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UFOSTORIE...


GABINETTO RS/33:
DAL COVER UP ALLA MINACCIA ALIENA

di Alfredo Lissoni
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da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 40 del Gennaio 2003

Si aprono gli archivi storici ed emergono nuove sorprese circa le ricerche segrete dei fascisti sui dischi volanti: avvistamenti, riserbo e la paura di una guerra interplanetaria.

Il successo della trasmissione "Ai confini", andata in onda il 5 agosto scorso su "Italia 1", dedicata agli UFO e contenente una minuziosa ricostruzione della vicenda dei "files fascisti" della durata di mezzora, ha portato all'inevitabile ricaduta di interesse. Risultato, è stato possibile recuperare nuovi documenti, alcuni dei quali fotografici, che dovrebbero testimoniare della presenza di "velivoli non convenzionali" nei cieli dell'Italia del Ventennio.
La prudenza è però d'obbligo, specie quando si procede all'analisi di fotografie realizzate con macchine che, per la tecnica dell'epoca, lasciavano non poco a desiderare. Di entrambe le due immagini recuperate mancano riferimenti cronologici precisi; la prima foto che ho potuto analizzare, e che mostrerebbe una serie di UFO in formazione, è stata scattata a S.Remo, nell'imperiese; ma potrebbe anche trattarsi di un difetto della fotografia; la seconda immagine ritrae invece il molo bergamasco di Sarnico e, pur apparendo datata, è presumibilmente di data recente e mostra non già una serie di UFO ma alcuni fuochi d'artificio del genere che vengono sparati in agosto sul lago d'Iseo per la gioia del turisti.
Il collega Matthew Hurley ha poi trovato diverse fotografie ante guerra, alcune delle quali già note, che ha reso disponibili on line nel sito "Historical artwork"; fra le tante, ne spicca una scattata a Slide Ward, in Colorado, nell'aprile del 1929 da Edward Pline; costui avrebbe udito un forte boato ed avvistato e fotografato in cielo "una forma larga e rotonda" che si muoveva sopra la sua testa (i giornali dell'epoca non riportarono aIcunché). Ma la documentazione più interessante è emersa, come al solito, frugando negli archivi.

Tacitare i giornali
Debbo dire che a lungo mi sono interrogato sulla rapidità, ai limiti dell'incredibile, con cui il regime fascista fosse riuscito ad insabbiare l'atterraggio di un disco volante nel '33, a creare una speciale commissione investigativa, ad attivare tutti gli agenti dell'OVRA per "tacitare giornali e testimoni", ed infine a coinvolgere funzionari dell'osservatorio di Brera, affinché fornissero ad eventuali curiosi una spiegazione di comodo (la caduta di un meteorite). Un simile tempismo era decisamente sospetto. Ed alla fine, grazie alla collaborazione del giornalista Antonio Cosentino, che mi ha consentito l'accesso agli archivi storici della Prefettura di Varese, la soluzione è arrivata. Il Duce, che all'epoca dei fatti del '33 credeva "inizialmente" di avere a che fare con un prototipo segreto del nemico, aveva già vissuto un'esperienza similare, cinque anni prima! Solo che in quell'occasione l'aereo sperimentale era terrestre, ma soprattutto apparteneva alla nostra Aeronautica; fuga di notizie vi era stata, e non si era riusciti ad impedirla. Leggo infatti quanto segue in una velina datata 12 marzo 1928, decifrazione di un telegramma "in codice" inviato ai prefetti del Regno da Mussolini in persona:
"N. 7646 stop. Il giorno nove scorso alcuni giornali hanno pubblicato la notizia della costruzione di un nuovo aeroplano per record di durata et distanza stop. Avevo ordinato che la costruzione di tale apparecchio fosse tenuta gelosamente segreta innanzitutto per non manifestare alle Aeronautiche straniere la nostra intenzione di intervenire in competizioni dalle quali [... parola censurata] eravamo sino a ora rimasti assenti, poi perché intendevo che prima di interessare l'opinione pubblica mondiale l'Aeronautica italiana dovesse essere cautelata nel suo buon nome almeno da riuscite prove di controllo stop. L'aeroplano non est pertanto uscito ancora dai cantieri che già la stampa si impossessa della notizia, corredandola di dati tecnici che, se non ne costituiscono la violazione di un segreto militare, rappresentano la divulgazione di notizie che possono pregiudicare un successo nazionale stop. Prego le Signorie Vostre di invitare perentoriamente signori direttori dei principali quotidiani a volere rinunziare alla pubblicazione di preparativi prima che non ne sia data comunicazione ufficiale stop. Su casi di dubbi in materia tanto tecnici esiste un organo, cioè l'ufficio stampa del Ministero dell'Aeronautica; può sempre fornire tutte le necessarie informazioni. Il Capo del Governo, Ministero dell'Aeronautica, Mussolini."
Il testo del telegramma, ribadisco, era stato cifrato (le parole erano state sostituite da una serie di numeri in codice), ma l'Archivio di Varese disponeva anche della velina decriptata. L'evento si riferiva chiaramente alla fuga di notizie circa un aereo militare segreto; le direttive erano espresse in maniera alquanto tenera e diplomatica: il Duce non aveva ancora conquistato l'appoggio incondizionato di una fetta consistente della popolazione (si pensi che il sostegno dei cattolici arrivò solo l'anno dopo, con i Patti Lateranensi); di ben altro tenore saranno le disposizioni, perentorie, impartite cinque anni dopo! A seguito di questa prima esperienza "mediatica" negativa è logico ritenere che le gerarchie del regime avessero addestrato gli agenti dell'OVRA per impedire che un'analoga fuga di notizie potesse ripetersi in futuro. I vertici dell'Italia militarista ebbero buon fiuto, visto che nel giugno del 1933 avrebbero avuto nientemeno che la ventura di imbattersi in un disco volante. La struttura di "copertura", messa in pista nel frattempo, funzionò egregiamente; ecco come e perché fu possibile, nel giro di poche ore, insabbiare l'episodio lombardo del 1933!

I paleoavvistamenti
Del resto, è assai probabile che fossero giunte notizie di avvistamenti "insoliti" alle alte sfere del Regime prima ancora di quell'atterraggio. Il collega Aurelio Nicolazzo ha rinvenuto alla Farnesina un documento del Ministero dell'Interno, con stampigliata la dicitura "Riservato" è una lettera del 10 novembre 1932, inviata al Ministero degli Affari Esteri e al Gabinetto dell'Aeronautica, in cui si riferisce che "per opportuna conoscenza, si informa che alle ore 13.30 del 4 corrente un velivolo proveniente dalla Francia eseguiva per circa cinque minuti evoluzioni ad alta quota su Col Sorel e Col Luna in quel di Cesana Torinese - Torino -, dirigendosi poi in territorio francese". Un banalissimo aereo francese? La classifica di segretezza del rapporto, e l'allarme suscitato, portano ad escludere una spiegazione convenzionale. La lettera concludeva lapidariamente: "Data l'altezza mantenuta dall'apparecchio, non è stato possibile identificarlo". Sappiamo poi che un "segmento con due V attaccate alle estremità della base" venne visto nel cielo di Arquata Scrivia (AT) alla fine di aprile del 1928 e che nel febbraio del 1923 un "grosso pesce color rame, con riflessi metallici, due oblò ovali ed una cupola trasparente al cui interno non si notava nulla, ed infine con un'elica color rame in coda", scese in picchiata dal cielo in un bosco di Pieve di Teco (IM). Il testimone, all'epoca un ragazzo diciassettenne, racconterà all'ufologo CUN Roberto Balbi che "dopo un po' l'elica si era messa a girare vorticosamente, tanto da sparire praticamente alla vista; contemporaneamente notai alcuni punti rossi brillanti, che non riuscii ad interpretare, se luci o fiamme. Con uno schiocco l'oggetto, che sembrava galleggiare nell'aria, parti a velocità vertiginosa verso il cielo".
Quattro mesi dopo un altro UFO veniva avvistato su Alli, a sei chilometri da Catanzaro. Velivoli militari o velivoli alieni? Poco importa, ma certamente quelle insolite presenze dovettero cominciare ad impensierire le autorità.

La Disney connection
E la verità, poco alla volta, sta emergendo. Il tema dei files nazifascisti, del resto, affascina molti ricercatori, in tutto il mondo. Negli Stati Uniti l'uscita di un libro, "The Hunt for zero point" di Nick Cook, è destinato a innescare polemiche; per dieci anni editore della prestigiosa rivista "Jane's Defense Weekly", la bibbia degli appassionati di aeronautica, Cook mette ora a rischio la propria credibilità sostenendo che il governo americano avrebbe lavorato per cinquant'anni, in gran segreto, ad un progetto di retroingegneria nazista. Sindrome del colonnello Corso? Non pare proprio. Un ricercatore a nome Igor Witkowski avrebbe rivelato a Cook di una vecchia miniera ove le S.S. avrebbero lavorato ad una macchina ovale rotante, mossa da elettricità, detta il "campanello", e che, qui sta l'assurdo, avrebbe funzionato come macchina del tempo! Ci sia consentito di dubitarne (sembra di leggere la trama del film "Philadelphia experiment II"); ho contattato il collega polacco Robert Lesniakiewicz, capitano riservista dell'Esercito di frontiera nonché presidente del gruppo ufologico Jord-Nol (che studia principalmente segreti militari violati), che mi ha confermato che gli esperimenti sulle V-7, i dischi volanti nazisti, venissero condotti in gallerie segrete della Polonia, principalmente nella zona dei monti Tatra e Gory Sowie (i primi, per l'alto numero di avvistamenti e di sparizioni, sono considerati l'Hessdalen della Polonia). Non ho trovato invece prove della veridicità di quanto afferma Cook, che sostiene che sarebbe esistita anche un'altra macchina antigravità nazista, un disco volante chiamato "Repulsine" (vi sono peraltro molte "voci" che affermano, da molti anni, di studi segreti nazisti sull'antigravità).
Tutto falso, dunque? Forse, e forse no. Viene da ritenere che debba esserci qualcosa di vero in queste storie, visto che persino a Walt Disney, noto editore di fumetti assai vicino ai servizi di Intelligence, qualcosa arrivò all'orecchio, prima della guerra. Pochi sanno che Disney avesse un "debole" per le tematiche del mistero, una vera e propria passione trasmessa poi ai suoi continuatori (si pensi al recente successo "Lilo e Stich", ove un Man In Black cita espressamente il caso Roswell, o al fatto che il 12 febbraio 1967 la Disney pubblicò una storia del famosissimo CarI Barks, "Zio Paperone ed il bilione in fumo", rieditata in "Paperino" del dicembre 2002, in cui si dileggiano gli antesignani dello Csicop o "Club degli scettici"; questi offrono un bilione di dollari a chi sarà in grado di presentare loro un disco volante con umanoidi; ed ecco che un UFO miniaturizzato atterra sul loro desco, lasciandoli peraltro sempre increduli).
"Zio Walt" doveva sapere benissimo, come molti suoi contemporanei legati all'Intelligence, delle ricerche segrete dei nazisti e sfruttò l'idea, da buon fumettista, per realizzare una storiella propagandistica, "Topolino e il mistero dell'uomo nuvola" (titolo originale, "Mickey Mouse on sky island") pubblicata a strisce giornaliere dal 1 dicembre 1936 al 3 aprile 1937.
La vicenda è assai curiosa: una strana isola è tenuta sospesa nel cielo da un continuo bombardamento atomico; là vi dimora in gran segreto, spostandosi in cielo su un'automobile volante nascosta in una nube, uno scienziato tedesco che ha scoperto il modo di utilizzare l'energia nucleare (e che sembra ricordare Walter Miethe, il nazista che nel '33 lavorava al Centro Missilistico di Kummersdorf con Werner Von Braun e che in seguito passò alla costruzione dei dischi volanti); l'aspetto insolito di quella che sembrerebbe una banale storia a fumetti è stato sottolineato non dagli ufologi ma da un critico "super partes", il direttore responsabile della testata "Topolino" per l'Italia, Mario Gentilini, che in una riedizione del fumetto commenta: "Gli studi sull'energia atomica erano allora solo agli inizi". Da dove aveva dunque attinto Walt Disney? Evidentemente da fonti dell'Intelligence americana, che da tempo spiavano il Führer.

Propaganda nascosta
Gli ufologi scettici negano l'esistenza delle V-7, affermando che la "leggenda" della loro costruzione sarebbe stata inventata nel 1952; arrivano persino a contestare velenosamente la nostra meticolosa ricostruzione, pur non avendo nemmeno mai visto i documenti in nostro possesso. Alla faccia del metodo scientifico! Ovviamente mentono sapendo di mentire. Che Hitler stesse cercando di costruire velivoli dalla forma inusitata era talmente noto, persino tra le linee alleate, che tra il 19 luglio ed il 23 ottobre 1943 la Disney pubblicò un altro fumetto, "Mickey Mouse on a secret mission", attraverso il quale, grazie all'uso dei comics, si dileggiavano le ricerche del Führer, ed in particolare, ci informa Franco Fossati su "Storia illustrata" del maggio 1978, "la costruzione di un aereo atomico a forma di V", palese riferimento all'ala volante! Forse potrà sembrare azzardato il collegamento tra fumetto e files fascisti, ma non è così. I comics, durante la guerra, venivano utilizzati come arma di propaganda, alla stessa stregua di altre tattiche militari. Lo conferma lo stesso Fossati: "Con l'avvicinarsi della Seconda Guerra Mondiale molte storie made in USA si trasformarono in strumenti più o meno efficaci della propaganda. Arruolarsi divenne quasi un gioco per i maggiori personaggi dei fumetti e tutti vollero rispondere all'appello della patria. Visto il riflesso sui giovani lettori, quasi nessuno dei grandi personaggi del fumetto americano è dunque sfuggito a questo destino, soprattutto Topolino, definito nel 1935 dalla Società delle Nazioni come simbolo internazionale di buona volontà; era popolarissimo, tant'è che Mickey Mouse fu la parola d'ordine delle truppe alleate il giorno dello sbarco in Normandia. Walt Disney e la sua équipe misero a disposizione del Governo americano la sottile ironia di Topolino, realizzando fumetti e disegni animati...".

La base sul Garda
Di recente, sui files nazifascisti sono usciti altri libri, e persino un romanzo fantascientifico "ucronico" (cioè, di fantastoria) di Mario Franzeti, "Occidente" (Nord) in cui si immagina la vittoria militare del fascismo e nel quale l'autore menziona esplicitamente il Gabinetto RS/33 (il romanzo è stato un tale successo da essersi esaurito in poco tempo; "Times" vi ha dedicato un lungo articolo ed è in uscita il sequel). A parte l'ottimo "Occidente", sul fronte della saggistica, la qualità rende perplessi; si va da "I segreti perduti della tecnologia nazista" di Gary Hyland (Newton), che riprende le molte leggende messe in giro dai movimenti neonazisti sui dischi volanti del Führer, ad Henry Stevens, recentemente autore di "Hitler's Flying Saucers - A Guide to German Flying Discs of the Second World War", la cui pubblicazione in tascabile è prevista dalla californiana Adventures Unlimited Press per marzo del 2003 e che accredita le voci (inventate dall'ufologo italiano Alberto Fenoglio e dal francese Henry Durrant) sul Sonder Buro n. 13 e sul disco volante costruito da un certo Leduc nel 1949. Del primo va sottolineato, a margine di tante "voci" riportate nel libro e ricavate principalmente (sebbene furbescamente si sia omessa una bibliografia) da testi a sensazione come "Il mattino dei maghi" o "Secret societies" del nazista Jan Udo Holey, il fatto che si citi come presunta base segreta di test germanici la zona del Garda. Leggere ciò mi ha stupito, perché è stato proprio a Maderno sul Garda che ho rintracciato i disegni del disco volante che il progettista D.G. ideò negli anni Quaranta per conto di Mussolini (e che sviluppò, come mi hanno recentemente confermato la figlia e l'ufologo Livio Milani, per la Breda di allora. Nel corso del programma "Ai confini" ho mostrato i disegni su lucido che D.G. ricreò a memoria nel 1965). Ciò mi induce a pensare che, fra tanto materiale controverso, Hyland abbia attinto anche a documentazione più attendibile (e del resto, si è rifatto anche al giornalista scientifico Renato Vesco, la cui opera è stata però pubblicata negli Stati Uniti con insert di foto false e documentazione scandalistica).

La guerra degli alieni
Una volta accantonata l'ipotesi che il "velivolo non convenzionale" atterrato in Lombardia nel 1933 fosse un'arma inglese o francese, una parte dei membri del Gabinetto RS/33 (Arturo Crocco in testa) rivolse gli occhi alle stelle, in cerca di una spiegazione. Sappiamo che Marconi credesse che i marziani avessero inviato, negli anni Venti, radiomessaggi ai terrestri, e che Crocco vagheggiasse di volare con un razzo sulla Luna (e fu profeta). Ma c'è dell'altro, molto di più.
Il giornalista scientifico Ugo Maraldi, nel libro "Dal cannonissimo al raggio mortale" del 1939, ipotizzava la costruzione di un gigantesco cannone, sulla scorta del cannonissimo tedesco Bertha che tirò su Parigi nel 1918, "nell'eventualità d una guerra interplanetaria"! La notizia è sconvolgente. I dottori del Gabinetto RS/33 erano dunque preda della psicosi innescata l'anno precedente dalla trasmissione di Orson Welles?
O l'aver scoperto che non siamo soli aveva messo in fibrillazione le alte sfere colonialiste e militari, che già temevano un'invasione dello spazio, la stessa che nel' 41 Mussolini augurò agli americani?
Sia come sia, Maraldi nel suo libro si esprime con grande serietà, dimostrando di credere realmente ad una simile ipotesi (che riporta alla mente analoghe preoccupazioni contemporanee paventate dal presidente americano Ronald Reagan al leader russo Gorbaciov, nel 1987); non solo, nello stesso volume, a conferma dell'esistenza di una tecnologia italiana in grado di sostenere una ipotetica "guerra tra galassie", Maraldi accreditava le "voci" sul raggio della morte (voci a lui contemporanee, vista la data dell'esperimento del blocco a distanza delle auto sulla strada di Ostia, ad Acilia), senza peraltro citare direttamente Marconi, evidentemente per non violare un segreto militare. Il fisico italiano era comunque diplomaticamente menzionato immediatamente dopo, apparentemente in modo slegato, a proposito dei radiopiloti. Nel volume, Maraldi nascondeva abilmente un altro segreto militare, il fatto che "la RCA stesse lavorando ad un nuovo dispositivo che studia la televisione per il volo cieco".
L'elemento intrigante è che Marconi, che di Maraldi sembra essere la fonte principale, ebbe contatti stretti con David Sarnoff, il radarista del Titanic in seguito membro dell'Intelligence USA coinvolto nelle inchieste sugli UFO. Maraldi affermava che le ricerche americane si basavano sugli ultrasuoni e, a pagina 315 del suo libro, confessava: "Dopo aver assistito personalmente a qualche interessante esperienza in materia, ritengo che dal mondo degli ultrasuoni, probabilmente, scaturirà il vero raggio mortale" (il che è coerente con le attuali conoscenze scientifiche; solo che Marconi e Maraldi ne parlarono con mezzo secolo d'anticipo. E questo accredita una volta di più la tesi della retroingegneria aliena durante il fascismo). Per quale motivo il Gabinetto fascista temesse un attacco dallo spazio è comprensibile solo calandosi nell'atmosfera militaresca degli anni Trenta, che temeva invasori da ogni dove, persino dallo spazio. Ma proseguiamo.

Il fantomatico Bottazzi
Non solo Crocco e Marconi ci hanno riservato delle sorprese. Grazie all'attivissimo Mauro Panzera di Lecce abbiamo potuto rinvenire molta documentazione su un altro membro di spicco del Gabinetto RS/33, il neurofisiologo Filippo Bottazzi, l'uomo che, ritengo, per le sue competenze dovesse studiare la morfologia aliena! L'azzardo è solo a prima vista.
Panzera ha scoperto che Bottazzi si dedicava già all'epoca degli studi universitari a ricerche sul cervello e sulle fibre nervose corticali; inoltre, testimonia il fisiologo Amedeo Herlitzka, "alla Stazione Zoologica di Napoli esegui una serie di ricerche fondamentali di fisiologia comparata, e di fisiologia del cuore dei vasi sanguigni". E non solo. Nell'Italia militarista d'anteguerra Bottazzi era stato scelto al Gabinetto Ricerche Speciali in quanto grandissimo esperto degli effetti di veleni "contratturanti" quali la veratrina e l'acetiledina, e "deprimenti" come l'atropina. Ancora una volta, nella biografia dei membri del team segreto, ritorna il coinvolgimento bellico.
Grazie ai volumi che Panzera ha rinvenuto a Diso, terra d'origine di Bottazzi, sappiamo che questi era intimo amico del direttore del Gabinetto RS/33: possedeva una foto autografa di Marconi, che gli esprimeva "ammirazione per l'attività scientifica"; non stupisce che il genio della fisica lo volesse a sé nel Gabinetto RS/33. Bottazzi era poi un patito di esoterismo; il parapsicologo Charles Richet lo apprezzò molto sia per questo che per i suoi trattati di chimica fisiologica (pietre miliari della ricerca italiana) e lo coinvolse nella stesura di un "Dictionnaire de physiologie".
Spiritista convinto, e poi disincantato, Bottazzi viene così ricordato, nella biografia a lui dedicata ed edita nel 1992, dagli scrittori Giuseppe Antonio Giannuzzo e Francesco Corvaglia:
"Verso la metà del secolo scorso nacque l'interesse per il cosiddetto magnetismo animale e per quei soggetti magnetizzati, che sembravano avere lucidità magnetica, cioè capacità extranormali di percezione e di conoscenza; in quel periodo lo spiritismo richiamò l'attenzione di molti studiosi e sorsero le prime associazioni come la famosa Society for physical Research di Londra. Ai fenomeni extranormali come la telecinesi, l'emanazione di ectoplasmi, le levitazioni del corpo umano, la telepatia, la chiaroveggenza, manifestati da soggetti chiamati medium o sensitivi, si interessarono curiosamente i fisici e i fisiologi. Bottazzi si trovò in buona compagnia, dal fisico William Crookes, inventore del tubo a raggi catodici, al fisiologo Charles Richet".
Aveva seguito accalorandosi il caso della discussa medium napoletana Eusapia Palladino; ritenutosi ingannato, dopo un paio di anni (ma non senza prima avervi dedicato un libro) abbandonò il campo. F. Ghiretti, professore del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova (alle cui opere si sono rifatti Giannuzzo e Corvaglia), di lui scrisse nel 1984, per un "Rendiconto" dell'Accademia di scienze mediche e chirurgiche di Napoli: "Nel 1892 partecipò a 17 sedute a Milano alla presenza di Lombroso, Richet, Schiapparelli (lo scopritore dei canali di Marte!; N.d.A.), poi a Cambridge per la Società per le Ricerche Psichiche. Dopo averla fatta studiare da esperti di illusionismo, a Napoli nel 1907, le osservazioni di Bottazzi consacrarono definitivamente l'autenticità delle facoltà metapsichiche e paranormali di Eusapia Palladino; di tale esperienza il fisiologo dette comunicazione con un volume di 249 pagine edito da Pertella a Napoli nel 1909, dal titolo 'Fenomeni medianici'. Il libro destò grande interesse tanto che ben presto l'edizione fu esaurita, ma egli non volle mai ripubblicarlo, convinto, forse, dal precetto di Leonardo, che non convenisse occuparsi di cose improvabili. Dopo tale esperienza l'interesse di Bottazzi per questi fenomeni svanì". Ma non del tutto. Nel '33 venne chiamato allo studio dei files fascisti. Perché proprio lui? Perché uno spiritista? E cosa ci faceva un astronomo come Schiaparelli alle sedute della Palladino? Ritengo non sia casuale il fatto che sin dal 1894 (con Hélène Smith in Francia) molti medium credessero di dialogare con i marziani. E Schiaparelli nel 1893 e Bottazzi nel 1933 ai marziani finirono col credere; il primo con un anno d'anticipo sulla nuova moda spiritica, il secondo, "metapsichista pentito", esattamente vent'anni dopo. Sarà forse sua la responsabilità del fatto che, nei giorni dell'atterraggio del disco di Vergiate, i giornali italiani lanciassero un'operazione di "preparazione culturale" sugli alieni pubblicando articoli a favore dell'esistenza dei marziani, citando come fonte "autorevole" un medium contattista?

Fonti:
"The German secret weapon", in "UFO" 8-95.
G. A. Giannuzzo - F. Cornovaglia - "Filippo Bottazzi, vita, opere, giudizi" - Laborgraf, Tricase.
Kurt Kleiner - "The hunt of zero point".
M. Hurley - "Historical arrwork".
G. Hyland - "I segreti perduti della tecnologia nazista", Newton, Roma 2002.
U. Maraldi - "Dal cannonissimo al raggio mortale", Bompiani, Milano 1939.
R. Pinotti e A. Lissoni - "Gli X-files del nazifascismo", Idea Libri, Rimini 2001.
"Rendiconto dell'Accademia di scienze mediche e chirurgiche di Napoli", Napoli 1984.
G. Schiaparelli - "La vita sul pianeta Marte", Mimesis, Milano 1998.
"Scritti biologici dedicati al prof. Filippo Bottazzi", Napoli 1928.
H. Stevens - "Hitler's Flying Saucers", Adventures Unlimited Press 3-03.
"Topolino e c. in guerra", di F. Fossati in "Storia illustrata" 5-78.
"Topolino e il mistero dell'uomo nuvola", ne "Il Topolino d'oro", Mondadori, Milano 1972.
"Zio Paperone e il bilione in fumo", in "Paperino" 12-02.

Il SAUCER PROGRAMME
Ronald D. Humble, nel suo articolo "The German secret weapon - UFO connection", apparso sulla rivista californiana UFO nell'agosto del 1995, ripercorre la vicenda dei foo fighters [ricordando come tale nome fosse stato derivato da una strip fumettistica assai popolare, "Smokey Stover", che usava titolare "Where there's foo, there's fire"]. Humble, attingendo chiaramente alla letteratura dell'italiano Renato Vesco ed al libro "Intercettateli senza sparare" [come già detto, caricato, nella versione americana, di testi e foto fasulle non dell'autore italiano], separa seriamente la leggenda dalla realtà e ricorda come, secondo Vesco, i nazisti disponessero di un aereo supersonico, il Kugelblitz o "Ball lightning", il cui prototipo era stato testato nel febbraio del 1945 in una base sotterranea a Kahla in Turingia, "prima di essere distrutto, sul finire della guerra, coi rimanenti Feuerballs. Questi progetti erano coordinati sotto massima segretezza dal Comando Tecnico Generale della S.S., che si occupava anche delle V-1 e delle V-2 ed il cui direttore, il generale Hans Kammler scomparve misteriosamente dopo la guerra; gli esperimenti erano condotti in una zona sperduta nei monti Harz, ove alcune fattorie sotterranee disponevano di laboratori ed officine per la costruzione dei missili V-2 e di altre armi" [quest'ultima informazione è stata confermata anche da George Klein, uno dei nazisti che vuotò il sacco sulle V-7, dopo la guerra].
Humble concorda sul fatto che, a guerra finita, sia americani che russi ottennero interi dossier completi su gli sviluppi bellici nazisti [sinora si pensava che invece essi avessero messo le mani su pochi frammenti progettuali inconsistenti]; ciò avrebbe allarmato gli americani, convinti, nel dopoguerra, che dietro i dischi volanti vi fosse retroingegneria nazista di matrice russa; Humble cita a tal proposito un "report" del capitano Edward Ruppelt del Blue Book, secondo cui l'Aeronautica americana concludeva [presumibilmente sollevata] che i dischi dimostrassero manovre troppo avanzate per essere di matrice sovietica.
Anche un altro ricercatore, il fisico scettico Harley D. Rutledge [in "Project Identification" del 1981] ha ipotizzato una matrice terrestre di origine tedesca. Del resto, secondo i files fascisti, la Gestapo iniziò ad interessarsi delle ricerche del Gabinetto RS/33 nel 1938; un anno dopo veniva testato il primo jet militare tedesco, l'Heinkel 178. Sempre nel 1939 l'ingegner Heinrich Focke veniva coinvolto nella progettazione e nella costruzione degli aerei FW6, Fa223, Fa226, Fa283 e Fa284; il progettista tedesco anticipò la propulsione dei moderni elicotteri e poté così disegnare un velivolo a decollo verticale e brevettare un velivolo discoidale con due rotori; ancora nel 1939, ma non esistono fonti sicure, le S.S. avrebbero prodotto un disco volante battezzato RFC-5 o "Haunebu 1"; di quest'ultimo non ho trovato documentazione che non provenisse da circoli nostalgici esoterici.
Sappiamo invece di due team, composti da Miethe, dal pilota e progettista Rudolph Schriever, da Klaus Habermohl e dall'ingegnere italiano Giuseppe Belluzzo del Politecnico, impegnati nella costruzione delle V-7. Il primo a darne notizia fu il maggiore tedesco Rudolph Lusar, al quale attinse Peter Kolosimo per il suo libro "Ombre sulle stelle". Recentemente un altro studioso, Bill Rose, ha "riscoperto" l'esistenza dei due team, confermando che Miethe fosse il direttore del "Saucer Programme" in due basi localizzate fuori Praga. Un quinto scienziato, Viktor Schauberger, sarebbe stato coinvolto nella produzione di questi dischi.
Fonti che non sono in grado di confermare affermano che il progetto di un velivolo a levitazione, senza combustione e propellente e ideato da Schauberger avrebbe attirato l'attenzione di Hitler. Ha narrato posteriormente il figlio dello scienziato: "Nel giugno del 1934 Viktor fu invitato alla Cancelleria, alla presenza di Herman Goering, per discutere della nuova scienza". Diversi studiosi ritengono che grazie alla scoperta di una misteriosa "forza di levitazione diamagnetica". Schauberger avrebbe di fatto progettato il primo disco volante [una turbina]; se così fosse, sarebbe dimostrato l'ossessivo interesse del führer per i lavori del Gabinetto fascista. Le fonti straniere, che sfortunatamente attingono spesso anche alla letteratura nostalgica nazista come Neues Europa e Neue Zeitalter ritengono che il prototipo di Schauberger sia stato alla base dei successivi sviluppi del disco di Belluzzo-Schriever-Miethe.
La nostra ricostruzione dei files fascisti ci dice che le cose non andarono in realtà così, e che l'impulso fondamentale venne dall'Italia [pur esistendo idee preesistenti di velivoli discoidali, come la ruota di Nordung].
La bibbia della storia dello sviluppo della bomba atomica, il volume "Brighter than a thousand suns", conferma l'esistenza delle V-7: "Il primo disco volante, come in seguito essi vennero chiamati, di forma circolare e con un diametro di 45 iarde, fu costruito dagli specialisti Schriever, Habermohl e Miethe e testato il 14 febbraio 1945 su Praga; raggiunse in tre minuti un'altezza di 8 miglia; aveva una velocità di 1250 mph, poi raddoppiata nei test seguenti".
In realtà le prestazioni, decisamente iperboliche, attribuite dopo la guerra dai nazisti sopravvissuti alle V-7 lasciano interdette. Un paio di anni or sono ne discussi in una mailing list di piloti, "P.A.N.", ed i tecnici furono concordi nel ritenere esagerate queste accelerazioni.
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