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UFOSTORIE...


A GUIDONIA SI PROGETTAVANO GLI UFO?
di Luca Daniele
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da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 32 del Maggio 2002

Nuove indagini sulla figura del geniale Prof. Crocco aprono ulteriori scenari di ricerca sugli "UFO files" fascisti.

Interessato e stimolato a ricercare ulteriori elementi che confermassero la validità di quanto emergeva dai cosiddetti "X-Files fascisti", ho deciso di concentrare le mie indagini sulla figura del Gen. Prof. Gaetano Arturo Crocco, indicato come uno dei componenti del "Gabinetto RS/33" (sigla dall'acronimo Ricerche Speciali).
Occorre subito anticipare che i risultati raccolti, oltre a confermare il ruolo primario del Prof. Crocco nell'ambito di questo gruppo segreto di studio, hanno permesso di completare, aggiungendovi nuovi e originali tasselli, una nuova parte a quel "puzzle" storico che risulta ormai essere l'intera vicenda che si è andata ricostruendo da tempo sulle pagine di "UFO Notiziario" del Centro Ufologico Nazionale.
Non ancora consapevole di quanto avrei successivamente scoperto, ho iniziato l'indagine partendo dalla considerazione che mi era subito sembrato riduttiva la creazione di una speciale struttura di "intelligence", quale può considerarsi il "Gabinetto RS/33", al solo fine di occuparsi segretamente degli avvistamenti di "Velivoli Non Convenzionali". Più plausibile appariva, invece, la possibilità che tale comitato di studio non si limitasse alla raccolta e catalogazione di queste informazioni, ma, proprio sulla base di queste ultime, procedesse di pari passo all'applicazione di nuove soluzioni, nel tentativo di emulare le capacità dimostrate da tali macchine sconosciute.
Se una tale ipotesi investigativa era fondata, il "Gabinetto RS/33" avrebbe, pertanto, necessitato di ben altri supporti di carattere tecnico: primo fra tutti una specifica struttura dove sperimentare nuove forme aerodinamiche, sulla base di quanto risultava nei rapporti stilati in seguito agli avvistamenti.
Ritenevo infatti possibile che "il Gruppo", proprio come poteva contare sull'appoggio dell'Agenzia Stefani (l'Agenzia di Stampa sempre ligia al Regime che precorse l'ANSA) e dell'OVRA (la Polizia Politica fascista), così si servisse anche di un qualche "centro di ricerche" al quale affidare un simile compito, se non addirittura svolgere attività di "retroingegneria" vere e proprie (cioè, di una sorta di Area 51 all'italiana, proprio come ipotizzato in seguito all'UFO-crash di Roswell).
Mantenendo pur sempre la figura del Prof. Crocco al centro delle mie indagini, procedevo quindi anche alla ricerca di qualche riscontro a questa ipotesi, nella speranza di imbattermi in una pista che mi conducesse a quello che, in ogni caso, doveva rappresentare un centro di ricerca innovativo operante in quel periodo e magari realizzato proprio durante gli anni Trenta.
A questo punto è necessario premettere un breve richiamo allo scenario storico degli studi aeronautici dell'epoca, che ritengo importante per l'interpretazione che fornisco per quanto l'indagine mi ha condotto a scoprire.
È indiscutibile che già da tempo (rispetto agli anni in cui avrebbe operato il "Gabinetto RS/33") si procedeva nella ricerca in campo aeronautico, anche se la realizzazione di nuovi velivoli in quegli anni era affidata principalmente alle stesse case costruttrici, i cui progettisti erano molto spesso anche i titolari delle omonime fabbriche (come nel caso dei ben noti Macchi, Caproni, Marchetti).
Studi sperimentali importanti venivano inoltre condotti da tempo anche a livello istituzionale, come testimoniato dall'attività svolta dall'Istituto Centrale Aeronautico (ICA), poi Istituto Sperimentale Aeronautico (e dalla successiva Direzione Superiore Genio e Costruzioni Aeronautiche che prese in seguito il nome di Direzione Superiore Studi ed Esperienze (DSSE).
In un simile scenario, dove la ricerca risulta condotta da più soggetti e in differenti luoghi, era evidente che le attività di studio del Gruppo RS/33 e le relative esigenze di segretezza, avrebbero, invece, comportato un diverso approccio da parte delle Autorità nell'ambito degli studi nel settore. Questo implicava la realizzazione e concentrazione di nuovi impianti in un unico centro, possibilmente in un luogo riservato, ma pur sempre vicino al Gruppo stesso, che secondo le informazioni rilasciate "Mister X" aveva scelto come sede l'Università "La Sapienza" di Roma. La realizzazione di un simile Centro Sperimentale, infatti, avrebbe permesso ai migliori studiosi del settore di dedicarsi esclusivamente alla ricerca e alla sperimentazione, indipendentemente dalle esigenze di carattere industriale; in sostanza, si sarebbero potute progettare nuove soluzioni aerodinamiche da un punto di vista squisitamente scientifico, senza doversi preoccupare di soddisfare esigenze di produzione.
Ebbene, questo è proprio ciò che avvenne in quegli anni con la costruzione del modernissimo "Centro Studi ed Esperienze" (ossia sperimentazioni, secondo la terminologia dell'epoca) ed oggi riconosciuto quale organo propulsore della tecnologia aeronautica in Italia.
Intitolato alla memoria del Generale Guidoni, deceduto nei paraggi mentre sperimentava un paracadute, questo nuovo Centro Sperimentale venne realizzato in prossimità dell'allora campo di aviazione di Monte Celio (o Montecelio), vicino a Roma.
Inaugurato da parte di Mussolini stesso, iniziò l'attività nel 1935.
Inoltre, in previsione dello stanziamento di personale militare e civile che vi avrebbe lavorato veniva iniziata nello stesso periodo anche la costruzione su larga scala di quella che il Regime indicava come una vera e propria "città dell'aeronautica", e che diverrà poi l'attuale Guidonia, i cui abitanti, stabilì il Duce, dovevano essere definiti "Guidoniani".
La realizzazione di un simile Centro non significa che venne costruito appositamente per lo studio dei "Velivoli Non Convenzionali".
Proprio come ho voluto precisare poc'anzi, la ricerca storica mette, infatti, in luce che le esigenze di sviluppo del settore spingevano già da tempo verso la creazione di nuove sedi per la sopra citata DSSE. Tuttavia ciò non esclude che potrebbe rappresentare ugualmente quella struttura sperimentale di supporto che ritengo sia stata necessaria agli studi del "Gruppo RS/33".
In ogni caso l'ipotesi che avevo avanzato incominciava a trovare alcuni elementi di sostegno, a partire dal fatto che per la prima volta, e proprio in quegli anni, si concentrassero in un unico complesso tanti diversi tipi di laboratori e stabilimenti.
Tutto ciò era conseguenza degli avvistamenti di Velivoli Non Convenzionali?
Il poco entusiasmo iniziale per un simile presunto riscontro trovava, comunque, ben presto nuovo slancio da una successiva, sensazionale scoperta: promotore e fondatore del Centro Studi ed Esperienze di Guidonia, nonché per un certo periodo anche suo direttore, fu il Gen. Gaetano Arturo Crocco; che tra l'altro è risultato, a dimostrazione della genialità di questo eclettico personaggio, essere anche l'ideatore degli innovativi impianti.
L'implicazione di uno dei componenti del "Gabinetto RS/33" nell'ambito di questo Centro sperimentale rappresenta una ulteriore conferma di quella "UFO connection" che gli sviluppi dell'indagine sugli "X-Files fascisti" hanno finora potuto in parte ricostruire.
Incredibilmente, la ricerca che avevo condotto con l'intento di trovare il probabile centro utilizzato dal "Gabinetto RS/33" mi riportava proprio alla figura dell'Ing. Crocco, dalla quale era partita la mia indagine. Ma le sorprese non erano finite.
Legata a doppio filo al "Majestic-12" fascista tornava l'università "La Sapienza" di Roma.
È infatti ancora il Crocco, stavolta nella sua veste di professore, a ricoprire il ruolo di Preside della facoltà di Ingegneria Aeronautica dal 1935 al 1945, ed ancora dal 1948 al 1952.
Il ruolo fondamentale di questo personaggio nella realizzazione e gestione del Centro di Ricerca di Guidonia e all'ateneo "La Sapienza" dì Roma permette attualmente di colmare anche quel vuoto nella sua vita, proprio tra gli anni Trenta e Quaranta, che le attente ricerche di Pinotti e Lissoni avevano messo in evidenza, confermando pertanto quanto finora solo ipotizzato.
A questo punto delle indagini, tali riscontri incrociati spostavano inevitabilmente l'attenzione sull'attività svolta a Guidonia, spingendomi pertanto a volerne approfondire la storia.
Venivo così a conoscenza che l'importanza dell'opera svolta da questo Centro Sperimentale è stata sistematicamente ignorata per quasi cinquant'anni; finché l'impegno del Prof. Bernardino Lattanzi, che nel Centro aveva lavorato, permetteva di rivalutarla, affidandone la memoria ad un libro prima che andasse definitivamente persa.
Si è potuto così ricostruire il notevole contributo italiano al progresso tecnologico-aeronautico grazie alle testimonianze sulle ricerche condotte nel Centro, che l'autore ha potuto raccogliere dai numerosi colleghi che riuscì a contattare verso la fine degli anni Ottanta. Questo volume è stato quindi giustamente indicato dal Gen. S.A. Giuseppe Pesce, che ne ha firmato la premessa, come un opera di archeologia storico-aeronautica.
Ai fini delta nostra ipotesi di lavoro quel che preme evidenziare è la tipologia degli impianti in uso a Guidonia.
Un elemento che mi ha fatto molto riflettere è rappresentato dalla Galleria Stratosferica Ultrasonora, concepita per consentire prove a velocità bisoniche, in un periodo in cui i caccia più veloci non superavano i 350 Km/h.
Non va dimenticato che fu proprio il Gen. Gaetano Arturo Crocco a parlare di superaviazione (o "iperaviazione"), come ha avuto modo di confermarmi il giornalista aerospaziale Cesare Falessi in una conferenza ufologica tenuta all'Aeroporto dell'Urbe di Roma.
Per quanto riguarda la documentazione delle attività svolte a Guidonia in quegli anni, i fascicoli contenenti i risultati delle ricerche, oggi noti come gli "Atti di Guidonia", non sono tutto quello che venne prodotto.
il Prof. Lattanzi nel suo libro ci fornisce la testimonianza dell'esistenza di "Atti di Guidonia Riservati", riconoscibili per la copertina color cenere, con numerazione romana e contrassegnati dalla lettera R (l'iniziale di "Riservato").
Tali "Atti Riservati", contenenti almeno sei fascicoli, sono purtroppo ormai introvabili.
Inoltre vennero realizzate anche una serie di Relazioni Tecniche reperite (guarda caso) nella Biblioteca del CNR di Roma.
Comunque la documentazione che ritengo più interessante è indubbiamente rappresentata da una serie di Relazioni Segrete del Centro Sperimentale, contenute in poche copie numerate di cui il prof. Lattanzi conosce solo la n.003 del 1938.
Queste Relazioni Segrete, cioè veri e propri documenti coperti da segreto e, in quanto relazioni, contenti la descrizione dei risultati raggiunti nelle sperimentazioni, erano forse destinate al "Gabinetto RS/33"?
E ancora: ai diversi motivi chiamati in causa per giustificare il perché la più che notevole opera di questo Centro fosse stata a lungo "ignorata" si potrebbero oggi aggiungere, alla luce dello scenario emerso dagli "X-Files fascisti", anche evidenti motivi di secretazione e di cover up?
Non possiamo né affermarlo né escluderlo.
Dopo le riflessioni sugli impianti e la documentazione, non mi restava che ricercare altri indizi dall'analisi dei nominativi di chi a Guidonia aveva lavorato.
Proprio come avevo fatto inizialmente, prendevo le mosse da una nuova considerazione: se realmente a Guidonia ci si occupava anche del progetto di "Dischi Volanti" con un'azione di retroingegneria, straniera o aliena che fosse, chi vi avesse preso parte - avvalendosi dell'esperienza maturata e dei risultati conseguiti - avrebbe potuto facilmente ricoprire in seguito ruoli importanti nell'ambito di settori collegati: primo fra tutti, appunto, quello aerospaziale.
Ed effettivamente, al termine del conflitto, è confermato che la maggior parte dei tecnici e degli ufficiali in servizio a Guidonia hanno saputo brillantemente inserirsi ad alto livello nelle Industrie e nelle Università, spesso di Paesi stranieri. Nulla di strano, e una carriera anzi prevedibile per questi "grandi cervelli" molti dei quali, tra l'altro, insegnavano già all'Università di Roma.
Casualmente, però, sono proprio molti degli studiosi di Guidonia ad aver legato il loro nome alla storia della Conquista dello Spazio. Ricordiamone soltanto alcuni.
Un Antonio Ferri, che a Guidonia aveva ottenuto strabilianti risultati nello studio del calcolo dei profili alari, insegnò al Politecnico di Brooklyn del quale divenne Preside. Attualmente ricordato quale maestro dell'Aerodinamica Supersonica, progettò un velivolo per il volo trans-atmosferico che la NASA considerò troppo avveniristico.
Un Luigi Broglio, noto a livello internazionale per il suo enorme contributo al lancio dei satelliti italiani dalle piattaforme S.Marco e S.Rita, situate in Kenya. Nel dopoguerra, forse non a caso, si è anche interessato di UFO.
Infine, ma certo non ultimo, un Luigi Crocco, figlio di Gaetano Arturo Crocco, è stato tra i cinque scienziati che firmarono il "Progetto Apollo" che consentì lo storico sbarco dell'Uomo sulla Luna.

Bibliografia:
"Guidonia città dell'aria ha 50 anni di vita" in "Il Tempo" del 19 Dicembre 1987.
Roberto Pinotti e Alfredo Lissoni - "Gli 'X-files' del Nazifascismo: Mussolini e gli UFO", Idea Libri, 2001.
Bernardino Lattanzi - "Vita ignorata del Centro Studi ed Esperienze di Guidonia", I.B.N., 1990.
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