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UFOSTORIE...


UFO: IPOTESI DI UN MODELLO FUNZIONALE

di Giuseppe Colaminè e Nicola Guarino
 

[Zona con distorsione dello spazio prodotta da un corpo collassato - 42K .jpg] [Distorsione dello spazio attorno ad un corpo che collassa - 53K .jpg] [La luce in prossimità di un buco nero - 31K .jpg] ["Corridoio iperspaziale" detto anche "Ponte di Einstein-Rosen" - 31K .jpg] [Raggi catodici e anodici secondo Perego - 48K .jpg]
 

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UFO, IPERSPAZIO, UNIVERSO OLOGRAFICO: UN'ANALISI COMPLETA »

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 4 del Settembre 1999

I dati ricavati dagli avvistamenti di oggetti volanti non identificati evidenziano come questi ultimi presentino caratteristiche sia morfologiche che funzionali completamente diverse dai velivoli progettati dall'uomo.

Si tratta di un aspetto estremamente importante poiché esso ha rappresentato il motivo principale della generale attribuzione di questi ad una tecnologia di origine terrestre.
In sintesi, per quanto attiene la forma, sono stati rilevati i seguenti tipi di oggetti:
  • Disco appiattito con convessità superiore.
  • Disco appiattito biconvesso.
  • Struttura cupoliforme emisferica poggiante su tronco di cono appiattito; dalla superficie inferiore sporgono piccole strutture a cuscinetto (UFO Adamskiano).
  • Disco biconvesso sormontato da cupola centrale o eccentrica.
  • Fuso allungato, talvolta cilindrico, definito "sigaro" (altro modello Adamskiano).
  • Triangolo appiattito con luci ai tre vertici.
  • Oggetto ovale con margini arrotondati.
  • Tronco di cono appiattito con prevalenza della larghezza rispetto all'altezza.
  • Sfera luminescente.
  • Oggetto a "cappello", con struttura cupoliforme, cilindrica o tronco-conica, molto appiattita, che poggia su base piatta.
  • Doppio cono appiattito con vertici arrotondati (UFO a "trottola").
Fatta eccezione per il modello triangolare e per quello sigariforme, gli oggetti elencati sembrano possedere caratteristiche aerodinamiche del tutto differenti da quelle terrestri in quanto il volo si basa sull'azione fendente effettuata dai margini di una struttura piatta, oppure da una superficie arrotondata, sferica o emisferica.
L'intera aerodinamica messa a punto dall'uomo usa strutture di tipo penetrativo, con forti componenti di "portanza". Gli unici UFO che sembrano ricalcare questo schema sono quelli sigariformi e, parzialmente, quelli triangolari; per tutti gli altri sembra esservi stato un modello del tutto diverso da quello umano.
Le testimonianze relative ad "incontri" con presunte creature aliene descrivono, di norma, esseri umanoidi; il che fa pensare non tanto ad una diversa struttura morfo-biologica, quanto alla conoscenza di tecnologie più evolute delle nostre attuali.
Per quanto riguarda le caratteristiche di volo, abbiamo poi i seguenti aspetti che sono peculiari ed esclusivi degli UFO:
  • assoluta silenziosità, talvolta interrotta solo da un lieve ronzio.
  • traiettorie rettilinee, spesso a zig-zag.
  • inversioni brusche di senso e direzione, senza parabole di curvatura.
  • repentine accelerazioni a "scatto", con passaggi immediati da stati di fermo o bassa velocità a stati di impennamento a velocità elevate calcolate intorno ai 3.000 km orari e oltre.
  • effetti di tipo elettromagnetico con disturbi radio e black-out elettrici in prossimità dell'UFO, specie se questo viaggia a bassa quota.
  • caduta dall'oggetto di fiocchi di bambagia silicea.
  • presenza di alone ionizzato intorno all'oggetto, maggiormente visibile nelle ore notturne.
Questi fenomeni non sono ascrivibili a velivoli dotati di propulsione getto-sostentata, comunemente in uso sulla Terra, né risulta che l'uomo abbia raggiunto livelli tecnologici tali da permettergli la costruzione di oggetti simili; per cui essi vengono considerati velivoli di origine sconosciuta.
D'altro canto, se una qualunque nazione del nostro pianeta avesse segretamente messo a punto aerei dotati di caratteristiche così superiori a quelli comuni, se ne sarebbe sicuramente servita per scopi offensivi, imponendo il proprio predominio su scala planetaria senza eccessivo dispendio di energie. L'ipotesi che gli UFO siano aviogetti sperimentali costruiti dalle superpotenze può avere un valore limitato. È certamente possibile che vi siano dei prototipi basati su tecnologie nuove; tuttavia ciò non appare sufficiente a spiegare la mole di avvistamenti.
Non ci rimane che ammettere quindi la presenza nell'atmosfera di almeno due tipi di UFO:
  • velivoli umani sperimentali, in numero limitato, con prestazioni largamente migliorabili.
  • velivoli di origine e caratteristiche sconosciute, verosimilmente non attribuibili a tecnologia umana.
Cercheremo ora di risalire allo schema di funzionamento dei classici UFO, partendo dalle caratteristiche che abbiamo descritto in precedenza:
  • Il primo punto è rappresentato dalla assoluta silenziosità. Gli UFO non fanno rumore e non hanno getti di scarico; ciò fa pensare che non si servano di motori che richiederebbero comunque ugelli di scarico dei gas combusti.
  • Il secondo punto a sostegno di tale tesi parte dalle caratteristiche di virata che non potrebbero essere tali se l'oggetto disponesse di un motore di tipo terrestre. In questo caso, infatti, ogni variazione di traiettoria richiederebbe una curvatura che, per stretta che sia, non potrebbe comunque arrivare ad un angolo retto, né tantomeno acuto.
  • L'aspetto successivo è rappresentato dall'alone di ionizzazione: induce a pensare ad un sistema propulsivo che abbia nello strato superficiale dello scafo il suo punto di forza.
  • Altro aspetto importante sta nei fenomeni fisici indotti, caratteristiche conseguenze della presenza di una struttura con forte carica elettromagnetica.
In pratica. l'UFO vola non solo fendendo l'aria, ma formando intorno a sé un vuoto che deriva dalla ionizzazione e che isola l'oggetto dal campo magnetico terrestre, creando un microspazio dotato di un sistema autonomo di gravitazione.
Quest'ultimo porta praticamente a zero il peso dell'UFO, permettendogli di spostarsi a suo piacimento, ignorando le leggi newtoniane.
Tra le ipotesi avanzate in merito alla natura di questa propulsione appare molto interessante quella del sistema elettromagnetico autogravitazionato, basato sull'eccitazione della struttura atomico-molecolare dello scafo, esposto sinteticamente di seguito.
Un generatore X emette energia che viene convogliata sullo scafo; quest'ultimo è costituito da una lega metallica di composizione sconosciuta e che ha la capacità di "eccitarsi", destabilizzando in maniera variabile e reversibile la propria struttura, probabilmente con l'aumento della vibrazione delle particelle elementari. In tal modo la forza di coesione molecolare varia, come varia anche l'aspetto atomico di tale struttura.
L'energia liberata ionizza l'aria intorno allo scafo e lo isola, anche dal punto di vista magnetico, dal campo gravitazionale. Contemporaneamente l'eccitazione della struttura fa in modo che essa acquisti velocità; quest'ultima è proporzionale all'intensità dell'eccitazione stessa, cioè alla frequenza di vibrazione delle particelle subatomiche dello scafo. Variando quindi la quota energetica convogliata verso lo scafo è possibile regolare la velocità, mentre il generatore X invia una parte della propria energia verso periferiche interne dell'oggetto, deputate alle funzioni di bordo (gravità artificiale, sistema di climatizzazione, illuminazione, ecc.).
Le variazioni di direzione sono legate a variazioni di polarità di eccitazione. In altre parole lo scafo non viene sempre eccitato uniformemente, bensì con un criterio di polarità: l'aria maggiormente destabilizzata avrà maggiore carica vibratoria. Quindi trascinerà l'intero UFO nella propria direzione. Quando l'eccitazione è uniforme sull'intero scafo l'oggetto sarà in posizione di fermo.
Cos'è che regola il meccanismo di distribuzione dell'energia in quote variabili su svariati punti dello scafo?
In parole più semplici come si arriva ad ipereccitare solo uno spicchio della struttura, lasciando il resto in uno stato di maggiore stabilità?
Probabilmente esiste in seno allo scafo un sistema di conduttori disposti a raggiera o a griglia, lungo i quali lo stimolo può essere immesso attraverso comandi preferenziali che privilegino alcuni fasci di conduzione, attivando magari opportune strutture isolanti che escludano altre zone.
Quest'aspetto apparentemente fantascientifico trova sostegno nell'analisi fatta di alcuni filmati relativi ad avvistamenti di UFO che mutano posizione; citerò, in particolare, il caso di un oggetto fusiforme filmato a Napoli nel settembre 1998. L'oggetto seguiva una traiettoria rettilinea verso il suolo, inclinato di 45 gradi rispetto al piano dell'orizzonte, ed in quella fase appariva di color giallo lucente. Improvvisamente l'UFO si bloccò, rimanendo sospeso a mezz'aria, per poi invertire bruscamente direzione ed impennarsi verso l'alto, seguendo la stessa traiettoria di caduta. Circa due secondi prima la videocamera aveva ripreso un fenomeno estremamente singolare: nell'ambito della struttura luminescente si notava un punto assai più luminoso, tendente al bianco, che ha attraversato praticamente l'UFO in lunghezza, spostandosi dal polo inferiore rivolto verso il basso, a quello superiore. Subito dopo l'oggetto si impennò verso l'alto, come se nel suo spostamento la zona iperluminescente avesse mutato la trazione.
La tesi di uno scafo a struttura destabilizzabile pone molti problemi teorici. Se da un lato è possibile creare una struttura simile, dall'altro vi è il problema insuperato della reversibilità. Una volta destabilizzata, una struttura non ritorna all'assetto precedente. Ciò non risulta essere valido per gli UFO che sembrano possedere uno scafo le cui componenti atomiche sono capaci di disgregarsi e riaggregarsi di continuo, secondo un principio completamente ignoto alla nostra fisica. Non ci è di aiuto particolare la presunta composizione elementare dello scafo stesso, ricavata da residui lasciati nel terreno da UFO.
Le analisi rivelarono la presenza di vari minerali in proporzioni che non si dimostrarono allineate con i nostri metodi di confezione di leghe metalliche ad alto rendimento.
I dati emersi, pur nella loro solo parziale attendibilità, rivelarono la presenza dei seguenti elementi:
  • Silicio, normalmente usato come rivestimento.
  • Magnesio, elemento peraltro coinvolto nella conduzione di impulsi bioelettrici nelle strutture terrestri.
  • Cadmio, elemento usato come assorbente di radiazioni nucleari.
  • Itterbio, metallo raro, pochissimo usato sulla Terra.
Abbiamo poi altri elementi incostanti come manganese, calcio e stronzio.
Di per sé questi elementi non forniscono alcuna spiegazione a suffragio dell'ipotesi descritta, ma appare suggestiva la possibilità che il principio su cui si basa la composizione dello scafo sia del tutto diverso da quelli noti al genere umano. Quando le nostre industrie brevettano una nuova lega metallica seguono precise indicazioni subordinate alla tecnologia attuale. Per essere efficiente, una lega deve essere resistente al calore, agli impatti, alle intemperie ed al tempo stesso deve essere il più possibile leggera. La caratteristica principale comunque sta nell'impermeabilità e nella compattezza.
Chi progetta gli UFO segue un obiettivo totalmente diverso, basato sulla plasticità, la mutevolezza e la reversibilità; in pratica la lega degli scafi UFO deve comportarsi più come una struttura biologica in mutamento che come una inorganica stabile ed indeteriorabile.
Il fatto che oggetti non identificati lascino cadere fiocchi di silicio indica comunque che una parte della struttura va perduta. Come viene rimpiazzata? È possibile che il guscio dell'UFO sia una struttura a perdere, destinata ad assottigliarsi durante il volo fino a scomparire ad un certo punto e che quindi limiti visibilmente l'autonomia di questi oggetti?
Quando Philip Corso descrisse il funzionamento dell'oggetto di Roswell parlò di simbiosi tra i suoi abitatori e la struttura stessa della nave, affermando qualcosa che a tutt'oggi si dimostra difficilmente interpretabile (ma che potrebbe trovare un significato nella teoria che qui si sta esponendo).
Supponiamo che l'UFO sia dotato di un meccanismo che gli consenta di captare dall'esterno substrati energetici, consistenti nell'elettricità statica dell'atmosfera, nelle radiazioni cosmiche non corpuscolate; ma anche in quelle corpuscolate, cioè ad esempio i nuclei di idrogeno e di elio di cui lo spazio è stracolmo. Questi ultimi potrebbero essere veicolati in un inimmaginabile reattore nucleare che, agendo opportunamente sugli assetti nucleari tramite bombardamenti elettronici, creerebbe atomi con caratteristiche diverse, quindi elementi diversi. Un velivolo che fosse in grado di operare di continuo una simile reazione potrebbe rimpiazzare senza tregua la materia perduta usando un sistema di approvvigionamento assai simile alla respirazione.
In pratica potremmo trovarci di fronte alla seguente "sequenza operativa":
  • Captazione dall'esterno di energia usata per alimentare funzioni di bordo e funzioni propulsive basate sull'eccitazione dello scafo.
  • Captazione dall'esterno di atomi elementari da veicolare in un reattore che sintetizzi atomi complessi destinati a creare nuovi aggregati molecolari che sostituiscano la materia perduta durante l'eccitazione.
Ci troveremmo in pratica di fronte ad una struttura completamente autonoma ed autoalimentata che sfrutta l'energia cosmica ed atmosferica per le proprie necessità, una sorta di nave a vela dove il vento è rappresentato dall'energia cosmica, che non ha assolutamente bisogno di propellenti, né di accumulatori di riserva energetica. In pratica, si tratterebbe di una struttura che, seppure meccanica, funziona esattamente come una cellula vivente e nella quale il meccanismo captazione-utilizzazione-scarico riproduce quello cellulare di respirazione-metabolismo-escrezione, con il vantaggio di una deteriorabilità pressoché nulla, grazie ai materiali di base ed allo sganciamento funzionale dall'usura dell'ambiente esterno. Questo modello funzionale risolverebbe anche il problema delle cosiddette "strutture preservanti" che la fisica sperimentale si è posta in fatto di propulsione avanzata.
Gli studi effettuati dagli enti spaziali su possibili motori capaci di sviluppare velocità pari a quella della luce, se da un lato hanno trovato nei modelli di reattore ad antimateria una sorgente potenzialmente sufficiente di energia, dall'altro si sono arenati di fronte al problema delle conseguenze dell'iperaccelerazione sulle strutture molecolari, sia degli uomini a bordo, che dell'astronave in sé.
Fino ad oggi si è pensato alla possibilità di costruire uno scafo in una particolare lega, che esercitasse un'azione isolante tale da preservare gli ipotetici viaggiatori dalla destabilizzazione strutturale che la velocità della luce induce. Ovviamente il problema è rimasto irrisolto per il semplice motivo che nessuna struttura del genere risulta pensabile ed in effetti, ragionando in termini di leghe resistenti, non c'è modo di sganciare queste da un effetto fisico che coinvolgerebbe la struttura viaggiante in toto.
Qualora invece si pensasse non più ad uno i scafo iperresistente e statico, bensì ad una materia in continuo rinnovamento, potremmo arrivare ad una sorta di meccanismo dinamico in cui, mentre lo strato esterno si scinde in particelle iperveloci che "trainano" in un modo ancora da definire l'oggetto, contemporaneamente lo strato interno si riforma in assetto stabile, preservando un'astronave che in pratica viaggia sulla scia della smaterializzazione della propria epidermide strutturale.
È interessante notare che un simile modello funzionale viene citato in un testo esoterico di Meurois e Givaudan ("Dalla sottomissione alla libertà" Edizioni Amrita). Gli autori, nel corso di una serie di contatti con un'entità non ben definita all'interno delle rovine di un campo di prigionia cambogiano, incontrano tre esseri extraterrestri dalle fattezze umanoidi, estremamente gentili e disponibili. Costoro rivelano che un'altra specie aliena ha stabilito contatti segreti con i maggiori governi mondiali, con l'intento di creare sulla Terra un predominio da attuarsi sulla lunga distanza all'insaputa dei governi stessi, in cambio di "primizie" tecnologiche volte a migliorare le potenzialità belliche delle nazioni beneficiarie. Nel descrivere le proprie astronavi i tre esseri le definiscono come simili a strutture viventi, in continuo mutamento e rinnovamento grazie ad una sorta di plasma di cui esse si alimentano.
L'attendibilità del testo è ovviamente limitata, considerando la voluminosa componente esoterica e paranormale che vi predomina; tuttavia l'ipotesi funzionale avanzata a proposito degli UFO è notevolmente suggestiva e meritevole di approfondimenti.
Se tutto ciò è vero, se davvero gli UFO viaggiano sfruttando un meccanismo almeno somigliante a quello descritto, le nostre domande si fanno sempre più inquietanti. Qual è la natura dei progettisti di simili macchine?
Qual è il loro modello etico e qual è il loro livello di conoscenza scientifica rispetto all'Umanità, ancora schiava di un'energia che ogni giorno rischia di estinguersi per esaurimento di substrati minerali o, peggio, di trasformarsi in un ordigno apocalittico per l'incontrollabilità delle reazioni nucleari?
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