
UFOSTORIE...

UFO, IPERSPAZIO, UNIVERSO OLOGRAFICO: UN'ANALISI COMPLETA
a cura di Francesco Di Blasi

Una nuova raccolta su temi spesso richiesti dai nostri lettori: 13 articoli che affrontano varie ipotesi su come gli UFO potrebbero viaggiare spostandosi a loro piacimento da un punto all'altro del nostro Universo.

Ecco gli articoli, di vari autori: "UFO: ipotesi di un modello funzionale", "EDST, la possibile soluzione per i viaggi interstellari", "Porte aperte sull'iperspazio", "La vetrina spazio-temporale", "Gli UFO e l'universo olografico", "UFO: viaggiatori del tempo?", "Fenomeni ufologici e distorsioni spazio-temporali", "Come funzionano questi apparecchi?", "Spazio, tempo, ESP e universi paralleli", "Come viaggiare nell'universo", "UFO e invisibilità ottica", "Gli UFO, gli USO e il loro comportamento fisico" e "L'universo è un'illusione?", pubblicati sui numeri 4, 20, 21, 22, 28/29, 32, 39, 40, 44, 45, 54 e 56 di "UFO Notiziario" degli anni dal 1999 al 2005.


UFO: IPOTESI DI UN MODELLO FUNZIONALE

di Giuseppe Colaminè e Nicola Guarino

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 4 del Settembre 1999

I dati ricavati dagli avvistamenti di oggetti volanti non identificati evidenziano come questi ultimi presentino caratteristiche sia morfologiche che funzionali completamente diverse dai velivoli progettati dall'uomo.

Si tratta di un aspetto estremamente importante poiché esso ha rappresentato il motivo principale della generale attribuzione di questi ad una tecnologia di origine terrestre.
In sintesi, per quanto attiene la forma, sono stati rilevati i seguenti tipi di oggetti:
- Disco appiattito con convessità superiore.
- Disco appiattito biconvesso.
- Struttura cupoliforme emisferica poggiante su tronco di cono appiattito; dalla superficie inferiore sporgono piccole strutture a cuscinetto (UFO Adamskiano).
- Disco biconvesso sormontato da cupola centrale o eccentrica.
- Fuso allungato, talvolta cilindrico, definito "sigaro" (altro modello Adamskiano).
- Triangolo appiattito con luci ai tre vertici.
- Oggetto ovale con margini arrotondati.
- Tronco di cono appiattito con prevalenza della larghezza rispetto all'altezza.
- Sfera luminescente.
- Oggetto a "cappello", con struttura cupoliforme, cilindrica o tronco-conica, molto appiattita, che poggia su base piatta.
- Doppio cono appiattito con vertici arrotondati (UFO a "trottola").
Fatta eccezione per il modello triangolare e per quello sigariforme, gli oggetti elencati sembrano possedere caratteristiche aerodinamiche del tutto differenti da quelle terrestri in quanto il volo si basa sull'azione fendente effettuata dai margini di una struttura piatta, oppure da una superficie arrotondata, sferica o emisferica.
L'intera aerodinamica messa a punto dall'uomo usa strutture di tipo penetrativo, con forti componenti di "portanza". Gli unici UFO che sembrano ricalcare questo schema sono quelli sigariformi e, parzialmente, quelli triangolari; per tutti gli altri sembra esservi stato un modello del tutto diverso da quello umano.
Le testimonianze relative ad "incontri" con presunte creature aliene descrivono, di norma, esseri umanoidi; il che fa pensare non tanto ad una diversa struttura morfo-biologica, quanto alla conoscenza di tecnologie più evolute delle nostre attuali.
Per quanto riguarda le caratteristiche di volo, abbiamo poi i seguenti aspetti che sono peculiari ed esclusivi degli UFO:
- assoluta silenziosità, talvolta interrotta solo da un lieve ronzio.
- traiettorie rettilinee, spesso a zig-zag.
- inversioni brusche di senso e direzione, senza parabole di curvatura.
- repentine accelerazioni a "scatto", con passaggi immediati da stati di fermo o bassa velocità a stati di impennamento a velocità elevate calcolate intorno ai 3.000 km orari e oltre.
- effetti di tipo elettromagnetico con disturbi radio e black-out elettrici in prossimità dell'UFO, specie se questo viaggia a bassa quota.
- caduta dall'oggetto di fiocchi di bambagia silicea.
- presenza di alone ionizzato intorno all'oggetto, maggiormente visibile nelle ore notturne.
Questi fenomeni non sono ascrivibili a velivoli dotati di propulsione getto-sostentata, comunemente in uso sulla Terra, né risulta che l'uomo abbia raggiunto livelli tecnologici tali da permettergli la costruzione di oggetti simili; per cui essi vengono considerati velivoli di origine sconosciuta.
D'altro canto, se una qualunque nazione del nostro pianeta avesse segretamente messo a punto aerei dotati di caratteristiche così superiori a quelli comuni, se ne sarebbe sicuramente servita per scopi offensivi, imponendo il proprio predominio su scala planetaria senza eccessivo dispendio di energie. L'ipotesi che gli UFO siano aviogetti sperimentali costruiti dalle superpotenze può avere un valore limitato. È certamente possibile che vi siano dei prototipi basati su tecnologie nuove; tuttavia ciò non appare sufficiente a spiegare la mole di avvistamenti.
Non ci rimane che ammettere quindi la presenza nell'atmosfera di almeno due tipi di UFO:
- velivoli umani sperimentali, in numero limitato, con prestazioni largamente migliorabili.
- velivoli di origine e caratteristiche sconosciute, verosimilmente non attribuibili a tecnologia umana.
Cercheremo ora di risalire allo schema di funzionamento dei classici UFO, partendo dalle caratteristiche che abbiamo descritto in precedenza:
- Il primo punto è rappresentato dalla assoluta silenziosità. Gli UFO non fanno rumore e non hanno getti di scarico; ciò fa pensare che non si servano di motori che richiederebbero comunque ugelli di scarico dei gas combusti.
- Il secondo punto a sostegno di tale tesi parte dalle caratteristiche di virata che non potrebbero essere tali se l'oggetto disponesse di un motore di tipo terrestre. In questo caso, infatti, ogni variazione di traiettoria richiederebbe una curvatura che, per stretta che sia, non potrebbe comunque arrivare ad un angolo retto, né tantomeno acuto.
- L'aspetto successivo è rappresentato dall'alone di ionizzazione: induce a pensare ad un sistema propulsivo che abbia nello strato superficiale dello scafo il suo punto di forza.
- Altro aspetto importante sta nei fenomeni fisici indotti, caratteristiche conseguenze della presenza di una struttura con forte carica elettromagnetica.
In pratica. l'UFO vola non solo fendendo l'aria, ma formando intorno a sé un vuoto che deriva dalla ionizzazione e che isola l'oggetto dal campo magnetico terrestre, creando un microspazio dotato di un sistema autonomo di gravitazione.
Quest'ultimo porta praticamente a zero il peso dell'UFO, permettendogli di spostarsi a suo piacimento, ignorando le leggi newtoniane.
Tra le ipotesi avanzate in merito alla natura di questa propulsione appare molto interessante quella del sistema elettromagnetico autogravitazionato, basato sull'eccitazione della struttura atomico-molecolare dello scafo, esposto sinteticamente di seguito.
Un generatore X emette energia che viene convogliata sullo scafo; quest'ultimo è costituito da una lega metallica di composizione sconosciuta e che ha la capacità di "eccitarsi", destabilizzando in maniera variabile e reversibile la propria struttura, probabilmente con l'aumento della vibrazione delle particelle elementari. In tal modo la forza di coesione molecolare varia, come varia anche l'aspetto atomico di tale struttura.
L'energia liberata ionizza l'aria intorno allo scafo e lo isola, anche dal punto di vista magnetico, dal campo gravitazionale. Contemporaneamente l'eccitazione della struttura fa in modo che essa acquisti velocità; quest'ultima è proporzionale all'intensità dell'eccitazione stessa, cioè alla frequenza di vibrazione delle particelle subatomiche dello scafo. Variando quindi la quota energetica convogliata verso lo scafo è possibile regolare la velocità, mentre il generatore X invia una parte della propria energia verso periferiche interne dell'oggetto, deputate alle funzioni di bordo (gravità artificiale, sistema di climatizzazione, illuminazione, ecc.).
Le variazioni di direzione sono legate a variazioni di polarità di eccitazione. In altre parole lo scafo non viene sempre eccitato uniformemente, bensì con un criterio di polarità: l'aria maggiormente destabilizzata avrà maggiore carica vibratoria. Quindi trascinerà l'intero UFO nella propria direzione. Quando l'eccitazione è uniforme sull'intero scafo l'oggetto sarà in posizione di fermo.
Cos'è che regola il meccanismo di distribuzione dell'energia in quote variabili su svariati punti dello scafo?
In parole più semplici come si arriva ad ipereccitare solo uno spicchio della struttura, lasciando il resto in uno stato di maggiore stabilità?
Probabilmente esiste in seno allo scafo un sistema di conduttori disposti a raggiera o a griglia, lungo i quali lo stimolo può essere immesso attraverso comandi preferenziali che privilegino alcuni fasci di conduzione, attivando magari opportune strutture isolanti che escludano altre zone.
Quest'aspetto apparentemente fantascientifico trova sostegno nell'analisi fatta di alcuni filmati relativi ad avvistamenti di UFO che mutano posizione; citerò, in particolare, il caso di un oggetto fusiforme filmato a Napoli nel settembre 1998. L'oggetto seguiva una traiettoria rettilinea verso il suolo, inclinato di 45 gradi rispetto al piano dell'orizzonte, ed in quella fase appariva di color giallo lucente. Improvvisamente l'UFO si bloccò, rimanendo sospeso a mezz'aria, per poi invertire bruscamente direzione ed impennarsi verso l'alto, seguendo la stessa traiettoria di caduta. Circa due secondi prima la videocamera aveva ripreso un fenomeno estremamente singolare: nell'ambito della struttura luminescente si notava un punto assai più luminoso, tendente al bianco, che ha attraversato praticamente l'UFO in lunghezza, spostandosi dal polo inferiore rivolto verso il basso, a quello superiore. Subito dopo l'oggetto si impennò verso l'alto, come se nel suo spostamento la zona iperluminescente avesse mutato la trazione.
La tesi di uno scafo a struttura destabilizzabile pone molti problemi teorici. Se da un lato è possibile creare una struttura simile, dall'altro vi è il problema insuperato della reversibilità. Una volta destabilizzata, una struttura non ritorna all'assetto precedente. Ciò non risulta essere valido per gli UFO che sembrano possedere uno scafo le cui componenti atomiche sono capaci di disgregarsi e riaggregarsi di continuo, secondo un principio completamente ignoto alla nostra fisica. Non ci è di aiuto particolare la presunta composizione elementare dello scafo stesso, ricavata da residui lasciati nel terreno da UFO.
Le analisi rivelarono la presenza di vari minerali in proporzioni che non si dimostrarono allineate con i nostri metodi di confezione di leghe metalliche ad alto rendimento.
I dati emersi, pur nella loro solo parziale attendibilità, rivelarono la presenza dei seguenti elementi:
- Silicio, normalmente usato come rivestimento.
- Magnesio, elemento peraltro coinvolto nella conduzione di impulsi bioelettrici nelle strutture terrestri.
- Cadmio, elemento usato come assorbente di radiazioni nucleari.
- Itterbio, metallo raro, pochissimo usato sulla Terra.
Abbiamo poi altri elementi incostanti come manganese, calcio e stronzio.
Di per sé questi elementi non forniscono alcuna spiegazione a suffragio dell'ipotesi descritta, ma appare suggestiva la possibilità che il principio su cui si basa la composizione dello scafo sia del tutto diverso da quelli noti al genere umano. Quando le nostre industrie brevettano una nuova lega metallica seguono precise indicazioni subordinate alla tecnologia attuale. Per essere efficiente, una lega deve essere resistente al calore, agli impatti, alle intemperie ed al tempo stesso deve essere il più possibile leggera. La caratteristica principale comunque sta nell'impermeabilità e nella compattezza.
Chi progetta gli UFO segue un obiettivo totalmente diverso, basato sulla plasticità, la mutevolezza e la reversibilità; in pratica la lega degli scafi UFO deve comportarsi più come una struttura biologica in mutamento che come una inorganica stabile ed indeteriorabile.
Il fatto che oggetti non identificati lascino cadere fiocchi di silicio indica comunque che una parte della struttura va perduta. Come viene rimpiazzata? È possibile che il guscio dell'UFO sia una struttura a perdere, destinata ad assottigliarsi durante il volo fino a scomparire ad un certo punto e che quindi limiti visibilmente l'autonomia di questi oggetti?
Quando Philip Corso descrisse il funzionamento dell'oggetto di Roswell parlò di simbiosi tra i suoi abitatori e la struttura stessa della nave, affermando qualcosa che a tutt'oggi si dimostra difficilmente interpretabile (ma che potrebbe trovare un significato nella teoria che qui si sta esponendo).
Supponiamo che l'UFO sia dotato di un meccanismo che gli consenta di captare dall'esterno substrati energetici, consistenti nell'elettricità statica dell'atmosfera, nelle radiazioni cosmiche non corpuscolate; ma anche in quelle corpuscolate, cioè ad esempio i nuclei di idrogeno e di elio di cui lo spazio è stracolmo. Questi ultimi potrebbero essere veicolati in un inimmaginabile reattore nucleare che, agendo opportunamente sugli assetti nucleari tramite bombardamenti elettronici, creerebbe atomi con caratteristiche diverse, quindi elementi diversi. Un velivolo che fosse in grado di operare di continuo una simile reazione potrebbe rimpiazzare senza tregua la materia perduta usando un sistema di approvvigionamento assai simile alla respirazione.
In pratica potremmo trovarci di fronte alla seguente "sequenza operativa":
- Captazione dall'esterno di energia usata per alimentare funzioni di bordo e funzioni propulsive basate sull'eccitazione dello scafo.
- Captazione dall'esterno di atomi elementari da veicolare in un reattore che sintetizzi atomi complessi destinati a creare nuovi aggregati molecolari che sostituiscano la materia perduta durante l'eccitazione.
Ci troveremmo in pratica di fronte ad una struttura completamente autonoma ed autoalimentata che sfrutta l'energia cosmica ed atmosferica per le proprie necessità, una sorta di nave a vela dove il vento è rappresentato dall'energia cosmica, che non ha assolutamente bisogno di propellenti, né di accumulatori di riserva energetica. In pratica, si tratterebbe di una struttura che, seppure meccanica, funziona esattamente come una cellula vivente e nella quale il meccanismo captazione-utilizzazione-scarico riproduce quello cellulare di respirazione-metabolismo-escrezione, con il vantaggio di una deteriorabilità pressoché nulla, grazie ai materiali di base ed allo sganciamento funzionale dall'usura dell'ambiente esterno. Questo modello funzionale risolverebbe anche il problema delle cosiddette "strutture preservanti" che la fisica sperimentale si è posta in fatto di propulsione avanzata.
Gli studi effettuati dagli enti spaziali su possibili motori capaci di sviluppare velocità pari a quella della luce, se da un lato hanno trovato nei modelli di reattore ad antimateria una sorgente potenzialmente sufficiente di energia, dall'altro si sono arenati di fronte al problema delle conseguenze dell'iperaccelerazione sulle strutture molecolari, sia degli uomini a bordo, che dell'astronave in sé.
Fino ad oggi si è pensato alla possibilità di costruire uno scafo in una particolare lega, che esercitasse un'azione isolante tale da preservare gli ipotetici viaggiatori dalla destabilizzazione strutturale che la velocità della luce induce. Ovviamente il problema è rimasto irrisolto per il semplice motivo che nessuna struttura del genere risulta pensabile ed in effetti, ragionando in termini di leghe resistenti, non c'è modo di sganciare queste da un effetto fisico che coinvolgerebbe la struttura viaggiante in toto.
Qualora invece si pensasse non più ad uno i scafo iperresistente e statico, bensì ad una materia in continuo rinnovamento, potremmo arrivare ad una sorta di meccanismo dinamico in cui, mentre lo strato esterno si scinde in particelle iperveloci che "trainano" in un modo ancora da definire l'oggetto, contemporaneamente lo strato interno si riforma in assetto stabile, preservando un'astronave che in pratica viaggia sulla scia della smaterializzazione della propria epidermide strutturale.
È interessante notare che un simile modello funzionale viene citato in un testo esoterico di Meurois e Givaudan ("Dalla sottomissione alla libertà" Edizioni Amrita). Gli autori, nel corso di una serie di contatti con un'entità non ben definita all'interno delle rovine di un campo di prigionia cambogiano, incontrano tre esseri extraterrestri dalle fattezze umanoidi, estremamente gentili e disponibili. Costoro rivelano che un'altra specie aliena ha stabilito contatti segreti con i maggiori governi mondiali, con l'intento di creare sulla Terra un predominio da attuarsi sulla lunga distanza all'insaputa dei governi stessi, in cambio di "primizie" tecnologiche volte a migliorare le potenzialità belliche delle nazioni beneficiarie. Nel descrivere le proprie astronavi i tre esseri le definiscono come simili a strutture viventi, in continuo mutamento e rinnovamento grazie ad una sorta di plasma di cui esse si alimentano.
L'attendibilità del testo è ovviamente limitata, considerando la voluminosa componente esoterica e paranormale che vi predomina; tuttavia l'ipotesi funzionale avanzata a proposito degli UFO è notevolmente suggestiva e meritevole di approfondimenti.
Se tutto ciò è vero, se davvero gli UFO viaggiano sfruttando un meccanismo almeno somigliante a quello descritto, le nostre domande si fanno sempre più inquietanti. Qual è la natura dei progettisti di simili macchine?
Qual è il loro modello etico e qual è il loro livello di conoscenza scientifica rispetto all'Umanità, ancora schiava di un'energia che ogni giorno rischia di estinguersi per esaurimento di substrati minerali o, peggio, di trasformarsi in un ordigno apocalittico per l'incontrollabilità delle reazioni nucleari?


EDST, LA POSSIBILE SOLUZIONE PER I VIAGGI INTERSTELLARI

di Enrico Baccarini

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 20 del Maggio 2001

Gli alieni oltre la velocità della luce.

I limiti attuali impostici non consistono solo in quello che ci viene dal mondo scientifico. La comunità scientifica ha infatti sempre osteggiato la possibilità che esseri provenienti da un altro pianeta extra-solare possano superare le distanze interstellari per raggiungerci. E perché? La motivazione ufficiale è che essi non disporrebbero della tecnologia necessaria per raggiungerci.
Consideriamo adesso un fattore, ovvero il fatto che se sono riusciti ad arrivare fin qui sicuramente dovrebbero anche aver trovato la tecnologia necessaria, e certo migliore della nostra, per poter percorrere le distanze del cosmo. La fantascienza ci ha abituati spesso, come ad esempio nei film di "Star Trek", a sentire parlare di effetti di distorsione spazio-temporale o "warp drive", collegati alla possibilità di percorrere immense distanze nell'universo.
Oggi recentissime teorie ci dicono che quello che noi credevamo incredibile o impossibile è invece realtà, realtà non però per i nostri giorni ma per un futuro che ancora si deve schiudere.
Con tale argomento vogliamo anche pensare che sia realmente possibile da parte di altre specie non terrestri poter viaggiare nelle immensità del cosmo con un tempo di tragitto estremamente breve.
Alla luce di recenti ricerche possiamo oggi finalmente affermare che è possibile, in via del tutto teorica, compiere viaggi attraverso lo spazio-tempo, aggirando quelle che sono le leggi conosciute della fisica.
Il sostanziale deficit alla nostra teoria è dato dall'impossibilità attuale di costruire un apparecchio in grado di distorcere il tessuto stesso dello spazio-tempo, ma nulla impedisce che ciò possa avvenire una volta acquisita la tecnologia necessaria.
Curioso a dirsi, noi viviamo già in una distorsione spazio-temporale e tale distorsione è causata dalla massa del nostro pianeta.
Secondo la fisica classica un qualsiasi oggetto avente massa esercita un'attrazione gravitazionale ed è soggetto dunque ad attrazione gravitazionale. Tale forza (nella teoria della relatività generale) viene espressa e descritta come un curvatura del "continuum" spazio-temporale.
La relativamente grande massa che il nostro pianeta possiede provoca la formazione di quella che viene definita nella terminologia scientifica "buca gravitometrica". Tutto ciò che si trova all'interno e intorno ad essa tende a precipitare verso il suo centro ed è per questo motivo che se lanciamo un qualunque oggetto in aria questo ricade a terra e noi interpretiamo tale fenomeno come attrazione.
Dalla relatività generale possiamo evidenziare anche che una massa in rotazione nello spazio-tempo provoca nello stesso delle onde o frastagliature e queste, propagandosi, provocano delle alterazioni spazio-temporali locali.
Le interazioni si intensificheranno all'aumentare della massa, della densità e delle dimensioni. Risulterebbe quindi più semplice alterare la trama spazio-temporale se riuscissimo ad avere "oggetti" super-massivi ed in rotazione.
Alterazioni così create potrebbero portare a possibili viaggi spazio-temporali e a spostamenti superluminali: l'EDST (Effetto Distorsione Spazio-Temporale).
Negli anni Trenta un ricercatore che aveva oramai raggiunto la fama mondiale, Albert Einstein, si dedicò durante le sue ricerche al fenomeno della distorsione dello spazio-tempo. Da tali ricerche vennero definiti degli oggetti con struttura a cunicolo, molto particolari e che presero il nome di "ponti di Einstein-Rosen" o "wormholes". Questi "ponti" diventarono la base per tutte le future ricerche sui sistemi di propulsione a distorsione.
Oggi, nel Duemila, cerchiamo ancora una fonte di combustibile che ci possa permettere di spostarci con una certa autonomia nello spazio aspettando che una tecnologia sofisticata ci permetta di realizzare i primi velivoli che sfruttino la propulsione esposta nella nostra ricerca.
Lo stato attuale delle nostre tecnologie ci impedisce "categoricamente" il viaggio interstellare e sappiamo altrettanto bene dalla cronaca che i viaggi interplanetari, ovvero all'interno del nostro sistema solare, presentano continui problemi. Basti vedere la quantità di sonde automatizzate inviate in questi ultimi anni sul "pianeta rosso" e quante di queste hanno funzionato.
Da ciò potremmo desumere che non esistono quindi possibilità per i viaggi interstellari.
Ed è sbagliato. L'idea che molti scienziati hanno proposto, e che noi vogliamo presentarvi, si basa su di una nuova concezione del volo spaziale. L'idea è quella di non utilizzare, come è stato fatto fino ad oggi, un sistema di propulsione convenzionale basato cioè sul principio di azione-reazione postulato da Newton, ma un sistema di propulsione che sfrutti una tecnologia ancora a noi ignota, ma che potrà in un futuro diventare realtà: la distorsione spazio-temporale.
Come affermato in precedenza la teoria della relatività ci insegna che niente può superare la velocità della luce, ma dobbiamo precisare che nulla può viaggiare localmente più veloce della luce. Ciò significa che niente può viaggiare più velocemente in riferimento a marcatori locali di distanze. Con marcatori di distanze vogliamo identificare osservatori immobili che assistono ad un fenomeno.
Nel momento in cui andiamo a curvare lo spazio-tempo, questi marcatori di distanze locali non funzionano necessariamente a livello globale. Se è possibile modificare il "continuum", gli oggetti che sono in moto a velocità localmente anche molto basse potrebbero in teoria, e in conseguenza di una espansione e di una dilatazione dello spazio-tempo, percorrere distanze immense in piccoli intervalli di tempo.
Nel 1994, un fisico gallese, Miguel Alcubierre, è riuscito a dimostrare la possibilità di creare una configurazione dello spazio-tempo in cui un veicolo possa viaggiare fra due punti in un tempo arbitrariamente breve.
Inoltre, e questo è un punto fondamentale nella nostra trattazione, nel corso di tutto il viaggio il veicolo potrebbe muoversi rispetto al suo ambiente locale ad una velocità molto inferiore a quella della luce rispetto ad un osservatore che vedrebbe il limite di tale barriera infranto, così che anche il paradosso degli orologi insegnatoci da Einstein verrebbe a cadere.
Dalle equazioni einsteiniane, Alcubierre riuscì a estrapolare soluzioni che hanno molte delle caratteristiche del cosiddetto "motore a curvatura". La bolla di curvatura spazio-temporale creata da tale sistema di propulsione sarebbe in grado di trasportare un'astronave ipotetica a velocità arbitrariamente alte rispetto ad un osservatore che si troverebbe fuori dalla bolla.
Vogliamo aprire una piccola parentesi ricordando che fenomeni del genere sono spesso associati ad alcuni avvistamenti ufologici, nei quali gli oggetti sembrano sfrecciare a velocità incredibili oltre che compiere manovre per noi impossibili. Ciò forse è dovuto ad un annullamento totale o quasi della forza di gravità e dell'attrito terrestri nei confronti del velivolo.
Il motore a curvatura sembrerebbe violare i postulati di Einstein secondo i quali non è possibile superare in velocità un segnale luminoso percorrendo il suo stesso cammino. Quando lo spazio è curvato, dovrebbe essere possibile però anticipare il segnale luminoso seguendo una via diversa: una scorciatoia creata dalla contrazione dello spazio-tempo di fronte alla bolla e dalla sua espansione dietro ad essa.
Un problema del genere sul modello di Alcubierre venne evidenziato da Sergej V. Krasnikov, dell'Osservatorio Astronomico Centrale di Pulkovo, vicino a San Pietroburgo. Egli vide che l'interno della bolla non ha connessioni causali con il suo margine anteriore.
Come conseguenza la bolla non può essere pilotata, avviata o arrestata dal comandante dell'ipotetica astronave, ma bisogna operare una programmazione anticipata da un agente esterno.
Per aggirare tali problemi, Krasnikov propose un'altra teoria molto interessante definita dei "tunnel superluminali", inerente un tubo di spazio-tempo modificato (diverso dal varco spazio-temporale) che connette un punto di partenza con una eventuale stella lontana. Tale tunnel consentirebbe il viaggio solo in un senso e dovrebbe essere creato dall'equipaggio dell'astronave durante il viaggio di andata, effettuato a velocità subluminale. Il viaggio di ritorno, al contrario, potrebbe essere effettuato alla velocità consentita dalla curvatura.
Il tunnel di Krasnikov implica, come vedremo in seguito, energia negativa, così come le bolle di curvatura ed altri metodi ipotizzati per effettuare spostamenti interstellari. Questo è un secondo metodo evidenziato per effettuare viaggi a distorsione.
Dobbiamo tener presente che nel momento in cui riuscissimo a costruire dei varchi spazio-temporali o dei motori a curvatura, anche il viaggio nel tempo diventerebbe realizzabile. Il trascorre del tempo, come sappiamo, è relativo e dipende dalla velocità dell'osservatore. Una persona che lascia la Terra in moto a velocità prossima a quella della luce, al ritorno sarà invecchiata molto meno di coloro che sono rimasti sul nostro pianeta. Sembra che la relatività generale ci permetta tutti questi lussi, anche se le situazioni finora descritte sembrerebbero violare buona parte delle leggi della fisica da noi conosciute.
Da quanto abbiamo descritto, abbiamo visto che l'energia negativa è alla base di questo futuristico tipo di propulsione.
La fisica quantistica, tuttavia, impone delle rigide restrizioni all'utilizzo dell'energia negativa, dette disuguaglianze quantistiche, secondo le quali, ad esempio, maggiori sono le dimensioni di un varco spazio-temporale e maggiore risulta essere l'energia negativa necessaria per realizzarlo. Il problema consiste nel fatto che una così elevata quantità di energia deve essere confinata in una banda estremamente sottile. Qualora le disuguaglianze quantistiche vengano applicate ai varchi spazio-temporali ed ai motori a curvatura emerge che o tali strutture debbano essere limitate a scale submicroscopiche o se sono macroscopiche, che l'energia negativa rimanga appunto confinata in bande estremamente sottili.
È stato stimato che l'energia negativa capace di creare un varco di un metro nella trama del "continuum" spazio-temporale debba essere uguale all'energia fornita in un anno da 10 miliardi di stelle. Per varchi più ampi la situazione non cambia molto.
Il problema che eventuali progettisti incontrerebbero nel costruire macchine a curvatura sarebbe quello di confinare queste enormi energie in volumi estremamente ridotti. Nel modello di Alcubierre una bolla di curvatura spazio-temporale che si muova a dieci volte la velocità della luce dovrebbe avere una parte non più spessa di 10-32 metri. Una bolla abbastanza grande per contenere una nave di 200 metri richiederebbe una quantità di energia negativa pari a 10 miliardi di volte la massa dell'universo osservabile.
Chris Van de Broeck, dell'università di Lovanio, in Belgio, ha proposto però un'altra teoria che impiega quantità di energia molto inferiori ma pone l'ardua sfida di infilare l'astronave in una bottiglia di spazio-tempo curvo il cui collo misura 10-32 metri di diametro.
Abbiamo voluto rimarcare più volte che la tecnologia necessaria per poter costruire tutto ciò sia oggi come oggi improponibile, quanto irrealizzabile. Pensiamo tuttavia per un momento, che agli inizi del XX secolo volare nel cielo era considerato come una sfida stessa ai disegni di Dio e alle regole imposte agli uomini. Oggi però siamo andati sulla Luna distante centinaia di migliaia di chilometri e ci stiamo avvicinando sempre più ad orizzonti che sarebbero sembrati, anche decenni fa, irrealizzabili. Nulla però vieta che il progredire esponenziale delle nostre conoscenze e delle nostre scoperte ci possa portare, non sappiamo quando, a realizzare anche questo sogno.
Se come abbiamo detto riuscissimo ad alterare il tessuto stesso dello spazio-tempo, facendolo espandere e contrarre, il veicolo sottoposto a tale sistema si muoverebbe (non nel termine che gli connotiamo noi abitualmente) insieme allo spazio che lo circonda e avremmo lo stesso risultato di una tavola da surf che si trova sopra un'onda.
La nave in questa maniera non si troverebbe mai a viaggiare localmente a velocità super-Iuminali, poiché la luce verrebbe trasportata insieme all'onda di espansione nello spazio. In questa maniera non violeremmo nessuna delle leggi dettateci dalla fisica bensì le by-passeremmo semplicemente.
Si andranno a creare in tale maniera enormi onde gravitazionali che però non sarebbero mai vicine al veicolo e di conseguenza non minaccerebbero la sicurezza di un eventuale equipaggio.
Il costo della soluzione adottata però deve tener conto che le varie configurazioni dello spazio-tempo sono connesse ad una qualche distribuzione sottostante della materia e dell'energia.
Perché lo spazio desiderato sia "fisico", occorre che si possa conseguire la distribuzione richiesta della materia e dell'energia.
Abbiamo finora esposto l'ipotetico funzionamento di un motore a curvatura, che ci permetterebbe viaggi verso le stelle a costi di tempo estremamente bassi e con rese eccezionali. Abbiamo voluto più volte specificare che non esiste oggi, per quanto ne sappiamo, sul nostro pianeta una tecnologia in grado di costruire un apparecchio che sfrutti tale sistema di propulsione. Allo stesso tempo abbiamo voluto evidenziare come molte teorie e scoperte che sono state elaborate nel corso degli ultimi anni tendano però ad avvalorare una sua possibile, futura costruzione.
Assodato che tale motore sia costruibile, almeno in via ipotetica, dobbiamo tener conto però del membro di destra delle equazioni di Einstein, ossia la distribuzione della materia e l'energia richiesta per la produzione della curvatura spazio-tempo [E=mc2].
Ipotetici viaggiatori spazio-temporali che si muovessero all'interno di questi varchi ad alta velocità potrebbero misurare intorno a loro una energia negativa, il tipo di energia necessario per produrre una propulsione a curvatura.
Ricerche dimostrano che anche osservatori in quiete rispetto alla nave rivelerebbero una energia negativa. Le soluzioni della relatività generale, richieste per mantenere aperti i tunnel spazio-temporali, implicano che la materia debba respingere gravitazionalmente altra materia.
Nella relatività generale troviamo un teorema grazie al quale questa condizione equivarrebbe in genere a richiedere che l'energia della .materia sia negativa.
Qualora la regione centrale del varco spazio-temporale fosse "costituita" da energia positiva anziché negativa, le pareti interne collasserebbero e occluderebbero il varco stesso, rendendo impossibile il suo attraversamento da parte di un ipotetico velivolo spaziale.
Il motivo per cui la realizzazione dei varchi spazio-temporali richiede obbligatoriamente energia negativa consiste nel fatto che all'interno del tunnel si troverebbero forze gravitazionali negative grazie alle quali le pareti interne, invece di collassare, si respingerebbero reciprocamente mantenendo così aperto il passaggio.
Dobbiamo a questo punto concederci un piccolo spazio per precisare alcuni punti.
Come abbiamo potuto evincere da quanto detto, perché possa avvenire una distorsione dobbiamo impiegare "qualcosa che stiri e tiri il continuum" e questo qualcosa deve essere correlato con la gravità e deve poter usufruire delle sue leggi.
Nel corso di questo secolo, miriadi di ricercatori si avvicinarono a soluzioni che Einstein iniziò a prospettare prima di morire e che lo assorbirono negli ultimi anni della sua vita. Parliamo dell'unificazione delle quattro interazioni fondamentali.
L'intero universo, noi compresi, è governato da quattro interazioni o forze fondamentali (quella elettromagnetica, nucleare debole, nucleare forte e gravitazionale). Dopo svariati decenni di ricerche, scienziati da tutto il mondo sono riusciti a trovare punti d'appoggio nonché vere e proprie correlazioni tra tre di queste quattro forze unificandole a livello matematico e dandogli il nome di GUT (Grande Teoria Unificata). In questa unificazione non è presente però la forza gravitazionale che possiamo sperimentare tutti i giorni ma i cui bosoni 1 vettori, detti gravitoni, non sono stati ancora rilevati e a tale scopo sono stati varati vari progetti internazionali il cui fine sarebbe proprio quello di portare alla luce queste particelle enigmatiche.
Sarebbero proprio i gravitoni che, opportunamente modulati, permetterebbero lo stiramento e l'allungamento del tessuto spazio temporale, ma mancando la prova sperimentale riguardo all'esistenza di tali particelle non è possibile oggi pensare neanche ad un loro utilizzo pratico. È solo possibile teorizzare quelli che potrebbero essere i loro impieghi. Le teorie a supporto della loro esistenza sono molteplici, e avvalorerebbero anche le ipotesi dell'uomo che nel 1918 le propose: Albert Einstein.
Ritornando al discorso affrontato precedentemente, il fatto sorprendente per noi è che nel momento in cui accostiamo la meccanica quantistica alla relatività ristretta, vediamo una implicazione che, per quanto riguarda almeno le scale submicroscopiche, presenta una distribuzione locale di energia che può essere negativa. In effetti sembra che le fluttuazioni quantistiche abbiano proprio queste proprietà.
Abbiamo detto prima che il tessuto spazio-temporale può essere modificato, piegandolo ed increspandolo grazie ad una forte quantità di onde gravitazionali focalizzate in un punto. Perché avvenga ciò dobbiamo avere il controllo all'origine di una onda gravitazionale, controllo che ancora ci sfugge. n punto chiave del controllo della gravità consiste nella scoperta di un tipo di particella a noi noto a livello teorico e cioè la scoperta dei gravitoni. Sappiamo dalle teorie quanto-meccaniche che la forza di gravità potrebbe essere causata dal continuo scambio di gravitoni tra due corpi dotati di massa. Il risultato che avremmo, e in cui viviamo senza accorgercene, sarebbe un'attrazione fra i due corpi. Manipolando le stesse particelle potremmo imporre loro una forza repulsiva causando così il fenomeno definito antigravità.
Il problema è se questa tecnologia sarà resa disponibile al pubblico, se non è già stata creata e utilizzata a nostra insaputa. Spesso le innovazioni tecniche ed il loro ritmo non sono destinate a soddisfare bisogni quanto invece a creare bisogni. Dobbiamo quindi chiederci se il nostro bisogno, "nostro" inteso come popolo e non come governo, sarà quello di spingerci oltre certi confini.
Nei primi mesi dell'anno scorso siamo stati molto sorpresi nel vedere una delle maggiori riviste di divulgazione scientifica pubblicare, dedicando loro niente meno che la copertina, un articolo di due ricercatori statunitensi, Lawrence H. Ford e Thomas A. Roman della "Tufts University", inerente l'energia negativa e la possibilità di distorcere con essa lo spazio-tempo.
In questo affascinante articolo, pubblicato sulla rivista "Le Scienze", i due autori ci introducono nelle implicazioni e nelle scoperte che in dieci anni li hanno portati a formulare un'ipotesi plausibile su come distorcere il continuum spazio-temporale.
Secondo la fisica quantistica, ed in particolare il principio di indeterminazione di Heisenberg, non è possibile attribuire un valore di energia nullo al vuoto, in quanto per farlo occorrerebbe un tempo di misura infinito.
Ora, per l'equivalenza tra energia e massa, esiste una certa probabilità che compaiano spontaneamente coppie di particelle-antiparticelle virtuali per un tempo inversamente proporzionale alla loro massa, secondo un fenomeno detto "polarizzazione del vuoto" in quella che viene definita "schiuma quantistica". La continua comparsa e scomparsa di particelle virtuali va sotto il nome di "fluttuazioni quantistiche" e lo smorzamento o l'attenuazione di queste ultime determina l'insorgenza, in alcune parti del vuoto quantistico, di energia negativa.
L'energia che ci serve per poter aprire un cunicolo capace di farci viaggiare attraverso lo spazio-tempo, sostengono i ricercatori, è veramente insolita, ma non è niente di fantascientifico. Si tratta dell'energia negativa.
Con il termine "energia negativa", non vogliamo intendere però l'antimateria (che ha sempre energia positiva), né dobbiamo associarla a quella che viene comunemente chiamata energia "esotica". Le onde di luce ordinaria hanno densità di energia positiva o nulla in diversi punti dello spazio. Quando noi interagiamo con alcuni stati che vengono definiti "spremuti", la densità di energia in un certo istante di tempo può diventare negativa in qualche punto e per compensazione la curva di energia positiva deve aumentare. Più elevato è il valore di energia negativa e più breve è l'intervallo di tempo che intercorre tra l'impulso di energia negativa e quello di energia positiva.
Alcuni tra i più importanti laboratori mondiali, come il "Los Alamos National Laboratory" (LANL), sono riusciti a creare per brevissime frazioni di secondo impulsi di energia negativa che purtroppo si sono dissolti pochi istanti dopo per il consequenziale subentro massiccio di energia positiva.
Il problema attuale è quello di riuscire a contenere pacchetti di energia negativa in ambienti stabili.
Dalle ricerche compiute è stato notato che la presenza di energia negativa è sempre ed inderogabilmente associata ad energia positiva. Ciò comporta quindi che il nostro primo punto di ricerca sia quello di isolare i due tipi di energia.
Il concetto di energia negativa è presente in molte branche della fisica moderna e lo possiamo anche ritrovare in quei misteri cosmici che sono i buchi neri. Oggi sappiamo che i buchi neri sono "oggetti" estremamente complessi, le cui leggi sembrano violare alcune delle nostre più accreditate conoscenze. Siamo certi però che le singolarità 2 siano enormi produttori di energia negativa.
Stephen Hawking, una delle menti più geniali del nostro tempo, ha ipotizzato una base per la creazione dell'energia negativa. Hawking postula che nel momento in cui certe stelle iniziano a collassare e quindi a morire, si vengono a sprigionare forze incredibili. Tali forze condensano la materia a tal punto da portare stelle enormemente più grandi del nostro Sole a raggiungere il raggio di qualche chilometro e la gravità diventa allora talmente forte da trattenere qualsiasi radiazione. Si viene così a creare, per un fenomeno a noi ancora ignoto, un buco nero che continua ad irradiare radiazione (la radiazione di Hawking) e a contrarsi fino a che "l'orizzonte degli eventi" scompare e la singolarità interna viene esposta all'universo.
Dal punto di vista teorico, Hawking ha osservato che la "singolarità nuda" (così viene chiamata la singolarità di un buco nero quando viene esposta all'universo circostante) presenta una massa negativa.
A conclusione di quanto detto, la scienza talvolta osteggia teorie nuove, molte volte bollando gli stessi ricercatori come "scienziati eretici". L'unica speranza è che nel momento in cui tali tecnologie saranno possibili non si interpongano ragioni di stato o militari che ne vincolino o precludano l'utilizzo.
Come affermò il fisico Max Planck, grande ricercatore di questo secolo: "l'ortodossia scientifica è tutt'altro che immutabile e i fenomeni che vengono derisi come assurdità in una data generazione possono diventare oggetto di serio studio in quella successiva".
È doveroso sottolineare tuttavia per l'ultima volta che allo stato attuale delle conoscenze scientifico-tecnologiche non ci è possibile realizzare sistemi propulsivi spaziali non convenzionali che sfruttino la distorsione del continuum spazio-temporale al fine di compiere viaggi interstellari. Però, qualora i ricercatori fossero in grado di by-passare in qualche modo le fastidiose e noiose disuguaglianze quantistiche, la realizzazione di tali sistemi propulsivi ("breakthrough propulsion") diverrebbe verosimile e possibile. E nel momento in cui le disuguaglianze quantistiche venissero aggirate e quindi i sistemi di propulsione non convenzionale venissero realizzati, nessuno potrebbe più ragionevolmente escludere la concreta possibilità che civiltà aliene tecnologicamente avanzate abbiano interagito, interagiscano o interagiranno con il pianeta Terra e l'umanità.

Note:
1. Particelle elementari che costituiscono i pacchetti di energia o quanti delle interazioni fondamentali dell'universo.
2. Zona dello spazio-tempo dove non sono più definite le leggi della fisica come noi le conosciamo. Il fenomeno più potente nella singolarità è la fine del rapporto causa-effetto.

Bibliografia:
- Lawrence M. Krauss, "La fisica di Star Trek" ed. TEA, 1995.
- John Gribbin, "Costruire la macchina del Tempo: viaggio attraverso i buchi neri ed i cunicoli spazio-temporali", ed. Aporie, 1999.
- "Le Scienze", numero 379, marzo 2000.
- Physic Review, Quantum Gravity 11 (1994) L73-L77m Printed in UK.
- Materiale inviato da Marc G. Millis del NASA Breakthrough Propulsion Physic Program.


PORTE APERTE SULL'IPERSPAZIO

di Giuseppe Colaminè

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 20 del Maggio 2001

Il nostro pianeta viene visitato da astronavi di possibile natura aliena; è un fenomeno forse antico di millenni.

Ai nostri occhi gli extraterrestri appaiono come creature quasi onnipotenti, che si spostano a loro piacimento da un punto all'altro dello spazio. Tuttavia se le teorie sul volo a velocità esponenziale rispetto a quella della luce sono esatte, anche gli UFO dovrebbero aver bisogno di varchi per entrare ed uscire da quella realtà paradimensionale che chiamiamo iperspazio o subspazio. Di queste porte la Terra sarebbe piena; alcune naturali altre inconsapevolmente costruite dall'uomo.
Se le cose stanno davvero così, abbiamo già spianato le piste di decollo per il volo interstellare e non ci resterebbe che imparare a costruire i velivoli adatti.

ASTRONAVI SUL GOLGOTA
Anno 33 d.C.; sono circa le 3,00 del pomeriggio del Venerdì prima della Pasqua Ebraica. Sulla collina del Golgota nei pressi di Gerusalemme, Gesù Cristo esala sulla Croce il suo ultimo respiro.
"Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono"...
"Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, erano presi da gran timore e dicevano: Davvero costui era figlio di Dio!" (Matteo 27, 51-54).
Stando alla descrizione, sembra che la zona sia stata scossa da un forte terremoto. Ci sono molti testimoni oculari che tramanderanno i dettagli dell'evento, e da queste informazioni verranno fuori i testi di numerosi Vangeli, per lo più apocrifi. La Chiesa di Roma ne riconoscerà solo quattro.
Un singolare affresco del XIV secolo, custodito nel monastero kossovaro di Visoki Decani nel sud della ex Jugoslavia, raffigura il teatro della crocifissione sorvolato da strani oggetti aerodinamici, simili a gocce orizzontali stilizzate. All'interno di questi vi sono sedute strane creature umanoidi dall'aspetto ambiguo. Gli studiosi di paleoastronautica hanno ricollegato questa raffigurazione alla presenza di UFO che volavano sul Golgota e che la tradizione avrebbe tramandato fino ai pittori del 1300. Non è un fatto poi tanto assurdo, se si considera che il monastero in questione è situato in una zona impervia, nel cuore dell'ex Impero Bizantino.
Narrazioni apocrife, testimonianze e reliquie pervenute in epoca protocristiana a Bisanzio (si pensi al clamoroso caso della Sindone), avrebbero potuto essere custodite in luoghi di culto appartati, per poi ritornare alla luce molti secoli dopo.
Al di là di considerazioni mistiche o paranormali, tre sono le concrete possibilità che in questo momento interessano:

Al momento della crocifissione vi fu un movimento tellurico, scenario di fenomeni insoliti.
Forse qualcuno vide nel cielo strani oggetti volanti e ne fece una qualche descrizione scritta, destinata a venire alla luce solo tredici secoli dopo.
Forse l'autore del dipinto in questione - nel caso, attribuito al maestro Vita da Cattaro - avvistò una formazione di UFO nel corso di un terremoto e li ricollegò all'evento della crocifissione realizzando l'affresco.

ALIENI CURIOSI
Facciamo adesso un salto cronologico fino ai nostri giorni.
Nel 1998, in Italia meridionale, B.S. (si riportano solo le iniziali per rispetto della privacy) avvista insieme alla sua famiglia un UFO che sorvola la campagna irpina. L'oggetto scompare sulla verticale del monte Taburno.
Lì si trova una installazione radio militare, dotata di potenti antenne ricetrasmittenti.
Il Taburno sembra essere una meta privilegiata dei presunti visitatori alieni; ai primi di quest'anno una testimone che ci chiede di non essere nominata, avvista e fotografa un UFO proprio nei pressi della montagna in questione. Ma un reportage pubblicato su di un quotidiano locale la porrà in tale imbarazzo da farle scegliere di rinchiudersi nell'anonimato.
Alcuni mesi or sono un avvistamento effettuato a Battipaglia, in provincia di Salerno, ci descrive un oggetto triangolare che sosta a mezz'aria approssimativamente sulla verticale di un grosso ripetitore televisivo. Poi, cosa succede? L'oggetto sparisce.
Nel novembre 1999 un oggetto volante non identificato compare ripetutamente sui cieli di Ischia, nel golfo di Napoli. Il CUN Campania, avvalendosi della collaborazione di due giovani ufologi procidani, Fabio Rocca e Tommaso Esposito, ricostruisce le rotte ipotetiche seguite dall'oggetto nelle sue varie apparizioni. Tutte portano verso installazioni militari dotate di emittenti radio. L'ultimo avvistamento avviene nei pressi dell'aeroporto napoletano di Capodichino.
A parte questi episodi della casistica campana, è un fatto risaputo che gli UFO prediligono le zone in cui si trovano centrali elettriche, installazioni militari, antenne TV e stazioni radiotelevisive. La tesi più accreditata è che i visitatori siano interessati al nostro livello tecnologico in fatto di utilizzo delle onde elettromagnetiche.
Un'altra ipotesi, che personalmente condivido molto di meno, è che gli UFO compaiano in tali zone per rifornirsi in qualche modo di energia dalle nostre emittenti.
Oramai con la venuta alla luce di una casistica ufologica risalente agli anni Trenta (vedi le indagini sui cosiddetti "Files Fascisti" da parte di Alfredo Lissoni e Roberto Pinotti) possiamo parlare non più di 50 ma di almeno 70 anni di ufologia, intendendo con tale termine cronologico l'inizio del periodo in cui il fenomeno è stato studiato con criteri di scientificità. In questo ampio lasso di tempo si è giunti a numerose conclusioni che a tutt'oggi appaiono valide; una di queste è che gli oggetti volanti non identificati appaiono costantemente in determinati punti del pianeta (la "tattica puntiforme", come qualcuno la ha chiamata), come se fossero in qualche modo costretti a seguire delle rotte prefissate. Il caso delle apparizioni di Hessdalen in Norvegia è un esempio tipico come gli UFO presentino delle mete quasi fisse. L'interpretazione di questo fenomeno è stata collegata al fatto che tali oggetti abbiano, per così dire, bisogno di particolari condizioni fisiche o atmosferiche per renderli visibili ed il senso di una simile esigenza può essere ricollegato a lume di logica alle loro ipotetiche dinamiche di volo.

LA FRONTIERA DELL'IPERSPAZIO
Considerando l'improbabilità che gli UFO provengano da pianeti vicini alla Terra, nei quali non è stata trovata traccia di vita intelligente, almeno attualmente, ci resta solo da ammettere che i nostri visitatori provengano da distanze assai maggiori.
La teoria del volo iperspaziale o subspaziale nasce dall'esigenza di un ipotetico viaggiatore interstellare di spostarsi lungo distanze valutabili nell'ordine di anni luce. Un anno luce equivale a circa 9.461 miliardi di chilometri. Ammettendo di possedere un'astronave che viaggi alla velocità di 100 mila km orari, occorrerebbero 10 mila e 800 anni per coprire la distanza di un anno luce e ben 54 mila anni per spostarsi dalla stella più vicina al sole (Alfa Centauri) fino a noi.
La teoria del volo supspaziale ipotizza che sia possibile curvare lo Spazio Einsteniano, facendo quasi combaciare punto di partenza ed obiettivo e azzerando in tal modo i tempi di percorrenza. Ciò presuppone la necessità di by-passare il limite fisico di velocità oggi conosciuto: i 300 mila km al secondo a cui viaggiano i fotoni che compongono la luce.
Fino a pochi anni fa questa era pura fantasia, ma recentemente studi ancora agli albori stanno delineando la possibilità che i fotoni possano essere accelerati da un forte campo magnetico, divenendo particelle iperveloci che vengono chiamate "tachioni".
Si è giunti all'acquisizione teorica che un oggetto possa curvare lo spazio-tempo entrando in una sorta di imbuto posto al centro di un forte campo magnetico in cui i fotoni subiscono accelerazioni esponenziali e possono così spostarsi a velocità luce elevata a potenza x, sulla scia del flusso di particelle.
Partenza e... buon viaggio!
Ma come si fa a decelerare e ritornare nell'universo corpuscolare?
La risposta è semplice, forse ingenua, ma al momento non se ne trovano altre: si esce come si è entrati, cioè attraverso un imbuto uguale e contrario a quello di ingresso, in cui le particelle iperveloci decelerano.
In altre parole ci si serve di un ulteriore campo magnetico.

CI ERAVAMO GIÀ ARRIVATI
Alcuni anni fa venne proiettato nelle sale cinematografiche un film di fantascienza che ebbe un discreto successo, chiamato "Philadelphia Experiment". Si trattava della versione romanzata di un singolare esperimento condotto negli anni Quaranta dalla U.S. Navy, la Marina militare Statunitense, nel quadro di un progetto segreto probabilmente chiamato in codice "Rainbow" e svoltosi nell'arsenale navale di Philadelphia.
Un cacciatorpediniere sarebbe stato posto al centro di un forte campo magnetico; l'obiettivo era di renderlo invisibile (il tutto era finalizzato nei confronti della minaccia bellica costituita dai sommergibili tedeschi). In parte la cosa sarebbe andata bene poiché la nave sarebbe effettivamente sparita per qualche istante agli occhi degli osservatori, ma l'equipaggio sarebbe stato ridotto in condizioni assai precarie. Ustioni diffuse sui corpi dei marinai e seri disturbi psichici avrebbero costretto gli scienziati impegnati al progetto a desistere dai loro intenti.
Contemporaneamente però si sarebbe anche sparsa una strana voce: numerosi testimoni riferirono di aver visto materializzarsi per alcuni secondi la sagoma della nave nella baia di Norfolk (che si trova molto più a sud).
Forse il progetto "Rainbow", senza volerlo, dette origine ad un primo esempio di forzatura della curvatura spazio-temporale; comunque le Autorità statunitensi non hanno rilasciato dichiarazioni sul fatto, che è entrato suo malgrado nel novero delle leggende metropolitane, tanto da essere poi sceneggiato e rappresentato nelle sale cinematografiche.

ACCESSI APERTI AGLI ALIENI
Ammettendo che gli UFO si spostino secondo lo schema esposto, i loro piloti dovranno allora identificare dei varchi di uscita per poter giungere ad una destinazione che non sia davvero "L'altro Mondo".
Sulla Terra questi varchi sono forse rappresentati dalle aree circostanti ad emittenti radio, antenne, centrali elettriche, centrali nucleari, ovvero ambiti caratterizzati dalla produzione di campi magnetici di considerevoli proporzioni?
Lo stesso caso di Hessdalen può avere attinenze con l'argomento. Sebbene non vi siano nella zona suddetta installazioni particolari, resta il fatto che la sua relativa vicinanza al Polo Nord, sommata ad altre caratteristiche geofisiche che restano ancora da chiarire, potrebbero creare particolari variazioni di campo magnetico potenzialmente utili agli UFO in arrivo.
Quanto ai terremoti, incluso quello che si sarebbe scatenato sul Golgota il pomeriggio di Venerdì Santo del 33 d.C., é noto che essi si accompagnano frequentemente a variazioni locali dell'assetto geo-magnetico e quindi potrebbero anche rappresentare una buona "porta di accesso" per visitatori alieni.
La cosa, pero, non si svolgerebbe sempre con esito positivo, nemmeno per dei super progrediti extraterrestri. Immaginiamo infatti le indiscutibili difficoltà a cui andrebbero incontro i piloti che viaggiassero su di un veicolo proiettato a velocità iperfotoniche in uno spazio che non è più spazio, dove le leggi fisiche siano sovvertite in maniera inimmaginabile e dove si renda ad un certo punto necessario fare una brusca frenata dimensionale, andando a cascare nei cieli di un corpo planetario compatto, peraltro dotato di una spessa atmosfera.
Bisognerà dunque identificare bene il punto, centrarlo, attraversarlo nel momento giusto, nell'assetto giusto, facendo collimare una serie sicuramente lunga di complicati parametri, altrimenti...
Il caso dell'UFO schiantatosi a Roswell nel 1947 e gli altri UFO-crash, incluso quello ipoteticamente avvenuto in Italia negli anni Trenta, potrebbero essere esempi classici di fatali errori in fase di "rientro" dalla dimensione iperspaziale.
Se tutto ciò si dimostrasse fondato, potremmo almeno essere soddisfatti di aver creato, seppur involontariamente, dei varchi per accedere alle rotte interstellari.
Siamo comunque lontani da soluzioni concrete. Abbiamo porte aperte su oceani in tempesta, ma la nostra tecnologia di volo spaziale non supera comunque il livello di una banale zattera.
Dalle indiscrezioni pervenuteci sui rottami dell'UFO di Roswell apprendiamo di trovarci probabilmente su di un binario sbagliato. Questi oggetti sono forse poco più che semplici gusci costituiti da una lega metallica leggerissima ed estremamente versatile rispetto alle variazioni fisiche dello spazio circostante. Non avrebbero apparato propulsivo autonomo, quasi che sfruttassero il campo magnetico ed i flussi di particelle con lo stesso criterio usato da una barca a vela rispetto al vento.
Le nostre navette spaziali sono invece ordigni ben più pesanti, cariche come sono di combustibili, di parti elettriche, di materiali altamente infiammabili. Passerà del tempo prima che l'umanità riesca a fare questo balzo tecnologico che la porterà nello scenario siderale. Intanto però, a quanto pare, le porte di accesso sono e restano aperte. Speriamo che i nostri visitatori non diventino troppo invadenti... sempre ammesso che non lo siano già.


LA VETRINA SPAZIO-TEMPORALE

di Giuseppe Colaminè

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 21 del Giugno 2001

Quando il colonnello Philip Corso fornì - al pubblico quella vasta mole di informazioni che comunque imposero una rilettura in chiave storica del "caso Roswell", vi fu un dato ipotetico che lasciò sconcertati i cultori dell'ufologia classica.

Secondo Corso, infatti, i "Grigi" (questo è il nome che si da convenzionalmente alla tipologia umanoide che appare maggiormente nelle testimonianze relative agli IR) erano discendenti dell'Uomo odierno, provenienti dal futuro, con intenzioni non meglio chiarite.
A sostegno di ciò l'ufficiale adduceva due motivazioni principali:
- L'aspetto umanoide particolarmente indicativo di una matrice comune all'"Homo Sapiens".
- L'assoluta mancanza a bordo dell'UFO di strutture lontanamente paragonabili ad apparati propulsivi classici, il che faceva pensare che l'oggetto avesse viaggiato senza spostarsi eccessivamente nello spazio.
È un discorso molto antico e tuttora difficile da digerire, quello legato al cosiddetto "viaggio nel tempo".
Ad un primo esame la cosa potrebbe apparire fantascientifica e assurda, molto di più rispetto all'idea di costruire motori iperveloci, tanto da spostarsi in poco tempo da qui ai confini della galassia.
In realtà, all'indomani del controverso "caso Santilli", un autore quale l'austriaco Johannes Von Buttlar ha portato avanti, circa gli eventi di Roswell, proprio questa chiave di lettura. E dagli anni Cinquanta un pioniere italiano del giornalismo aerospaziale ed ufologico, il presidente onorario dell'UGAI Cesare Falessi, si interroga se non sia questa la giusta interpretazione da dare al fenomeno UFO.
In realtà la visione einsteniana dello spazio intende questo come un piano ideale, definito continuum spazio-temporale, nel quale i corpi dotati di massa creano degli avvallamenti, esattamente come farebbero delle sfere di peso variabile appoggiate su di un panno elastico. In questo contesto il tempo non è una grandezza assoluta ma solo una funzione legata alla velocità con cui un oggetto si sposta da un punto all'altro. Si è detto che un viaggiatore che superi in maniera esponenziale la velocità della luce, si sposterebbe irrimediabilmente nel tempo e qui vorrei cercare di chiarire in maniera elementare questo concetto così astruso.
L'accelerazione a velocità maggiori di 300.000 km/secondo, in pratica, farebbe uscire il viaggiatore dallo spazio convenzionale, mandandolo in una realtà X, della quale ignoriamo le caratteristiche. Questa realtà dimensionale è sganciata dai parametri classici di spazio e tempo, per cui al rientro nel nostro universo, fenomeno corrispondente alla decelerazione al di sotto della velocità della luce, non sarebbe più possibile sapere quanto tempo sia passato.
Nessuno fino ad oggi ha effettuato un volo a simili velocità, per cui sono state avanzate varie teorie in proposito.
Considerando il fenomeno della contrazione del tempo, teorizzato da Einstein, se partissimo oggi dalla Terra per Alfa Centauri (distanza 4,5 anni luce), viaggiando ad un anno luce al giorno, potremmo fare in 9 giorni un viaggio completo di andata e ritorno. Avremmo vissuto 9 giorni di vita soggettiva, saremmo invecchiati di 9 giorni, in teoria potremmo anche tenerci addosso la stessa camicia che alla fine avrebbe uno spiacevole fetore, simile a quello di un indumento tenuto addosso 9 giorni. Sulla Terra però troveremmo i nostri discendenti perché, in quei fatidici 9 giorni soggettivi, nell'universo sarebbe passato un numero imprecisato di anni. È un'ottima idea per combattere l'invecchiamento; peccato che la percezione soggettiva del tempo rimanga la stessa.
Stando a questa tesi, pare che il viaggio iperfotonico ci porti nel futuro, non nel passato. Molti fisici teorici sostengono che non vi è una differenza sostanziale e come loro anche gli studiosi del Paranormale.
Esiste una teoria metafisica, definita "dell'Eterno Presente", secondo la quale la realtà cosmica potrebbe essere paragonata ad una infinita pellicola cinematografica i cui fotogrammi riproducano attimo per attimo le tappe cronologiche dell'intero universo, da sempre e per sempre. La nostra evoluzione avverrebbe correndo lungo i fotogrammi e ciò ci darebbe la sensazione soggettiva che il tempo ci scorra addosso, quando in realtà saremmo noi a scorrere. Una civiltà, tanto evoluta da aver trovato il modo di spostarsi lungo questo film, potrebbe effettivamente inviare i propri viaggiatori verso momenti diversi dell'evoluzione e per far questo non servirebbero i motori, ma cosa?
Ovviamente non lo sappiamo, ma immaginiamo di volerci spostare da qui ad una stella distante 500 anni luce. Useremmo il famoso metodo di viaggio a curvatura, cioè supereremmo la velocità della luce, fino a far combaciare il punto di partenza con quello di arrivo, piegando la curvatura spaziale.
Fantascienza? I fisici sostengono che in teoria ciò è possibile. Anche il volo supersonico era fantascienza ai tempi di Cristoforo Colombo.
Pensateci un attimo, alla fine arriveremmo in un punto che corrisponde all'immagine della stella 500 anni fa, perché la luce ci ha impiegato 500 anni a portare quell'immagine fino a noi. Nel frattempo la stella potrebbe essere esplosa 200 anni dopo e quaggiù dovrebbero attendere altri 300 anni per vedere l'immagine dell'esplosione, mentre invece noi ci troveremmo in quel punto, così com'era 500 anni prima.
Proviamo a pensare che le stelle visibili nel cielo non siano solo un effetto ottico di un passato che varia fino a miliardi di anni, ma consideriamo la possibilità che quell'universo su cui ci affacciamo ogni sera sia in realtà una porzione infinitesimale della sequenza infinita di fotogrammi che compongono l'eterno presente, una vetrina che espone campioni di tempo differente.
Questa digressione parafisica serve a farci riflettere su certuni fenomeni riportati nella casistica.
Spesso l'UFO "appare", nel senso stretto del termine, "non proviene".
La maggior parte degli avvistatori ci descrive un oggetto che sembra venir fuori dal nulla, che si sposta a scatti, con tale velocità da non essere talvolta visibile durante gli spostamenti. Sembra di aver a che fare con un oggetto che si affaccia a varie finestre nel nostro cielo e, a parte i casi di IR, quelli molto più frequenti di semplice avvistamento, ci mostrano oggetti fisicamente ben definiti, ma che si comportano davvero come fossero proiezioni di qualcosa.
Fulmini globulari? Questa risposta la conservo per i momenti in cui sono di umore cupo e cerco uno spunto per farmi quattro risate. puntualmente l'elenco delle risposte che la scienza ufficiale fornisce al fenomeno UFO riesce a mettermi di buon umore, come se vedessi un film comico.
Il lettore può rimanere assai deluso da questa teoria che toglie ogni aspetto spaziale, nell'accezione classica del termine, alla questione aliena e la proietta in uno scenario a cavallo fra il paranormale e la trama di un racconto Fantasy.
Alieni di ieri, di domani. E dove sono quelli di oggi?
Siamo davvero soli nell'Universo, obbligati ad avere gli unici contatti con esseri abitanti in altre epoche cronologiche?
lo non direi. Il nostro errore potrebbe essere stato fino ad ora quello di vedere il cosmo in un'ottica esclusivamente di spazialità, di estensione. Abbiamo calcolato distanze da far rabbrividire e di fronte alle quali ci siamo giustamente scoraggiati. Forse dobbiamo incominciare a comprendere che la spazialità è un limite, circoscritto proprio dalla velocità della luce, che rappresenta un solo aspetto della realtà: quello dello spostamento con moto attivo.
Se vogliamo seguire la relatività di Einstein e le altre teorie che l'hanno corredata, dobbiamo acquisire l'uso del termine spazio-tempo e, quando ci troviamo a fare osservazioni astronomiche, considerare di stare osservando uno scorcio di momenti cronologici diversi inseriti in uno scenario spaziale.
Questa è una semplice affermazione teorica, ma è possibile che altre forme di vita intelligente nell'universo siano arrivate a metterla in pratica.
Per questi esseri il volo spazio-temporale sarebbe una realtà fisica, non una favola e nella loro ottica, sarebbe normale spostarsi nel passato o nel futuro.
Tutto ciò non esclude gli aspetti più brutalmente materiali della ricerca cosiddetta ufologica, oggi intesa come ricerca a largo campo di vita aliena intelligente.
Creature estranee, interferenti con la nostra evoluzione, potrebbero essere amiche ma anche ostili e comunque manipolatrici.
Lo spostamento cronologico potrebbe consentire di modificare i corsi storici ed adattarli ad esigenze derivate da ambizioni imperialistiche. Lo Spazio-Tempo non è l'AIdiIà e probabilmente ha un suo limite.
Concludo a proposito, riportando una tesi che proviene da una fonte di tipo parapsicologico, precisamente da esperienze medianiche e psicofoniche degli anni Settanta.
Una non ben identificata entità sostenne che le galassie si allontanavano tutte da un centro ideale a velocità crescente e che il limite dell'Universo spazio-temporaIe stava nel punto in corrispondenza del quale le galassie raggiungevano nel loro moto la velocità della luce. Oltre vi sarebbero state altre realtà dimensionali ed altre ancora all'infinito.
Nel nostro piccolo comunque, abbiamo ancora moltissimo da esplorare.
Altro che soli nell'Universo, come sostiene l'irriducibile prof. Zichichi...!


GLI UFO E L'UNIVERSO OLOGRAFICO

di Aldo Rocchi

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 22 del Luglio/Agosto 2001

Quali sono le realtà possibili e quale stiamo vivendo?

Mi sembra opportuno analizzare quali sono gli studi e le ipotesi più all'avanguardia nel campo delle ricerche sul cervello umano, sulla sua struttura e sul suo strepitoso funzionamento, al di là della sua funzione più specificatamente fisica.
Inoltrandomi in questi "meandri" mi sono trovato spesso disorientato perché le possibili implicazioni scaturite da simili ipotesi coinvolgono e, mi sia concesso, sconvolgono in modo decisivo e pesante il modo di concepire la nostra esistenza. Ma tant'è!
Dall'inizio degli anni '80 diversi fisici, tra cui il francese d'Expagnat e l'inglese Bohm, hanno concretamente ipotizzato che la realtà, così come noi la concepiamo e percepiamo, non possa più essere considerata nel suo complesso come un qualcosa di indipendente dall'osservatore-uomo e di cui sia sempre possibile, cioè in ogni condizione, dare una descrizione completamente oggettiva.
Il concetto di realtà classico-meccanicistica, tanto caro ancora oggi ai razionalisti più convinti, ha resistito per diversi secoli, ma con l'evoluzione rapida della fisica delle particelle avvenuta in questo straordinario ventesimo secolo e con l'avvento della fisica quantistica il solido castello su cui si basa, appunto, il concetto di realtà, nel senso più vasto del termine, ha cominciato a vacillare. E vacilla sempre più.
Il comportamento della "materia" nella sua espressione microcosmica è, a dir poco, assolutamente sorprendente e sicuramente inimmaginabile secondo i canoni classici.
Quanto queste caratteristiche incidano sul concetto di realtà quotidiana non è dato di sapere al momento attuale, ma è mia opinione che questa sia la strada da percorrere umilmente se vorremo almeno tentare di dare ragione a una moltitudine di fenomeni che sono sotto gli occhi di chi è disposto a guardare e non soltanto a vedere presuntuosamente da lontano.
Ricordate l'immagine tridimensionale della Principessa Leia nel film "Guerre Stellari"?
Quell'immagine era un "ologramma", un ologramma in movimento.
Ma è sconcertante il fatto che alcuni scienziati, oggi, stiano iniziando a pensare che l'universo stesso; sia una sorta di ologramma immenso, ma non soltanto' un'immagine di straordinaria complessità ed estensione.
Vi sono prove a livello scientifico che suggeriscono che il nostro "mondo" e tutte le cose in esso contenute, dai fiocchi di neve alle piante, dalle stelle agli elettroni siano, per così dire, delle immagini spettrali, proiezioni provenienti da un livello di realtà talmente lontano dal nostro da essere letteralmente al di là dello spazio e del tempo.
L'aspetto più sbalorditivo di questo modello che chiameremo "olografico" è che esso dà improvvisamente senso ad una vasta gamma di fenomeni talmente elusivi da essere posti, non sempre in buona fede, al di fuori dei confini della comprensione scientifica.
Kenneth Ring, uno psicologo presso la University of Connecticut, ha supposto che anche le esperienze di pre-morte possano essere spiegate dal modello olografico e ritiene che simili esperienze, come la morte stessa in ultima analisi, siano null'altro che lo spostamento della coscienza da un livello dell'ologramma della realtà ad un altro.
Il Dott S.Grof, capo della ricerca psichiatrica presso il Maryland Psychiatric Research Center, nel 1985 pubblicò un lavoro nel quale concludeva che i modelli neurofisiologici del cervello esistenti erano inadeguati e che solo il modello olografico era in grado di spiegare cose come le esperienze archetipiche, gli incontri con l'inconscio collettivo e altri particolari fenomeni sperimentati durante stati alterati di coscienza.
Il fisico D. Peat asserì che la sincronicità - coincidenze talmente insolite e psicologicamente significative da non sembrare il risultato del solo caso - poteva essere interpretata dal modello olografico e che queste straordinarie coincidenze potevano, in effetti, essere "difetti o alterazioni della struttura delle realtà". Esse rivelano che i nostri processi di pensiero sono connessi molto più intimamente al mondo materiale di quanto non abbiamo finora sospettato.
Un altro indizio a favore di questa "struttura olografica" è il paranormale stesso e nel corso degli ultimi decenni si è accumulata una notevole quantità di materiale e prove a sostegno dell'esistenza di esperienze di confine, come le definiscono gli studiosi del settore.
È ovvio che, come nella fenomenologia ufologica, non tutto è genuino, ma per il solo fatto che tutto ciò non può essere chiarito da nessuno dei modelli scientifici attuali, la scienza li ha in linea di massima ignorati. E lo fa tuttora.
È noto che la scienza non è libera da pregiudizi e alcuni suoi esponenti sono assuefatti alle loro convinzioni ed ai loro dogmi in modo così radicale che tutto ciò che minaccia questa assuefazione viene rifiutato con estrema energia. Nascono organismi con il dichiarato scopo di dimostrare che tutto ciò non esiste e che è soltanto frutto di frode e mala fede.
È scientifico questo atteggiamento? Lascio al buon senso la risposta, senza naturalmente abbracciare la tesi opposta.
Ma qualcosa sta lentamente cambiando. Un esempio fra i tanti: nel 1987 due studiosi della Princeton University, il fisico G. Jahn e la psicologa clinica B.J. Dunne annunciarono che, dopo sperimentazioni durate dieci anni, avevano accumulato prove inequivocabili che la mente può interagite psichicamente con la realtà materiale. Questo era noto a molte civiltà antiche, e anche attualmente molte religioni danno per scontata questa possibilità, mentre la civiltà definita "tecnologica" ha perso questo concetto.

IL CERVELLO COME OLOGRAMMA
L'enigma che spinse verso la formulazione del modello olografico fu l'interrogativo su dove e come i ricordi fossero conservati nel cervello. Si riteneva fino ad allora che ciascun ricordo di un individuo avesse una collocazione specifica in qualche punto delle cellule cerebrali.
Stimolando i lobi temporali di pazienti pienamente coscienti essi rivivevano episodi passati delle propria vita con dettagli molto vividi. Questi non erano sogni. Erano attivazioni elettriche della registrazione sequenziale di coscienza. Il soggetto riviveva tutto ciò di cui era stato consapevole in un passato anche molto lontano come in un "flashback" di un film.
Esperimenti effettuati in Florida presso il Yerkes Laboratory of Primate Biology avevano dimostrato una caratteristica straordinaria del cervello di cavie da laboratorio. Addestrando le bestiole ad eseguire determinati compiti, come trovare l'uscita da un labirinto, ed asportando progressivamente parti di cervello anche molto vaste, si notò che, nonostante evidenti difficoltà motorie, le loro capacità di memoria rimanevano praticamente intatte, tanto che l'uscita dal labirinto veniva sistematicamente trovata. Era una scoperta incredibile!
L'unica risposta possibile era che i ricordi non fossero "localizzati" in aree specifiche ma, per così dire, distribuiti per tutto il cervello nel suo insieme.
Individui che avevano subito lesioni al capo a causa di incidenti non subivano mai, se non temporaneamente, lacune drastiche ed irreversibili nelle loro memorie, come se il cervello progressivamente recuperasse la piena funzione delle sue banche di memoria.
È il concetto della "non località" dell'informazione. Ciò sembrò magico ai ricercatori e l'unico modello che poteva fornire la soluzione all'enigma era quello olografico.
Se gettiamo un sasso in uno stagno si produrranno una serie di onde concentriche che si propagano verso le sponde, ma se gettiamo due sassi, la complessa disposizione di creste e avvallamenti che risulta dalle collisioni delle due onde è nota come "schema di interferenza".
Tutti i fenomeni di tipo ondulatorio, come la luce e le onde radio, per esempio, producono schemi di interferenza, e poiché la luce laser è un tipo di luce estremamente pura o "monofrequenza", è particolarmente adatta a creare schemi di interferenza.
Quando nel 1947 lo scienziato anglo-ungherese Dennis Gabor sviluppò l'idea dell'olografia, durante le sue ricerche per incrementare la risoluzione del microscopio elettronico, non pensava certo al laser. Il suo approccio fu essenzialmente matematico e la matematica da lui usata era un tipo di calcolo inventato nel diciottesimo secolo da un francese, Jean B.J. Fourier. Costui aveva sviluppato un sistema matematico per convertire qualsiasi schema in un linguaggio di onde semplici: questo sistema di equazioni è noto, appunto, come "trasformate di Fourier".
È necessario a questo punto descrivere, se possibile in termini semplici, che cos'è un ologramma e quali sono le sue proprietà.
Un ologramma ottico si produce quando un unico raggio laser viene diviso in due raggi separati dopo aver colpito l'oggetto-bersaglio. Il primo raggio impressiona direttamente la pellicola fotografica, mentre il secondo viene lasciato collidere con la luce riflessa del primo e, dopo aver compiuto un percorso diverso e più lungo attraverso un opportuno sistema di specchi, viene a sua volta fissato sul medesimo fotogramma. L'immagine sulla pellicola non ha nulla che assomigli neppure lontanamente all'oggetto fotografato; è letteralmente un'altra cosa, è l'immagine dello schema di interferenza prodotto dai due raggi laser sfasati tra loro. Ma appena un raggio laser di medesima frequenza attraversa il fotogramma riappare una immagine tridimensionale e fantasticamente convincente dell'oggetto originale, tanto che è possibile girare attorno alla proiezione olografica potendola osservare da diverse angolazioni. Ma se si stende una mano per tentare di toccarla, essa passerà attraverso l'immagine ed "in realtà" in quello spazio non vi è nulla. Nessuno strumento può rilevare in quella zona di spazio alcun tipo di energia.
Ora, se si seziona un frammento anche piccolo del fotogramma, sede vera dell'immagine, e si ripete l'operazione precedente, ci si aspetterebbe di vedere soltanto una porzione corrispondentemente piccola dell'oggetto, ma sorprendentemente esso compare in tutta la sua interezza. Quindi ogni piccolo frammento di pellicola contiene la completa informazione dell'intero.
Se è possibile che una piccola parte di pellicola olografica contenga tutta l'informazione necessaria per ricreare l'immagine, sembra ugualmente possibile che ogni piccola parte del cervello contenga tutta l'informazione necessaria per richiamare un ricordo completo. Straordinaria analogia!
Vari ricercatori hanno fornito notevoli prove che il sistema visivo lavora come una sorta di analizzatore di frequenza ed in particolare nel 1979 due neurofisiologi di Berkeley, Russel e Karen De Valois, fecero una scoperta determinante, poi confermata da altri laboratori: anche il cervello, nella sua funzione visiva, "usa" la matematica di Fourier per convertire le immagini nel linguaggio di forma d'onda di Fourier. Ma anche l'orecchio è un analizzatore di frequenza e così sembra che la nostra pelle, sede del senso del tatto, sia sensibile alle frequenze.
Ma a questo punto se, come abbiamo visto, l'immagine della realtà nei nostri cervelli non è una immagine ma un ologramma, è un ologramma di che cosa? Qual'è la vera realtà? Ed esiste una "vera" realtà?
È il mondo apparentemente oggettivo "sperimentato" dall'osservatore o l'immagine enigmatica ed indistinta di schemi di interferenza creati e registrati dal sistema elettrico neuronale dalla macchina-cervello?
È possibile che la realtà sia un'illusione, e che ciò che esiste "là fuori" sia in effetti una specie di sinfonia di forme d'onda, un dominio delle frequenze che viene trasformato nel mondo che conosciamo solo dopo essere entrato nei nostri sensi?

ANCHE L'UNIVERSO È UN OLOGRAMMA?
Se si considera la materia nelle sue macro-espressioni, cioè in ultima analisi gli oggetti che percepiamo tramite i cinque sensi, tutto fila liscio, tanto che le leggi della fisica classica spiegano in maniera esaustiva i fenomeni legati a questo tipo di aggregazione, ma se entriamo nel microcosmo, nel mondo delle particelle "elementari" che compongono la materia, tutto diventa completamente diverso, anzi decisamente sfuggente.
Nel campo dell'osservazione dei comportamenti della moltitudine di particelle che interagiscono tra loro, anche in condizioni estreme, sembra sia necessario fare i conti con un che di assolutamente non previsto.
La maggior parte di noi tende a pensare ad un elettrone come ad una minuscola sfera che si muove velocemente, ma nulla è più distante dalla verità. I fisici hanno scoperto che non possiede letteralmente dimensione: semplicemente non è un oggetto secondo la definizione comune. Esso può manifestarsi come una particella o come un'onda, e quando è in quest'ultimo stato e collide con un altro elettrone, si creano configurazioni di interferenza.
La luce, i raggi gamma, le onde radio, i raggi X possono mutare da onde a particelle e viceversa, ma oggi si tende a credere che tutti i fenomeni subatomici dovrebbero essere classificati in una singola categoria che non è né onda né particella.
Questo ibrido è chiamato "quanta" e la cosa più stupefacente è che esistono prove inconfutabili che esso si manifesta come particella solo quando lo si osserva.
Ciò mi fa immaginare che dietro le mie spalle il mondo sia sempre "una specie di oceano quantico in continuo fluire" e che, ogni qualvolta mi giro per osservare l'oceano, il mio sguardo blocca il fenomeno istantaneamente facendolo tornare alla realtà ordinaria.
Qualunque cosa osserviamo si trasforma dunque in materia?
Se le particelle vengono ad esistere, come tali, soltanto in presenza di un osservatore, allora anche il parlare delle caratteristiche e delle proprietà di una particella, come se esistesse prima di essere osservata, è privo di senso.
In altre fasi sperimentali si è notato come due entità corpuscolari-ondulatorie, come i fotoni ad alta energia, sorte da collisioni tra altre particelle, viaggianti alla velocità della luce in direzioni opposte e pur divise da distanze relative molto grandi, reagissero "istantaneamente" e "simultaneamente" a misurazioni fatte dagli osservatori separatamente su ognuna di esse, come se fossero immerse in un continuum che le mantiene costantemente in contatto fra loro senza tenere, appunto, in conto alcuno la velocità della luce, limite invalicabile per ogni tipo di scambio di informazioni, almeno secondo i canoni delle relatività generale.
Siamo di fronte al concetto dell'"interconnessione" che descrive come la realtà fisica costituisca un "tutto" indivisibile e unico a cui appartiene naturalmente anche l'uomo.
Ora mi sembra legittima una domanda: ma se la realtà tangibile del nostro mondo, ed in estrema analisi l'universo intero, è in effetti una sorta di illusione come una immagine olografica, sotto di essa vi è un ordine di esistenza più profondo, un livello più vasto e fondamentale che dà origine a tutti gli oggetti e le apparenze del nostro mondo fisico in modo analogo a quello con cui una pellicola olografica dà origine ad un ologramma, pur essendo una cosa completamente diversa?
La realtà si potrebbe comporre di livelli distinti: quello esplicito o "evidente", cioè osservabile e misurabile, nel cui ambito si verificano i fenomeni fisici, e quello implicito, "nascosto" ed inosservabile che ne costituisce l'aspetto più profondo ed immutabile.
Ma allora ci deve essere anche un "fattore" di tipo volitivo-organizzante che connetta continuamente questi due livelli della realtà secondo uno schema di natura prettamente psichica. Realtà quindi non solo composta in modo esclusivo di materia ed energia ma soprattutto di forma (o informazione) inconsciamente "voluta", non gestita a livello di coscienza individuale, ma forse solo a livello di quello collettivo.
Oppure tutto ciò è deciso e gestito "altrove"?
Esiste una volontà che mantiene la realtà fondamentale in uno stato stabile attingendo di volta in volta in questo "brodo" quantico per creare nuova realtà a livello esplicito?
L'esistenza di un ordine più profondo o implicito, organizzato secondo schemi olografici, potrebbe significare che l'informazione è distribuita non localmente e quindi considerare l'universo composto da parti distinte diventa un non senso.
Tutto è parte di una continuità nonostante l'apparente separatezza delle cose a livello esplicito.
I nostri cervelli costruiscono matematicamente la realtà oggettiva e la mantengono, interpretando schemi di frequenze che sono, in definitiva, proiezioni provenienti da altre dimensioni, da un ordine di esistenza più profondo al di là dello spazio-tempo al quale apparteniamo li nostro cervello è quindi un trasduttore di realtà.

GLI UFO POSSONO ESSERE UN FENOMENO OLOGRAFICO?
Quando la gente iniziò a riferire, alla fine degli anni '40 ( ma i primi avvistamenti, com'è noto, sono molto più antichi), di avvistamenti di navicelle provenienti da altri pianeti, molti ricercatori presero il fenomeno molto sul serio e presupposero che fossero esattamente ciò che sembravano: apparecchi guidati da intelligenze più avanzate, probabilmente extraterrestri, nel senso classico del termine.
Tuttavia, quando gli incontri divennero più diffusi specialmente quelli che comportavano un contatto con i loro occupanti divenne evidente per molti che questi oggetti potevano non essere originariamente extraterrestri.
Le ragioni di questa interpretazione potrebbero essere le seguenti:
- Si verificano troppi avvistamenti. Come sappiamo, sono documentati migliaia di incontri con UFO e loro occupanti.
- Gli occupanti di UFO molto spesso non presentano caratteristiche che ci si aspetterebbero in una forma di vita davvero extraterrestre, secondo i nostri canoni.
È chiaro che nessuno potrebbe, almeno con le basi scientifiche attuali, descrivere con sufficiente esattezza le molteplici variabili e condizioni che entrerebbero in gioco nella creazione di altre forme di vita intelligente, a meno di farlo con infinita presunzione. Molti sono descritti come umanoidi, respirano la nostra aria, non sembrano essere sensibili ai virus terrestri, sopportano la nostra gravità, mostrano alcune emozioni e parlano il nostro linguaggio. Sono caratteristiche possibili, intendiamoci, ma abbastanza improbabili. Non si comportano come visitatori extraterrestri, o meglio, non come ci aspetteremmo.
C'è, inutile negarlo, una componente illogica nella metodologia adottata dai presunti alieni negli incontri ravvicinati.
Infine gli UFO non si comportano nemmeno come gli oggetti materiali ma come qualcosa di ben diverso. Possono cambiare dimensione, scomparire all'improvviso. apparire dal nulla, cambiare colore e forma.
Molti ricercatori sono giunti alla conclusione che, piuttosto che provenire da altri sistemi stellari, gli UFO possano essere visitatori da altre dimensioni o livelli di realtà, avendo delle caratteristiche di tipo olografico.
Mentre, com'è noto, CarI Jung propose ed evidenziò la componente psicologica e archetipica del fenomeno UFO, senza peraltro negarne la realtà oggettiva, Vallée portò l'osservazione un passo avanti.
Togliendo la componente archetipica, alla radice del fenomeno c'è un qualcosa di più vasto, di pulsante, di vivo che cambia la sua forma quasi adeguandosi alla cultura ed al momento nel quale si manifesta.
Vallée non identifica questo "qualcosa", ma dichiara che sembra essere intelligente e senza tempo.
Gli UFO sono più intelligenza "aliena" che fenomeno paranormale.
E se fossero anch'essi una materializzazione indotta di tipo olografico proveniente da una dimensione coniugata dell'universo? Una materializzazione indotta e quindi voluta?
Potrebbe essere uno dei modi attraverso i quali una intelligenza di incredibile complessità sta comunicando con noi da una specie di multi-universo che ci circonda (o compenetra) e che la scienza ha sempre rifiutato di prendere in considerazione.
Se riceviamo la visita di esseri per qualche verso inconsistenti e plasmabili nella forma, può non essere affatto sorprendente che essi possano apparire in una moltitudine camaleontica di forme e che, in effetti, il loro aspetto reale potrebbe essere talmente al di là delle nostra comprensione che potrebbero essere le nostre menti organizzate e stimolate olograficamente a dare loro queste forme.
Allo stesso modo in cui "trasformiamo" gli esseri di luce incontrati durante le esperienze NDE (esperienze di pre-morte) in personaggi religiosi, le nostre menti scolpiscono forse l'aspetto del fenomeno UFO.
Se così stanno le cose, significa che la vera realtà di questi esseri è così ultraterrena e sfuggente che dovremmo sondare le più profonde regioni della memoria popolare e dell'inconscio mitologico per trovare i simboli necessari a dar loro forma. Ma significa anche che dobbiamo essere estremamente attenti nell'interpretare le loro azioni; per esempio gli esami medici che stanno al centro di così tanti casi di abduction potrebbero essere una rappresentazione simbolica.
Piuttosto che esaminare i nostri corpi fisici, come a noi appare, queste intelligenze non fisiche in qualche modo costrette a "mascherarsi", stanno forse sondando qualche parte di noi per la quale, al momento, non abbiamo alcuna definizione accettabile; sia essa la nostra sottile struttura energetica, oppure la nostra stessa "anima".
Il problema forse non è se questi esseri esistono o meno o in che senso esistono e dove, ma quale scopo ultimo hanno ed in estrema analisi chi li muove o "comanda".
Qual'è la vera identità di questa intelligenza che si è presentata sul palcoscenico di questo nostro mondo in modo sistematico ed ha iniziato da molto tempo una "rappresentazione" così complessa?
E soprattutto, chi sono gli attori e chi sono gli spettatori?


UFO: VIAGGIATORI DEL TEMPO?

di Sandro Ferretti

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 28/29 del Gennaio/Febbraio 2002

L'attacco alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 è stato sicuramente un evento che rimarrà sui libri di storia.

Ma una cosa che forse nessuno ricorderà è il fatto che nel corso dell'attentato nel cielo della "Grande Mela" è stato rilevato un corpo volante misterioso, che nei filmati appare come una immagine puntiforme (ovvero, in altre riprese video, oblunga) emettente bagliori di probabile luce solare riflessa. Niente ali, timoni o impennaggi. Non sembra un normale aereo. Come certo non è neppure Venere. Su di esso hanno attirato l'attenzione alcuni ufologi russi, mentre altri inaffidabili ufomani hanno, tout court, pretestuosamente e acriticamente visto in tale presenza degli Alieni "guardoni" benevolenti o magari ostili.
La serietà, in un episodio simile, è d'obbligo. Peraltro questo fatto si collega in maniera inequivocabile ad altre occasioni in cui, a latere di un evento epocale, furono segnalati UFO.
Per esempio, nella fase finale della Seconda Guerra Mondiale abbiamo avuto i "foo fighters" ovvero "caccia infuocati" o "luci fantasma"; alla vigilia della Battaglia di Lepanto un cilindro di fuoco sulla Flotta Cristiana che stroncò la potenza dell'Islam nel Mediterraneo. Perfino nella più recente Guerra del Golfo sono stati osservati, in Medio Oriente, UFO che nessuno (Americani compresi) poté identificare.
Quale spiegazione è il caso di dare a tali concomitanze?
Alcuni scienziati, fra cui Navikov, ipotizzano che esseri molto più evoluti di noi (e magari l'umanità del futuro) possano viaggiare indietro nel tempo, e che la legge naturale - impedendo loro di inserirsi attivamente negli avvenimenti modificandoli (col rischio così di alterare lo stesso futuro da cui proverrebbero) - consenta loro solo di osservare questi ultimi, senza coinvolgervisi.
Diversi anni fa, in Italia, l'idea fu anche suggerita a Roma da Cesare Falessi, presidente onorario dell'Unione Giornalisti Aerospaziali Italiani. Ovviamente nessuno può confermare ciò, anche perché andare "indietro" nel tempo rimane una possibilità soltanto teorica, talvolta utilizzata per qualche trama dai romanzi di fantascienza ma che non per questo va scartata. Anzi. Chi vivrà vedrà.
Pur tuttavia, noi possiamo confermare già fin d'ora questa teoria andando "avanti" nel tempo. Qualcuno potrà forse arricciare il naso, ma in effetti andare "avanti" nel tempo non è una teoria bensì un dato di fatto.
In effetti, qualunque oggetto che viaggi molto vicino alla velocità della luce nel vuoto (299.792458 m./sec.) non solo si contrae nel senso della lunghezza, ma rallenta anche lo scorrere del tempo.
Una prova l'abbiamo dai raggi cosmici; infatti la particella con la più alta energia osservata aveva il tempo così rallentato che 5 minuti per essa corrispondevano a ben 100.000 anni sulla Terra. In questo modo, se riuscissimo a raggiungere l'energia di 20 miliardi di G.E.V., arriveremmo in 5 minuti all'anno 102.001 dopo Cristo!
Tutto ciò può sembrare incredibile, ma ormai è stato confermato che il tempo rallenta quando si raggiungono velocità prossime a quelle della luce nel vuoto.
La prova del nove l'abbiamo dal "muone", una particella instabile che a basse velocità si disintegra dopo pochi milionesimi di secondo, mentre a velocità prossime a quelle della luce nel vuoto (come si è osservato nei raggi cosmici) vive alcuni secondi, il che equivale ad un tempo enorme. Volendo fare un paragone è come se un uomo invece di vivere 70 anni vivesse 70.000 anni!
Purtroppo il problema è raggiungere velocità del genere. Infatti perfino negli acceleratori di particelle non siamo ancora riusciti ad arrivare alle massime energie dei raggi cosmici.
Ad ogni buon conto neanche i raggi cosmici dovrebbero possedere quelle energie, eppure le hanno.
In proposito la spiegazione data da Enrico Fermi sul fatto che i raggi cosmici siano prodotti dall'accelerazione dei campi magnetici intergalattici non regge di fronte alle più alte energie dei raggi cosmici finora registrate.
Perché? Per il fatto che perfino la radiazione di fondo a microonde riesce a rallentare delle particelle elettricamente cariche così energetiche quando esse entrano in collisione con la radiazione di fondo.
Quindi, per arrivare a noi così energetici perfino dopo miliardi di anni, in origine quei raggi cosmici dovevano possedere un'energia ancora più alta e tale che nessun meccanismo a noi noto poteva imprimere loro.
La conclusione è che ci deve essere un meccanismo ancora a noi sconosciuto che permette di raggiungere tali energie, forse l"'energia oscura" che accelera l'universo.
Se scoprissimo questo meccanismo potremmo allora andare nel futuro e dire ai nostri posteri: "Avete visitato voi le Twin Towers l'11 settembre 2001?".
Sperando, beninteso, che nell'anno 102.001 vi sia ancora qualcuno sulla faccia della Terra.

Sandro Ferretti è Assistente di Fisica Teorica all'Università La Sapienza di Roma


FENOMENI UFOLOGICI E DISTORSIONI SPAZIO-TEMPORALI

di Giuseppe Colaminè

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 32 del Maggio 2002

Nella maggior parte dei casi in cui si evidenzia un sospetto caso di abduction, si osservano alcuni contenuti comuni, tanto da essere considerati dei fattori quasi costanti. Fra questi uno dei più interessanti ed enigmatici al tempo stesso è l'alterazione della percezione temporale da parte degli addotti.

Durante la regressione ipnotica i soggetti con esperienze di IR4 raccontano una successione di eventi che occuperebbe un lasso temporale considerevole, solitamente nell'ordine di ore.
Andando invece a fare una verifica quantitativa sul cosiddetto "missing time", notiamo che invariabilmente questo risulta assai più breve.
In altre parole si verifica lo stesso fenomeno del sogno, in cui viviamo eventi complessi ed articolati, apparentemente lunghi, ma che nella nostra mente si condensano in pochi secondi.
Questa similitudine mi ha indotto nel corso di questi ultimi anni a maturare un concetto particolare sui fenomeni di abduction, intendendoli non tanto o soltanto come un semplice rapimento da parte di creature ignote, ma piuttosto come la possibile trasmissione di un messaggio specifico condensato.
Il fenomeno dell'IR4 tuttavia ha dei confini sfumati, in quanto se è pur vero che si confonde spesso con stati oniroidi (la Sindrome D.I.A.N.A., acronimo di "Delirio Individuale da Aggressione Notturna Aliena"), esso si verifica anche nel corso di normali avvistamenti di UFO.
Sta emergendo insomma un nuovo aspetto, anch'esso quasi costante negli eventi ufologici: i testimoni riferiscono spesso un fenomeno peraltro di durata non ben quantificabile, dimentichi di alcuni dettagli dell'avvistamento, nonché delle loro azioni immediatamente precedenti e successive al fatto.
Durante il racconto di un avvistamento notturno avvenuto in Campania nel 1998, i testimoni (i nomi sono coperti da riserbo per volontà degli stessi), componenti della stessa famiglia, non riuscivano a concordare sulla durata del fatto. Invitati poi a disegnare l'UFO osservato, eseguirono schizzi abbastanza simili tra loro, ma uno solo disegnò un oggetto alquanto diverso, che emetteva un preciso fascio di luce conica sugli avvistatori. Interrogati sul significato di quel disegno, tutti gli altri non furono in grado di fornire spiegazioni in merito.
Un altro avvistamento avvenuto in pieno giorno a Battipaglia (SA), nel corso del 2000, presentava nel resoconto testimoniale una specie di periodo "stand by", in cui gli eventi sembravano come bloccati, come quando si attiva la funzione stili durante la riproduzione di un video.
In sintesi le apparizioni di UFO, che siano seguite o meno da incontri ravvicinati, si accompagnano molto spesso ad un'alterazione della percezione temporale nei testimoni. Questo fenomeno ha avuto una spiegazione di tipo parafisico, consistente nel fatto ipotetico che l'UFO si sposterebbe in una distorsione dello spazio-tempo. Quando l'oggetto si rendesse visibile all'occhio umano, la zona dell'avvistamento verrebbe ad essere seppur marginalmente inclusa nella distorsione, per cui gli eventi che vi si verificano subirebbero anch'essi l'effetto di una simile deformazione.
Nel suo volo attraverso distanze valutabili ipoteticamente nell'ordine degli anni luce, l'oggetto by-passerebbe lo spazio convenzionale, attraversando quella che in gergo viene chiamata tunnel sub-spaziale. Più che essere un luogo fisico, tale tunnel sarebbe l'effetto di un campo elettromagnetico ad altissima frequenza, tale da indurre un'accelerazione dei fotoni oltre i 300.000 km/sec. a velocità incalcolabili.
In questo stato della realtà l'oggetto viaggiante si sposterebbe da un punto A ad uno B distorcendo lo spazio einsteiniano, curvandolo in pratica come un foglio di carta, fino a fare combaciare tra loro i due punti A e B. Al rientro nello spazio convenzionale l'oggetto potrebbe trascinarsi dietro frammenti energetici del subspazio, esattamente come un veicolo anfibio, uscito all'improvviso dall'acqua, schizzerebbe migliaia di gocce tutt'intorno, bagnando i suoi eventuali osservatori.
Il testimone potrebbe allora percepire la sensazione di vivere un lasso cronologico variabile, durante i quali ricorderebbe di essere rimasto letteralmente assorto, come se l'evento avesse cioè "fermato il tempo".
Questo studio è ovviamente ancora agli albori, fondamentalmente poiché la fisica studia i fenomeni di deformazione dello spazio-tempo sul piano puramente teorico, e quindi non può ancora verificarli sperimentalmente.
Lo studio della fisiologia umana tuttavia può essere d'aiuto nel comprendere meglio alcuni aspetti, partendo dai meccanismi biologici conosciuti per arrivare alle possibili cause della loro alterazione.
Nell'Homo Sapiens la percezione degli eventi cronologici è data da un complesso sistema di regolazione che ha la sua sede operativa nell'ipotalamo (struttura situata alla base del cervello). L'ipotalamo ha un suo vero e proprio orologio biologico, connesso con la ghiandola conosciuta come ipofisi, la quale mantiene il controllo della maggior parte delle altre ghiandole endocrine.
Esistono ritmi automatici di secrezione ormonale; quando tali ritmi vengono alterati da fattori interferenti, l'individuo presenta disfunzioni organiche e psichiche che possono essere anche pericolose per la vita. La regolazione di questi meccanismi è affidata all'asse ipotalamo-ipofisi che riceve stimolazioni ambientali legate a fattori fisici come il freddo, il caldo, la luce, l'oscurità, i suoni, gli odori e la pressione atmosferica, nonché alle radiazioni; su queste ultime conviene soffermarsi particolarmente.
Il cervello umano può essere paragonato ad una ricetrasmittente radio; le sue cellule, chiamate neuroni, emettono impulsi modulati secondo una specifica frequenza. Tali impulsi rappresentano il ritmo che scandisce la produzione di sostanze chimiche trasmittenti impulsi neurologici, come l'adrenalina, l'acetilcolina, la dopamina e la serotonina. Vi sono poi altre sostanze, funzionalmente a metà strada fra i neurotrasmettitori e gli ormoni che, oltre ad agire nelle funzioni neuropsichiche, esercitano azioni significative anche su altri sistemi organici, chiamate neuroormoni o encefaline.
È intuitivo il fatto che, quando il cervello si trovi in un campo elettromagnetico interferente con la sua frequenza, i ritmi neuronali, quindi quelli dei neurotrasmettitori e dei neuroormoni, vengano ad essere alterati. L'insieme di questi eventi muta le funzioni percettive dello spazio, del tempo e della realtà nella sua globalità, nonché anche le funzioni organiche. Un esempio di ciò viene dalla psichiatria dove i pazienti schizofrenici hanno una percezione dello spazio-tempo totalmente distorta rispetto a quella dei soggetti ammalati, arrivando anche a presentare delle anticipazioni degli eventi (tipo "deja vu"), tuttora non ben spiegate dalla scienza medica.
Eccoci quindi giunti al fenomeno fisico accennato in precedenza.
Se la comparsa di un UFO è accompagnata da una distorsione dello spazio-tempo, quest'ultima si manifesterà fisicamente con un intenso campo elettromagnetico (questo è l'attuale stato delle conoscenze in merito). Tale campo interferirà necessariamente con le funzioni psico-organiche dei testimoni, imprimendo ai loro organismi una nuova frequenza di impulsi che muterà l'intera percezione della realtà.
Al di là di questi concetti vi è poi lo studio sulle eventuali finalità di tale fenomenologia.
A tutt'oggi non è stato chiarito anche fra i ricercatori ufologici quale possa essere in realtà il fine ultimo delle apparizioni UFO e dei fenomeni di IR4. Credo che questa sia la sede per proporre un'ulteriore allargamento di un'ipotesi già abbastanza accreditata: quella dell'induzione.
È stato detto che le abductions potrebbero rappresentare un modo per indurre negli individui specifiche e graduali modificazioni dell'aspetto neuropsichico e di altre funzioni organiche, nell'ottica di un vasto programma forse destinato ad interagire con l'evoluzione del genere umano in modi tutti ancora da chiarire.
L'intera fenomenologia ufologica, con i suoi effetti, potrebbe essere allora intesa come una sorta di "test induttivo". Esso servirebbe a saggiare le reazioni dell'organismo umano di fronte ai fenomeni di distorsione spazio-temporale, nonché ad indurre una progressiva assuefazione a queste variazioni fisiche, fino a portare un campione sempre più nutrito di esseri umani... dove?
Forse creature oramai abituate a spostarsi in realtà fisiche per noi appena immaginabili stanno, manipolandoci variamente attraverso la loro presenza, sperimentando su larga scala la possibilità di addestrare l'Homo Sapiens ad un tipo di viaggio che per ora esiste solo sui testi di fantascienza.
Se le cose stessero così, ci troveremmo in conclusione o al centro di una grande iniziativa pedagogico-filantropica, oppure invischiati in una strumentalizzazione al cui paragone il peggiore terrorismo è ben poca cosa...
C'è solo da augurarsi che quella giusta sia la prima delle due eventualità.


COME FUNZIONANO QUESTI APPARECCHI?

di Alberto Perego

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 39 del Dicembre 2002

Così l'antesignano della divulgazione ufologica italiana si esprimeva nel 1963 sul sistema di propulsione degli UFO.

Il problema, indubbiamente colossale, è importante solo dal punto di vista scientifico e militare. Non certo dal punto di vista politico. Questi apparecchi "sono presenti" nei nostri cieli e operano intorno a noi. È questa la realtà indiscutibile. Non possiamo sapere ancora come funzionano? Che importa? Ci sono: e bisogna sapere la cosa più importante: che cosa vogliono. Così dovrebbe ragionare oggi qualunque uomo politico.
Avremmo potuto descrivere, nel 1700, il funzionamento di un apparecchio televisivo? O di un motore a reazione? O di una semplice automobile?
Certamente riusciremo a sapere come funzionano questi apparecchi; ma oggi dobbiamo dire onestamente che non lo sappiamo. Sarà compito degli scienziati e dei tecnici. Ma non bisogna giungere all'assurdo come fanno certi "scienziati" che, non sapendo dimostrare come funzionano questi apparecchi, dichiarano stupidamente che "non esistono".
È facile immaginare come dai primi avvistamenti del 1944-45 tutte le Potenze abbiano incaricato Enti militari o scientifici di raccogliere documentazioni, fotografie, rapporti. Tutto questo è stato tenuto segreto. Troppo evidente che ogni Potenza avrebbe voluto (o vorrebbe) giungere per prima a scoprire il rivoluzionario funzionamento di questi apparecchi e ciò per potersene servire per propri scopri "militari". Perché tutte le fotografie scattate dai dilettanti, di dischi o astronavi, vengono dichiarate false? Perché gli Enti militari ne possiedono centinaia di "migliori" già da molti anni.
Riconoscere (ufficialmente) una fotografia come autentica, significherebbe riconoscere la realtà di questa aviazione. Spiegabile, dunque, come tutte le varie teorie, e tutti gli studi eseguiti intorno a questa aviazione vengano tenuti segreti. lo stesso non potrei dire molte cose che so. Per questo motivo ritengo superflua una elencazione delle varie teorie e ipotesi formulate in proposito (Plantier, Wilbur Smith, Pagès, Kraspedon, Cramp, Van der Berg ed altri).
D'altra parte questo studio non si propone di compiere una indagine sul funzionamento di questi apparecchi (ciò sarebbe ingenuo). Questo studio cerca di spiegare che cosa significhi "per noi" la presenza di questa aviazione.
Tuttavia, con parole semplici, darò una idea di come "si ritiene" funzioni un disco. 1
In un disco di pochi metri cubi è contenuto un potenziale elettrico gigantesco, pari a quello di una Centrale Elettrica di una grande città. Questo potenziale elettrico non è "prodotto" dal disco; ma l'apparecchio è stato preventivamente "caricato" di questa energia, da una astronave porta-dischi (astronave che invece "produce" questa forza elettrica). Il disco ha quindi una "autonomia limitata", dato che deve sempre "tornare" alla astronave per essere ricaricato di energia statica.
Questa energia caricata sul disco è contenuta in quattro Pile disposte a forma di "svastica". Pile che permettono "l'incrocio" a 45°, di raggi catodici con raggi anodici. È nota la proprietà che hanno i raggi catodici, di decomporre l'atmosfera che attraversano e di far ritornare allo stato eterico gli elementi che compongono l'atmosfera stessa. A questa proprietà si aggiunge l'incrocio con i raggi anodici. Questa energia "ionizza" l'atmosfera circostante. Ciò significa che l'atmosfera diviene un gas (o plasma) in cui si trovano liberi "molti elettroni e molti ioni" (gli ioni sono atomi che hanno perduto o acquistato un elettrone). Il disco, emettendo questa energia, ionizza l'atmosfera. E viene a trovarsi in una bolla (per così dire) di vuoto atmosferico. In tal modo può rimanere sospeso nello. spazio. Proiettando l'energia disintegratrice in avanti (o in alto, o in basso, o indietro) il disco viene spinto (o in alto, o in basso, o indietro) "dalla stessa pressione atmosferica", in una specie di canale di aria ionizzata (o plasma). Per questo motivo il disco non deve affrontare né la "barriera del suono" né la "barriera del calore". Può virare ad angolo retto; può invertire bruscamente la rotta; può passare, di colpo, dal volo orizzontale al volo verticale. Il disco viaggia (per così dire) nel vuoto con una propria gravità determinata dalla pressione atmosferica contenuta nel disco stesso. I piloti non si accorgono di alcun movimento come avviene a chi viaggia in un sommergibile.
Il disco utilizza pure le correnti magnetiche "intrinseche" e cioè quelle che esistono intorno al pianeta e che vanno da un polo all'altro (correnti che, naturalmente, bisogna "conoscere", così come un navigatore marittimo deve conoscere i venti e le correnti marine).
Come può l'astronave produrre "energia statica"?
Si ritiene lo faccia con la fusione del plasma, fino a che è possibile trovare elementi "fusibili" nello spazio cosmico. Nei viaggi interplanetari si ritiene venga sfruttata invece l'energia solare e cioè i raggi fotonici.
Le astronavi devono poi sfruttare le correnti magnetiche "estrinseche" e cioè quelle esistenti tra pianeta e pianeta. Le astronavi "necessitano" dunque del campo magnetico dei diversi pianeti che costituiscono dei veri e propri scali magnetici (degli aeroporti potenziali nello spazio).
L'astronave "deve" viaggiare da Pianeta a Pianeta. La Terra costituisce uno di questi scali magnetici, necessario come tappa intermedia per viaggi interplanetari.
Questi apparecchi (tanto i dischi che le astronavi) sono costruiti con leghe di metalli leggerissimi ma durissimi. Leghe di metalli che assumono a volte l'apparenza di materia plastica o anche di cristalli (gli oblò dei dischi, per esempio, sembrano di vetro ma in realtà sono di un metallo trasparente). Queste leghe di metalli non sarebbero tutte riproducibili nell'ambiente terrestre ove ad esempio lo zero assoluto non può scendere oltre i -273°. In altri pianeti (date le diverse condizioni ambientali), è possibile scendere a -500° e anche a -1.000° sotto lo zero. A queste temperature i metalli diventano gas e in tal modo sono possibili leghe speciali.
Sarebbe superfluo voler continuare ad inoltrarsi in un labirinto di ipotesi. Come ripeto .la "fusione controllata" costituisce la via che ci condurrà a molte scoperte.
Sono noti gli esperimenti fatti in Inghilterra con l'apparecchio "Zeta". Si è tentato la fusione del deuterio e cioè dell'idrogeno pesante che si trova nell'acqua del mare (un litro d'acqua di mare contiene una energia potenziale pari a 300 litri di benzina). Per queste "fusioni" bisogna ottenere temperature dell'ordine di milioni di gradi (sia pure per un tempo brevissimo). Bisogna pure creare una specie di "bottiglia magnetica" e cioè un recipiente "immateriale" fatto di linee di forza, che possa racchiudere in se questa reazione che nessun recipiente "materiale" potrebbe contenere. L'apparecchio "Zeta" non si è mai dimostrato capace di una chiusura ermetica ed è sempre stato danneggiato dal plasma (ripeto ancora: il plasma è un gas fortemente ionizzato; in cui si trovano, cioè, molti elettroni liberi e molti ioni. Gli ioni sono atomi che hanno perduto od acquistato un elettrone).
Fino a qualche tempo fa si riteneva che il moto del plasma fosse "laminare". Poi si cominciò a credere che il moto del plasma fosse invece "turbolento". Il 14 marzo 1963, nel laboratorio di Frascati, i fisici italiani Proff. Ascoli e Mazzuccato riuscirono ad ottenere le prime fotografie del moto turbolento del plasma.

IL LASER
Queste fotografie furono ottenute facendo passare attraverso il plasma il raggio di un LASER. Come noto LASER significa "Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation" (amplificazione della luce mediante emissione stimolata di radiazioni).
Questo raggio appare all'occhio umano come un filo di luce rosso scura, perché esce da un cristallo di rubino (rubidio). La fonte luminosa viene prodotta da quattro lampade allo Xenon, collocate parallelamente ad un cilindro di rubino, lungo quindici centimetri e dello spessore di una grossa matita. Le lampade producono lampi collocati a 2.000 Joules di energia luminosa (pari cioè a quella che emetterebbe un "teorica" lampadina di 2 milioni di Watt). Il principio del LASER è che la luce bianca delle lampade allo Xenon eccita atomi di cromo nel rubino, ad uno stato più alto di energia. Quando questi atomi, cessato lo stimolo, tornano allo stato normale, emettono una energia luminosa con un'onda di 6.934 Angstrom (sono raggi di colore rosso scuro). Questa luce rimbalza entrò il cristallo e solo quella parte che infila un minuscolo foro sfugge, poi, ad una delle due estremità del cristallo di rubino. Questo raggio è così sottile che sulla Luna arriverebbe come un disco di soli 3 Km. Questa luce cioè rimane raccolta, non si espande come avviene per le normali fonti di luce. Pertanto questo raggio può essere trasmesso nello spazio con un minimo di dispersione, e può servire per comunicazioni, per trasmissioni di energia e per distruggere qualsiasi oggetto.
È il famoso "raggio della morte"; che oggi viene studiato soprattutto per poter distruggere missili e satelliti artificiali "nemici", e come mezzo di comunicazione con i sommergibili in immersione.
Le fotografie di Frascati sono state prese in un periodo brevissimo: quattro milionesimi di secondo. La scoperta che il plasma abbia un movimento "turbolento" deve considerarsi purtroppo, un fatt | |