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UFOSTORIE...


PIERFORTUNATO ZANFRETTA
E L'INVAXÖN DEI "DARGOS"

di Cinzia Caiani
 

[La proiezione mostrata all'interno dell'UFO ad Antonio La Rubia - 46K .jpg] [Le entità del famoso caso di Pascagoula - 20K .jpg] [Gli "impianti alieni" dell'americano Derrel Sims - 37K .jpg] [Whitley Strieber con Roger Leir e Derrel Sims - 37K .jpg] [I Dargos di Zanfretta - 41K .jpg] [Microimpianti foto 1 - 35K .jpg] [Microimpianti foto 2 - 36K .jpg] [L'identikit dei Dargos - 44K .jpg] [I coniugi Barney e Betty Hill - 36K .jpg]
 

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da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 56 dell'Aprile/Maggio 2005

Il più famoso caso di "abduction" in Italia. Intervista testuale con l'ex metronotte dopo l'uscita del film ligure di fantascienza sulla sua vicenda del 1978.

"Emy, ti ho cercato per una vita, Santo Dio... Ti ho beccato sempre che non c'eri. Perché lei doveva essere la madrina del film... Avevo bisogno di te anche in una trasmissione, quella di Zona Rossa... quella di Telecittà."

[LUCI NELLA NOTTE: Il caso Zanfretta] È emozionato, Pierfortunato Zanfretta. Emozionato e contento di rincontrare nella loro Genova, dopo averla persa di vista, Emilia Ventura Balbi, attuale coordinatrice ligure del CUN e moglie del compianto Roberto Balbi che a suo tempo tanto investigò e studiò il caso della sua presunta "abduction", magistralmente esposto nel libro del giornalista Rino Di Stefano "Luci nella notte: Il caso Zanfretta" (Alkaest, Genova 1979), ormai esaurito e introvabile.
[INVAXÖN] Di quale film parla? Di "Invaxön" (in ligure laggasi "invajun", invasione), il primo film genovese di fantascienza, incentrato anche sul suo presunto incontro con i mostruosi "Dargos" alieni suoi sequestratori.
A 25 anni dall'inizio della sua incredibile storia il CUN Genova si è riunito a casa di Emy Balbi per parlare con lui della lavorazione del film e delle sue emozioni nel recitare le scene degli incontri ravvicinati da lui vissuti, e rivisitare la sua esperienza.
Oggi Pierfortunato ("Piero" per gli amici; "'Fortunato' non saprei", sottolinea ironico), con alle spalle un'infanzia circense e avere svolto varie attività di lavoro, non fa più il metronotte ma il paramedico.

IL FILM
CUN: Com'è iniziata l'idea con Massimo Morini di fare questa cosa? Vi conoscevate già? (N.d.R.: Massimo Morini è il regista del film e leader della "band" dialettale genovese "Buio Pesto").

P.Z.: No, no... no, no... Noi ci siamo incontrati quattro o cinque anni fa. M'ha cercato a casa, mi ha detto "Guardi, sono Massimo Morini, appartengo al gruppo Buio Pesto. Sono professore di musica, ho lavorato al Festival di San Remo. lo non voglio annoiarla, ma le mando il mio curriculum e se mai poi mi chiama e mi chiede spiegazioni". Mi ha mandato il curriculum, di tutto quello che c'era su di lui ho visto. L'ho chiamato e ho detto "Guardi Sig. Marini io ho letto il suo curriculum, se ci vogliamo incontrare..." "Va bene, se può venire lei, o la mando a prendere". A Bogliasco, nei loro studi dove fanno le registrazioni. Lui si è presentato, poi mi ha presentato il suoi soci, mi ha parlato: "Noi vorremmo fare un film così, così e così." Con Marini abbiamo fatto questa cosa qua.

CUN: Come ha fatto Morini a convincerla a fare il film?

P.Z.: Gli ho detto: "L'unica cosa che ti chiedo è che la regia la faccio io. Devo farla io la mia parte." E così hanno accettato... Beh, lui m'ha dato precedenza... Durante le riprese avrebbero voluto cambiare qualcosa, ma io ho detto "Massimo: no." "No, no. Va bene." E così ha fatto, è stato perfetto. Poi avevano messo la macchina con scritto METRONOTTE. Quindi gli ho detto "Fammi una cortesia: non mettercela, non era così." Perché là avevano già gli adesivi, sai com'è. La radio che era dentro era finta però hanno usato la voce della sala operativa reale.

CUN: Come sono andate le riprese?

P.Z.: Abbiamo girato la parte mia, tutta su, dalle parti di Recco, in piena estate con la roba di lana sopra... Non so se avete notato la scena: ero bello che sudato... Perché poi pioveva, scendeva la nebbia, il tempo passava e così hanno pensato bene di farlo in estate. lo gli ho detto "Ragazzi...!" Cioè, avevo i pantaloni di lana... "No dico almeno i pantaloni datemeli leggeri, no?" Blu, tanto, non si vedono... E poi la giacca di pelle, il maglioncino a collo alto... e poi abbiamo fatto le riprese dalle nove di sera fino alle quatto del mattino. Ma sai quanto l'ho dovuta ripetere, ripetere... Specialmente quando i ragazzi mi saltano addosso che mi disarmano e cado per terra... una pietrina nella schiena... un male... Oh, c'era il prato tutto bello verde l'unica pietra l'ho beccata io. Però quella scena l'abbiamo ripetuta almeno cinquanta volte.

CUN: Com'è andata la vendita dei biglietti del film?

P.Z.: Allora, fino a ieri sera (il 7 gennaio 2005, N.d.R.) erano quattordicimila le persone che sono andate a vedere il film, quindi siamo al secondo posto. Prima di noi c'è quello sui cercatori d'oro. Abbiamo superato duecento film, eh...!

CUN: Meno male, anche perché il film ha scopo benefico visto che parte dell'incasso verrà devoluta a favore della ricerca sulla sindrome del X-Fragile. Ecco, quella è la cosa più importante.

P.Z.: Infatti, quando me l'han detto, ho risposto: "Se è una questione che può aiutare un bambino ben venga".

CUN: È stato un sollievo poter comunicare nuovamente come sono andate le cose secondo lei o l'ha fatto tante volte che ormai non le importa più?

P.Z.: Sinceramente io non devo convincere nessuno, però certamente lui - Morini - mi ha dato la possibilità di girare la scena come la volevo io, cioè come è andata veramente. Anche se le persone erano diverse è stato fatto tutto come è accaduto realmente. Non ho mai cambiato la mia versione e non posso permettermi di cambiare neanche adesso.

CUN: Ora che il film di Morini è in giro si aspetta qualcosa di positivo dalla gente che lo vedrà per la sua vicenda?.

P.Z.: No, assolutamente no, niente. Niente, niente, niente. No, ma... È un film. lo, ripeto, ho incontrato della gente che mi ha fatto domande, e così via, amici... persone che non conosco... .però poi, sinceramente, a me non importa niente. Lui m'ha chiesto una cosa, io... l'ho fatta secondo la mia visione, basta, chiuso, non c'è problema.

Finalmente la lavorazione del film termina: tutto sembra tranquillo, manca soltanto il doppiaggio. E a questo punto Pierfortunato Zanfretta sembra precipitare nuovamente fra le ombre di un passato incredibile.

IL DOPPIAGGIO
CUN: Morini ha detto che tu non guardavi mai in faccia gli interpreti degli extraterrestri e che poi quando ti sei rivisto durante il doppiaggio hai subito uno shock... no?

P.Z.: Sì, allora... è successo così: siccome avevano mandato il filmato a Roma, no?, per il doppiaggio... Ma l'avevano fatto male... Allora mi ha chiamato Massimo (Morini) e ha detto: "Piero, guarda, il doppiaggio non va bene, ci mettiamo le voci originali di ognuno di noi." Quella sera prendo e parto, vado... Arriva il mio turno. Vado nella camera... mi ispiro, no?... io non l'avevo mai fatto, allora mi dicono: "Le battute son queste qua, guarda il filmato e dagli la voce." E fino a lì è andato tutto bene... Poi, a un certo momento, tocca la parte dell'incontro. Mi metto le cuffie, comincio a guardare... poi - guarda, è successo in un attimo - nel momento che io faccio così con la pila - nel filmato - è sparito il televisore e ho rivisto la mia stessa scena uguale identica quando mi è successo. Allora cosa ho fatto, sono indietreggiato, ho tolto le cuffie, le ho buttate, ho cominciato a tremare, mi sono messo a piangere come un disperato. E loro di là non mi vedevano dentro, vedevano che era tutto buio, mandavano avanti il filmato, ma non... Così sono entrati, m'han visto che ero uscito fuori di testa... Piangevo, piangevo, piangevo: mi è venuto il terrore - questo ce l'ho ancora oggi, non ti credere mica, perché poi, sai, l'idea di rincontrarli non è che mi fa molto piacere, però... E quindi mi han tenuto quasi un'ora e mezzo, lì tranquillo, "'Calmo." hanno fatto... poi... "Niente, interrompiamo tutto"... Ho detto: "No, andiamo avanti fino alla fine. Perché non ha senso; perché dobbiamo aspettare ancora una settimana, dieci giorni? Magari può succedermi di nuovo. Invece ormai la paura l'ho passata, vado avanti, senza"... E così ho fatto. Intanto io mi sono calmato un momentino, abbiamo ripreso le battute... Sì, e ogni volta che vedevo che... io facevo questo lavoro qua, no? (fa il gesto di abbassare la testa e ripararsi gli occhi con la mano), però è riuscito bene... Però, ragazzi,... sono rimasto terrorizzato, io che non ho paura di niente,... non ho paura di niente, però... lo mi son rivisto loro davanti, come la prima volta, e quindi...

"SE MI DEVONO AMMAZZARE NON LI GUARDO NEANCHE IN FACCIA"
CUN: Durante la trasmissione televisiva "Zona Rossa" su Telecittà ha raccontato che quando è successo questo episodio del doppiaggio è rimasto scioccato anche perché ricordava qualcosa in più rispetto a quello che credeva.

P.Z.: Ma infatti, infatti... La cosa... quello che mi è successo... io, nel mio ricordo, è sempre stata questa: quella che sono inciampato, mi è caduta la pila, la pistola, ho preso la... Invece io ho rivisto tutto: io quando mi son girato, ho puntato la pila e la pistola, ho detto: "Fermo là, non ti muovere" e cominciavo a guardarlo, ho visto cos'erano queste cose enormi, ho posato la pistola e la pila per terra, mi son messo in ginocchio a... come si dice... rannicchiato, ho detto: "Tanto, se mi devono ammazzare almeno non li vedo". E quella mi è... Ho rivisto quel pezzo lì, proprio... Cioè, la mia memoria in quel momento è ritornata, e ho rivisto quello che ho vissuto. Posso dire, per quanto potevo essere coraggioso, che avevo una paura della Madonna e... praticamente io ero... il mio problema era "Ora mi fanno fuori", perché erano enormi, quindi io ho detto: "Se mi devono ammazzare non li guardo neanche in faccia." Invece è successo tanto velocemente che... Mi son sentito rialzare, prendere qua sotto... (indica le ascelle) andare su in questa luce verde. Camminare in questa stanza... non camminavo ma... planavo, diciamo... Guardavo, e "Non lo so: c'ho i piedi fermi... Come faccio a camminare?" Poi mi han messo sul letto e poi come se niente fosse i vestiti vengono via da soli... cioè, i pantaloni, la camicia... Mi ritrovo nudo su questo tavolo, mi si bloccano le mani da... mano e braccio (N.d.R.: indica avambraccio e braccio) gamba e... (N.d.R.: indica polpaccio e coscia) e poi la cosa che non scorderò mai è questo... sto' macchinario che scende lentamente - però non riuscivo a gridare, non ce la facevo - poi... con sei tubi di vetro mi hanno bucato gambe, fianchi e spalle, quindi da una parte è uscito il sangue ed è rientrato dall'altra. Quello mi è rimasto proprio impresso...

Dopo questo episodio ne seguiranno altri, ma nel libro pubblicato su di lui Zanfretta parlerà soltanto dei primi sei, tenendo gli altri cinque per sé a causa di inevitabili problemi di credibilità e di lavoro.

LA STORIA CONTINUA?
A distanza di tanti anni - dal 6 dicembre 1978 - Piero Zanfretta continua a ribadire la veridicità del suo racconto.

P.Z.: La cosa è comunque che io vedevo tutto quello che dovevo vedere però non reagivo. Reagivo solo quando si sganciavano le cinghie, quindi mi dovevo rivestire alla svelta. Chissà i santi che avrò tirato dentro quel posto lì, perché poi li vedevo che mi guardavano, no? e IO mi offendevo... "Dite qualcosa!" E poi sentivo nella testa qualcosa che non riuscivo a capire. Dopo ho riflettuto che con loro parlavo... Riuscivo a comunicare con la testa. Loro mi parlavano in una strana lingua e io gli rispondevo nella stessa lingua. Quindi ogni volta che loro mi parlavano io rispondevo - era obbligatorio - però nello stesso tempo dicevo: "'Ma cosa sto dicendo?" Tanta gente ha cercato di segarmi le gambe... ma io non mi arrabbiavo più di tanto. Tant'è vero che io in tutte le trasmissioni in cui vado o tante volte quando mi invitano ai convegni, quando mi siedo, dico sempre al pubblico - l'avevo detto anche in televisione - "Che mi credete o no, non mi importa niente. lo vi racconto quello che mi è successo. Lo sto portando avanti da anni. Se mi credete bene, se no per me è lo stesso, perché l'ho vissuta io."

CUN: Va sempre nel luogo dove dice che i Dargos hanno lasciato la sfera che lei deve visitare ogni tanto? Va sempre su?

P.Z.: Sempre, perennemente, immancabilmente. Vorrei risolvere sto problema.

CUN: È un problema per lei?

P.Z.: Eh, sì, però... Vorrei risolverlo... alla svelta... mi piacerebbe. Ma non ci sono riuscito. So che devono tornare e basta. lo so che quando meno me lo aspetto tornano, son sicuro. lo so solo che la realtà è quella lì: siamo nel 2005, non prima del 2010. Cinque anni, tre, due.

CUN: Quante volte vai nel posto dove è custodita la sfera?

P.Z.: Due volte al mese. Sento quel sibilo dietro alla testa. Di giorno o di notte, vado quando voglio io, quello non è un problema. Vado al solito posto, ma non vado proprio giù, entro in un'altra dimensione. Mi vedo apparire... eh, io lo chiamo specchio. Cammino, vedo la mia persona, il mio riflesso, e mi ritrovo dentro questa camera. Passo dal freddo al caldo. Entro nel corridoio, che è fatto in questo modo, che le luci si spostano, quindi io cammino e dietro diventa buio. Poi mi ritrovo in una sala tre volte questa qua, o quattro. Al centro c'è un'enorme pietra con una scatola di metallo, tutta metallizzata, coperta dai raggi che partono da terra e toccano il soffitto.
Entro, mi metto non sul lato lungo, ma sul lato corto, diciamo, due raggi scendono, io entro, si richiudono, faccio due scalini, metto la mano sopra alla scatola e automaticamente la sala diventa quasi scura e dal primo angolo della scatola si forma come una saldatura, che fa aprire il coperchio, i fianchi, la parte davanti, le due parti dietro - coperchio e schiena - della scatola e sopra c'è una sfera così con la piramide dentro, d'oro, che comincia a girare velocemente in tutti i sensi. Dentro c'è un liquido a metà che più la piramide gira e più diventa chiaro buttando scariche elettriche dentro nella sfera. Finché tutta questa luce diventa più chiara e comincia ad alzarsi ed abbassarsi. Sto lì un'ora, un'ora e mezza a guardarla.
E poi basta che mi sposto mezzo metro indietro e automaticamente si chiude e torna tutto normale. Sai quante volte sono entrato dentro in questo posto, la mia curiosità... Toccare i muri, vedere se c'è un qualcosa: niente. Far così con la mano: si accende quella luce e si spegne questa... Proprio ogni cammino che faccio sembra che venga captato da qualcosa e quindi... Eh lì, quante volte m'è successo di arrabbiarmi, di dire basta, voglio farla finita, voglio prendere la scatola, cercare di prenderla e farla vedere al mondo. Sono stato scaraventato via due o tre volte. Questo è un segnale, vuoi dire che non devo toccarla.
Devo solo andare lì. Se devo aprirla c'è un motivo.

CUN: A parte i momenti di rabbia comprensibile in generale ha degli stati d'animo particolari quando tiene le mani su questo oggetto?

P.Z.: Normale.

CUN: Se stavi poco bene quando andavi Il era meglio o era lo stesso?

P.Z.: Ogni volta che ci andavo non stavo bene perché anche se sentivo il richiamo di andare dove dovevo andare, la paura c'era, anche se sapevo che era per la scatola.
Però quando entravo dentro mi sentivo più rilassato. La cosa strana era che io entravo in questo posto al buio in mezzo alle mulattiere, e poi mi ritrovavo da un'altra parte, non più lì.
Quindi dovevo andare a riprendere la macchina a piedi e poi tornare casa. Io credo che ci fosse un motivo: le persone che erano là, quelle che si nascondevano per fare... perché ce ne erano sempre, immancabilmente.

CUN: Dopo questi presunti incontri si sono verificati altri strani fatti?

P.Z.: No, dall''81 è finito tutto, "Aspetta il nostro ritorno" e basta. L'unica cosa è che, quando è successo il primo incontro, riuscivo a muovere le tazze, ma mia moglie si è terrorizzata.

CUN: Le è mai capitato di avere una comunicazione più facile con uno di questo esseri?

P.Z.: Li vedevo tutti uguali. Ce n'era solo uno che aveva ai lati della testa una sola spina e non tre.

CUN: E ora cosa pensa di questa storia?

P.Z.: lo continuo sempre a ripetere: "Vorrei tornare indietro". Io lo so cosa vorrei fare: tornare indietro e dire basta. Il mio errore è stato quello di aver fatto un rapporto.

CUN: L'ultima domanda: nel film hanno un po' romanzato la storia della sua nascita, com'è andata veramente?

P.Z.: Nel film l'hanno fatto dentro una casa. Ma all'epoca noi avevamo un circo, quindi io sono nato nel carrozzone degli anni '50... Mia mamma andava sul trapezio... non è mai caduta... Mio padre andava sugli anelli, come i campioni di adesso... Il nostro cognome viene da una famiglia straniera, è stato corretto, però mia madre mi ha detto che noi veniamo da una famiglia straniera, bulgara, e li chiamavano i calderai... i bulgari la maggior parte erano tutti calderai, riparavano le pentole di rame picchiate col martello.

Dopo tanti anni può capitare tuttora di restare ancora impressionati e sconcertati da questa complessa vicenda. Potremmo dire tante cose...

[Derrel Sims] Ci viene in mente poi che i 'calderai', fanno parte della famiglia zingaresca dei nomadi, il cui nome deriva da "'Athinganoi", un antico gruppo religioso molto perseguitato nel Medio Evo e proveniente dall'Asia Minore, proprio quel luogo dove sono nati i culti misterici verosimilmente volti a sviluppare la capacità di entrare in contatto con altre realtà e altri stati di coscienza. E ci viene in mente anche una recente affermazione di Derrel Sims che riferisce di essere giunto alla conclusione che gli alieni sceglierebbero le persone da rapire in base alla loro linea genealogica responsabile della loro struttura mentale cui sarebbero molto interessati...
Ma questa è un'altra storia. Una storia dalla quale non è stato tratto alcun film. Almeno per ora.

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