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UFOSTORIE...


ULTIMO ATTO: ATTACCO AI FILES NAZI-FASCISTI

di Alfredo Lissoni
 

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da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 45 del Giugno/Luglio 2003

Nelle ultime settimane sono arrivate, da parte di certi ambienti scettico-riduzionisti italioti, dapprima oesanti critiche al Cross Project, poi al Progetto Sassalbo, quindi alle ricerche sui fenomeni di di Hessdalen. Non intendiamo fare gli avvocati difensori di nessuno, perché sta in primis agli interessati - che non hanno certo bisogno di noi - rispondere adeguatamente a critiche sterili, faziose e inadeguate. Peraltro è impossibile non intravedere in tutto questo un qualche disegno evidentemente comune e finalizzato. Da tanta fduria iconoclasta non poteva certo rimanere indenne il sottoscritto, ripetutamente preso di mira da Giuseppe Stilo, principalmente in merito ai files fascisti.
Nell'ultimo numero della rivista autoprodotta a circuito interno dal CISU "UFO" (n. 25) lo "storico dell'ufologia" (tale si qualifica) pubblica un articolo che apparentemente nulla ha a che vedere con le mie ricerche, e che è - testuali parole - "sulla strana vita e l'assurda morte" del noto rivelazionista filonazista Bill Cooper.
Ci si chiederà, giustamente, cosa c'entri tutto ciò con il sottoscritto, che è noto per l'ostilità ai "revealers", manifestata sin dalla pubblicazione telematica nel 1993 del mio libro "Gli UFO e la CIA", recentemente rieditato dalla MIR. Ben poco, in effetti, ma l'ufologo CISU, pur ammettendo a pag. 39 del suo articolo di non essere nella "sede più opportuna per ampliare la questione", ne approfitta per dedicare due colonne e mezzo al "mito dei dischi volanti nazisti" ed al "fantomatico colonnello del genio dell'esercito tedesco Heinrich Richard Miethe, di cui si parla fin dal giugno del 1952 con riferimento alla V-7". Nel suo primo libro autoprodotto, "Scrutate i cieli!" (Upiar, 2000) Stilo affermava, di fatto, che le V-7 fossero un mito e che Miethe fosse stato inventato nel 1952 dal quotidiano d'oltralpe "France Soir". L'uscita, l'anno seguente, del libro "Gli X-files del nazifascismo", scritto a quattro mani dal sottoscritto con Roberto Pinotti, azzerava tale tesi: a pagina 202 pubblicavo una delle rarissime foto di Miethe, immortalato a Kummersdof nel 1933, e facevo notare che gli ufologi avevano sempre cercato nella direzione sbagliata, in quanto il vero nome dello scienziato nazista era Walter e non Heinrich Richard. La foto del nazista era tratta dal libro "UFO revelation" dello scrittore inglese Tim Matthews, che l'aveva ottenuta dallo studioso aeronautico Bill Rose.
La questione sembrava risolta ma ecco che Stilo, preannunziando nientemeno che una "rassegna critica del libro di Alfredo Lissoni e Roberto Pinotti", attacca sulla rivista del CISU Tim Matthews (vero nome Tim Hepple), non trovando di meglio che rievocarne il passato di militante nazista: membro del National Front, del British National Party, del Combat 18, sino al pentimento e alla trasformazione in anarchico antinazista.
Tutto ciò che dimostra? Nulla. I pistolotti morali non interessano la ricerca storiografica.
Pure, tanto basta a Stilo per invalidare l'intero libro di Matthews, con queste parole: "Non è che su Matthews non si possa dire niente, anzi! Dal 1995 Matthews inizia ad interessarsi degli UFO. E scrive, senza alcun manifesto accento ideologico, che la Germania nazista già possedeva i dischi volanti, che Miethe esisteva davvero e che nel 1933 collaborava con Wernher von Braun...".
In realtà sfugge a Stilo che non era sul nazista pentito - le cui convinzioni politiche non interessano, al di là dell'attacco ad hominem portatogli - che avrebbe dovuto concentrarsi, ma su Bill Rose, che è lo scopritore della foto di Miethe. A parte ciò, piaccia o meno, è indiscutibile che una fetta considerevole dei personaggi che hanno saputo dei dischi volanti nazisti siano stati simpatizzanti di destra: è giocoforza, in quanto erano i protagonisti di ricerche top secret durante dittature di destra. A maggior ragione, il poco materiale scampato alla furia iconoclasta dei servizi segreti Alleati non poteva che essere tramandato fra i moderni "simpatizzanti", da chi "c'era e sapeva".
Qualcuno veramente crede che sia casuale che a disporre del diario segreto del "Professor Y", sui dischi volanti del Duce, fosse il nipote di uno dei membri del Gabinetto RS/33? É forse casuale che a parlare, per primi, dei dischi volanti nazisti, fossero, indipendentemente, una decina di progettisti italo-tedeschi, nonché il maggiore della Wehrmacht Rudolph Lusar o lo storico filonazista inglese David Irving, relatore revisionista ai congressi naziskin nella Germania degli anni Novanta e già al corrente delle V-7 (che chiamava Phi-7) nel 1968, anno in cui pubblicò il libro "Le armi segrete del Terzo Reich"? Ovviamente no...
Ma Stilo non si ferma qui. Nel suo secondo ed ultimo libro autoprodotto, "Ultimatum alla Terra" (Upiar 2002), non mi risparmia due lunghi pistolotti: in uno critica la mia controinchiesta sull'IR-3 del Bernina, o "caso Monguzzi"; nell'altro se la prende con il mio studio dei carteggi fascisti da me scoperti presso l'Archivio di Stato di Milano, che trattano di velivoli non convenzionali sull'Italia degli anni Trenta. In entrambi i casi l'autore sembra dimenticare che, a differenza di altri, chi scrive ha condotto personalmente le ricerche, e dunque dispone di fonti di prima mano (sui files fascisti Stilo ha solo quanto pubblicato dalla IdeaLibri).
Particolarmente divertente l'attacco che Stilo cerca di muovermi: "Alla fine di maggio 2000 Massimiliano Grandi, che oltre ad essere socio CISU è archivista di professione, ha individuato con facilità alcuni dossier che Lissoni aveva presentato su UFO Notiziario 12... Purtroppo Lissoni, violando uno dei più ovvi assiomi della ricerca storiografica, non forniva gli estremi relativi alla localizzazione delle fonti, rendendo più difficile il controllo da parte degli altri studiosi. Le carte sono state però trovate presso l'Archivio di Stato di Milano".
Queste pesanti affermazioni sono in realtà assai ridicole: a pagina 134 del mio libro indico chiaramente che si tratta di materiale prefettizio (dunque, del locale Archivio di Stato); è il caso di ricordare che sono stato archivista bibliotecario (e Stilo no) e che dunque non è il caso di accusare, sulla rivista "UFO", tutti gli "appassionati di ufologia di scarsa dimestichezza con certe ricerche e discipline, basate sui criteri dell'archivistica e della biblioteconomia"; per inciso, una mia opera è censita dalla Sezione telematica di Archivistica di Alice.it; meglio evitare i giudizi affrettati, dunque, come il fatto che non avrei indicato gli "estremi per la localizzazione" (in mancanza dei quali l'esperto CISU, con grande bravura, sarebbe riuscito ugualmente).
É sufficiente chiedere al bibliotecario dell'Archivio di Stato di Milano il materiale su "velivoli sconosciuti" (tale la dicitura apposta nei due faldoni), per ottenere il tutto subito, senza le complicate ricerche che qualcuno fa intendere di avere svolto. Pure, mi si rinfaccia ancora che nei documenti dell'archivio milanese un telegramma riportasse la dicitura "aeromobile"; tale dizione indicherebbe, per Stilo, il dirigibile, e non un antesignano dei moderni UFO. Errore. É sufficiente leggere la voce "aeromobile" nella "Grande enciclopedia aeronautica" del 1936 per appurarne l'accezione: "Piccolo apparecchio ad ali rotative di cui venne esposto un modello all'Esposizione Aeronautica a Parigi nel 1910. Un apparecchio di dimensioni maggiori (8 metri di lunghezza e 9 d'apertura) era stato costruito nelle officine di Saint-Denis. Munito di un potente motore, la sostentazione e la propulsione avrebbero dovuto essere ottenute da ali rotative con battute a movimento continuo, lento o rapido a volontà. Alle prove non diedero risultati soddisfacenti". Con "aeromobile" la Milizia fascista indicava dunque non i dirigibili, ma tutti quei velivoli, ritenuti presumibilmente prototipi spia, dalle prestazioni o dalla forma inconsueta.
Sorvolerò su queste ed altro (il libro di Stilo contiene diversi errori di non poco conto: Lino Scaglioni, il ferrarese che partecipò alla distruzione di una fabbrica di V-7, diventa Saglioni, e Ivanoe Fossati, il giornalista che raccolse i segreti sul raggio della morte di Marconi, diventa Fossani; Walter von Miethe diventa Richard Miethe. Apposta Stilo non lo trova!). Quanto alla tesi delle V-7 come scoop costruito a tavolino da "France Soir" nel 1950, è lo stesso Stilo a contraddirsi da solo, a pag. 50 del suo libro, allorché ammette di avere "potuto accertare già attorno al 5 novembre 1948 che il giornale 'Diario da Noite' aveva riferito le dichiarazioni di un ingegnere tedesco inventore, nel 39-40, di un disco volante della X armata della Wehrmacht".
Dirò di più: sempre ne "Gli X-files del nazifascismo", a pag. 206, avevo riprodotto l'immagine di un opuscolo d'epoca che citava le V-7, infine storicamente documentate. Circa Miethe, faciliterò il lavoro al mio simpatico recensore, ricordando che già nel 1980 lo scrittore William Harbison ne aveva parlato nel libro "Genesis", collegandolo alla costruzione di un disco volante americano per la A.V. Roe. Quest'informazione è stata confermata anche dal regista Mario Gariazzo del NICAP e, da pochissimo, anche dall'astrofisico francese Jean Pierre Petit, noto ufologo e studioso di magnetoidrodinamica. In occasione di un congresso sulla propulsione avanzata, tenutosi in Inghilterra agli inizi del 2001, l'uomo è stato avvicinato da due scienziati americani che avevano lavorato per il Governo USA ai black projects. Uno di essi diceva di chiamarsi Joe Black e di "lavorare ai progetti speciali della NASA e di conoscere gli studi di Petit sin dal 1976, quando gli erano state date da analizzare le sue note tecniche sugli apparecchi ad induzione, presentate all'Accademia delle Scienze di Parigi". Il secondo uomo disse di chiamarsi Penninger. Entrambi disponevano di conoscenze tecniche e scientifiche avanzatissime, al punto che, grazie alle loro rivelazioni, Petit ha potuto ricavare addirittura un libro di 267 pagine, "OVNIS et armes secrètes américaines" (Albin Michel, 2003), zeppo di dettagli tecnici, ignoti ai più, sui principali aerei segreti americani, dallo Stealth all'Aurora al Blackbird, e sul loro funzionamento. Penninger ha confermato a Petit l'esistenza delle V-7, riferendosi all'Avro Car.
Petit racconta: "Nel 1961 ero distaccato al laboratorio di Princeton, sotto la direzione di Bodganoff. All'epoca il laboratorio era composto unicamente da uomini e sembrava un monastero. Un giorno, sono arrivato all'ora di pranzo. Tutti erano andati via. Ho cominciano a girare a destra e a manca per il campo. É stato allora che ho visto un cartello con scritto 'Restricted area, authorized persons only'. Ho varcato la soglia; ho pensato che potevo eventualmente dire che conoscevo male l'inglese... Ho visto l'oggetto, in un hangar. 7 metri di diametro. Un compressore centrifugo al centro, con una grossa presa d'aria. Attorno, l'espulsione di gas per mezzo di un ugello anulare. Due cabine, di cui una fittizia. Ho ispezionato la macchina totalmente."
"Inutile descrivermela - rispondeva Penninger - io vi ho lavorato sopra. Era un'idea di von Miethe, uno dei nostri tedeschi collaborazionisti, idea ripresa e sviluppata da un inglese, John C. M. Frost per conto dei canadesi, dal 1952. Dopo un primo inizio caotico in Canada, l'oggetto era stato inviato in California. Infine, nel 1960, lo abbiamo recuperato, a Princeton. Io mi trovavo là, all'epoca..."
Abbiamo parlato all'inizio di un "disegno evidentemente comune e finalizzato" oggi più che mai rivolto contro chiunque faccia ufologia seria o contribuisca a far emergere elementi atti a supportarla. Ora sappiamo che si tratta di più di un'ipotesi di lavoro. I suoi ideatori, comunque, non si illudano. "No pasaran!"

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