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I MISTERI DI HESSDALEN
a cura di Francesco Di Blasi

Negli anni '80 la valle Norvegese di Hessdalen suscitò l'interesse del mondo scientifico per gli strani fenomeni luminosi che vi accadevano. Oggetti globulari pulsanti, di dimensione variabile dal puntiforme fino al diametro della luna piena, comparivano soprattutto nel tardo pomeriggio e si spostavano secondo traiettorie lineari mutevoli, rimanendo talvolta immobili a mezz'aria per molti secondi ad una distanza dal suolo stimata da 20 a 500 metri circa.

Presentiamo alcuni articoli sull'argomento per aiutare i nostri lettori a conoscere il fenomeno: "Il Corridoio di Hessdalen", "Il progetto Embla a Hessdalen", "Hessdalen: banco di prova" e "I misteri di Hessdalen finalmente in un libro", pubblicati sui numeri 18, 27, 28/29 e 49 di "UFO Notiziario" del 2001, 2002 e 2004.
IL CORRIDOIO DI HESSDALEN

a cura della Redazione di UFO Notiziario

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 18 del Marzo 2001

I dati forniti dal ricercatori che hanno studiato negli ultimi anni il fenomeno luminoso di Hessdalen ci mostra un carosello di UFO che sembrano prediligere da anni la valle norvegese. Quali modalità e quali fini possiamo ipotizzare da parte degli autori del fenomeno.

LUCI INSPIEGABILI
Negli anni Ottanta la valle Norvegese di Hessdalen divenne oggetto di attenzione da parte del mondo scientifico per gli strani fenomeni luminosi che vi accadevano. Oggetti globulari pulsanti, di dimensione variabile dal puntiforme fino al diametro della luna piena, comparivano per lo più nel tardo pomeriggio e si spostavano secondo traiettorie lineari mutevoli, rimanendo talvolta immobili a mezz'aria per parecchi secondi ad una distanza dal suolo stimata da 20 a 500 metri circa. Le numerose indagini condotte sul campo da équipe di scienziati appartenenti sia al mondo accademico ufficiale che a quello della ricerca ufologica, non riuscirono a fornire una spiegazione del fenomeno. Comunque non fu possibile dimostrare che questo fosse un effetto legato alla jonizzazione dell'aria ad opera dei raggi solari. Vennero invece rilevati alcuni interessanti fenomeni fisici concomitanti con l'apparizione degli UFO. In particolare furono captati segnali radio di frequenza variabile dai 100 ai 1250 Mhz; questi segnali presentavano effetti a punta di tipo "Spike" nella banda 3-7Hz ed effetti allargati di tipo "Doppler" nella banda 1-4 Hz.
Vennero inoltre effettuate registrazioni radar che stimavano la velocità degli UFO intorno a valori assai superiori ai 1000km/h; vennero rilevate fluttuazioni del campo magnetico in leggero anticipo rispetto alle apparizioni. Venne infine notata una reazione dei globuli luminosi che, investiti da un raggio laser, si eccitavano aumentando la loro pulsatilità.
La risonanza del fenomeno fu tale da portare alla nascita di un gruppo permanente di studio denominato "Progetto Hessdalen", a cui si è aggiunto ai nostri giorni un gruppo italiano organizzato da Renzo Cabassi, che sta rilanciando il caso nel mondo della ricerca con il "Progetto Embla", e il diretto apporto tecnico in loco dell'astrofisico Massimo Teodorani.

RIVERBERI DI UN UNIVERSO PARALLELO
La teoria parafisica sulla natura degli UFO vede in questi ultimi manifestazioni fenomeniche di universi paralleli che appaiono nella nostra realtà come riverberi di un'altra dimensione, reali solo in quanto visibili ma non misurabili con mezzi fisici. In parole povere, creature esistenti in altre realtà dimensionali ci invierebbero segnali sotto forma di immagini, ovviamente con fini del tutto ignoti.
Sul piano ufologico, il fenomeno di Hessdalen sembra trovare in questa teoria una spiegazione ideale che comunque si discosta sensibilmente dall'ufologia classica, cosiddetta siderale, la quale vede una precisa volontà di creature intelligenti extraterrestri, ma appartenenti al nostro universo, presenti nei nostri cieli a bordo di aeromobili, con l'obiettivo di interagire con la specie umana. Quale interazione? Questo è il punto!
Se l'intera casistica ufologica è al vaglio di una revisione critica, in quanto dopo almeno 50 anni di apparizioni non si è ufficialmente avuto un contatto palese ma solo indizi di contatti segreti e spesso forzati come le "abductions", nel caso di Hessdalen potremmo parlare di un gigantesco show senza apparenti finalità.
Quotidianamente e pressappoco alla stessa ora, i globi luminosi comparivano, si spostavano, creavano una specie di spettacolo pirotecnico, per poi svanire nel nulla e "arrivederci alla prossima puntata".
È possibile pensare ad una finalità, ad un messaggio potenzialmente intelligibile di fronte ad un fenomeno così bizzarro?

IL CORRIDOIO IPERSPAZIALE
Della possibilità di costruire astronavi che superino la velocità della luce se ne parla ormai da decenni. La fisica relativistica possiede quello che può chiamarsi un dogma che ci viene dall'equazione di Einstein E=mc2.
In altre parole la velocità della luce (circa 300.000 km/secondo) è un limite insuperabile e qualora un corpo subisse una simile accelerazione, perderebbe la sua struttura scindendosi in fotoni che sono appunto le particelle componenti la luce stessa.
La scienza ufficiale considera questo principio assoluto ed inviolabile; la cosiddetta ricerca di frontiera tenta di by-passarlo da molto tempo, con risultati interessanti sul piano teorico, ma ben lontani da applicazioni pratiche.
È stato proposto il cosiddetto modello iperpaziale il quale presupponeva che in un universo curvo, come quello ipotizzato da Einstein, fosse più facile spostarsi da un punto all'altro seguendo una traiettoria rettilinea che tagliasse la curvatura dello spazio come una corda fa con la linea di una circonferenza.
Nell'effettuare questa specie di by-pass, l'ipotetico viaggiatore uscirebbe dallo spazio Einsteniano, attraversando una dimensione ipotetica definita convenzionalmente iperspazio. Quest'ultimo non sarebbe un vero e proprio universo parallelo, bensì una linea di confine che circonda la curvatura spaziale; al suo interno non vigerebbero le nostre leggi fisiche, per cui un corpo potrebbe viaggiarvi a velocità esponenziale rispetto a quella della luce, senza subire i limiti dell'equazione di Einstein.
Si tratta apparentemente di una teoria tanto suggestiva quanto fantasiosa, ma di recente alcune sperimentazioni tuttora in attesa di conferma hanno dimostrato che l'iperspazio può essere accessibile aprendo un buco nel continuum spazio-temporale. Un forte campo elettromagnetico infatti sarebbe in grado di deformare lo spazio e produrre anche un'ulteriore accelerazione dei fotoni, superando la velocità della luce.
L'ufologia suppone che esistano esseri viventi intelligenti tecnologicamente più avanzati dell'Uomo e provenienti da altri sistemi stellari, considerata l'inabitabilità a tutt'oggi evidenziata degli altri pianeti formanti il Sistema Solare.
Date le enormi distanze interstellari (la più vicina, Alfa Centauri, dista dal Sole 4,5 anni luce), è necessario che queste creature abbiano imparato a viaggiare a velocità fotoniche o iperfotoniche; diversamente sarebbero occorse centinaia di anni per raggiungere la Terra dalla stella più vicina.
L'affollamento di UFO nei nostri cieli fa escludere che ci troviamo di fronte ad una spedizione unica, il che quindi rafforza la tesi precedente.

LO SCHERMO DI HESSDALEN
Torniamo all'inizio; nei cieli di Hessdalen compaiono globuli luminosi che compiono evoluzioni periodiche. Il fenomeno è peculiare di quel luogo, cronologicamente costante e non del tutto accostabile alla casistica ufologica comune.
Di solito gli UFO hanno una minore costanza nelle loro apparizioni, agiscono in estemporaneità e sono genericamente sfuggenti anche all'osservazione.
Nella valle di Hessdalen tutto fa pensare ad un effetto provocato. La scienza ufficiale cerca di dimostrare che questo sia causato da un insieme di fattori includenti le radiazioni solari, i mutamenti atmosferici, il campo magnetico e particolari congiunture geofisiche.
Diversamente l'ufologia parafisica non ha dubbi: quei globuli sono oggetti di altre dimensioni che si affacciano ad una finestra aperta sul nostro universo. Potrebbe essere vero, ma perché questi oggetti devono provenire necessariamente da un universo parallelo?
Supponiamo che un'intelligenza abitante un sistema stellare lontano da noi X anni luce abbia appreso la metodica del volo iperspaziale ed abbia aperto un corridoio simile a quello ipotizzato in precedenza; Hessdalen potrebbe rappresentare l'uscita di questo tramite. La particolarità tuttavia starebbe nel fatto che gli UFO avvistati non escono dal tunnel ma sembrano rimanerne sulla soglia e questa deduzione ci viene dal fatto che l'area di avvistamento è ben circoscritta.
Non vi è motivo per cui un'astronave che parta imboccando un by-pass interdimensionale, decida di non uscirne e si blocchi alla soglia, ricomparendo poi periodicamente, e a questo punto possiamo delineare altre ipotesi:
Le luci di Hessdalen sono oggetti intrappolati in un tunnel iperspaziale dal quale non riescono ad uscire e si manifestano disordinatamente in un luogo casuale, forse diverso da quello selezionato dagli ideatori del varco come destinazione.
Hessdalen è l'obiettivo di un lungo messaggio radio-fotonico lanciato da una specie aliena in un tempo imprecisabile e giunto a destinazione a partire dagli anni Ottanta. Il segnale sarebbe stato veicolato in maniera mirata attraverso un canale energetico sconosciuto alla tecnologia umana e per questo risulterebbe impercettibile ai radiotelescopi.
Un'intelligenza extraterrestre ha creato un varco iperspaziale che sbuca nei cieli di Hessdalen con il preciso scopo di creare una comunicazione visiva sul nostro mondo. Gli oggetti luminosi che vi appaiono nel loro insieme rappresentano un messaggio tuttora da decifrare.
La seconda e la terza ipotesi presentano significative analogie, sebbene l'ultima sia sostanzialmente più ottimistica.
È interessante il fatto che quando i globuli luminosi sono stati investiti da un raggio laser abbiano aumentato la loro pulsatilità. Ricordiamo che l'immagine olografica si ottiene proprio sottoponendo un oggetto ad un'irradiazione di fasci laser intersecantisi; tuttavia i globuli di Hessdalen non sembrano essere solo immagini proiettate in quanto provocano effetti radiomagnetici misurabili e quindi debbono necessariamente avere una propria fisicità.
Un altro fatto interessante è che le fluttuazioni magnetiche siano state registrate dagli scienziati in anticipo di qualche ora rispetto alla comparsa dei globuli luminosi. Se il tunnel iperspaziale è l'effetto di un forte campo elettromagnetico che deforma lo spazio, il rilevamento di una perturbazione nella zona di Hessdalen potrebbe aver rappresentato un segnale prodromico di una variazione imminente dell'assetto fisico. In altre parole il forte campo elettromagnetico occorrente per l'apertura del varco turbava l'assetto geo-magnetico ed a sostegno di questa tesi sta anche il fatto che la maggior parte degli UFO avvistati si muove lungo l'asse nord-sud, come se in un certo modo dipendesse dal campo magnetico terrestre.
Un oggetto proiettato da un punto X, veicolato attraverso un bypass iperspaziale fino ad un'area circoscritta dell'atmosfera di un pianeta, userebbe come "binario di marcia" un flusso di particelle che, una volta giunte sulla Terra, si adatterebbero alle leggi geofisiche locali, quindi oscillerebbero lungo l'asse magnetico del pianeta insieme all'oggetto stesso. Non siamo lontani dal concetto di teletrasporto che si vede nei film di fantascienza ma, al giorno d'oggi anche la fisica sta arrivando a dimostrare come ciò sia possibile.
La possibilità che Hessdalen sia una sorta di finestra attraverso la quale possiamo entrare in contatto con un altro punto dell'universo è suggestiva. Inquietante è l'idea che oggetti intelligenti di natura non terrestre possano spostarsi fino alla nostra atmosfera con finalità tuttora ignote. L'idea che altri viventi possano semplicemente osservarci dall'altra parte del tunnel è di per sé banale. Deve esserci un significato del fenomeno che a noi sfugge ed a questo punto va anche considerata l'ipotesi che esseri alieni intelligenti possano ricavare un "utile" nel manifestarsi a questo modo, un vantaggio che potrebbe non essere legato all'idea di inviare messaggi e segnali al genere umano. Il fenomeno dell'eccitazione ottenuto con l'irradiazione laser potrebbe essere letto in una chiave diversa se si considerano gli oggetti luminosi come "strutture assorbenti energia, simili a spugne". Potrebbe acquisire un senso l'idea che esseri non terrestri utilizzino l'atmosfera terrestre come fonte di substrati energetici ed a questo punto il nostro pianeta sarebbe ridotto ad una sorta di miniera per cercatori alieni.
La ricerca ufologica oscilla concettualmente fra ipotesi che rasentano il mistico ad altre pericolosamente vicine alla fantascienza catastrofistica. In questo caos l'unico atteggiamento possibile ed utile è un realismo elastico, che non escluda alcuna variante ma eviti sistematicamente di cristallizzarsi in un'ottica monocolore. Non sappiamo se e quando arriveremo ad ottenere risposte definite; nel frattempo non ci rimane che continuare a sperimentare, soffermandoci su tutto, ma senza credere di essere arrivati a destinazione.



IL PROGETTO EMBLA A HESSDALEN

di Massimo Teodorani

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 27 del Dicembre 2001

Nel 2000 ebbe luogo la prima spedizione italiana a Hessdalen, denominata "EMBLA 2000".

1. GLOBI DI LUCE IN UNA VALLE DESOLATA
La valle di Hessdalen è teatro di fenomeni luminosi anomali fin dal 1981.
In base alla testimonianza diretta di scienziati, ingegneri e osservatori a questi direttamente correlati, impegnati nelle osservazioni sul campo, viene descritto un fenomeno luminoso il cui comportamento è del tutto multiforme, in termini di forma, dimensioni, colore e regime di moto.
La forma più frequente è quella dello sferoide, ma appaiono anche forme lenticolari, forme allungate, forme approssimativamente triangolari od ogivali, molto spesso anche forme asimmetriche.
Le dimensioni intrinseche vengono stimate tra 1 e 30 metri. Il colore è spesso bianco, ma altre volte anche giallo, rosso, verde o blu.
Molto spesso si tratta di plasmoidi luminosi multipli caratterizzati da differenti colori; più frequentemente è presente l'accoppiata bianco-rosso. Le luci appaiono talora come improvvisi "flash" nel cielo.
Il regime di moto è di rado rettilineo, più spesso del tutto casuale, a volte pendolare, oscillante o elicoidale.
Oggetti di questo genere, che quasi mai emettono rumore, possono muoversi a velocità elevatissime (fino a 30.000 km/h) e fermarsi all'improvviso. Possono scindersi in più parti e poi fondersi di nuovo in un'unica struttura. Possono rimanere in cielo per pochi secondi, così come anche per alcune ore, sia in movimento che rimanendo immobili.
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di oggetti caratterizzati da un'apparenza del tutto evanescente senza contorni precisi. La loro luminosità può essere elevatissima, superando spesso 100Kw di potenza, e rimanere tale per tempi prolungati fino a 1-2 ore, fino a spegnersi di colpo. Altrettanto spesso tali oggetti sono stati visti pulsare in modo regolare o semi-regolare, e talora aumentare la frequenza di pulsazione in seguito al puntamento di torce elettriche o fasci Laser nella loro direzione. La loro direzione di percorrenza è spesso lungo l'asse nord-sud. Le quote sono di solito molto basse, da 1000 metri fino ad un metro da terra.
Il fenomeno sembra manifestarsi molto spesso in stretta vicinanza col terreno, spesso caratterizzato da valli e da montagne: l'apparizione dei globi luminosi appena sopra la cima delle montagne è una caratteristica molto diffusa.

2. Dal Progetto Hessdalen al Progetto Embla
Il fenomeno luminoso di Hessdalen viene studiato scientificamente fin dal 1984, quando una commissione di ricercatori professionisti guidati dall'ingegnere elettronico Erling Strand, ora professore assistente all'Østfold College di Sarpsborg, portò alla creazione del "Project Hessdalen".
Nel 1984 ebbe luogo una campagna strumentale di misurazione con la quale si dimostrò che il fenomeno luminoso è correlato con perturbazioni magnetiche, produce marcatissime tracce radar e determina talora balzi improvvisi dell'emissione radio (HF).
Subito dopo il 1994, anno in cui si svolse a Hessdalen un importante convegno internazionale di fisica per discutere del fenomeno, nacque una collaborazione tra il Project Hessdalen e il sottoscritto. Ciò portò alla messa a punto di svariati progetti di ricerca strumentale mirati a testare le varie teorie sul tappeto, e ad un'ulteriore analisi dei dati acquisiti nel 1984. Questa analisi, che poté confermare tutto quanto effettuato a suo tempo dal Project Hessdalen, fornì anche un nuovo risultato: alcune componenti del fenomeno mostrano una significativa correlazione con l'attività solare. Questa correlazione, pur restando tale dal punto di vista della statistica, non ebbe un seguito dal momento che, nel corso della stessa indagine, si osservò che il fenomeno mostrava anche caratteristiche completamente autonome senza alcuna correlazione con la ionizzazione solare.
Il 1995 segna una svolta importante: è l'anno in cui il sottoscritto coinvolge in questa ricerca anche il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), in particolare il Prof. Stelio Montebugnoli, dirigente tecnologo della Stazione Radioastronomica di Medicina (BO). In quell'anno ebbe così luogo il primo di quattro workshop italo-norvegesi dove al Prof. Strand si aggiunse anche il Prof. Bjorn Gitle Hauge. Nascono così le basi del "Progetto Embla", che porterà in seguito anche all'effettuazione di missioni scientifiche italiane a Hessdalen.
Nel 1998 il Prof. Strand dà vita alla AMS (Automatic Measurement Station), un vero e proprio osservatorio computerizzato, provvisto di videocamere automatiche, magnetometro, analizzatore di spettro radio e radar. In particolare le videocamere in uso (di diverso tipo) hanno consentito, e consentono tuttora, di monitorare in tempo reale il fenomeno luminoso a Hessdalen. Ciò ha permesso al sottoscritto di costruire una statistica obiettiva dalla quale emerge che il fenomeno luminoso si verifica maggiormente nei periodi invernali e nelle ore che vanno dalle 22,00 alle 01,00 e che esso presenta una distribuzione assolutamente uniforme nel cielo (e talora sulla terra) senza mostrare aerovie preferenziali.
Nel 2000 ebbe luogo la prima spedizione italiana a Hessdalen, denominata "EMBLA 2000". Questa missione era soprattutto dedicata al monitoraggio del fenomeno nel campo radio, in particolare nella finestra delle onde lunghe (VLF), progetto che fu suggerito da Flavio Gori di NASA Inspire. Gli analizzatori di spettro approntati da Montebugnoli e dai tecnici suoi collaboratori, vennero installati per un mese all'interno dell'osservatorio norvegese. Ciò portò all'acquisizione di un'enorme quantità di dati, dai quali emersero caratteristiche altamente peculiari, in primo luogo la rilevazione degli stessi identici segnali rilevati 16 anni prima dai norvegesi nelle onde corte: balzi improvvisi dell'emissione radio con elevata caratteristica di periodicità. Ma soprattutto la rilevazione di segnali mai registrati prima: segnali marcatamente "doppler" che permettevano di misurare velocità fino a 100.000 km/sec. Un'analisi del sottoscritto ha portato all'elaborazione di un modello fisico dal quale emerge che i "plasmoidi" luminosi di Hessdalen sembrano essere oggetti rapidamente rotanti in grado di espellere particelle a velocità quasi-relativistica e collimate da un fortissimo campo magnetico. Nel corso della stessa missione fu anche possibile documentare e riprendere con videocamera e camera fotografica l'apparizione di fenomeni di luce, alcuni dei quali dalle caratteristiche altamente peculiari.
La missione "EMBLA 2000" deve la sua realizzazione anche al neonato Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen (CIPH), un istituto privato di ricerca diretto dallo studioso Renzo Cabassi, da lui creato per promuovere uno studio scientifico dei fenomeni luminosi anomali in atmosfera. Il CIPH finanziò il sottoscritto per partecipare a questa missione come supervisore scientifico in appoggio ai tecnologi del CNR. Il CIPH ha invece completamente gestito sulla base dei fondi e della strumentazione messi a disposizione, la spedizione "EMBLA 2001", missione questa completamente dedicata allo studio eminentemente ottico del fenomeno luminoso.
Per un mese intero (agosto 2001), sono state effettuate osservazioni sul campo usando un telescopio riflettore, una camera CCD, una sofisticata videocamera CCD, uno spettrografo a bassa dispersione, varie macchine fotografiche e tutta una serie di detector portatili messi a disposizione dal CNR (presente anche quest'anno assieme a Flavio Gori, ma per un periodo limitato di tempo). Questa missione, di cui il sottoscritto è stato direttore scientifico, ha consentito di portare ad una maggiore comprensione del profilo fenomenologico dei globi luminosi, dal quale è emerso che:
  1. il fenomeno è costituito da molti sferoidi secondari che sembrano vibrare attorno ad un comune baricentro, alcuni dei quali vengono palesemente espulsi dal corpo centrale,
  2. il fenomeno è in grado di cambiare forma e colore in tempi rapidissimi, manifestando in continuazione delle pulsazioni irregolari. Da un punto di vista fisico, si è potuto dimostrare sia spettroscopicamente che fotometricamente che il fenomeno luminoso si comporta nel 95% dei casi come un plasma termico con una temperatura paragonabile a quella della fotosfera solare. Pur tuttavia si è dovuto prendere atto di due fattori peculiari:
    • la luminosità aumenta solo per via dell'aumento della superficie irradiante e non per via dell'aumento della temperatura che resta pressoché costante senza alcun effetto di raffreddamento: ciò porta a ritenere che si tratti di un plasma confinato all'interno di un fortissimo campo magnetico e che la struttura approssimativamente globulare dei plasmoidi sia dovuta ad un tipo di "forza centrale" che simula la gravità - si pensa in questo caso a mini buchi-neri o a monopoli magnetici - e che fa assumere ai plasmoidi un aspetto simile a quello di una "stella in miniatura",
    • così come rilevato nella missione dello scorso anno, una esigua ma significativa parte degli oggetti rilevati non mostra alcuna caratteristica di plasma bensì quella di oggetti solidi illuminati uniformemente, facendo ritenere che la fenomenologia di Hessdalen sia dovuta alla sovrapposizione di due fenomeni dalle caratteristiche differenti oppure da due comportamenti differenti di uno stesso fenomeno.
Nel corso di "EMBLA 2001" si è potuto anche rilevare l'altissimo livello di elettrificazione dell'intera valle di Hessdalen, in forma di specie di lampi globulari che vengono rilevati ovunque, così in cielo come in terra.
Nel corso delle prossime missioni programmate a Hessdalen si sta tuttora progettando di utilizzare uno spettrografo ad alta risoluzione e un "imaging radar".

3. Le peculiarità di Hessdalen
Gli abitanti di Hessdalen e della zona limitrofa, come ad esempio il lago Oyongen, riportano fin dal 1981 testimonianze dal carattere eminentemente ufologico che non si limitano solamente alla descrizione di sfere di luce evanescenti ma anche di oggetti nettamente strutturati di varie forme: dischi, triangoli, ovoidi e sigari volanti tra i più citati.
Prima che le missioni EMBLA venissero intraprese, gli scienziati, incluso il sottoscritto, hanno ritenuto che queste testimonianze null'altro fossero che una interpretazione fantasiosa degli abitanti di un fenomeno di sicura origine naturale, mediata da un immaginario collettivo ben radicato nel mondo: il mito delle astronavi o aeronavi aliene.
La prima osservazione sul campo (EMBLA 2000) ha permesso di rilevare, assieme ad una stragrande preponderanza di luci non strutturate, anche la presenza di oggetti che presentano una struttura ben netta: un triangolo di luci prima, un piccolo ovoide a debole luminosità poco dopo. Durante la seconda osservazione (EMBLA 2001) si è potuto rilevare qualcosa di simile ad un ellissoide schiacciato.
Si prende serenamente atto anche di questi "dati discrepanti", nella piena consapevolezza che fare scienza significhi analizzare tutti i dati a disposizione, e non selezionarli in funzione di convenienze accademiche preconcette guidate da una presa di posizione, di per sé ideologica, che ben poco ha a che fare con un sano e obiettivo positivismo di fronte ai fatti osservati. Il positivismo resta, anzi avanza proprio quando la scienza ha il coraggio di procedere anche nei sentieri più impervi. Ciò non significa affatto che la presenza di "eventi strutturati" a Hessdalen propenda a favore di visite ET, anzi è molto ragionevole ritenere che i governi che tuttora eventualmente esperimentino congegni volanti a tecnologia esotica sceglierebbero proprio località come Hessdalen per operare indisturbati nel migliore dei camuffamenti: la coesistenza di luci anomale legate al territorio e di macchine volanti nate da qualche mente degli "Skunk Works" permetterebbe a qualche governo di operare segretamente facendo credere all'opinione pubblica che Hessdalen è una base aliena.
Dunque il fatto di aver rilevato anche "eventi strutturati" a Hessdalen non è una prova che la Terra sia visitata da ET. Pur tuttavia questa possibilità in sé non è affatto esclusa dalla scienza ufficiale: la Terra può essere raggiunta in vari modi canonicamente accettati e se ne discute all'interno dell'establishment ufficiale da almeno 20 anni, sulla base della pubblicazione di articoli su riviste del prestigio del Journal of the British Interplanetary Society, e da qualche anno nell'ambito del progetto SETV (Search for Extraterrestrial Visitation) nato all'interno della NASA.
Non esistono allo stato attuale prove scientifiche che la Terra sia visitata da intelligenze allogene, ma esistono tutte le procedure per cercare queste prove, che devono passare attraverso un rigorosissimo screening. Restano per ora accertati due fatti:
  • che a Hessdalen sussiste una sovrapposizione di fenomeni apparentemente molto diversi tra loro, quelli attribuibili ad un plasma (in preponderante maggioranza) e quelli tipici di solidi uniformemente illuminati,
  • gli stessi fenomeni di plasma offrono caratteristiche in tutto anomale dal punto di vista termodinamico.
A prescindere dalla soluzione ultima della fenomenologia di Hessdalen nella sua globalità, ciò che spinge i ricercatori a effettuare investigazioni in quella vallata è la necessità di comprendere il meccanismo fisico con cui si manifesta l'energia dei globi luminosi o di qualunque cosa ad essi eventualmente correlata, ora abbastanza ben conosciuta dal punto di vista fenomenologico.
Si tratta di un patrimonio di inestimabile importanza per l'umanità: la pressoché costante apparizione di globi di luce in grado di restare accesi per oltre un'ora emettendo a volte un megawatt di potenza non può lasciare indifferente la comunità dei ricercatori che operano nella fisica fondamentale. Ancor più, queste apparizioni sembrano venire incontro al bisogno urgente dell'umanità di dotarsi di una fonte di energia non inquinante ma potentissima e durevole.
Di natura ET o non-ET poco importa. Ciò che importa è che la scienza che sta nascendo ad Hessdalen è rivolta ad un'umanità in crisi, e all'unico paradiso all'interno del sistema solare, meritevole di essere salvato.

Bibliografia:
- Cabassi R. (2001) - "Verso un'ufologia strumentale".
- Comitato Italiano Per Il Progetto Hessdalen (CIPH).
- Gori F. (2001) - "Hessdalen is a Norwegian valley".
- Hauge B.G. (2001) - Project EMBLA.
- Lissoni A. - "Luci nel cielo. L'ondata di Hessdalen", Il Giornale dei Misteri, N. 359, pp. 54-57.
- Strand E.P. - "Project Hessdalen".
- SETV.
- Teodorani M. (2001) - "Physics from UFO".
- Teodorani M. e Strand E.P. (2001) - "Data Analysis of Anomalous Lurninous Phenomena in Hessdalen".
- Teodorani M., Montebugnoli S. e Monari J. (2000) - "First steps of me EMBLA Project in Hessdalen".
- Teodorani M., Montebugnoli S. e Monari J. (2000) - "The Embla 2000 Mission in Hessdalen".
- Teodorani M., Strand E.P. e Hauge B.G. (2001) - EMBLA 2001: "The Optical Mission".

[Massimo Teodorani] Massimo Teodorani è un astrofisico che vive in Emilia-Romagna. Ha ottenuto la laurea in astronomia e un dottorato di ricerca in fisica stellare all'Università di Bologna. Ha lavorato presso gli osservatori di Bologna e Napoli, come specialista nella ricerca osservativa e interpretativa di oggetti stellari dalle caratteristiche eruttive come le supernovae, le novae, le binarie cataclismiche e simbiotiche, le binarie strette di grande massa, i candidati buchi neri e le stelle T Tauri. Ha sviluppato una profonda esperienza nelle osservazioni fotometriche e spettroscopiche usando diversi tipi di telescopi e il satellite ultravioletto IUE. Al momento è un consulente scientifico del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) su argomenti di astrofisica e sul SETI. Come ricerca parallela, da circa 10 anni conduce ricerche anche sui fenomeni luminosi atmosferici anomali, per studiare i quali ha sviluppato tecniche per ottenere parametri fisici misurabili. Inoltre, ha analizzato dati strumentali multilunghezza d'onda al fine di provare o confutare teorie canoniche e non-canoniche su questi fenomeni. Sta lavorando su una mappa geo-topografica che descrive le aree del mondo dove il fenomeno luminoso è ricorrente, collaborando con diversi ricercatori sia italiani che stranieri, in particolare con il "Project Hessdalen" norvegese, e con il Comitato Italiano per il Progetto Hessdalen. Ha preso parte a due spedizioni scientifiche a Hessdalen (agosto 2000 e agosto 2001) come direttore scientifico. Ha partecipato nel 1994 al primo convegno internazionale di fisica sul fenomeno di Hessdalen. Ha pubblicato diversi articoli sia su riviste tecniche di astrofisica che su riviste tecniche dedicate allo studio delle anomalie fisiche. Ha costantemente tenuto seminari sui risultati scientifici raggiunti nella sua ricerca anche presso istituzioni scientifiche accademiche. È membro di svariate società scientifiche.



HESSDALEN: BANCO DI PROVA

di Stefania Genovese

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 28/29 del Gennaio/Febbraio 2002

Aspetti psichici, energetici e materiali nell'approccio scientifico al fenomeno UFO.

Le caratteristiche degli UFO, la loro apparente natura negante le consuete leggi fisiche, indussero Jung a riflettere sulle connessioni tra psicologia e parapsicologia: infatti proprietà quali la materializzazione, e la rimaterializzazione possono essere idonee a ricondursi a cause parapsicologiche...
Tuttavia Jung esternò sempre molta perplessità nei confronti di alcuni concetti basilari della fisica come l'elettromagnetismo e la propagazione delle onde tolti dal contesto scientifico, e prese a prestito quelli della teosofia e dagli operatori del paranormale.
La nozione di "Materialismo Psichico", affermò una volta Jung in una sua lettera a F.Mc Cormick, non può offrire una catalogazione effettiva del fenomeno UFO: essi potrebbero essere fenomeni naturali o anche delle forme di vita animale viaggianti nello spazio, una sorta di enormi insetti cosmici. Teoria sostenuta d Trevor James Constable, ed anche da Wilhem Reich che, nelle sue opere, parla di una energia cosmica detta "orgonica", e delle sue manifestazioni, una specie di amebe plasmatiche.
Recentemente anche lo scienziato filosofo Erwin Laszlo si è applicato a studiare le possibili interazioni mente-materia, mentre occorre doverosamente ricordare l'antico sodalizio tra lo stesso Jung ed il grande fisico Wolfang Pauli che pare avesse elaborato una teoria matematica sulla sincronicità.
Inoltre lo scienziato E. Laszo riprese alcune osservazioni dello psicologo svizzero e giunse a ritenere che l'"etere" potesse esistere e che potesse esprimersi nella Zero Point Energy (ZPE), ossia nelle fluttuazioni quantistiche del vuoto: a suo giudizio anche la mente potrebbe attingere a questa energia dalla ZPE, nell'ambito dei cosiddetti fenomeni paranormali, catalogabili non come un fenomeno elettromagnetico dove l'informazione su un evento viene trasmessa a velocità della luce, ma come una particolare manifestazione dei concetti di "non località", "atemporalità" e "risonanza" in grado così' di giustificare la presenza di valori infiniti nelle equazioni d'onda.
Nel 1967, il fisico Gerald Feinberg coniò il termine "tachioni" per delle ipotetiche particelle superluminali in grado di viaggiare a velocità superiori a quelle della luce, aventi caratteristiche fisiche alterate e molto differenti dalle altre comuni espressioni dell'energia. Si potrebbe ipotizzare che gli UFO possano essere in grado di utilizzare questo genere di particelle, percorrendo così grandi distanze a velocità subliminali, generanti una fonte di propulsione basata su reazioni tra materia ed antimateria o energia allo zero assoluto: in tal caso si dimostrerebbe la possibilità di controllare le forze relative al processo del "Big Bang".
Un'altra affascinante ipotesi potrebbe essere quella sostenuta da Richard Feynman: immaginando l'immensa quantità di energia presente in ogni metro cubo di spazio, e potendovi attingere (come più volte è stato preconizzato da A.C. Clarke), ciò comporterebbe la possibilità, in un prossimo futuro, di realizzare viaggi interstellari. Ma l'aspetto immateriale ed aleatorio degli UFO ha comportato anche recentemente un accostamento a teorie cosiddette "parafisiche", ancor più pressanti per la presunta connessione tra ufologia e parapsicologia, e per gli effetti psichici su uomini ed animali in presenza del fenomeno.
In questo caso troviamo connessioni con alcune teorie scaturite direttamente dalla fisica teorica che postulano l'esistenza di realtà ultradimensionali ricusanti le più consuete leggi fisiche classiche.
John Keel ed il fisico Jacques Vallée sono tra i più accaniti sostenitori della teoria parafisica: a loro giudizio, queste intelligenze appartenenti alla dimensione parafisica, mediante un processo a lungo termine, inizierebbero ad inserire nella nostra mente la consapevolezza di vita extraterrestre in previsione di un futuro contatto tra i due gruppi viventi.
L'astrofisico P. Sturrock ha cercato di mediare tra connotazioni ufologiche e leggi fisiche, concependo così un modello costituito da una estensione spazio-temporale a quattro dimensioni ed un iperspazio di cinque e più dimensioni.
Il nostro Universo è rappresentato da una estensione quadrimensionale e gli UFO sono visti come navi iperspaziali in grado di attraversarlo, apparire e scomparire mediante una "finestra" che consenta di far passare solamente una parte prescelta dello spettro elettromagnetico.
Supponendo questo, gli attuali concetti di spazio, tempo, forza, energia, inerzia e casualità potrebbero non essere più universalmente validi: in tale contesto sarebbe giustificabile anche un'altra tipica connotazione inerente agli UFO, ossia la comunicazione telepatica che sarebbe vista come una trasmissione di segnali, attraverso canali iperspaziali.
Dunque parrebbe che nel nostro "microcosmo" vigano solamente alcune "leggi locali" ma non è erroneo supporre che nella totalità dell'Universo esista un continuum multidimensionale, in cui le consuete applicazioni della fisica si esplicano sia orizzontalmente che verticalmente.
In tal caso anche la nostra percezione subirebbe una distorsione che le consentirebbe di accedere a differenti modi di rapportarsi alla realtà che si trova di fronte.
Certamente, anche se solo apparentemente, queste asserzioni rendono molto labile il confine tra scienza e fantascienza.
Nel 1998 Sturrock, è stato incaricato di comporre una commissione di indagine, comprendente vari esperti appartenenti a diverse discipline scientifiche come astronomi, fisici, geologi e via dicendo, per analizzare le testimonianze, le osservazioni e le anomalie ricorrenti nella casistica del fenomeno.
Le conclusioni sono state che, nella maggior parte dei casi, tutto era riconducibile ad un fattore fisico e terrestre, mentre rimangono fatti ancora inspiegabili e degni di essere esaminati e studiati.
Gli UFO dunque continuano a presentarsi come una sostanzialità fluttuante ed aleatoria, poiché la loro inafferrabilità concettuale, la loro inaccessibilità logica e la loro fisicità irreale non ne consentono una specifica categorizzazione...
Stante lo stato attuale della presunta composizione bivalente del fenomeno UFO, materiale ed immateriale, molti studiosi ne rifiutano acrimoniosamente la realtà poiché impossibilitati nel trovarne una giustificazione risolutiva: oppure lo confinano superficialmente nel "bailamme" miscellaneo della dimensione esoterica e della credulità collettiva.
D'altronde lo stesso epistemologo T. Kuhn ha più volte evidenziato come per l'Establishrnent scientifico sia spesso molto più facile negare tenacemente i dati a disposizione, pur di difendere il proprio nucleo paradigmatico, piuttosto che sovvertire o modificare le regole metodologiche tradizionali vigenti.
Questo atteggiamento ostruzionista e contraddittorio, in effetti, lo abbiamo purtroppo osservato da parte della frangia più integralista della cosiddetta "scienza ufficiale" nei confronti del caso Hessdalen, la famosa cittadina norvegese dove, fin dal 1984, si osservano strane luci ovoidali ed oblunghe, la cui eziologia potrebbe ascriversi alla particolare geologia del luogo e/o ad un effetto particolare della ionizzazione atmosferica provocata dalla attività solare.
L'astroftsico italiano Massimo Teodorani ha elaborato sin dal 1995 numerose e significative statistiche riguardanti la correlazione solare ed alcuni parametri osservativi del fenomeno di Hessdalen, ma ha dovuto altresì riscontrare anche dati incongruenti e, in una fase molto più recente (fra il 2000 e il 2001), la stessa inattesa presenza in quella valle di quelli che si manifestano come congegni volanti di origine imprecisata.
Del resto non si fa scienza selezionando aprioristicamente i dati di comodo e rigettando quelli discrepanti, ma si accetta obiettivamente la sfida imposta da una realtà fenomenica che invece sembra ben più sfaccettata, allo scopo di giungere ad una formulazione completa del problema, che va trattato alla fine in un contesto fisico-matematico dove le leggi (vecchie o nuove che siano) possano essere adeguatamente descritte, qualunque sia la intrinseca natura del problema.
Inizialmente, una larga parte dell'Establishment scientifico osservava con sospetto o piuttosto con supponente disinteresse gli studi ed i risultati tecnici compiuti dal team di ricercatori del CNR: quando poi si è incorsi alla associazione fra UFO e Luci di Hessdalen si è assistito prima ad un sarcastico, irrazionale, ed acritico rinnegamento degli studi ivi condotti, per poi volgere tutta la questione a danno della stessa epifenomenologia ufologica.
Infatti questa è la attuale ipotesi di matrice razionalista-riduzionista che è apparsa nei tanti articoli scientifici sull'argomento: "L'enigma di Hessdalen è affascinante, e trovandone la soluzione si definirebbe 'in toto' l'oggetto dell'ufologia poiché ogni suo manifestarsi fenomenico sarebbe 'tout court' chiarificato ed empiricamente definito: infatti la natura degli UFO parrebbe accostarsi per similitudine a queste sfere luminose norvegesi (ma presenti, se pur in minore entità, in altre parti del mondo), il cui comportamento bizzarro ed anomalo, in molte accezioni, è simile ai fantasmagorici racconti dei dischi volanti di ogni epoca."
E se tuttavia è pur vero che gli UFO e le luci di Hessdalen potrebbero anche essere la stessa identica cosa, il tutto va comunque considerato nella idonea prospettiva galileiana e critico-valutativa: anche in questo caso, però, non è scientifico omettere arbitrariamente alcuni dati evidentemente scomodi perché non si adeguano ai consueti canoni scientifici.
Mentre dall'altra parte troviamo la supposizione ufologica che contrasta fortemente e che è antitetica a quella citata prima: "Gli oggetti volanti che sembrano apparire seguendo linee ortoteniche e tattiche puntiformi prestabilite, seguono delle rotte che consentono loro di viaggiare in luoghi ove le condizioni fisiche ed atmosferiche permettono loro di incrementare il loro iper-aereodimamismo".
Anche Hessdalen, dunque, sarebbe una meta stabilita dagli "ufonauti" per accrescere quelle loro potenzialità energetiche che consentirebbero loro di usufruire di varchi iperdimensionali.
Per supportare questa suggestiva e fantasiosa teoria, alcune ricerche sono state compiute in tal senso anche da Roy Dutton: secondo la "teoria astronautica" sviluppatasi dall'analisi delle rotte di circa trecento presunti oggetti volanti non identificati e dei loro atterraggi, sono stati realizzati alcuni grafici dotati di connessioni non casuali e soprattutto più interessanti rispetto a quelli scoperti dalla teoria ortotenica (e tra i luoghi considerati erano inclusi anche le zone di Hessdalen e dell'Ontario).
Ma cosa ne consegue da queste cogitazioni antitetiche?
Le luci di Hessdalen non sono UFO (ma plasmi magnetizzati di pro toni ed elettroni) o sono invece UFO (solidi oggetti volanti non identificati)?
Cosa dunque concludere in doverosa sintesi?
Joseph AIlen Hynek avrebbe risposto senza dubbio: "Sono degli UFO: ma nella non trascurabile accezione di cose non identificabili".
Sicuramente possono essere anche solo un affascinante fenomeno fisico costituente una sfida per la scienza e comportante la reale possibilità di produrre inaspettate causazioni fisiche atte a consentirci di carpire i segreti di impensabili fonti di energia come pure anche di farci conoscere un nuovo e curioso fenomeno connesso al nostro pianeta nella sua globalità naturale.
Considerando la commistione UFO-LUCI DI HESSDALEN, rimane la più che accettabile considerazione che il genere umano si appresti a possedere una nuova grande scoperta ancora "in fieri".
Ma anche per l'ufologia, Hessdalen potrebbe essere un campo di prova non trascurabile e non rinnegabile "in toto"; qualora infatti venisse definitivamente fornita una spiegazione autoconsistente in merito alla presenza e alla causazione di particolari plasmodi nella nostra atmosfera, non solo la scienza avrà raggiunto un nuovo traguardo conoscitivo, ma anche la stessa ufologia avrà a sua disposizione un nuovo asserto base da includere nelle ipotesi constatate e da riutilizzare nell'analisi dei singoli e specifici casi.
La conclusione è che non sarà così spiegato e risolto la fenomenologia ufologica, ma si avrà comunque una delucidazione in più su taluni fenomeni che sono falsamente etichettabili con la nomenclatura UFO.
In ogni caso, non è corretto né da parte della scienza utilizzare Hessdalen per affossare il discorso della ricerca ufologica, né da parte di una certa ufologia servirsi altresì della stessa missione in Norvegia per comprovare aprioristicamente la venuta degli alieni sul nostro pianeta.
In conclusione, le scoperte scientifiche che si conseguiranno in ogni caso dagli studi compiuti ad Hessdalen sono e sarà bene che siano sganciate da qualsiasi strumentalizzazione e da qualunque catalogazione, e non necessitano di giustificazionismi accomodanti ed utilitaristici né per la scienza né per la stessa ufologia. Un giovamento ne deriverà ugualmente per entrambe, senza che siano avvalorati comportamenti ideologici o di parte per l'una e l'altra posizione: infatti "historia docet" che, ogni qualvolta la ricerca scientifica si è asservita a fini strumentali di mera natura economica, la ricerca non ha conseguito alcun significativo successo. Mentre ogni qual volta l'ufologia ha valicato linee di demarcazione labili ed aleatorie, sconfinando nella fantasia, si è ancor più isolata in una assurda roccaforte di carta, che i primi aliti di vento intellettualistici e scettici potrebbero solo abbattere.



I MISTERI DI HESSDALEN FINALMENTE IN UN LIBRO

di Stefania Genovese

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 49 del Febbraio /Marzo 2004

Il volume raccoglie i risultati delle spedizioni scientifiche italiane.

La scienza non fa veri progressi,
se non quando una verità nuova
trova un ambiente pronto ad accoglierla,
convertendo così i suoi stessi oppositori.
Max Planck

Sin dal 1984, ad Hessdalen, una piccolo villaggio della Norvegia centro-meridionale, alcuni ingegneri elettronici iniziarono a studiare strani globi composti da luci ovoidali ed oblunghe particolarmente brillanti e veloci che apparivano molto frequentemente nel cielo di quel luogo. A distanza di anni, ancora oggi il caso Hessdalen con la sua complessa eziologia, è considerato una tra le sfide più interessanti e propositive di questo nostro nuovo millennio. Infatti l'intera collettività scientifica internazionale si è dovuta confrontare con un fenomeno che apparentemente sovverte le ortodosse regole della realtà quotidiana e le tradizionali leggi della fisica comunemente accettate.
L'astrofisico Massimo Teodorani che ha elaborato sin dal 1995 numerose e significative statistiche sulla distribuzione spaziale e temporale del fenomeno di luce, svolto studi sulla sua eventuale natura geofisica e successivamente derivato alcuni parametri misurabili del fenomeno di Hessdalen, ha in seguito perfezionato ed analizzato l'evoluzione dinamica di questi strani plasmi di luce, diventando così, a pieno diritto, uno dei maggiori esperti in questo campo. Durante il suo studio, Teodorani non solo ha dovuto riscontrare dati apparentemente incongruenti e di difficile interpretazione, ma anche in una fase molto più recente, la inattesa presenza in quella valle di congegni volanti di origine imprecisata.
Inizialmente dunque, una larga parte dell'establishment scientifico osservava con sospetto o piuttosto con supponente disinteresse gli studi ed i risultati tecnici compiuti dal team di ricercatori del CNR-EMBLA durante le prime missioni sponsorizzati dal (CIPH), Comitato Italiano Progetto Hessdalen: quando poi si è incorsi alla associazione UFO e Luci di Hessdalen si è assistito prima ad un sarcastico, irrazionale, ed acritico rinnegamento degli studi qui condotti, per poi volgere a detrimento della stessa epifenomenologia ufologica, tutta la questione. Da ciò consegue che l'operato di questo astrofisico italiano ha subito molte ripercussioni negative, nonché lesive della sua stessa persona, proprio a causa di questa continua tensione perpetrata da scettici ad oltranza da una parte, e fideisti nelle ipotesi extraterrestrialiste dall'altra.
Purtroppo la ricerca sul fenomeno di Hessdalen, in Italia, è stata così spesso teatro di un futile campo di battaglia "dialettico", in cui venivano esposte tesi opinabili nonché ove troneggiavano i pareri di presunti ed improvvisati esperti, e farneticazioni gratuite di ogni genere.
Nonostante ciò Massimo Teodorani ha proseguito la sua indagine scientifica, affiancato da tecnici e studiosi e supportato da sofisticate strumentazioni, senza apparenti ostacoli da parte della scienza fisica ufficiale che al momento non si pronuncia ma attende risultati conclusivi, e tuttora continua a vagliare ogni dato per riuscire ad appurare la natura di questo polimorfo fenomeno. Spesso si è confrontato con ricercatori internazionali, adoprandosi a districare la diatriba scientifica concernente la morfologia complessa di questi plasmi luminosi, osservando correlazioni ed analogie con altri epifenomi simili a quelli riscontrati ad Hessdalen, e manifestatisi in altre parti del mondo come in Canada ed in America.
Del resto non si fa scienza selezionando aprioristicamente i dati di comodo e rigettando quelli discrepanti, ma si accetta obiettivamente la sfida imposta da una realtà fenomenica che invece sembra ben più sfaccettata, allo scopo di giungere ad una formulazione completa del problema, che va elaborato, sempre, in un contesto fisico-matematico dove le leggi (vecchie o nuove che siano) possano essere adeguatamente descritte, qualunque sia la intrinseca natura del problema.
Occorre dunque considerare Hessdalen nella idonea prospettiva galileiana e critico-valutativa, anche vagliando dati evidentemente scomodi ed apparentemente inintelligibili dalI'obsoleto contesto scientifico, ma sempre adeguantisi ad una rigorosa metodologia. Indubbiamente essa rimane un affascinante fenomeno fisico, con i suoi punti di vista alternativi e reciprocamente incompatibili, in grado di capovolgere teorie saldamente acquisite; essa infatti potrebbe anche una inaspettata causazione fisica in grado di creare una nuova fonte d'energia, o piuttosto potrebbe essere un nuovo e singolare processo connesso olisticamente al nostro pianeta.
Dunque Hessdalen si presenta come un campo di prova non trascurabile e rinnegabile "in toto": infatti se verrà fornita una spiegazione definitiva ed autoconsistente in merito alla presenza ed alla eziologia di questi particolari plasmodi nella nostra atmosfera, la Scienza avrà raggiunto un nuovo traguardo conoscitivo, avendo a disposizione un nuovo asserto base da includere nei propri parametri razionali, e decretando così, un nuovo progresso nello stadio positivista dell'umanità.
In "Fenomeni luminosi: investigazione scientifica di fenomeni luminosi anomali in atmosfera" (MIR, Montespertoli 2003, Euro 12,00), il Dott. Massimo Teodorani espone con chiarezza e metodicità i risultati fin qui raggiunti in questo complesso e controverso studio, descrivendo con precise ed inoppugnabili documentazioni la dinamica del fenomeno, mostrandoci tutti i dati fin qui acquisiti e svelandoci ogni attuale verità scientifica sulla problematica "Hessdalen".


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