile IR3 - le sue informazioni sull'esistenza e sulle caratteristiche dei due satelliti marziani... ancora da scoprire?
O si basò, come sostengono gli irriducibili pragmatici della scienza, soltanto sulle conoscenze astronomiche dell'epoca?
Insufficienti, però, a fornire a chi dell'astronomia faceva pratica quotidiana - e non ad un semplice scrittore - la possibilità di annunciarne ufficialmente l'esistenza centocinquant'anni prima del buon Asaph Hall...
Chissà?
Non fermiamoci però su simili... trascurabili dettagli e concludiamo il nostro viaggio alla ricerca di tracce, di probanti indizi di presenze aliene nel passato del nostro pianeta, tornando nel Bel Paese, per l'esattezza nelle Marche, a Loreto.
Vorrei infatti accennare - molto brevemente e senza peraltro urtare la sensibilità religiosa di nessuno - alla inquietante traslazione della cosiddetta Santa Casa.
Trasportata "in volo" dagli Angeli - così vuole la tradizione - nel 1294 da Nazareth a Loreto, sarebbe parte dell'edificio in muratura, costituito da tre piccole pareti, addossato alla grotta scavata nella roccia che avrebbe costituito la dimora della Madonna.
Un bel dipinto, di un ignoto pittore del XVII secolo, "Traslazione della S. Casa e tre Santi", conservato nella chiesa di S. Francesco a Loreto, illustra il miracoloso evento.
In realtà, indagini di carattere storico-archeologico attestano il trasporto, verosimilmente via mare, da parte dei Crociati, prima in Illiria, nel 1291, e successivamente - il 10 dicembre 1294 - a Loreto.
Ho però preso spunto da tale evento, unicamente per accennare alla possibilità che alcuni episodi nei quali ricorre la descrizione di "carri", di "case", di "isole", di "vascelli" osservati in cielo o trasportati da "esseri celesti" potrebbero - ribadisco potrebbero - essere ricondotti ad osservazioni, ad esperienze di carattere ufologico, in tempi in cui l'unica spiegazione non poteva che essere quella di natura religiosa.
A puro titolo esemplificativo, per rimanere nel campo in cui fino ad ora abbiamo maggiormente indagato ma senza per questo cercarvi alcun riferimento ufologico, viene riportato nell'articolo un particolare del dipinto di Stefano di Giovanni di Consolo, detto "Sassetta", pittore nato a Cortona nei primissimi anni del XV secolo.
Nell'opera, intitolata "Carità di S. Francesco e sua visione di una ricompensa celeste" (1437), conservata alla National Gallery di Londra, è rappresentata quella che potremmo interpretare come la cosiddetta Gerusalemme Celeste sotto forma di un edificio... levitante al di sopra di una città.
Ecco, inviterei i lettori ad esplorare insieme - in dipinti, in bassorilievi, in opere letterarie, in espressioni dell'umano ingegno elaborate... in tempi "non sospetti" - ma sempre con spirito critico e nel pieno rispetto dell'obiettività scientifica intesa nella più ampia accezione del termine, questi spunti di ricerca, questi riferimenti ad episodi che possano fornire, se non proprio delle prove, almeno un fattivo contributo per alimentare i nostri costruttivi "dubbi".
A conclusione di questo articolo, avrei infatti piacere che fosse ben recepito, diciamo così, il messaggio che - insieme ai due collaboratori, ing. Colista e ing. Mazzoni - ho sempre inteso dare.
Ho tentato non tanto di "diffondere il Verbo", di "diffondere la Certezza", di sostenere tesi precostituite, di affermare categoricamente cosa sono per me, per noi, certi "anacronismi" individuati in alcuni dipinti, certe "visioni" veterotestamentarie, certi "fenomeni aerei" quantomeno inconsueti osservati e descritti nei secoli passati, certe curiose "anticipazioni" letterarie, certi "strani particolari" individuabili in dipinti di soggetto religioso. Ho invece cercato di... "diffondere il Dubbio", di inculcare qualche sana e costruttiva perplessità nella mente dei lettori, in particolare nella mente di quei lettori che vorranno seguirci - ed aiutarci! - nel cercare nel nostro passato, nelle testimonianze lasciateci da chi ci ha preceduti, possibili tracce, possibili indizi, di "probabili" visite, di esplorazioni, di contatti tra la nostra civiltà e civiltà aliene.
La qual cosa farebbe sentire tutti noi... meno soli!


SOLI, NUVOLE, TRAVI ARDENTI O UFO?

di Roberto Volterri

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 13 del Giugno 2000

Fenomeni naturali, mistiche visioni oppure... "a volte ritornano"?

"...E Yahweh andava davanti a loro di giorno in una colonna di nuvola per guidarli per la via, e di notte in una colonna di fuoco per far loro luce perché potessero andare di giorno e di notte. La colonna di nuvola non si allontanava d'innanzi al popolo di giorno né la colonna di fuoco di notte"

(Esodo, XIII, 21-22).

1541 A.D...
Una pianura nei pressi di Mortimer's Cross (Herford-shire).
"Edoardo: I miei occhi Sono abbagliati, o scorgo veramente tre soli?
Riccardo: Tre soli gloriosi, ognuno dei quali è un sole perfetto, non separati dalle nubi laceranti, ma distinti in un cielo pallido e limpido. Guarda, guarda! Essi si uniscono, si abbracciano e sembrano baciarsi, come se giurassero fede ad un patto inviolabile: ora sono una sola lampada, una luce, un sole.
In tutto questo il cielo preannuncia qualche evento..."

...scrive infatti William Shakespeare nell'"Enrico VI" (Parte III, Atto II, Scena I) descrivendo un evento che potrebbe essere inquadrato subito nella casistica ufologica se non somigliasse troppo anche ad un altrettanto strano ed inconsueto fenomeno: il parelio.
Aloni solari, falsi soli, parelii e simili fenomeni dell'ottica meteorologica, dovuti alla rifrazione, alla riflessione, all'interazione tra i raggi solari e cristalli di ghiaccio presenti negli strati più alti dell'atmosfera hanno da sempre accompagnato l'uomo nel suo continuo indagare sui più reconditi misteri della Natura ma hanno, a volte, indotto alla visione in cielo di quel che... in cielo non c'era.
O forse sì?
L'illustre figlio della ridente cittadina di Stratford-Upon-Avon non ricorse, in questo caso, soltanto alla finzione letteraria ma si basò infatti sulle "Cronache" di Holinshed, pubblicate tra il 1577 e il 1578. In esse l'autore ricorda appunto un inquietante fenomeno aereo accaduto nel 1461 durante la battaglia di Mortimer's Cross nel corso della "Guerra delle Due Rose", ossia la sanguinosa contesa tra il casato York e quello dei Lancaster.
Quando il futuro Edoardo IV scoprì che il conte di Pembroke, fratellastro di Enrico VI, aveva radunato ingenti truppe irlandesi e gallesi per catturarlo, batté in ritirata per scontrarsi poi con l'esercito nemico proprio nella pianura di Mortimer's Cross, vicino a Hereford, dove poco prima erano apparsi "tre soli che si erano riuniti in un solo astro fiammeggiante". Questo strabiliante evento, meteorologico o "ufologico" che sia, infuse ad Edoardo tanto coraggio che si lanciò arditamente contro i nemici mettendoli in fuga suggerendogli inoltre di inserire un sole splendente nello stendardo del casato.
Fin qui la cronaca storica valorizzata dalla finzione letteraria.
Fu un evento ufologico o un semplice "parelio"? Ma come può apparire un "parelio"?
A titolo esemplificativo riportiamo nell'articolo un bellissimo dipinto di Urban Pictor conservato nella Cattedrale di Stoccolma, ove è rappresentato magnificamente un fenomeno di rifrazione della luce solare avvenuto il 20 Aprile 1535 che, in tempi passati, potrebbe aver indotto in errore gli osservatori, suggerendo mistiche visioni o l'impressione di aver assistito al passaggio di qualche Oggetto Volante Non Identificato. Ciò non taglie naturalmente{altrimenti perché saremmo qui?) che in moltissime altre circostanze qualcosa di solido, qualcosa non appartenente a più a meno conosciuti fenomeni, meteorologici, qualcosa... di "alieno" abbia sorvolato tranquille cittadine del nord d'Europa come Basilea (1566), Norimberga (1561) o anche la nostra penisola, in base a quel che abbiamo. rintracciato nel curioso volume "Costumi e Riti degli Antichi Romani, cominciando da Romolo sino a Carlo VI d'Austria" pubblicato a Napoli nel 1757.
Ma già nella seconda metà del XVI secolo (un periodo d'oro per i nostri studi, vero?) un sacerdote, don Paolo Mantanari, aveva stilato - ebbe modo di ricordare in alcuni scritti Alberto Cotogni, altro validissima cultore di studi fortiani - una sorta di casistica di eventi ai confini tra la meteorologia insolita e... l'Ufologia ante litteram.
Oltre un quarto di secolo fa, Piero Luigi Menichetti nell'indagare su eventi "clipeologici", ebbe infatti modo di rintracciare nell'Archivio di Stato di Gubbio (Fondo Armani, I.E., b.29) un interessantissimo manoscritto del sacerdote "umile ma coltissimo" - così viene descritto - nel quale la descrizione di alcuni fenomeni riportano immediatamente al brano scespiriano che costituisce l'incipit del nostro articolo.
"...2 11 1580. Ricordo come a dì 2 de febbraro aparsero tre soli, i quali durarno circa tre ore..." e più oltre:
"...16 IV 1588. Ricordo come a dì 16 de aprile che fu il Sabbato Santo, aparsero tre soli, et durorno circa doi ore..."
e infine:
"7 II 1590. Recordo come a dì 7 de febbraro aparsero tre soli verso ponente..."
Parelii, cioè dischi luminosi posti a destra e a sinistra del disco solare?
Parelii secondari, cioè dischi luminosi di piccole dimensioni posti sull'alone visibile intorno al sole?
Parantelii, ovvero immagini del sole che appaiono sul cerchio parelio in tre o quattro punti, come è ben visibile nel bellissimo dipinto riportato nell'articolo?
O... UFO?
Proseguiamo ancora un po' su questa strada. "Fax, seu Lampas volans. Magnum meteoron visum post occasum solis diei 31 Martii 1676": così si intitola un altro interessante volume della fine del XVII secolo, rintracciabile anche da ciascuno di voi presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Raccolta Magliabecchiana, segnatura 5.2.129). L'opera, ovvero "Pace, ossia fiaccola ardente che vola. Grande meteora vista dopo il tramonto del sole del giorno 31 marzo 1676" scritta dall'astronomo e matematico faentino Pietro Maria Cavina descrive le osservazioni effettuate a Faenza, a Roma, a Firenze, a Venezia, in Germania e nelle Isole Baleari di un corpo splendente, grande come la luna, di forma apparentemente rotonda o ellittica, dal quale fuoriusciva una coda giallastra con sfumature azzurrognole.
Il già citato Alberto Cotogni, che ebbe modo negli anni '70 di consultare anche l'interessante carteggio tra il Cavina e Antonio Magliabecchi, altro insigne studioso dell'epoca, sembrò escludere l'ipotesi ufologica: siamo comunque dell'opinione che questa serie di fenomeni andrebbero ripresi in seria considerazione tentando di correlarli ad altra simile fenomenologia coeva, cercando anche in raffigurazioni pittoriche dell'epoca - come, ad esempio, in dipinti del tipo prima descritto, conservato nella Cattedrale di Stoccolma o nella giottesca Cappella degli Scrovegni, a Padova, per quel che riguarda la cometa di Halley - ciò che qualche artista ebbe !'idea di immortalare, interpretando l'evento come la sua cultura, la cultura dei tempi che egli viveva, poteva suggerirgli.
Avviamoci alla fine di questo nostro excursus storico, qua e là tra insoliti fenomeni meteorologici, a volte molto "sospetti", con un paio di improbabili... "nubi".
"...Giovedì dodici gennaio millecinquecentottantanove sono state viste di notte due grosse nubi tra Parigi e Saint Denis, che emanavano grande luminosità, e venendo l'una contro l'altra si sono unite e poi hanno indietreggiato; ne sono sortite in gran numero saette e lance di fuoco e la battaglia durò a lungo; poi dopo aver ben combattuto si ritirarono allineandosi di testa e poi cominciarono a muoversi e passarono sopra la città di Parigi e andarono in linea retta verso il Mezzogiorno...".
È, questa, la descrizione di un ben strano fenomeno aereo - attingiamo ancora dal solito Cotogni - avente come protagonisti quelli che possiamo a ragione definire Oggetti Volanti Non Identificati, avvenuto nei cieli di Francia in tempi in cui, né sui cieli di Francia né altrove, nulla - costruito da mano umana - ...volava.
Viene descritto in uno di quei curiosi opuscoletti diffusi nella Francia dell'epoca dai "colporteurs", sorta di venditori ambulanti di immaginette sacre intitolato significatamente "Signes Merveilleux apparuz fur la ville & Chasteau de Blois, en la presence du Roy, & l'assistance du peuple. Ensemble les signes & Comette aparuz pres Paris, le douziesme de Ianuier, 1589 comme voyez par ce present portrait".
Tre "soli", strane "comete", ancor più strane "nubi": ma siamo veramente certi che fino ad ora ci siamo occupati soltanto di fenomeni naturali, di fisica dell'atmosfera... non di stretta osservanza?
Non è questa, di certo, la sede più adatta per dissertare in modo approfondito di... meteorologia insolita: abbiamo voluto soltanto fornire ai lettori un altro spunto di ricerca, un altro indizio, abbiamo voluto diffondere un altro... dubbio (costruttivo speriamo!) in quei lettori che, insieme a noi, si sono sguinzagliati alla "febbrile" ricerca - su dipinti antichi, in ancor poco note pinacoteche, in ancor meno frequentati musei di provincia, in chiese di campagna (è quel che stiamo facendo per un dipinto alla... Masolino!) o, muniti della solita buona lente, su ben illustrati testi di storia dell'arte - di anacronismi, di oggetti, di particolari che... non avrebbero dovuto esserci. Concludiamo rimanendo ancora in tema di "nubi" e tornando per un istante al nostro Masolino da Panicale e alle sue stranissime nuvole.
"...Fece ancora a tempera molte tavole, che ne' travagli di Roma si son tutte o perse o smarrite: una nella chiesa di Santa Maria Maggiore, in una cappelletta vicina alla sagrestia, nella quale sono quattro Santi tanto ben condotti, che paiono di rilievo, e nel mezzo Santa Maria della Neve; et il ritratto di papa Martino di naturale, il quale con una zappa disegna i fondamenti di quella chiesa, et appresso a lui è Sigismondo Secondo imperatore...".
No, non stiamo attingendo dalla vita di Masolino, ma da quella di Tommaso di Ser Giovanni di Monte Cassai, più noto come Masaccio, così come ce la descrive il Vasari nel suo "Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti".
Si tratta della stessa opera, che ormai ben conosciamo, o... esiste - chissà dov'è? - un altro dipinto sul tema delle strane "nevicate" estive, dei "capelli d'angelo", della "bambagia silicea"?
È, verosimilmente, lo stesso dipinto appartenente al trittico realizzato insieme a Paolo Schiavo?
E l'opera di quest'ultimo dov'è?
C'è inoltre un altro elemento che ci insospettisce: ci risulta che l'evento raffigurato da Masolino sia avvenuto a metà del IV secolo, quando era Papa Liberio (dal 352 al 366) e non quando sul soglio pontificio sedeva Martino V (Oddone Colonna, Papa dal 1417 al 1431).
Un errore del Vasari?
Un altro vero e proprio, non involontario, anacronismo?
Ecco, questo potrebbe essere un altro interessante spunto di ricerca per i nostri lettori più curiosi!
"...Il sole ora tramontava e vennero dense tenebre, ed ecco, una fornace fumante e una torcia ardente passare in mezzo alle parti..." (Genesi XV, 17-18): ebbene sì, con la testa tra le "nuvole" ci eravamo proprio dimenticati delle "travi ardenti"... ma di queste parleremo la prossima volta!


CLYPEUS ARDENS ET TRABES IN COELO (MA NON SOLO): SEGNI DIVINI O... UFO

di Roberto Volterri

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 15 dell'Ottobre 2000

"...Eodem millesimo puro de Zugno, nocte tempo apparve una trave de fuoco, venne del monte de Pogiolo a Forlivio in cima a li mura de la Rocca de Ravaldino. Fo poi probicato la venente... Poi ancora de bel dì apparve un'altra trave di fuoco venire del monte de Puzolo infino sopra la piacia: e questo fo palese a tucto el popolo forlovese..."

(Leone Cobelli, "Cronache Forlivesi", XV secolo).

Anno 1487 dell'Era Volgare. Notte.
...Eccola! È appena passata sulla montagna!
È ferma sopra la rocca. È una trave immensa...!
...Sì, è quella della notte scorsa, è una trave di fuoco.
...Proviene anche questa da dietro il monte! Fuggiamo...

...e molti - come mille altre volte in queste circostanze - fuggirono, molti rimasero lì, allibiti, ad osservare la "trave di fuoco" che lentamente solcava il cielo provenendo da dietro le montagne, quasi ferma sulle mura della Rocca... e molti accorsero, il giorno dopo, a vederne un'altra - o la stessa? - che avanzava lasciando dietro di sé una scia di fuoco, terrorizzando i pacifici abitanti della cittadina adriatica.
E molti ricordarono per anni l'inquietante, quasi "diabolico", episodio. Qualcuno - Leone Cobelli - lo descrisse in un libro "Cronache Forlivesi".
Libro che è arrivato fino a noi e che fu pubblicato per la prima volta, a Bologna, basandosi sui suoi manoscritti, a cura del Dottor Enrico Frati e del ben più noto Professor... Giosuè Carducci.
La solita allucinazione collettiva, il solito anomalo fenomeno meteorologico, le solite razionalissime spiegazioni con le quali si tenta di spiegare "tutto" o nulla?
Ma continuiamo la ricerca di antiche cronache che possono aggiungere indizio a indizio sulla presenza o meno, nei secoli passati, di "qualcuno" venuto da "altrove".
In attesa di una prova definitiva!
"Nell'anno 632 comparve nel Cielo un segno a guisa di spada..." e poi "...Furono vedute diverse Comete sotto forma di trave..." e ancora "...Finalmente nel 1244 una prodigiosa Cometa, che per tre mesi continui arse nel Cielo, svanì nella morte di Urbano IV..." e infine "...Due Comete assieme si videro per lungo tempo in Italia l'anno 1456...": ebbene sì, abbiamo sfogliato ancora un po' il curioso volume in nostro possesso intitolato "Costumi e Riti degli Antichi Romani", pubblicato a Napoli nel 1757 e che abbiamo avuto modo di illustrare più ampiamente in un precedente articolo.
Ma un altro breve paragrafo mi ha particolarmente incuriosito: "...Una piramide di fuoco lungo tempo sospesa sopra la Città del Messico diede indizio che era vicino a giungere in America la luce del Vangelo...".
Torniamo, per ora, alle nostre "trabes", come quella efficacemente raffigurata in una incisione di Hermann Schaden del 1463 e ad alcuni strani "vascelli celesti" descritti anche nelle cronache irlandesi.
Anno Domini 956: lo "Speculum Regali", antico manoscritto redatto in terra d'Irlanda in epoca medioevale - comparabile, dal punto di vista dei curiosi eventi descritti, al più tardo testo norvegese "Konungs Skuggsià" - riferisce di un curioso avvenimento "fortiano", quasi un incontro ravvicinato del III tipo. Esso sarebbe accaduto sui cieli della chiesa di San Kinarus, nel borgo di Cloera, ove fu possibile osservare , per tempi abbastanza lunghi, un oggetto - descritto, ovviamente, come "nave del diavolo" - stazionante in cielo e dal quale si sarebbe calato un essere antropomorfo, dedito a strane manovre, che a stento sarebbe riuscito a sottrarsi alla troppo invadente curiosità dei pii fedeli irlandesi.
Ovviamente eclissandosi velocemente a bordo dello strano vascello.
Anno Domini 1161: secondo gli "Annali dei Quattro Maestri", nella baia di Galway appaiono i "loinger demnacda", ossia altre "navi del demonio".
Ma già molto tempo prima strani Oggetti Volavano, Non ben Identificati - nelle forme più diverse - erano stati avvistati anche nei cieli del nostro Bel Paese.
Plinio Seniore, nel Libro II della sua "Naturalis Historia (paragrafo XXXIV) descrive uno strano oggetto simile ad uno scudo infuocato (il famoso clypeus ardens) che durante il consolato di Caio Valerio e di Mario, nel 100 a.C. avrebbe attraversato "...il cielo da Occidente a Oriente, al tramonto del sole, mandando scintille...".
E poco più avanti (nel paragrafo XXXV) descrive l'evento a cui avrebbe assistito il Proconsole Silanus - durante il Consolato di Cneus Octavius e Caius Scribonius - mentre "una scintilla caduta da una stella si ingrandiva avvicinandosi alla terra e, dopo essere diventata grande come la luna, spandeva attorno un chiarore come di giornata piena di nuvole, allontanandosi poi nel cielo come una fiaccola..."
Mentre prima (nel paragrafo XXVI) aveva descritto delle "...strane travi che brillano nel cielo, come quelle che apparvero in occasione della battaglia navale che costò agli Spartani il dominio sulla Grecia...".
Il buon Plinio era però stato preceduto in queste sue osservazioni e ricerche... ufologiche - anzi, dati i tempi "clipeologiche" per usare un termine caro proprio a Tito Livio e introdotto nelle ricerche di cui mi occupo, dal milanese Umberto Corazzi, nel lontano 1959 ma diffuso quasi esclusivamente in Italia ad opera di Gianni Settimo - da Plutarco che nel suo "Lucullo" descrive uno strano avvistamento avvenuto in Frigia, ad Otryae, nei pressi di Troia, durante la terza guerra tra Roma e Mitridate, re del Ponto: "...il cielo risuonò cupamente mentre un oggetto, simile ad un grande dolium {una giara), con il colore dell'argento, si abbassò all'improvviso sui due eserciti che, impauriti, fuggirono..."
Uno strano fenomeno meteorologico? Una mistica visione?
O qualche UFO nel pieno esercizio delle loro (ancor misteriose) funzioni?
Ma proseguiamo nella ricerca di indizi, sui "sacri testi" che ci hanno accompagnato negli anni del Liceo (e oltre!), di qualcosa che possa riferirsi - vista con gli occhi un po' più smaliziati dell'osservatore del XXI secolo - alla fenomenologia ufologica.
Anche in Tito Livio, qua e là, possiamo trovare qualche espressione... sospetta.
Nel Libro XXI della sua "Ab Urbe condita libri" troviamo la descrizione di "...navi che brillavano nel cielo..." quando, nel 218 a.C., imperversava la seconda guerra punica, mentre in ciò che ci è pervenuto del mutilo Libro XXX descrive strani "...fuochi nel cielo della città di Anagni, dapprima radi, poi seguiti da una grande fiammata...".
Ancora inconsueti fenomeni atmosferici? Può darsi, però - come abbiamo più volte avuto occasione di ribadire - molti indizi non costituiscono certamente una prova, però... gli si avvicinano!
Ciò pur tenendo conto che il valore, dal punto di vista storico, della narrazione liviana dipende, naturalmente, dal valore delle fonti, che Livio rielaborò abbastanza liberamente secondo le sue esigenze artistiche, non del tutto, quindi, in base ad una obiettiva valutazione della loro attendibilità.
Lo stesso Tito Livio, però, dal sommo Dante definito "Livio che non erra"...
Ma proseguiamo, con un salto temporale di qualche secolo, fino al 1571, alla famosa battaglia di Lepanto.
"...La notte avanti al 22 settembre apparve in alto un segno... Era il cielo tutto sereno, il vento di tramontana freschissima, le stelle chiare e scintillanti: ed ecco, nel mezzo all'aria fiamma di fuoco sì lucente e sì grande in forma di colonna per lungo spazio fu da tutti con meraviglia veduta...".
Così, infatti, Alberto Guglielmotti, ufficiale della Marina Pontificia coinvolto nella cruenta battaglia contro i Turchi davanti alle coste greche, descrive !'insolito evento, verosimilmente di matrice ufologica, mentre i marinai "...stimavano che la colonna di fuoco guidar dovesse l'armata cristiana sul mare, come guidò il popolo d'Israele nel deserto...".
Colonne che, come abbiamo già visto riguardo la storia ebraica, sono spesso apparse nei cieli, soprattutto in occasione di eventi bellici importanti o di situazioni critiche per una moltitudine di individui.
Anche qui i soliti... "insoliti" fenomeni atmosferici?
Anche qui allucinazioni collettive? Dovremmo, forse, essere un po' stanchi di cercare di spiegare tutto, ma proprio tutto in funzione "del già conosciuto".
Qualcosa (e forse anche un po' di più...) suvvia ammettiamolo! - ancora ci sfugge, qualcosa ancora ci è poco noto, qualcosa... non lo conosciamo affatto!
E tra quel "qualcosa" c'è anche, a parer mio, una possibilissima realtà "aliena", presente oggi nei nostri cieli, come lo era in passato.
Realtà "aliena" immortalata oggi - almeno nei casi, forse troppo pochi, al di là di ogni sospetto - dall'obiettivo della macchina fotografica o della videocamera; realtà aliena immortalata ieri dall'occhio, dalla memoria, dalla penna, dal pennello di alcuni incuriositi e fortunati osservatori.
Dati i tempi, secondo me, molto più attendibili.
E noi siamo qui proprio per cercare, nel passato, quelle rare (ma non troppo!) testimonianze letterarie, pittoriche, archeologiche che, soprattutto se confortate da una convergenza di prove, da inoppugnabili elementi, potrebbero confermarci l'esistenza di contatti tra la nostra civiltà e civiltà aliene.
La qual cosa, ne sono certo, farebbe sentire tutti noi... meno soli.
Ma non divaghiamo: restiamo ancorati, appunto, alle testimonianze provenienti dal passato.
Come prima ho accennato, dopo aver partecipato ad un interessante Congresso di Archeometria a Città del Messico, ho avuto, nei giorni successivi, modo di esplorare i siti archeologici più interessanti della civiltà Maya: Uxmal, Yaxchilàn, Chichen-Itzà, Tulum e - poteva mancare? - l'affascinante Palenque, in restauro da mesi.
Dopo aver visto - purtroppo di sfuggita e dietro versamento di congrua mancia - la cripta di Pacal e l'ormai famosissima "Pietra" con relativo "astronauta", ho voluto effettuare un confronto tra quest'ultimo reperto e un altro interessantissimo manufatto da me fotografato (purtroppo è una copia, ma molto fedele!) nel Museo di Antropologia e Storia della capitale messicana.
Si tratta di una pietra, datata al 700-500 a.C., proveniente dal sito archeologico nei pressi di Cuernavaca y Cautla, nello stato di Morelos, in Messico.
È nota anche come la Pietra del "Signore di Chalcatzingo". Raffigura un curioso personaggio, denominato "EI Rey", il Re, seduto all'interno di una struttura ogivale, mentre dall'alto cadono dei "proiettili" (non saprei come definirli diversamente) ovviamente interpretati come... (grosse) "gocce di pioggia".
Inoltre, EI Rey tiene in mano un oggetto rettangolare, mentre da un'estremità dell'ogiva esce... del fumo. La somiglianza con ciò che è raffigurato a Palenque è - non si può negare - abbastanza evidente!
Ovviamente la spiegazione di una collega archeologa, operante proprio nei siti messicani, è stata di strettissima osservanza: l'ogiva non è un'ogiva ma la... grotta dalla quale EI Rey, seduto sul suo trono, parla (le "fiammate" fuoriuscenti dall'ogiva stessa) al popolo. Lo strano oggetto nelle mani del Rey è - c'era da aspettarselo! - il solito simbolo di potere. E così via.
La raffigurazione di cui parliamo, anteriore di circa mille anni a quella di Palenque, appare estremamente interessante dal punto di vista della cosiddetta Paleastronautica, fornendo forse non una prova ma certamente un indizio di notevole... "spessore probatorio" alla tesi che quelle terre furono teatro di incontri e forse di scontri tra popolazioni autoctone e civiltà non di questa Terra.
Come traspare anche da un breve ma suggestivo brano tratto dal "Codice Matritense" riferito ad un altro affascinante sito archeologico che ho visitato, Teotihuacan, la "Città degli Dei", brano con il quale vorrei ora lasciarvi a riflettere:

"Cuando aun era de noche,
cuando aun no habia dia,
cuando aun no habia luz,
se reunieron,
se convocaron los dioses
alla en Teotihuacan".


LO STRANO PROIETTILE IN PIETRA DI UXMAL: UN UFO-CRASH TRA LE ROVINE MAYA?

di Roberto Volterri

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 18 del Marzo 2000

"...Un cerchio sarà in cielo, la terra brucerà. Kauil verrà innalzato, sarà innalzato al principio del tempo che verrà... La terra brucerà in questo Katun..."

(dai libri di Chilam-Balam, XVI-XVII secolo d.C.).

All'alba di un giorno qualunque. IX secolo d.C.
...Guardate! È caduto vicino al Tempio!
...Ha la coda di fuoco!
...È un messaggero di Quetzalcoatl
il Serpente Piumato!...

...è possibile che questo nostro immaginario e concitato dialogo si sia effettivamente svolto, forse in lingua "nahuatl", tra le umide foreste, tra i misteriosi templi frequentati dalle popolazioni Maya? È possibile che lo strano oggetto in pietra - da me fotografato - a struttura chiaramente ogivale, infisso nel terreno non verticalmente, come una stele, non appoggiato, ma - ripeto - infisso con l'inclinazione caratteristica di "qualcosa" che cade dall'"alto" con una "precisa traiettoria" sia stato posto lì, dalle antiche popolazioni maya in ricordo di "qualcosa" che effettivamente era caduto nei loro territori? Ma procediamo con calma.
Ho passato gran parte del mese di Maggio 2000 in Messico, prima per presentare, in un Congresso internazionale di Archeometria, un lavoro di ricerca, mediante Microscopia Elettronica e altre sofisticate tecniche di analisi, su antichi reperti punici in oro e argento - oggetto di studio presso i laboratori dell'Università nella quale opero come archeologo - e poi per visitare in lungo e in largo i vari siti archeologici dello Yucatan (Palenque inclusa, ovviamente!).
Dopo aver visitato per alcuni giorni Teotihuacan, "il luogo ove si diviene dei", dopo essere salito sulla "Piramide della Luna" e su quella del "Sole", dopo... "non essere riuscito", neppure con... tentativi di corruzione a base di congrua "propina", la mancia locale, a vedere i famosi strati di "muscovite" (mica) di cui non è chiara né l'origine, né l'uso, sono partito per un avventuroso e faticoso viaggio tra le rovine maya. Visitata Yaxchilan e i suoi templi sperduti tra la foresta, dopo alcune ore su una traballante camionetta e oltre un'ora a bordo di una non più rassicurante lancia a motore, sull'affatto rassicurante fiume Usumacinta, ammirati i famosi dipinti di Bonampak (e il caratteristico "blu maya", in verità ormai un po' sbiadito!), avventuratomi tra i templi della più turistica Kabah, mi sono avviato verso Uxmal.
Il sito archeologico, in ottimo stato di conservazione e con ancora alcune aree da scavare (tra le quali ho vagato un po' alla ricerca di qualche altro "strano" indizio) si trova al chilometro 78 della strada che collega Merida a Campeche. L'edificazione del centro cerimoniale di Uxmal può collocarsi tra il VII e il X secolo d.C., nel periodo aureo della civiltà Maya. L'area archeologica è costituita da vari templi caratterizzati in gran parte dallo stile architettonico denominato Puuc.
Tra i templi spicca per dimensioni e atipiche caratteristiche la cosiddetta "Piramide dello Stregone". Presenta una base ellittica, con spigoli fortemente arrotondati e deve il suo nome ad una antica leggenda locale. Ma non è di questi aspetti storico-artistici che tratterò in questo articolo dedicato alla ricerca delle testimonianze "archeoufologiche": accennerò invece ad una curiosa struttura in pietra che dovrebbe quantomeno... far pensare.
Ad Uxmal, infatti, davanti ad uno dei templi più belli, in prossimità del cosiddetto Palazzo del Governatore, all'interno di una piccola e bassa recinzione in mattoni e pietre, ho fotografato il curioso reperto illustrato. Non è, come si potrebbe credere, caduto dalla sua originaria posizione verticale, sembra sia stato sempre così, come ho potuto verificare interpellando anche alcune guide locali. Si tratta di un cilindro in pietra, con un diametro di poco più di sessanta centimetri, con la punta palesemente tronco-conica, quasi "ogivale", riportante quelli che appaiono come sbiaditissimi glifi maya. Sta lì, quasi passa inosservato, dato che i turisti, quelli meno... curiosi vagano con il naso all'insù, ammirando i templi, le ripide scalinate, il curioso campo per il gioco della pelota e tutto quanto ancora offre la visita a questi meravigliosi siti archeologici Maya.
Sta lì da molto, molto tempo, a testimoniare qualche particolare, anomalo evento? A testimoniare, forse, che "qualcosa" cadde dal cielo, tra i templi e la foresta e penetrò nel terreno proprio in quella curiosa posizione, "inclinato", nella posizione in cui oggi possiamo osservare il reperto in pietra posto da qualche sacerdote Maya a perenne ricordo di un fenomeno "divino"?
Chissà?
Ma ho voluto accennare - seppur brevemente - a questo reperto, perché nel corso delle mie peregrinazioni archeologiche in Messico ho trovato altri curiosi oggetti che mi hanno suggerito una correlazione con l'ipotetico "UFO-crash" di Uxmal.
Non me ne vogliano gli ufologi di strettissima osservanza se mi sono - molto sommessamente - permesso di definire così una testimonianza archeologica che, verosimilmente, potrebbe interpretarsi anche con una chiave di lettura meno "eretica", più ortodossa, ma che, al momento... mi sfugge! Ma spostiamoci di molti chilometri (così come li ho percorsi, mi sono sembrati veramente molti!). Gli altri reperti "strani" giacciono infatti, accatastati uno sull'altro, in un altro piccolo recinto del sito archeologico di Chichèn-Itzà. La cittadina sacra elle popolazioni Itzaès, denominata Chichèn-Itzà in lingua Maya, ossia il Pozzo Sacro degli Itzaès, è situata a 120 chilometri ad est di Merida, capitale dello Stato messicano dello Yucatan.
Qui gli Itzaès arrivarono, provenendo da Petèn, nel Guatemala, tra il 435 e il 455 d.C., anni corrispondenti al periodo maya di "Katùn 6 Ahau", abitarono il territorio fino al 692 d.C. e poi lo abbandonarono, per tornarvi, però, non molto tempo dopo, formando alleanze con altre popolazioni locali. La pace durò fino al 1204 d.C., anno in cui Hunac Ceel, governatore di Mayapan, ruppe il patto e attaccò Chichen-Itzà, conquistò la città e fece sì che tutti gli abitanti abbandonassero definitivamente quei territori.
Ho riportato queste brevi informazioni unicamente per inquadrare dal punto di vista storico e geografico il sito archeologico nel quale ho fotografato - a pochi metri di distanza dalla Piramide "El Castillo" - degli strani manufatti in pietra, a forma chiaramente "ogivale", accatastati a decine in un piccolo recinto. Ovviamente l'archeologia ufficiale - non sapendo fare di meglio - li ha già catalogati come "simboli fallici" (c'era da aspettarselo!) e li ha posti nel recinto suddetto in attesa di trovare una razionale collocazione a dei reperti che hanno l'unico torto di richiamare alla mente altre... morfologie. In realtà, la prima cosa che richiamano alla mente è la forma di un "proiettile", di un... "razzo"! Anche se di piccole dimensioni. Possiamo ipotizzare che anche a Chichèn-Itzà furono osservate delle strutture di forma aerodinamica, ogivale, che poi furono scolpite nella pietra ad eterno ricordo di qualche avvenimento fuori dell'ordinario? Possiamo correlare questi reperti all'altro, di maggiori dimensioni, infisso obliquamente nel sito archeologico di Uxmal? Sono solo nostri "voli pindarici"? Può darsi e, dato che "la Scienza è Verità", non... "lasciamoci ingannare dai Fatti" (né da troppo ardite supposizioni) e proseguiamo il nostro giro qua e là tra le rovine maya per ammirare una strana, curiosa scultura in pietra posta nel Parco Naturale e Archeologico "La Venta" raffigurante un individuo che, mani dietro il capo, osserva... il cielo.
Un "fannullone" immortalato in un momento di duro... ozio, oppure la rappresentazione dell'insopprimibile desiderio dell'Uomo di scrutare le profondità del Cosmo alla ricerca di creature a lui "simili"? La scultura, pur nella sua semplicità, promana uno strano fascino, richiamando alla mente la visione di un cielo stellato nel quale l'oscuro personaggio raffigurato cercava (o ricercava?) tra le stelle, che rendevano meno solitaria la notte della immensa foresta dello Yucatan, un segno, una testimonianza, una prova di non esser solo tra i suoi simili, ma di avere dei "fratelli" nell'immensità dell'Universo. Ebbene sì, lo ammetto, mi sono fatto prendere la mano da un eccessivo lirismo: perciò, per tornare... sulla Terra (si fa per dire!) osserviamo la curiosa maschera rituale, in terracotta, da me fotografata nello stupendo Museo di Antropologia e Storia di Città del Messico. Rappresenta la testa di un animale munito di strane protuberanze, oppure raffigura un... "casco spaziale" munito di oblò, osservato da qualche oscuro artigiano maya e poi immortalato nell'argilla cotta affinché, secoli dopo, qualcuno potesse elucubrare "eretiche" teorie su "le cose che si vedono nel cielo" e sulla "pluralità dei mondi abitati"? Può essere anche così ma... non ne sono del tutto convinto! Perciò proseguiamo ancora, concludendo questo breve excursus tra le testimonianze della cultura maya, con un altro... "casco spaziale" oppure - se volete - con la solita raffigurazione del solito personaggio che non trovava nulla di meglio da fare che infilarsi in un improbabile costume da... aquila, forse proprio ad imitazione di "qualcuno" che aveva visto volare davvero! Ho fotografato la bellissima scultura in terracotta nel Museo del TempIo Mayor, a Città del Messico e, al di là della pregevole fattura, al di là degli aspetti prettamente artistici, essa - considerando anche quanto abbiamo fino ad ora visto riguardo "atipiche" testimonianze della cultura maya - promana un fascino sottile, una particolare suggestione di luoghi e di epoche in cui nulla, costruito da mano umana, solcava l'azzurro dei cieli o illuminava il buio della notte nell'immensa foresta, tra i suggestivi templi e le inquietanti raffigurazione di Quetzalcoatl, il Serpente Piumato. Che però... volava! Volava come il "nostro" caro Pacal dato che il logo del nuovissimo, delizioso aeroporto di Palenque è, molto opportunamente, rappresentato proprio dal ben noto Astronauta a bordo del suo anacronistico... "veicolo", privato - chissà mai perché! - della parte anteriore della "capsula"! Con questa curiosa, recentissima, testimonianza, concluderei per ora il nostro breve viaggio tra le anomalie artistiche, tra gli anacronismi, tra tutto ciò possa avervi fatto meditare ancora un po' sulle incerte... "certezze" del sapere istituzionalizzato.
Tra tutto ciò che possa aver contribuito a sostituire queste - a volte improbabili - "certezze" con sani, costruttivi... "dubbi". Ma prima di salutare i lettori vorrei mostrare un mio (probabile) piccolissimo "scoop" relativo al ben noto dipinto attribuito alla scuola di Filippo Lippi intitolato "La Madonna e San Giovannino".
No, state tranquilli non ho scoperto (per l'ennesima volta!) l'Oggetto Volante che gli storici dell'arte Non Identificano (le maiuscole non sono casuali...): ho solo messo in evidenza - con le tecniche di analisi ed elaborazione di immagine che, in dettaglio, sono illustrate in un mio libro dedicato proprio a queste ricerche - un altro testimone dell'agreste, "incontro ravvicinato"! Ebbene sì, c'è un secondo osservatore, seduto accanto al suo gregge, che guarda tranquillamente il luminoso oggetto posto in cielo: la posizione del capo, più evidente nelle elaborazioni dovute anche alla perizia... informatica di Massimiliano della Millia, mostra come egli contempli l'oggetto senza preoccuparsi minimamente, come se una simile visione fosse, per lui, abituale. Un piccolo scoop? Non lo so e, dopotutto, ciò non ha eccessiva importanza: ho soltanto voluto mettere in evidenza come le tecniche più volte suggerite possano dare maggiore spessore probatorio ai risultati delle nostre, delle vostre indagini.


MIRACOLI ATMOSFERICI?

di Roberto Volterri

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 33 del Giugno 2002

Fenomeni aerei anomali nel passato: indizi di presenze aliene?

Yahwe disse quindi a Mosè: "Ecco vi farò piovere pane dai cieli..." (Esodo, XVI, 4).
Cosa piovve veramente "dai cieli" nel XIII secolo a.C. in terra di Israele?
Cosa piovve, nel 358 Anno Domini, sugli esterrefatti cittadini che - a oltre mille chilometri di distanza - oziavano sul colle Esquilino in una calda giornata di Agosto, in una Roma del IV secolo?
Chi annotò in "antiche cronache" i particolari di un così inconsueto... fenomeno atmosferico?
Particolari che servirono, molti secoli più tardi, a Fra Bartolomeo da Trento per comporre nel 1244 il suo "Liber epilogorum in gesta Sanctorum", in cui descrisse sia il "messaggio onirico" giunto contemporaneamente a Papa Liberio (352-366) e all'agiato patrizio romano di nome Giovanni, sia lo stranissimo "miracolo atmosferico" che coprì di una bianca coltre una circoscritta area del colle Esquilino.
E solo quella...
Chi descrisse così minuziosamente le stranissime "nuvole" - quasi in formazione aerea, alcune delle quali con una ancor più strana forma "discoidale" e "lenticolare" - da cui cadde qualcosa di bianco, di impalpabile, molto simile a neve?
Ma che neve non era...
Non siamo in grado di dare risposta a queste domande, ma poco importa: ciò che appare di rilevante importanza è, invece, il fatto che in tempi in cui nulla frutto dell'umano ingegno sfrecciava sui cieli di una "biblica" Israele, in tempi in cui su una Roma tardo-imperiale solo dalle nubi - quelle vere! - potevano cadere fiocchi di neve ma certamente non il 5 Agosto! - in quei tempi "qualcosa" accadde, "qualcosa" attirò, verso l'alto, gli sguardi di quelle ingenue genti, "qualcosa" lasciò una, seppur effimera, tangibile traccia.
"Traccia" il cui ricordo si tramandò oralmente per anni, finché qualcuno non la descrisse definitivamente in "antiche cronache", a cui attinse sia il già citato Bartolomeo da Trento sia un maturo e valente artista: Masolino da Panicale.
Come già fece il Lippi, o qualcuno della sua "Scuola", con il celeberrimo dipinto "La Madonna e San Giovannino" (Firenze, Palazzo Vecchio), come più tardi fece l'artista senese Ventura Salimbeni con l'altrettanto conosciuto dipinto "Glorificazione dell'Eucarestia", Masolino lavorò insieme al Masaccio e a Paolo Schiavo alla realizzazione di un "Trittico della Neve" (terminato nel 1429), di cui due opere sono andate perdute.
Oggi, però, non solo il dipinto di Masolino - conservato al Museo di Capodimonte, Napoli, ottimamente illustrato nella trasmissione "Stargate" del 28 Aprile scorso e commentato in un'ottica "esobiologica" da chi scrive queste righe - riporta ai nostri occhi quello stranissimo "miracolo atmosferico", almeno se il "miracolo" viene osservato da parte dello studioso che voglia indagare sulla possibilità che anche in antico siano avvenuti "contatti" tra il nostro pianeta e civiltà ad esso estranee.
Infatti nella Basilica di S. Maria Maggiore - conosciuta anche come "Sancta Maria ad Nives" o "Liberiana", dal nome del Papa che assistette al fenomeno - esistono almeno altre tre raffigurazioni del "miracoloso" evento.
Chi scrive, munito della solita, fedele macchina fotografica, si è aggirato tra turisti giapponesi, inglesi, francesi e tedeschi, attratti dalle altre meraviglie architettoniche e artistiche della Basilica giubilare romana, e ha potuto documentare sia la presenza di un bellissimo mosaico che riveste tutta l'antica facciata fatta realizzare da Papa Eugenio III (1145-1152), sia un bassorilievo absidale, nella Cappella Borghese, realizzato nel XV secolo da Mimo del Reame, sia un curioso dipinto rappresentante proprio la caduta della "neve" in una zona ben delimitata del Colle Esquilino.
Chi scrive sta inoltre conducendo anche una capillare indagine, qua e là tra santuari dedicati alla Madonna della Neve, per documentare l'eventuale presenza di altri simili, inconsueti, estivi "miracoli atmosferici". La ricerca continua...
Ma torniamo agli stranissimi fiocchi di "neve" che fecero gridare al "miracolo" Papa Liberio, il patrizio Giovanni e gli attoniti cittadini dell'antica Roma. Cos'erano in realtà?
Certamente non era neve, considerando la data (5 Agosto!) in cui avvenne la... "nevicata".
Chissà? Forse era la stessa sostanza, la "Manna" che alimentò il popolo ebraico per anni, mentre vagavano nel deserto guidati da Mosè?
Forse era la stessa sostanza che cadde in Francia negli anni '50 e, in particolare, in Italia nel 1954, a Firenze.
Nella bella città toscana, durante una di queste inconsuete "nevicate", uno studente di ingegneria ebbe la prontezza di spirito di raccoglierne una piccola quantità e di portarla ad analizzare all'Istituto di Chimica dell'Università. Qui il Prof. Giovanni Canneri e il Prof. Danilo Cozzi eseguirono analisi spettroscopiche mettendo in evidenza la presenza di Boro, Magnesio, Silicio e Calcio, con una composizione ben diversa da quella della "fibroina" (C15H25N506), principale costituente di alcuni tipi di... ragnatele che, in alcuni periodi dell'anno, vengono portati qua e là dal vento.
Qualcosa di ben diverso, dunque!
La sostanza biancastra, filamentosa caduta da "oggetti" molto simili a quelli raffigurati nel dipinto di Masolino da Panicale è stata denominata "bambagia silicea" (data l'abbondanza di questo elemento riscontrata durante le analisi) o, più poeticamente, "capelli d'angelo".
Ma proviamo a confrontare i due eventi, i due "miracoli atmosferici", separati da oltre sedici secoli.
Ho prima acccennato alla Manna, cioè alla strana sostanza di colore bianco che sarebbe caduta dal cielo nel deserto di Sin, fra Elim e il Sinai, quando "...la mattina si era formato intorno al campo uno strato di rugiada. A suo tempo lo strato di rugiada evaporò, ed ecco, sulla superficie del deserto c'era una cosa fine a fiocchi, fine come la brina sulla terra..." (Esodo XVI,13-14).
"...A questa vista meravigliando - si legge in un'altra ottocentesca edizione del Vecchio Testamento - gli Israeliti si dissero l'un l'altro questa parola Man-hu, la qual significa 'Che cos'è codesto?', perché non sapevano che si fosse..."
Da qui l'uso della parola Manna per designare la sostanza biancastra con cui il popolo ebraico che vagava per il deserto si nutrì, riuscendo così a sopravvivere "...per quarant'anni, finché giunsero in un paese abitato... finché giunsero alla frontiera del paese..." (Esodo, XVI, 35).
Un altro "Miracolo atmosferico"?
Forse no, poiché in questo caso la spiegazione più razionale potrebbe rientrare nel campo delle scienze naturali pur presentando alcuni strani aspetti di carattere... esobiologico.
Già nel 1483 il decano del Duomo di Magonza, Bernhard von Breitenbach, aveva descritto "il pane del cielo" che "...cade di buon mattino e, come la rugiada e la brina, forma tante gocce sull'erba, sulle pietre e sui rami degli alberi...".
Successivamente, nel 1823, il botanico tedesco Ehrenberg avanzò l'ipotesi che la Manna non fosse altro che la secrezione dei tamarischi, una sorta di acacie molto diffusi in quell'area geografica.
Nel 1925 due botanici dell'Università di Gerusalemme - Friedrich Simon Bodenheimer e Oskar Theodor - dopo lunghe indagini condotte nell'area del Sinai confermarono infatti che la secrezione dell'arbusto Tamarix gallica, quando viene punta dal Coccus manniparus o Fossyparia mannifera - un emittero, una cocciniglia tipica del luogo - presenta le dimensioni e la forma di un "seme di coriandolo" bianco che, dopo un po' cristallizza in granuli bianco-giallastri di sapore dolciastro.
Proprio come ciò che videro gli Israeliti quando... "si voltarono con la faccia verso il deserto, ed ecco, la Gloria di Yahwe apparve nella nuvola..." (Esodo XVI, 10), mentre la mattina dopo "...sulla superficie del deserto, c'era una cosa fine a fiocchi" (Esodo, XVI, 14), simile a una sostanza "...bianca e il suo sapore era come quelle di sottili focacce di miele..." (Esodo XVI, 31).
È tutto chiaro, quindi? Non proprio...
Forse da qualche "anacronistico" oggetto - dalla... "nuvola"? - cadde nel deserto una sostanza bianca simile alla "bambagia silicea", ai "capelli d'angelo" e fu da quelle ingenue popolazioni confusa con la sostanza biancastra prodotta dalla Tamarix gallica che avrebbe consentito loro la sopravvivenza nel deserto per lunghi anni?
Forse i due fenomeni avvennero contemporaneamente, ingenerando una qualche confusione nella tradizione prima orale e poi scritta?
Cos'era infatti l'onnipresente "Gloria di Yahwe" che apparve "...in una colonna di nuvola per guidarli per la via, e di notte in una colonna di fuoco..." (Esodo, XIII, 21)?
Non lo sappiamo, ma... potremmo immaginario! Ho voluto intitolare "Narrano antiche cronache..." (Edizioni Hera), un mio libro, proprio per tentare di dare - anche con l'aiuto dell'onnipresente Personal Computer - una spiegazione in chiave "esobiologica" ad una vastissima serie di eventi, di testimonianze pittoriche e archeologiche, "curiosando" anche tra... "antiche cronache" bibliche alla ricerca di indizi (ce ne sono moltissimi!) - al di là di ogni sospetto - che possano consentirci di interpretare più pragmaticamente una fenomenologia inserita, al solito, in un contesto religioso.
"Eventi", "testimonianze pittoriche", "testimonianze archeologiche", "cronache bibliche" - veri e propri "ricordi dal... futuro"! - che ho preferito annoverare, come recita un qualsiasi vocabolario, tra gli "anacronismi", cioè tra "...errori di cronologia per cui si attribuiscono cose e fatti caratteristici di un'epoca ad un'altra diversa".
Lo strano oggetto "discoidale" alla spalle della Vergine, visibile nel dipinto attribuito alla Scuola di Filippo Lippi, intitolato "La Madonna e San Giovannino", le ancor più strane "nuvole" del già citato dipinto di Masolino da Panicale e altre simili raffigurazioni erano inconsueti "miracoli atmosferici" o manifestazioni della presenza su questo nostro pianeta di realtà... "esobiologiche"?
La celeberrima "Visione di Ezechiele" in cui "...mentre i cieli si aprirono..." e appariva "...una gran massa di nuvole e fuoco guizzante..." mentre "...qualcosa come l'aspetto delle torce si muoveva da una parte all'altra fra le creature viventi e il fuoco era luminoso e dal fuoco usciva il lampo...", quando "...le creature viventi si alzavano da terra, le ruote si alzavano...", appartenne ad un altro inconsueto "miracolo atmosferico" o fu anch'essa la testimonianza che "qualcosa" di estremamente anacronistico avvenne nei cieli della terra di Israele?
In un altro continente, in Messico, a Palenque molti secoli più tardi, nel VII secolo della nostra Era - cosa vide l'ignoto artista maya che scolpì, sul coperchio del sarcofago del principe Pacal, un personaggio che, curiosamente, "cavalca" uno strano "meccanismo" inserito all'interno di una struttura "ogivale" da cui esce... del fumo e del fuoco?
Forse lo stesso anacronistico oggetto che, nell'VIII secolo a.C., un altro sconosciuto artista aveva visto e ricordato scolpendo un'immagine del tutto simile in cui "El Rey", il "Signore di Chalcatzingo", siede all'interno di un'altra struttura ad ogiva da cui - anche qui! - sembrano uscire fumo e fiamme? Cosa avvenne a Medjugorje - come afferma padre Slavko Barbarie, vice parroco del "miracoloso" luogo situato a venti chilometri da Mostar, nell'Erzegovina - quando il Sole, al tramonto, cominciò improvvisamente a "ruotare" e "danzare" nel cielo?
Cosa avvenne a Fatima il 13 Ottobre 1917, quando il Sole sembrò "ruotare" per almeno dodici minuti? Cosa avvenne a Roma, nella località denominata Tre Fontane, il 12 Aprile 1947, quando una folla numerosissima, assistette ad un analogo fenomeno, legato alle "apparizioni mariane" del "miscredente convertito" Bruno Cornacchiola?
Ma era veramente il Sole o... "qualcosa" di forma circolare?
Ancora "miracoli atmosferici"? Proseguiamo...
"Sole, resta immoto su Gabaon, e luna, sul bassopiano di Aialon!" ordinò Giosuè all'astro intorno a cui gira da sempre il nostro piccolo pianeta (Giosuè, X, 12).
"Pertanto il Sole rimase immoto, e la Luna in effetti si fermò... E il Sole stava fermo in mezzo ai cieli e non si affrettò a tramontare per circa un giorno intero..." (Giosuè, X, 13).
Un altro "miracolo" che farebbe impazzire qualsiasi astronomo o studioso di fisica atmosferica?
È concepibile che la rotazione del globo terrestre si sia arrestata solo per volontà del biblico profeta? No di certo! E allora? Cosa è possibile che sia avvenuto nei cieli della città di Gabaon? Prestando fede al testo biblico ma interpretandolo in un'ottica più aperta alla possibilità che la Terra sia stata "visitata" nel secoli, nei millenni passati da "qualcuno" proveniente da qualche "altrove", potremmo ipotizzare l'evento come la presenza nei cieli di Israele di un anacronistico "oggetto"... non identificato - anzi, erroneamente identificato nel disco solare! - prima evoluente, poi, per almeno un giorno, in posizione geostazionaria, forse a quota talmente bassa da essere confuso con l'astro, "oggetto" che dette a Giosuè e alla sua gente la certezza che un "miracolo" si fosse veramente verificato.
Voli eccessivamente... "pindarici"?
Può darsi, però ritengo estremamente interessante - come ho avuto più volte modo di mettere in evidenza proprio in queste pagine - analizzare con occhio attento ed estremamente aperto, antiche cronache bibliche, antiche cronache pittoriche, antiche cronache archeologiche, al fine di accumulare indizi su indizi fino all'inevitabile prova finale: non siamo soli nell'infinito Universo.


TRAVI DI FUOCO E SEGNI DIVINI: PAURA ED ESTASI NEI CIELI DEL MEDIOEVO

di Gianfranco Degli Esposti

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 27 del Dicembre 2001

Il sole ora tramontava e vennero dense tenebre, ed ecco una fornace fumante ed una torcia ardente passare in mezzo alle parti. (Genesi, XV 17-18).

Resoconti di strani fenomeni aerei e concetti evocanti misteriosi segni celesti, ricorrono frequentemente nelle cronache dell'antichità, trovando una prima e privilegiata classificazione in epoca romana, nei testi di Seneca, Plinio il Vecchio, Tito Livio e Giulio Ossequente, a conferma di una certa popolarità acquisita con le loro reiterate manifestazioni sui cieli dell'Urbe. Termini come "trabes ignitae", "fax ardens", clipeus ardens" e "fax celestis", volevano definire tutte quelle manifestazioni comunemente recepite come "prodigi" del cielo, in quanto ritenute espressione della volontà degli Dei, per le quali se in taluni casi si possono invocare spiegazioni di ordine astronomico o meteorologico, in talaltri - e non sono pochi - il ricorso ad una simile chiave di lettura non può essere affatto giustificato, alla luce delle peculiarità dell'evento descritto, laddove cioè questi sia privo dei tipici tratti identificativi di un fenomeno naturale e presenti sostanziali ed inequivocabili analogie con le odierne vicende collegate agli avvistamenti di UFO. Ciò anticipando di ben due millenni le stesse dinamiche di manifestazione di questi misteriosi oggetti.

Ecco alcune narrazioni di episodi sensazionali, riferite da Plinio il Vecchio, nella sua "Storia Naturale": "Travi brillanti apparvero all'improvviso dopo la disfatta navale che costò ai Lacedemoni l'impero di Grecia" (Cap. XXVI). "Tre lune comparvero simultaneamente durante il consolato di Domizio e Fannio" (Cap. XXXII).
"Una scintilla, cadendo da una stella, si accrebbe avvicinandosi alla terra e, dopo avere raggiunto la grandezza della Luna, diffuse la luminosità di un giorno nuvoloso, per ritirarsi poi nel cielo sotto forma di torcia."
Seneca, dal canto suo discetta sul distinguo "fra travi tonanti e le meteore tonanti; fra quei fuochi riuniti che eccedono la grandezza del sole... e quell'altra luce così forte da essere confusa con quella degli astri, e talvolta così bassa e vicina all'orizzonte da poter essere scambiata per un incendio lontano..."
Ecco infine alcuni significativi brani tratti dal "Prodigiorum Liber" dello storico Giulio Ossequente: "Tre soli splendettero nel medesimo tempo quella notte e parecchie stelle scivolarono attraverso il cielo a Lanuvio (175 a.C.)... A Capua si vide il sole di notte, e due soli comparvero di giorno a Formia... In Gallia si videro tre soli e tre lune (122 a.C.)."
Ancora più sconcertante è la citazione di un ulteriore evento, a tutti gli effetti inesplicabile, seguito dalla comparsa di un misterioso essere: "Su Faleri Véteres odierna Viterbo) il cielo sembrò spaccarsi come per una grande fessura, ed attraverso l'apertura splendette una forte luce... Nella tranquillità della notte, entrambi i consoli furono visitati, si dice dalla medesima apparizione: un uomo di statura superiore a quella umana, e ben più maestoso (235 a.C.)."
Se in generale un senso di pura predestinazione, non di rado sconfinante in entusiasmo, aveva accompagnato le apparizioni dei "Prodigi" in epoca romana (si pensi solo alla croce con la scritta "In Hoc Signo Vinces" comparsa a Costantino alla vigilia del confronto con le milizie di Massenzio), gli stessi fenomeni sarebbero stati vissuti nel Medioevo, talvolta in una luce estatico-fatalistica, ma nella maggior parte dei casi carichi di una connotazione radicalmente negativa ed apocalittica, che infondeva sgomento nelle genti. Tale era del resto lo stato d'animo che caratterizzava l'epoca intorno all'anno Mille, durante la quale in un crescendo di paura collettiva per quella che si riteneva l'imminente nascita dell'Anticristo, andavano diffondendosi le omelie di fanatici predicatori, che coglievano ovunque segnali dell'imminente catastrofe: nelle aberrazioni della condotta umana, come nelle sciagure naturali; nella fame e nella carestia e così pure nelle guerre e nelle epidemie, con il conseguente vaticinio dello scontro finale fra le forze del Bene e del Male il cui teatro naturale era ravvisato nei cieli, come descrive un'incisione del noto artista rinascimentale Albrecht Duerer relativa al duello fra l'arcangelo Michele e Lucifero.
Il Medioevo ci sommerge di cronache di eventi prodigiosi, che si coniugano perfettamente con questa tensione escatologica, e dei quali fanno menzione non poche opere storiche e letterarie, esplicitamente descriventi manifestazioni reali che sfidano ogni spiegazione convenzionale e che lasciano desumere la costante presenza sul teatro delle vicende umane di "qualcuno venuto da altrove". San Beda, il benedettino di Wearmouth detto il padre della storia inglese, vissuto fra il 672 ed il 735, riferisce nella sua "Historia Ecclesiastica Gentis Anglorum" di uno stranissimo fatto occorso nel 664. Una notte, mentre alcune monache stavano pregando sulle tombe del cimitero annesso al convento di Barkong, presso il Tamigi, una gran luce scese dal cielo e le investì; puntò quindi sull'altro lato del monastero, per tornare infine a perdersi nelle profondità dello spazio. La mattina, alcuni giovani della chiesa dichiararono che i suoi raggi erano talmente abbaglianti da penetrare attraverso le fessure di porte e finestre. Altrettanto significativo è quanto riportato sugli "Annales Laurissenses", versione latina dei "Loerscher Annalen", o "Annali di Loersch", documenti risalenti all'epoca carolingia stesi dall'erudito monaco Laurenzio e contenuti in una vasta raccolta di cronache del settimo ed ottavo secolo ("Le Patrologie Latine"), si narra che durante l'assedio di Sigisburgo, del 776, con il quale i sassoni cingevano le truppe di Carlo Magno, apparve all'improvviso sopra la fortezza un "segno meraviglioso", formato da due scudi di fuoco, che gettò nel più completo panico i pagani, costringendoli ad una rovinosa fuga.
Ancora nelle "Patrologie" troviamo l'opera "Vita Karoli", redatta da Eginardo, segretario e biografo di Carlo Magno, ove, al XXXII capitolo, si riferisce come il grande condottiero, nel corso di una spedizione contro Godofridum, re dei sassoni, vedesse un gran globo discendere da oriente ad occidente con un bagliore tale da fare imbizzarrire il cavallo del monarca, il quale cadde e si ferì gravemente. La dinamica di tale evento ricalca esattamente quanto parecchi secoli prima era occorso a Saulo di Tarso, il futuro Paolo, sulla via di Damasco...
Ed è ancora riferita al periodo carolingio una strana storia che coinvolse S. Agobardo rielaborata dall'abate Montfaucon de Villars, vissuto nel XVII secolo, dal titolo "Il Conte di Gabalis ovvero Conversazioni sulle Scienze Segrete", ove muovendo da fonti paracelsiane a loro volta in gran parte attingenti al biografo Eginardo si parla di strani esseri dominatori dell'elemento aria, i "silfi", che erano soliti scendere da "Magonia" fra gli uomini a bordo di fantastiche navi trasportate dalle nubi: "...rendendosi conto dell'allarme gettato fra la popolazione e dell'ostilità suscitata, gli esseri aerei rimasero tanto sconvolti che atterrarono con il loro vascello più grande, presero a bordo alcune donne ed alcuni uomini... per istruirli... quando tuttavia quelle donne e quegli uomini tornarono a terra, furono considerati esseri demoniaci, venuti per spargere veleno sulle coltivazioni, quindi prontamente catturati e giustiziati dopo le orribili torture previste per coloro i quali praticavano arti diaboliche... il numero degli infelici messi a morte... fu altissimo... inutilmente questi innocenti cercarono di salvare se stessi dicendo di appartenere alla stessa nazione e d'essere stati rapiti per breve tempo da uomini straordinari, i quali avevano loro mostrato cose grandi e meravigliose."
Indubbiamente quest'ultimo brano non necessita di particolari commenti, per quanti siano minimamente addentro alle tematiche ufologiche in generale e a quelle riferite alle moderne "abductions" in particolare. Spostiamoci ora in terra d'Irlanda, ove antichi manoscritti, redatti verso la fine del millennio, contengono strani riferimenti a navi viste nel cielo, definite "navi del diavolo".
In uno di questi, lo "Speculum Regali", si narra che nell'anno 956 accadde un evento prodigioso: una "nave diabolica" fu osservata per un tempo abbastanza lungo al di sopra della chiesa di San Kinarus, nel borgo di Cloera, da numerosi fedeli e dal loro sovrano, re Congalach, i quali ad un certo punto videro, al colmo dello stupore, un essere antropomorfo uscire dal misterioso velivolo, ed eseguire strane manovre sospeso in aria... Quasi per sfuggire allo sconcerto ed all'incredulità che agitava la folla sotto stante, questo umanoide volante antelitteram, rientrò velocemente a bordo del proprio vascello, che in breve si eclissò.
Secondo un altro testo irlandese, gli "Annali dei Quattro Maestri", altre navi del demonio, definite "loinger demnacda", apparvero nell'anno 1161 sopra la Baia di Galway.
Altri eventi inesplicabili sono riportati negli "Annales Erphesfurdenses", che citano un fenomeno apparso nel 1136 nel cielo della Sassonia, descrivendolo come segue: "Non pochi possono testimoniare di aver visto in quell'anno una cosa simile ad una croce scintillante e di colore rossastro discendere verso terra e restare sospesa per poco nell'aria, per poi risalire verso il cielo con tale splendore, che nessuno di coloro che la osservava poté sopportarne la vista, come succede quando si tenta di guardare il sole."
Passando ad altre testimonianze, ecco un brano del XIII secolo proveniente dalla "Cronaca" di Rolandino da Padova, personaggio di fama e prestigio della propria epoca, che ebbe modo di assistere ad alcuni accadimenti prodigiosi ed eccezionali che interessarono la sua città e l'intera marca trevigiana nell'anno 1252. Egli descrive: "una grande stella, come fosse cometa, ma che cometa non era perché non aveva la coda, ed era cosa portentosa perché la si vedeva grande quasi come la luna e che procedeva più veloce della luna, ma non così veloce come lo sono le stelle cadenti e in verità non si trattava della luna. Fu osservata per un'ora e poi svanì."
Altre manifestazioni straordinarie continuarono a verificarsi nei decenni e nei secoli successivi su tutta Europa. Nel 1301 una grande croce luminosa fu avvistata su Firenze, sopra il Palazzo dei Priori. Dino Compagni così descrive l'evento nel volume "Cronaca delle cose occorrenti né tempi suoi": "...ampia più che palmi uno e mezzo (45 cm. circa)... durò per tanto tempo quanto penasse un cavallo a correre due arringhi (15-20 metri). Onde la gente che la vide e che io chiaramente la vidi, potemmo comprendere che Iddio era fortemente contro alla nostra città corrucciato."
Nel gennaio del 1388, ancora un centro ecclesiastico, questa volta sito nell'attuale Bosnia, venne interessato da un'altra spettacolare apparizione, la cui descrizione è riportata su di una pagina di un antico Codice appartenente alla Biblioteca dei Frati Minori di Dubrovnik: "grandi segni luminosi volanti per l'aria ed allineati come una schiera di soldati", compaiono per oltre un'ora nel cielo della costa dalmata.
Ancora in Italia, lo storico Matteo Palmieri riferisce nel suo "Liber de Temporibus" che nel 1453 un "segno meraviglioso" apparve su Capo d'Istria, e fu dato da un cerchio di colori d'arco celeste e nel mezzo una croce gialla, al cui centro era visibile una luna rossa; ancora: un globo di fiamma parve esplodere sulla Turingia nel 1548 lasciando cadere una sostanza simile a sangue coagulato, nel più totale sgomento della gente; nel 1557 Vienna venne sorvolata da strani ordigni luminosi, e nello stesso anno comparvero sulla Polonia oggetti chiamati "Soli Verdi" e "Soli Rossi". Infine, nel 1566, una vera e propria parata di sfere scure e rosse, si verificò nel cielo di Basilea, a ricordo della quale un "volantino" stampato per l'occasione descrive graficamente l'evento di fronte all'attonita popolazione.
Il Medioevo fu soprattutto l'epoca delle "Trabes ardentes" (Travi di Fuoco) e di simboli celesti ad esse correlati: segni funesti per antonomasia, il cui manifestarsi era associato a sventure o ad incombenti tragedie. Nel 1222, secondo quanto raccolto dallo storico Lodovico Cavitelli nei suoi "Annali Cremonesi" del 1588, "in Italia apparve una stella crinita, ossia con la criniera; forse una stella cometa. A causa delle frequenti piogge i fiumi erano accresciuti oltre misura e dalle acque di questi fu portato grave danno ai raccolti, A causa di ciò si verificò una grave carestia". E, riferendosi al 1239: "il 3 giugno fu vista una stella crinita procedere velocemente verso occidente con un astro simile ad una fiaccola, a causa di ciò si manifestò una grave carestia per la quale morirono moltissime persone". Rapporti relativi in particolare al periodo della famosa "Peste Nera", scatenatasi fra il 1347 ed il 1350, parlano soprattutto di strani oggetti sigariformi visti attraversare lentamente il cielo, talvolta a bassissima quota, disperdendo alloro .passaggio inquietanti scie nebbiose. Subito dopo la comparsa di queste sconvolgenti manifestazioni, l'epidemia esplodeva nell'area in questione.
Altri scritti includono la pressoché concomitante segnalazione di misteriosi "mietitori", brandenti la falce, e completamente vestiti di mantello e di cappuccio neri, alla stregua degli odierni MIB (Men In Black), otre a descrivere mucche ed altri animali da pascolo incomprensibilmente uccisi. 1
L'anno precedente l'esplosione della peste, una "colonna di fuoco" fu vista sopra il palazzo del Papa ad Avignone. Una mostruosa "balena", o meglio, presunta tale, fu rinvenuta sulla costa di Egemont poco prima che colà esplodesse un'altra fatale epidemia, mentre in numerose occasioni si udirono durante questo periodo dei fortissimi rombi nel cielo, senza che si avesse alcuna tempesta...
Un avvistamento clamoroso di una trave di fuoco, ancora una volta accompagnato da sconvolgenti e funeste conseguenze, si ebbe su Bologna il 20 ed il 21 luglio del 1399, come riporta questa cronaca seicentesca, l'"Historia" del Ghirardacci:
"Alli vinti et il dì seguente di Luglio (quindi il giorno 20 ed il 21 di Luglio, N.d.R.) alle cinque hora di notte in Bologna, fu un grandissimo terremoto, che parea che il mondo tutto volesse ruinare. La Torre del Comune crollò, la campana grande, senza essere toccata, suonò tre o quattro colpi gagliardi, e nell'aria apparve una trave di fuoco ardente, che con grandissimo spavento ne andava al ciel volando, e le mura dell'Orto del Palazzo per dieci pertiche si risentì (cioè "si crepò" per una lunghezza di circa trenta metri! Si consideri che una pertica equivaleva infatti a tre metri, N.d.R.) ed in molti luochi si aperse, e cascarono molti merli del detto palazzo, con la ruina di molte case."
Deve senz'altro essersi trattato di una manifestazione spettacolare e terrificante al tempo stesso, alla "Independence Day": un oggetto volante sconosciuto che passa ad una quota talmente bassa da determinare un terremoto! 2
Se consideriamo gli odierni effetti ravvicinati sull'ambiente provocati dagli UFO, questo evento supera ogni possibile paragone, soprattutto se ci si vuole mettere nei panni di coloro ai cui occhi esso si dispiegò. Il testo poi prosegue:
"A questo seguì un altro prodigio. Che alli 6 di Agosto il fuoco si accese sulla torre degli Asinelli (la torre più alta della città, 110 metri, N.d.R.) ed arse li corridoi e la torricella della campana, e se il custode non ne scendea restava nel mezzo delle fiamme... la campana che in basso cadde, in buona parte si liquefece..."
Quello che qui si descrive è un incendio atipico: scaturisce con estrema virulenza e genera una temperatura tale da liquefare una campana di bronzo!
Tuttavia, in un'altra cronaca, redatta oltre cent'anni prima, non si riferisce l'evento dell'incendio della torre, ma analogamente al terremoto lo si colloca in simultanea con il passaggio della trave di fuoco. Così scrive Matteo Palmieri, storico vissuto nel XVI secolo: "Venne il terremoto; fece di maniera crollare la torre del Comune... le mura del Palazzo si spaccarono e caddero molti merli. Si vide ancora una trave di foco per l'aria e si accese il foco sulla torre Asinella, il quale arse tutto il disopra. Crollò la campana, ed il custode ebbe gran pena a fuggire."
Esisterebbe un'ulteriore attestazione di questo avvenimento, che però allo scrivente non è stato possibile rintracciare, secondo la quale, la "Trave" rimase dapprima sospesa in prossimità della Torre degli Asinelli, a quota così bassa che il custode poté scorgere, all'interno, "esseri simili ai diavoli".
Verrebbe allora quasi da pensare a creature simili a quelle associate all'UFO-crash brasiliano di Varginha...
Rimessosi in moto, lo spaventoso oggetto sfiorò la sommità della torre, incendiandola con un tipico effetto termico da incontro ravvicinato.
Qualcosa di molto simile si ebbe circa un secolo più tardi, precisamente nel 1520, a Hereford, in Inghilterra, come riporta il noto umanista rinascimentale Corrado Licostene, nome latinizzato di Konrad Wolffhart: una trave di fuoco di incredibile grandezza, apparsa in cielo, si abbassò verso il suolo sino a rasentarlo e bruciando un'infinità di cose; mutata quindi direzione, essa assunse in aria una forma circolare: "Erdfordiae trabs ardens horrendae magnitudinis in coelo conspecta est, quae desuper in terram sese demittens, consumpsit plurima. Inde riversa in aerem formam circularem induit..."
Coerentemente con la connotazione apocalittica che le genti del medioevali associavano alle "Travi Infuocate", messaggere di sciagure e flagelli, anche alla paurosa manifestazione del misterioso oggetto sui cieli della città di Bologna fece seguito un mese dopo il dilagare di una mortifera epidemia di peste che falcidiò migliaia di vittime nella sola Bologna: "molte migliaia di uomini, in Bologna particolarmente, morirono... dell'atrocissima pestilenza."
Inoltre l'"Historia" del Ghirardacci cita un altro inspiegabile evento, che era occorso sempre a Bologna quattro anni prima, nel 1395. Riporto quanto il testo recita a tal riguardo: "alli quattro che fu la vigilia del gran patriarca San Domenico, si levò così gran vento e con tanta fortuna sopra il Monte della Guardia, che gittò a terra la torre e la campana di quella chiesa e potente... dove spirò rovinò molte case e spiantò alberi di inusitata grossezza. A Ceredole levò in aria un carro carico di sassi e lo portò lontano di mezzo miglio."
Diverse altre manifestazioni di Travi di Fuoco si ebbero un po' ovunque in Italia ed in Europa nel corso del secolo successivo:
Paolo Diacono nella sua "Storia dei Longobardi", riferisce nel libro IV; che "parve che anche allora fosse apparso in cielo un segno di sangue, come delle aste rosse di sangue, ed una luce chiarissima per tutta la notte"; mentre nel libro V afferma: "nel mese di agosto apparve a oriente una stella cometa di luce fulgidissima, che poi fatto un giro su se stessa, scomparve."
Benvenuto Cellini, nel LXXXIV capitolo della sua autobiografia, descrive minuziosamente la comparsa di un simile oggetto su Firenze:
"Arrivati che fummo in un certo punto di rialto, era già di fatto notte, guardammo in verso Firenze, tutti e due d'accordo movemmo gran voce di meraviglia, dicendo: O Dio del cielo, che gran cosa è quella che si vede sopra Firenze? Questo si era come un gran trave di fuoco, il quale scintillava e rendeva un grandissimo splendore..."
Un ordigno pressoché identico venne scorto in Spagna il 19, 20 e 21 febbraio 1465, durante il regno di Enrico IV; come è documentato e illustrato nel "Notabilia Temporum" di Angelo de Tummulillis:
"Apparvero molti segni nell'aria nello stesso mese (febbraio) sempre al sorgere del sole. Alla prima ora del giorno 19 apparve una specie di grande nave infuocata corrente per l'aria verso settentrione e apparve ancora nei giorni 20 e 21 predetti, ma non alla medesima ora".
Difficile si sia trattato di meteore comparse in successione a più di 24 ore di distanza l'una dall'altra nella medesima zona del cielo...
Nel 1479 una "cometa a forma di trave acutissima", evidenziante sulla sua superficie una serie di "punti" simili a moderni oblò, e tre apocalittiche "falci" sulla prua, venne avvistata sui cieli dell'Arabia. Esiste una stampa che ricostruisce tale avvistamento, segnalato anche in Turchia ed in Carinzia.
Ma veniamo a quello che è a tutti gli effetti una delle più spettacolari attestazioni di un fenomeno aereo anomalo occorso in epoca medioevale, la storica "Gazzetta di Norimberga", fatta conoscere per la prima volta al mondo dal prof. Carl Gustav Jung, fondatore della scuola della psicologia analitica, ed espressamente interessato al tema ufologico tanto da tratteggiarne, come dall'esame del documento in questione si evince, la sua ricorrenza nel corso della storia umana. Il testo del "Volantino", o "Flugblatt", come si chiamavano all'epoca i bollettini riportanti fatti di cronaca, cita, analogamente a quanto visto con il documento di Basilea, un episodio realmente verificatosi un giorno dell'anno 1561, quando corpi volanti di diversa forma e colore oscurarono letteralmente il cielo della cittadina bavarese, sotto gli occhi atterriti della popolazione.
L'immagine, al centro della didascalia, ritrae oggetti di sagoma tonda, cilindrica, a semiluna e cruciformi, ponendo in primo piano una sinistra struttura scura, a forma di punta di lancia, forse data dalla sovrapposizione di due triangoli. Colpisce anche il particolare della espulsione dai corpi cilindrici di oggetti sferici o discoidali, immagine familiare per coloro che conoscono le cronache ufologiche contemporanee...
Ed è altrettanto eloquente il dettaglio inquadrato in basso a destra, che mostra alcune sfere, staccate si dalla formazione, che passano a volo radente sopra una chiesetta, alla periferia della città, disperdendo dietro di sé una strana scia... Si ricordi a questo proposito quanto detto circa le scie nebbiose che le "Travi" lasciavano al loro passaggio. Ma vediamo direttamente, nella misura del possibile, che cosa è contenuto in questo testo redatto ovviamente nel tedesco di cinque secoli fa.
Si parla esplicitamente di una visione terrificante, "ein sehr erschroecklich gesicht", manifestatasi sulla cittadina bavarese, all'alba del 14 aprile 1561, alla quale assistettero numerose persone: "von vielen manns und weybs personen gesehen". Dapprima comparvero sul sole due grandi semilune color sangue; letteralmente: "Erstlich ist die Sonne mit zweyen blut farben halb runden striehe gleichfoermig Monn im abnehmen, mitten durch die Sonne erschienen... und der Sonne oben", vale a dire, due strisce ricurve color sangue, della stessa forma di lune in fase calante, delle quali una postasi al centro del sole, l'altra, al sopra di esso; "und auf beyden seytten, blut farbe und eines theils blauliche farbe und auch schwarz farb runde kugel gestanden": su entrambi lati si notavano sfere rosso sangue, blu e nere; "Ringscheiben um die Sonne herum in grosser Anzahl": dischi attorno al sole, in grande quantità; "etwa drei inn die lenge unterweylen vier inn einem Quadrangel, auch etliche einzig gestanden und zwischen solchen Kugeln sein auch etliche blutfarbe Creuz gesehen": taluni allineati a tre, altri a quadrangolo, altri ancora, isolati; fra queste sfere si notavano anche delle croci color rosso sangue; inoltre si notavano "zwei grossen rorn eines zur rechten und das ander zur linken in welchen zu dreyen auch vier und mehr kugel gewesen": due grandi tubi, uno a destra, l'altro a sinistra, nei quali stavano tre, a volte quattro e più sfere; più avanti si cita ovviamente l'oggetto scuro in primo piano, "gleich foermig einem grossen Speer" simile ad una grande lancia; "dies alles hat mit einander anfahen zu streiten": da tutto questo, prese a scaturirne come una "battaglia" in cielo.
Si afferma inoltre che l'inaudito spettacolo durò un'ora, per dissolversi di colpo di fronte al sole in una grande nube di vapore che ricadde rovente sulla terra. Inevitabilmente la cittadinanza recepì la manifestazione come un severo monito divino.
Nel corso del XV e XVI secolo una buona parte dei fenomeni luminosi venivano attribuiti a streghe che attraversavano il cielo. È noto come nelle streghe la Chiesa ravvisasse donne divenute strumento del demonio, rendendole per questo oggetto di una spietata persecuzione da parte dei propri tribunali ecclesiastici, che spesso terminava sui roghi delle pubbliche piazze. Meno noti sono gli interessanti addentellati con le tematiche ufologiche moderne che anche da questo tema emergono: coloro che asserivano di avere spiato da vicino il "sabba delle streghe", riferivano spesso della presenza di uno strano "Uomo Nero" (così definito non per il colore della pelle, ma per via dell'"abito completamente scuro") apparentemente al centro del "party delle indemoniate", con le quali egli si congiungeva sessualmente. Molte persone, infine, ritenevano che le streghe, malgrado fisicamente non si spostassero da nessuna parte, fossero in grado di portare la propria anima in località sconosciute, in un fantastico "rendez-vous" con altre misteriose entità... E reale o meno che fosse la loro esperienza, queste reiette e temute donne realizzavano successivamente, al loro risveglio (curiosamente così come capita oggigiorno a certe vittime dei rapimenti alieni) la inspiegabile presenza di strane cicatrici sul corpo, che ovviamente attribuivano al loro incontro con il Diavolo...

Note:
1. Pare addirittura che l'iconografia classica della "Morte" sia riconducibile a questi personaggi: un'ulteriore spunto di riflessione di come, se così effettivamente stanno le cose, i temi collegati al mistero UFO presentino risvolti prettamente archetipici.
2. Un effetto terremoto simultaneamente alla comparsa di inaudite visioni celesti, occorse nell'anno '70 dopo Cristo, come ricorda lo storico Giuseppe Flavio nel suo "La Guerra Giudaica" VI, V: "Prima del calar del sole si videro in tutta la regione, sospesi in aria, carri e falangi armate che irrompevano fra le nubi... l sacerdoti del tempio affermarono che prima avevano avvertito una scossa"...

Bibliografia:
Giulio Ossequente, "Prodigiorum Liber", Lione, 1553.
Plinio il Vecchio, "Storia Naturale", Einaudi, 1983.
lP. Migne, "Patrologiae Latinae", Turnholti, Bruxelles, 1864.
Matteo Palmeri, "Liber de Temporibus", rist. 1915.
Matteo Palmeri, "Cronache di Bologna dalle Origini al 1560" (manoscritto).
Ghirardacci, "Historia di Bologna", sec. XVII.
C. Gustav Jung, "Ein Moderner Mythus: von dingen, die am Himmel gesehen werden", Rascher Verlag,1958.
Roberto Pinotti, "Angeli, Dei, Astronavi", Mondatori, Milano 1991 e 1996.


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