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UFOSTORIE...


HESSDALEN: BANCO DI PROVA

di Stefania Genovese
 

["Luci notturne" rilevate dal radar - 31K .jpg] [Immagini riferite a rilevamenti strumentali dei fenomeni luminosi di Hessdalen - 17K .jpg] [Tre delle luci riprese nell'agosto 2001 - 27K .jpg] [L'osservatorio norvegese AMS - 32K .jpg] [Sovrapposizione di tutte le luci anomale rilevate dall'AMS - 22K .jpg] [Due oggetti rilevati a Hessdalen dal Progetto EMBLA - 10K .jpg]
 

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IL CORRIDOIO DI HESSDALEN »
IL PROGETTO EMBLA A HESSDALEN »

da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 28/29 del Gennaio/Febbraio 2002

Aspetti psichici, energetici e materiali nell'approccio scientifico al fenomeno UFO.

Le caratteristiche degli UFO, la loro apparente natura negante le consuete leggi fisiche, indussero Jung a riflettere sulle connessioni tra psicologia e parapsicologia: infatti proprietà quali la materializzazione, e la rimaterializzazione possono essere idonee a ricondursi a cause parapsicologiche...
Tuttavia Jung esternò sempre molta perplessità nei confronti di alcuni concetti basilari della fisica come l'elettromagnetismo e la propagazione delle onde tolti dal contesto scientifico, e prese a prestito quelli della teosofia e dagli operatori del paranormale.
La nozione di "Materialismo Psichico", affermò una volta Jung in una sua lettera a F.Mc Cormick, non può offrire una catalogazione effettiva del fenomeno UFO: essi potrebbero essere fenomeni naturali o anche delle forme di vita animale viaggianti nello spazio, una sorta di enormi insetti cosmici. Teoria sostenuta d Trevor James Constable, ed anche da Wilhem Reich che, nelle sue opere, parla di una energia cosmica detta "orgonica", e delle sue manifestazioni, una specie di amebe plasmatiche.
Recentemente anche lo scienziato filosofo Erwin Laszlo si è applicato a studiare le possibili interazioni mente-materia, mentre occorre doverosamente ricordare l'antico sodalizio tra lo stesso Jung ed il grande fisico Wolfang Pauli che pare avesse elaborato una teoria matematica sulla sincronicità.
Inoltre lo scienziato E. Laszo riprese alcune osservazioni dello psicologo svizzero e giunse a ritenere che l'"etere" potesse esistere e che potesse esprimersi nella Zero Point Energy (ZPE), ossia nelle fluttuazioni quantistiche del vuoto: a suo giudizio anche la mente potrebbe attingere a questa energia dalla ZPE, nell'ambito dei cosiddetti fenomeni paranormali, catalogabili non come un fenomeno elettromagnetico dove l'informazione su un evento viene trasmessa a velocità della luce, ma come una particolare manifestazione dei concetti di "non località", "atemporalità" e "risonanza" in grado così' di giustificare la presenza di valori infiniti nelle equazioni d'onda.
Nel 1967, il fisico Gerald Feinberg coniò il termine "tachioni" per delle ipotetiche particelle superluminali in grado di viaggiare a velocità superiori a quelle della luce, aventi caratteristiche fisiche alterate e molto differenti dalle altre comuni espressioni dell'energia. Si potrebbe ipotizzare che gli UFO possano essere in grado di utilizzare questo genere di particelle, percorrendo così grandi distanze a velocità subliminali, generanti una fonte di propulsione basata su reazioni tra materia ed antimateria o energia allo zero assoluto: in tal caso si dimostrerebbe la possibilità di controllare le forze relative al processo del "Big Bang".
Un'altra affascinante ipotesi potrebbe essere quella sostenuta da Richard Feynman: immaginando l'immensa quantità di energia presente in ogni metro cubo di spazio, e potendovi attingere (come più volte è stato preconizzato da A.C. Clarke), ciò comporterebbe la possibilità, in un prossimo futuro, di realizzare viaggi interstellari. Ma l'aspetto immateriale ed aleatorio degli UFO ha comportato anche recentemente un accostamento a teorie cosiddette "parafisiche", ancor più pressanti per la presunta connessione tra ufologia e parapsicologia, e per gli effetti psichici su uomini ed animali in presenza del fenomeno.
In questo caso troviamo connessioni con alcune teorie scaturite direttamente dalla fisica teorica che postulano l'esistenza di realtà ultradimensionali ricusanti le più consuete leggi fisiche classiche.
John Keel ed il fisico Jacques Vallée sono tra i più accaniti sostenitori della teoria parafisica: a loro giudizio, queste intelligenze appartenenti alla dimensione parafisica, mediante un processo a lungo termine, inizierebbero ad inserire nella nostra mente la consapevolezza di vita extraterrestre in previsione di un futuro contatto tra i due gruppi viventi.
L'astrofisico P. Sturrock ha cercato di mediare tra connotazioni ufologiche e leggi fisiche, concependo così un modello costituito da una estensione spazio-temporale a quattro dimensioni ed un iperspazio di cinque e più dimensioni.
Il nostro Universo è rappresentato da una estensione quadrimensionale e gli UFO sono visti come navi iperspaziali in grado di attraversarlo, apparire e scomparire mediante una "finestra" che consenta di far passare solamente una parte prescelta dello spettro elettromagnetico.
Supponendo questo, gli attuali concetti di spazio, tempo, forza, energia, inerzia e casualità potrebbero non essere più universalmente validi: in tale contesto sarebbe giustificabile anche un'altra tipica connotazione inerente agli UFO, ossia la comunicazione telepatica che sarebbe vista come una trasmissione di segnali, attraverso canali iperspaziali.
Dunque parrebbe che nel nostro "microcosmo" vigano solamente alcune "leggi locali" ma non è erroneo supporre che nella totalità dell'Universo esista un continuum multidimensionale, in cui le consuete applicazioni della fisica si esplicano sia orizzontalmente che verticalmente.
In tal caso anche la nostra percezione subirebbe una distorsione che le consentirebbe di accedere a differenti modi di rapportarsi alla realtà che si trova di fronte.
Certamente, anche se solo apparentemente, queste asserzioni rendono molto labile il confine tra scienza e fantascienza.
Nel 1998 Sturrock, è stato incaricato di comporre una commissione di indagine, comprendente vari esperti appartenenti a diverse discipline scientifiche come astronomi, fisici, geologi e via dicendo, per analizzare le testimonianze, le osservazioni e le anomalie ricorrenti nella casistica del fenomeno.
Le conclusioni sono state che, nella maggior parte dei casi, tutto era riconducibile ad un fattore fisico e terrestre, mentre rimangono fatti ancora inspiegabili e degni di essere esaminati e studiati.
Gli UFO dunque continuano a presentarsi come una sostanzialità fluttuante ed aleatoria, poiché la loro inafferrabilità concettuale, la loro inaccessibilità logica e la loro fisicità irreale non ne consentono una specifica categorizzazione...
Stante lo stato attuale della presunta composizione bivalente del fenomeno UFO, materiale ed immateriale, molti studiosi ne rifiutano acrimoniosamente la realtà poiché impossibilitati nel trovarne una giustificazione risolutiva: oppure lo confinano superficialmente nel "bailamme" miscellaneo della dimensione esoterica e della credulità collettiva.
D'altronde lo stesso epistemologo T. Kuhn ha più volte evidenziato come per l'Establishrnent scientifico sia spesso molto più facile negare tenacemente i dati a disposizione, pur di difendere il proprio nucleo paradigmatico, piuttosto che sovvertire o modificare le regole metodologiche tradizionali vigenti.
Questo atteggiamento ostruzionista e contraddittorio, in effetti, lo abbiamo purtroppo osservato da parte della frangia più integralista della cosiddetta "scienza ufficiale" nei confronti del caso Hessdalen, la famosa cittadina norvegese dove, fin dal 1984, si osservano strane luci ovoidali ed oblunghe, la cui eziologia potrebbe ascriversi alla particolare geologia del luogo e/o ad un effetto particolare della ionizzazione atmosferica provocata dalla attività solare.
L'astroftsico italiano Massimo Teodorani ha elaborato sin dal 1995 numerose e significative statistiche riguardanti la correlazione solare ed alcuni parametri osservativi del fenomeno di Hessdalen, ma ha dovuto altresì riscontrare anche dati incongruenti e, in una fase molto più recente (fra il 2000 e il 2001), la stessa inattesa presenza in quella valle di quelli che si manifestano come congegni volanti di origine imprecisata.
Del resto non si fa scienza selezionando aprioristicamente i dati di comodo e rigettando quelli discrepanti, ma si accetta obiettivamente la sfida imposta da una realtà fenomenica che invece sembra ben più sfaccettata, allo scopo di giungere ad una formulazione completa del problema, che va trattato alla fine in un contesto fisico-matematico dove le leggi (vecchie o nuove che siano) possano essere adeguatamente descritte, qualunque sia la intrinseca natura del problema.
Inizialmente, una larga parte dell'Establishment scientifico osservava con sospetto o piuttosto con supponente disinteresse gli studi ed i risultati tecnici compiuti dal team di ricercatori del CNR: quando poi si è incorsi alla associazione fra UFO e Luci di Hessdalen si è assistito prima ad un sarcastico, irrazionale, ed acritico rinnegamento degli studi ivi condotti, per poi volgere tutta la questione a danno della stessa epifenomenologia ufologica.
Infatti questa è la attuale ipotesi di matrice razionalista-riduzionista che è apparsa nei tanti articoli scientifici sull'argomento: "L'enigma di Hessdalen è affascinante, e trovandone la soluzione si definirebbe 'in toto' l'oggetto dell'ufologia poiché ogni suo manifestarsi fenomenico sarebbe 'tout court' chiarificato ed empiricamente definito: infatti la natura degli UFO parrebbe accostarsi per similitudine a queste sfere luminose norvegesi (ma presenti, se pur in minore entità, in altre parti del mondo), il cui comportamento bizzarro ed anomalo, in molte accezioni, è simile ai fantasmagorici racconti dei dischi volanti di ogni epoca."
E se tuttavia è pur vero che gli UFO e le luci di Hessdalen potrebbero anche essere la stessa identica cosa, il tutto va comunque considerato nella idonea prospettiva galileiana e critico-valutativa: anche in questo caso, però, non è scientifico omettere arbitrariamente alcuni dati evidentemente scomodi perché non si adeguano ai consueti canoni scientifici.
Mentre dall'altra parte troviamo la supposizione ufologica che contrasta fortemente e che è antitetica a quella citata prima: "Gli oggetti volanti che sembrano apparire seguendo linee ortoteniche e tattiche puntiformi prestabilite, seguono delle rotte che consentono loro di viaggiare in luoghi ove le condizioni fisiche ed atmosferiche permettono loro di incrementare il loro iper-aereodimamismo".
Anche Hessdalen, dunque, sarebbe una meta stabilita dagli "ufonauti" per accrescere quelle loro potenzialità energetiche che consentirebbero loro di usufruire di varchi iperdimensionali.
Per supportare questa suggestiva e fantasiosa teoria, alcune ricerche sono state compiute in tal senso anche da Roy Dutton: secondo la "teoria astronautica" sviluppatasi dall'analisi delle rotte di circa trecento presunti oggetti volanti non identificati e dei loro atterraggi, sono stati realizzati alcuni grafici dotati di connessioni non casuali e soprattutto più interessanti rispetto a quelli scoperti dalla teoria ortotenica (e tra i luoghi considerati erano inclusi anche le zone di Hessdalen e dell'Ontario).
Ma cosa ne consegue da queste cogitazioni antitetiche?
Le luci di Hessdalen non sono UFO (ma plasmi magnetizzati di pro toni ed elettroni) o sono invece UFO (solidi oggetti volanti non identificati)?
Cosa dunque concludere in doverosa sintesi?
Joseph AIlen Hynek avrebbe risposto senza dubbio: "Sono degli UFO: ma nella non trascurabile accezione di cose non identificabili".
Sicuramente possono essere anche solo un affascinante fenomeno fisico costituente una sfida per la scienza e comportante la reale possibilità di produrre inaspettate causazioni fisiche atte a consentirci di carpire i segreti di impensabili fonti di energia come pure anche di farci conoscere un nuovo e curioso fenomeno connesso al nostro pianeta nella sua globalità naturale.
Considerando la commistione UFO-LUCI DI HESSDALEN, rimane la più che accettabile considerazione che il genere umano si appresti a possedere una nuova grande scoperta ancora "in fieri".
Ma anche per l'ufologia, Hessdalen potrebbe essere un campo di prova non trascurabile e non rinnegabile "in toto"; qualora infatti venisse definitivamente fornita una spiegazione autoconsistente in merito alla presenza e alla causazione di particolari plasmodi nella nostra atmosfera, non solo la scienza avrà raggiunto un nuovo traguardo conoscitivo, ma anche la stessa ufologia avrà a sua disposizione un nuovo asserto base da includere nelle ipotesi constatate e da riutilizzare nell'analisi dei singoli e specifici casi.
La conclusione è che non sarà così spiegato e risolto la fenomenologia ufologica, ma si avrà comunque una delucidazione in più su taluni fenomeni che sono falsamente etichettabili con la nomenclatura UFO.
In ogni caso, non è corretto né da parte della scienza utilizzare Hessdalen per affossare il discorso della ricerca ufologica, né da parte di una certa ufologia servirsi altresì della stessa missione in Norvegia per comprovare aprioristicamente la venuta degli alieni sul nostro pianeta.
In conclusione, le scoperte scientifiche che si conseguiranno in ogni caso dagli studi compiuti ad Hessdalen sono e sarà bene che siano sganciate da qualsiasi strumentalizzazione e da qualunque catalogazione, e non necessitano di giustificazionismi accomodanti ed utilitaristici né per la scienza né per la stessa ufologia. Un giovamento ne deriverà ugualmente per entrambe, senza che siano avvalorati comportamenti ideologici o di parte per l'una e l'altra posizione: infatti "historia docet" che, ogni qualvolta la ricerca scientifica si è asservita a fini strumentali di mera natura economica, la ricerca non ha conseguito alcun significativo successo. Mentre ogni qual volta l'ufologia ha valicato linee di demarcazione labili ed aleatorie, sconfinando nella fantasia, si è ancor più isolata in una assurda roccaforte di carta, che i primi aliti di vento intellettualistici e scettici potrebbero solo abbattere.
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