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UFOSTORIE...


PORTE APERTE SULL'IPERSPAZIO
di Giuseppe Colaminè
parti precedenti:

UFO, IPERSPAZIO, UNIVERSO OLOGRAFICO: UN'ANALISI COMPLETA »
UFO: IPOTESI DI UN MODELLO FUNZIONALE »
EDST, LA POSSIBILE SOLUZIONE PER I VIAGGI INTERSTELLARI »
da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 20 del Maggio 2001

Il nostro pianeta viene visitato da astronavi di possibile natura aliena; è un fenomeno forse antico di millenni.

Ai nostri occhi gli extraterrestri appaiono come creature quasi onnipotenti, che si spostano a loro piacimento da un punto all'altro dello spazio. Tuttavia se le teorie sul volo a velocità esponenziale rispetto a quella della luce sono esatte, anche gli UFO dovrebbero aver bisogno di varchi per entrare ed uscire da quella realtà paradimensionale che chiamiamo iperspazio o subspazio. Di queste porte la Terra sarebbe piena; alcune naturali altre inconsapevolmente costruite dall'uomo.
Se le cose stanno davvero così, abbiamo già spianato le piste di decollo per il volo interstellare e non ci resterebbe che imparare a costruire i velivoli adatti.

ASTRONAVI SUL GOLGOTA
Anno 33 d.C.; sono circa le 3,00 del pomeriggio del Venerdì prima della Pasqua Ebraica. Sulla collina del Golgota nei pressi di Gerusalemme, Gesù Cristo esala sulla Croce il suo ultimo respiro.
"Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono"...
"Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, erano presi da gran timore e dicevano: Davvero costui era figlio di Dio!" (Matteo 27, 51-54).
Stando alla descrizione, sembra che la zona sia stata scossa da un forte terremoto. Ci sono molti testimoni oculari che tramanderanno i dettagli dell'evento, e da queste informazioni verranno fuori i testi di numerosi Vangeli, per lo più apocrifi. La Chiesa di Roma ne riconoscerà solo quattro.
Un singolare affresco del XIV secolo, custodito nel monastero kossovaro di Visoki Decani nel sud della ex Jugoslavia, raffigura il teatro della crocifissione sorvolato da strani oggetti aerodinamici, simili a gocce orizzontali stilizzate. All'interno di questi vi sono sedute strane creature umanoidi dall'aspetto ambiguo. Gli studiosi di paleoastronautica hanno ricollegato questa raffigurazione alla presenza di UFO che volavano sul Golgota e che la tradizione avrebbe tramandato fino ai pittori del 1300. Non è un fatto poi tanto assurdo, se si considera che il monastero in questione è situato in una zona impervia, nel cuore dell'ex Impero Bizantino.
Narrazioni apocrife, testimonianze e reliquie pervenute in epoca protocristiana a Bisanzio (si pensi al clamoroso caso della Sindone), avrebbero potuto essere custodite in luoghi di culto appartati, per poi ritornare alla luce molti secoli dopo.
Al di là di considerazioni mistiche o paranormali, tre sono le concrete possibilità che in questo momento interessano:

Al momento della crocifissione vi fu un movimento tellurico, scenario di fenomeni insoliti.
Forse qualcuno vide nel cielo strani oggetti volanti e ne fece una qualche descrizione scritta, destinata a venire alla luce solo tredici secoli dopo.
Forse l'autore del dipinto in questione - nel caso, attribuito al maestro Vita da Cattaro - avvistò una formazione di UFO nel corso di un terremoto e li ricollegò all'evento della crocifissione realizzando l'affresco.

ALIENI CURIOSI
Facciamo adesso un salto cronologico fino ai nostri giorni.
Nel 1998, in Italia meridionale, B.S. (si riportano solo le iniziali per rispetto della privacy) avvista insieme alla sua famiglia un UFO che sorvola la campagna irpina. L'oggetto scompare sulla verticale del monte Taburno.
Lì si trova una installazione radio militare, dotata di potenti antenne ricetrasmittenti.
Il Taburno sembra essere una meta privilegiata dei presunti visitatori alieni; ai primi di quest'anno una testimone che ci chiede di non essere nominata, avvista e fotografa un UFO proprio nei pressi della montagna in questione. Ma un reportage pubblicato su di un quotidiano locale la porrà in tale imbarazzo da farle scegliere di rinchiudersi nell'anonimato.
Alcuni mesi or sono un avvistamento effettuato a Battipaglia, in provincia di Salerno, ci descrive un oggetto triangolare che sosta a mezz'aria approssimativamente sulla verticale di un grosso ripetitore televisivo. Poi, cosa succede? L'oggetto sparisce.
Nel novembre 1999 un oggetto volante non identificato compare ripetutamente sui cieli di Ischia, nel golfo di Napoli. Il CUN Campania, avvalendosi della collaborazione di due giovani ufologi procidani, Fabio Rocca e Tommaso Esposito, ricostruisce le rotte ipotetiche seguite dall'oggetto nelle sue varie apparizioni. Tutte portano verso installazioni militari dotate di emittenti radio. L'ultimo avvistamento avviene nei pressi dell'aeroporto napoletano di Capodichino.
A parte questi episodi della casistica campana, è un fatto risaputo che gli UFO prediligono le zone in cui si trovano centrali elettriche, installazioni militari, antenne TV e stazioni radiotelevisive. La tesi più accreditata è che i visitatori siano interessati al nostro livello tecnologico in fatto di utilizzo delle onde elettromagnetiche.
Un'altra ipotesi, che personalmente condivido molto di meno, è che gli UFO compaiano in tali zone per rifornirsi in qualche modo di energia dalle nostre emittenti.
Oramai con la venuta alla luce di una casistica ufologica risalente agli anni Trenta (vedi le indagini sui cosiddetti "Files Fascisti" da parte di Alfredo Lissoni e Roberto Pinotti) possiamo parlare non più di 50 ma di almeno 70 anni di ufologia, intendendo con tale termine cronologico l'inizio del periodo in cui il fenomeno è stato studiato con criteri di scientificità. In questo ampio lasso di tempo si è giunti a numerose conclusioni che a tutt'oggi appaiono valide; una di queste è che gli oggetti volanti non identificati appaiono costantemente in determinati punti del pianeta (la "tattica puntiforme", come qualcuno la ha chiamata), come se fossero in qualche modo costretti a seguire delle rotte prefissate. Il caso delle apparizioni di Hessdalen in Norvegia è un esempio tipico come gli UFO presentino delle mete quasi fisse. L'interpretazione di questo fenomeno è stata collegata al fatto che tali oggetti abbiano, per così dire, bisogno di particolari condizioni fisiche o atmosferiche per renderli visibili ed il senso di una simile esigenza può essere ricollegato a lume di logica alle loro ipotetiche dinamiche di volo.

LA FRONTIERA DELL'IPERSPAZIO
Considerando l'improbabilità che gli UFO provengano da pianeti vicini alla Terra, nei quali non è stata trovata traccia di vita intelligente, almeno attualmente, ci resta solo da ammettere che i nostri visitatori provengano da distanze assai maggiori.
La teoria del volo iperspaziale o subspaziale nasce dall'esigenza di un ipotetico viaggiatore interstellare di spostarsi lungo distanze valutabili nell'ordine di anni luce. Un anno luce equivale a circa 9.461 miliardi di chilometri. Ammettendo di possedere un'astronave che viaggi alla velocità di 100 mila km orari, occorrerebbero 10 mila e 800 anni per coprire la distanza di un anno luce e ben 54 mila anni per spostarsi dalla stella più vicina al sole (Alfa Centauri) fino a noi.
La teoria del volo supspaziale ipotizza che sia possibile curvare lo Spazio Einsteniano, facendo quasi combaciare punto di partenza ed obiettivo e azzerando in tal modo i tempi di percorrenza. Ciò presuppone la necessità di by-passare il limite fisico di velocità oggi conosciuto: i 300 mila km al secondo a cui viaggiano i fotoni che compongono la luce.
Fino a pochi anni fa questa era pura fantasia, ma recentemente studi ancora agli albori stanno delineando la possibilità che i fotoni possano essere accelerati da un forte campo magnetico, divenendo particelle iperveloci che vengono chiamate "tachioni".
Si è giunti all'acquisizione teorica che un oggetto possa curvare lo spazio-tempo entrando in una sorta di imbuto posto al centro di un forte campo magnetico in cui i fotoni subiscono accelerazioni esponenziali e possono così spostarsi a velocità luce elevata a potenza x, sulla scia del flusso di particelle.
Partenza e... buon viaggio!
Ma come si fa a decelerare e ritornare nell'universo corpuscolare?
La risposta è semplice, forse ingenua, ma al momento non se ne trovano altre: si esce come si è entrati, cioè attraverso un imbuto uguale e contrario a quello di ingresso, in cui le particelle iperveloci decelerano.
In altre parole ci si serve di un ulteriore campo magnetico.

CI ERAVAMO GIÀ ARRIVATI
Alcuni anni fa venne proiettato nelle sale cinematografiche un film di fantascienza che ebbe un discreto successo, chiamato "Philadelphia Experiment". Si trattava della versione romanzata di un singolare esperimento condotto negli anni Quaranta dalla U.S. Navy, la Marina militare Statunitense, nel quadro di un progetto segreto probabilmente chiamato in codice "Rainbow" e svoltosi nell'arsenale navale di Philadelphia.
Un cacciatorpediniere sarebbe stato posto al centro di un forte campo magnetico; l'obiettivo era di renderlo invisibile (il tutto era finalizzato nei confronti della minaccia bellica costituita dai sommergibili tedeschi). In parte la cosa sarebbe andata bene poiché la nave sarebbe effettivamente sparita per qualche istante agli occhi degli osservatori, ma l'equipaggio sarebbe stato ridotto in condizioni assai precarie. Ustioni diffuse sui corpi dei marinai e seri disturbi psichici avrebbero costretto gli scienziati impegnati al progetto a desistere dai loro intenti.
Contemporaneamente però si sarebbe anche sparsa una strana voce: numerosi testimoni riferirono di aver visto materializzarsi per alcuni secondi la sagoma della nave nella baia di Norfolk (che si trova molto più a sud).
Forse il progetto "Rainbow", senza volerlo, dette origine ad un primo esempio di forzatura della curvatura spazio-temporale; comunque le Autorità statunitensi non hanno rilasciato dichiarazioni sul fatto, che è entrato suo malgrado nel novero delle leggende metropolitane, tanto da essere poi sceneggiato e rappresentato nelle sale cinematografiche.

ACCESSI APERTI AGLI ALIENI
Ammettendo che gli UFO si spostino secondo lo schema esposto, i loro piloti dovranno allora identificare dei varchi di uscita per poter giungere ad una destinazione che non sia davvero "L'altro Mondo".
Sulla Terra questi varchi sono forse rappresentati dalle aree circostanti ad emittenti radio, antenne, centrali elettriche, centrali nucleari, ovvero ambiti caratterizzati dalla produzione di campi magnetici di considerevoli proporzioni?
Lo stesso caso di Hessdalen può avere attinenze con l'argomento. Sebbene non vi siano nella zona suddetta installazioni particolari, resta il fatto che la sua relativa vicinanza al Polo Nord, sommata ad altre caratteristiche geofisiche che restano ancora da chiarire, potrebbero creare particolari variazioni di campo magnetico potenzialmente utili agli UFO in arrivo.
Quanto ai terremoti, incluso quello che si sarebbe scatenato sul Golgota il pomeriggio di Venerdì Santo del 33 d.C., é noto che essi si accompagnano frequentemente a variazioni locali dell'assetto geo-magnetico e quindi potrebbero anche rappresentare una buona "porta di accesso" per visitatori alieni.
La cosa, pero, non si svolgerebbe sempre con esito positivo, nemmeno per dei super progrediti extraterrestri. Immaginiamo infatti le indiscutibili difficoltà a cui andrebbero incontro i piloti che viaggiassero su di un veicolo proiettato a velocità iperfotoniche in uno spazio che non è più spazio, dove le leggi fisiche siano sovvertite in maniera inimmaginabile e dove si renda ad un certo punto necessario fare una brusca frenata dimensionale, andando a cascare nei cieli di un corpo planetario compatto, peraltro dotato di una spessa atmosfera.
Bisognerà dunque identificare bene il punto, centrarlo, attraversarlo nel momento giusto, nell'assetto giusto, facendo collimare una serie sicuramente lunga di complicati parametri, altrimenti...
Il caso dell'UFO schiantatosi a Roswell nel 1947 e gli altri UFO-crash, incluso quello ipoteticamente avvenuto in Italia negli anni Trenta, potrebbero essere esempi classici di fatali errori in fase di "rientro" dalla dimensione iperspaziale.
Se tutto ciò si dimostrasse fondato, potremmo almeno essere soddisfatti di aver creato, seppur involontariamente, dei varchi per accedere alle rotte interstellari.
Siamo comunque lontani da soluzioni concrete. Abbiamo porte aperte su oceani in tempesta, ma la nostra tecnologia di volo spaziale non supera comunque il livello di una banale zattera.
Dalle indiscrezioni pervenuteci sui rottami dell'UFO di Roswell apprendiamo di trovarci probabilmente su di un binario sbagliato. Questi oggetti sono forse poco più che semplici gusci costituiti da una lega metallica leggerissima ed estremamente versatile rispetto alle variazioni fisiche dello spazio circostante. Non avrebbero apparato propulsivo autonomo, quasi che sfruttassero il campo magnetico ed i flussi di particelle con lo stesso criterio usato da una barca a vela rispetto al vento.
Le nostre navette spaziali sono invece ordigni ben più pesanti, cariche come sono di combustibili, di parti elettriche, di materiali altamente infiammabili. Passerà del tempo prima che l'umanità riesca a fare questo balzo tecnologico che la porterà nello scenario siderale. Intanto però, a quanto pare, le porte di accesso sono e restano aperte. Speriamo che i nostri visitatori non diventino troppo invadenti... sempre ammesso che non lo siano già.
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