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UFOSTORIE...


ABDUCTIONS: UNA NUOVA SINDROME NEUROPSICHIATRICA?
di P. C.
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da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 52 dell'Agosto/Settembre 2004

Durante la seconda metà degli anni '80 e tutti gli anni '90, gli addetti ai lavori hanno assistito ad un significativo incremento del numero dei casi di presunta "abduction", in tutti gli strati sociali e in tutte le fasce d'età, incremento che è andato di pari passo con un aumento dell'interesse da parte dei mass-media nei confronti di questa problematica.

Come risultato di questa presa di coscienza generalizzata, il fenomeno è stato ampiamente divulgato attraverso molteplici canali mediatici: dalla televisione, con documentari sull'argomento, film e serial, alla carta stampata, con libri e riviste specialistiche, a talk-show in cui gli ospiti raccontavano esperienze di rapimento di fronte a milioni di telespettatori.
Di colpo, un argomento che fino al quel momento era conosciuto da un piccolo gruppo di appassionati e di studiosi è balzato agli onori della cronaca ed ha assunto un'insospettata popolarità, tanto che, a tutt'oggi, ben pochi non hanno mai sentito parlare di "rapimenti alieni".
Questa presa di coscienza, se da una parte ha avuto il merito di far uscire dalla clandestinità questa problematica e di sensibilizzare una piccola parte dell'opinione pubblica, dall'altra ha innescato un pericoloso meccanismo a causa del quale soggetti molto ben informati sull'argomento e particolarmente suggestionabili e influenzabili, magari con qualche preesistente anomalia strutturale e funzionale in determinate aree cerebrali, finiscono per confondere fantasie e desideri subconsci per ricordi reali e per auto-convincersi di avere realmente vissuto esperienze di questo tipo.
In questo senso, le abduction potrebbero costituire una nuova sindrome neuropsichiatrica ma anche un non trascurabile fenomeno sociale e sociologico degli anni '90 e 2000.
A sostegno di tale ipotesi, vi è tutta una serie di studi condotti da unità di ricerca multidisciplinari costituite da psicologi, neuropsichiatri e neurofisiologi, studi che è possibile reperire in letteratura e che mostrano come per i casi analizzati si possa chiamare in causa una spiegazione convenzionale basata su elementi oggettivi che riconducono gran parte delle presunte abduction a falsi ricordi.
Nei primi anni '90, M. A. Persinger condusse un interessante studio presso il Laboratorio di Neuroscienza Compottamentale dell'Università Laurenziana di Sudbury, in Ontario (Canada), nel corso del quale sottopose a tutta una serie di accertamenti neuropsicologici sei soggetti adulti che avevano improvvisamente rievocato ricordi prescolastici di abusi sessuali o di visite/abduction aliene. È interessante notare come queste esperienze emergessero quando l'ipnosi veniva impiegata in un contesto di abusi sessuali o di religione New Age e come esse fossero seguite da una riduzione dell'ansia.
I soggetti mostravano un significativo aumento delle capacità di astrazione e di immaginazione infantile, complessi segni parziali epilettico-simili e suggestionabilità.
I dati neuropsicologici indicavano anomalie fronto-tempotali destre, nonostante i profili del M.M.P.I. (Minnesota Multiphasic Personality Inventory: Inventario Minnesota della Personalità Multifasica; test psicodiagnostico molto simile a quello che viene somministrato ai ragazzi chiamati alle armi durante la visita di leva) risultassero entro la norma.
I risultati supportano l'ipotesi secondo cui un'immaginazione potenziata, dovuta ad instabilità del lobo temporale nell'ambito di specifici contesti, faciliti la creazione di falsi ricordi, ulteriormente rafforzati nel caso in cui vi sia anche riduzione dell'ansia. In un altro studio condotto da Persinger e da T.L. Dittburner, presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università Laurenziana, a venti giovani donne psicologicamente ben strutturate venne fatta ascoltare una storia ambigua riguardante un giovane ragazzo che aveva provato paura, fiutato strani odori, sperimentato una sensazione opprimente durante la notte e riportato lesioni cutanee la mattina successiva. Dopo avere realizzato il H.I.P. (Hypnotic Induction Pro file: Profilo di Induzione Ipnotica), alle donne fu , chiesto di valutare la percentuale di prevalenza degli abusi sessuali nell'infanzia o dei rapimenti i alieni nella popolazione generale. Vi furono delle correlazioni significativamente positive tra le valutazioni della prevalenza effettuate dai soggetti, l'entità dell'amnesia e gli indici di anomalie dell'emisfero cerebrale destro.
È ancora oggetto di discussione la relazione tra le osservazioni, la formazione della cosiddetta F.M.S. (False Memory Syndrome: Sindrome della Falsa Memoria) e lo sviluppo di allucinazioni non psicotiche.
Presso l'Università di Carleton, ad Ottawa (Ontario, Canada), N.P. Spanos, C.A. Burgess e M.F. Burgess mostrarono come certi individui, talvolta, fantastichino interi, complessi scenari e successivamente, definiscano tali esperienze come ricordi di eventi reali, anziché considerarli il frutto di una fervida immaginazione. Lo studio in questione prese in esame tre fenomeni di questo tipo: esperienze di vite passate, contatti con creature aliene e rapimenti da parte di queste ultime e ricordi di abusi rituali di tipo satanico apparentemente subiti durante l'infanzia. Fu mostrato come, in ciascuno dei tre casi, la scoperta di eventi immaginifici risultasse frequentemente associata con procedure ipnotiche e interviste strutturate, durante le quali al soggetto vengono rivolte domande decise e ripetute, relative alle esperienze che si crede egli abbia effettivamente vissuto, domande che, inevitabilmente, finiscono per legittimare tali esperienze come "ricordi reali".
I risultati ottenuti da questo studio supportano l'ipotesi secondo cui la rievocazione dei ricordi è organizzata in termini di speranze e credenze correnti. Un interessante studio apparso sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet mostra quanto potere abbiano i media nell'influenzare certi soggetti particolarmente fantasiosi e suggestionabili. Le persone tendono ad ottenere la maggior parte delle loro informazioni al di fuori del proprio ambito professionale e famigliare, per la precisione dalla carta stampata, dalla radio e dalla televisione.
L'autore di questo studio, T. Radford, si chiese se l'opinione pubblica credesse realmente alle improbabili storie diffuse dai media, come quella che suggerisce, ad esempio, la possibilità che non vi sia una correlazione patogenetica tra il virus dell'H.I.V; (Human Immunodeficiency Vìrus: virus dell'immunodeficienza umana) e l'A.I.D.S. (Acquired ImmunoDeficiency Syndrome: sindrome da immunodeficienza acquisita).
Radford fece notare come gli stessi individui che non sono disposti a credere a queste e ad altre leggende metropolitane, poiché ritenute poco verosimili, fossero, a vari gradi, inclini a credere ad altre storie considerate, in genere, altrettanto poco plausibili, quali gli oggetti volanti non identificati (U.F.O.: Unidentified Flying Objects), l'astrologia, la metempsicosi (reincarnazione) e i rapimenti alieni.
Presso la Scuola di Psicologia dell'Università di Ottawa, AL. Patry e LG. Pelletier presero in esame le credenze, gli atteggiamenti e le esperienze correlate ad avvistamenti di oggetti volanti non identificati e a rapimenti alieni.
I due ricercatori misero a punto un test per valutare le credenze sui fenomeni ufologici e lo somministrarono ad un campione di 398 studenti canadesi. I risultati derivati dall'elaborazione delle scale di valutazione delle credenze paranormali mostrarono che la maggioranza dei soggetti credeva negli U.F.O., nonostante la maggior parte di essi non ne avesse mai visto uno mentre solo una piccola parte credeva ai rapimenti alieni.
Gli autori giunsero alla conclusione che le credenze negli U.F.O. originassero da forze sociali piuttosto che da esperienze personali.
Ricercatori del Dipartimento di Psicologia ddl'Università di Harvard, a Cambridge (Massachusetts, U.S.A.), studiarono i meccanismi psicologici responsabili della creazione della "falsa memoria" in soggetti che riferivano di avere recuperato ricordi di eventi traumatici, eventi che, probabilmente, non si sono mai verificati, quali, ad esempio, rapimenti ad opera di creature aliene provenienti dallo spazio profondo.
Il recupero di falsi ricordi venne studiato in tre gruppi: nel primo gruppo i soggetti riferivano di avere recuperato ricordi relativi a rapimenti alieni, il secondo gruppo comprendeva chi credeva di essere stato rapito dagli alieni, senza, tuttavia, avere alcun ricordo relativo a tale esperienza, mentre il terzo annoverava soggetti che negavano di essere stati sequestrati da creature extraterrestri.
I risultati dello studio mostrarono che i soggetti appartenenti al primo gruppo risultavano più inclini dei soggetti di controllo a rievocare falsi ricordi.
I ricercatori notarono anche come il grado di suggestionabilità ipnotica, la costellazione sintomatologica associata ad una sindrome depressiva e caratteristiche schizotipiche costituissero significativi marcatori predittivi di rievocazione di falsi ricordi.
Alla luce dei risultati ottenuti dagli studi riportati in questa breve disamina e da molti altri che, per ovvi motivi di spazio, non ho potuto includere, si configura una terza interessante possibilità interpretativa del complesso fenomeno delle abduction.
Nello studio dei presunti rapimenti alieni, la grande maggioranza degli addetti ai lavori tende a partire dal presupposto che le abduction facciano realmente e fisicamente parte del vissuto passato di alcuni individui e che, perciò, costituiscano un fenomeno oggettivo, la cui natura è, peraltro, ancora oggetto di accesa discussione.
Sebbene non escluda a priori la possibilità che le abduction siano di matrice aliena, anche se considero una simile eventualità improbabile, ho motivo di credere che una parte, per la verità piuttosto esigua, delle esperienze traumatiche che alcuni soggetti dichiarano di avere vissuto e che molti addetti ai lavori interpretano come veri e propri prelievi fisici da parte di creature aliene, sia, in realtà, riconducibile ad operazioni ultraclassificate di matrice militare/intelligence.
Il fatto che i microimpianti di presunta matrice aliena, nel modo in cui vengono descritti da chi li avrebbe rimossi chirurgicamente e studiati, non siano, come ho avuto modo di far notare in più di un'occasione in alcuni studi precedenti, cosi tecnologicamente progrediti come la maggioranza degli addetti ai lavori ritiene e che con essi sia teoricamente possibile influenzare alcuni processi neurofisiologici e modificare il comportamento di esseri umani, mi induce ad avanzare l'ipotesi secondo cui questi dispositivi non siano di matrice aliena, bensì terrestre.
Del resto, questa ipotesi acquista maggiore plausibilità, qualora si consideri che tra gli obiettivi che si era prefisso di conseguire il Programma MKULTRA, avviato il 9 Aprile del 1953 da Allen Dulles, l'allora D.C.I. (Director of Central Intelligence: il Direttore della C.I.A.), vi era anche quello di sviluppare metodiche di Mind Control (Controllo Mentale) e di modificazione comportamentale, come emerge chiaramente da diversi documenti declassificati e rilasciati grazie al F.O.I.A. (Freedom Of Information Act: la legge sulla libertà di informazione grazie alla quale qualsiasi cittadino privato di nazionalità statunitense ha il diritto di richiedere il rilascio di documenti militari e governativi classificati previa loro declassificazione e censura).
Da alcune indiscrezioni, purtroppo assai difficilmente verificabili, sembra che i ricercatori che lavoravano a tale programma abbiano fatto uso di rudimentali impianti per controllare il comportamento di cavie umane.
Ho motivo di ritenere, anche se non sono in grado di produrre alcuna prova a sostegno di tale supposizione, che il Programma MKULTRA, nonostante sia stato ufficialmente chiuso, sia confluito in altri programmi di ricerca classificati, forse ma questa è solo una speculazione teorica, nel cosiddetto Programma Montauk.
In accordo con quanto emerso dagli studi illustrati sopra, tuttavia, ritengo che gran parte delle abduction sia soggettiva, ossia scaturisca dalla mente creativa di soggetti estremamente suggestionabili, in virtù di meccanismi neuropsicologici che portano alla rievocazione di falsi ricordi che i soggetti stessi non sono in grado di discriminare da quelli reali. I primi, difatti, potrebbero essere il risultato dell'elaborazione inconscia dei secondi, di fantasie e di desideri repressi ma potrebbero anche essere prodotti a seguito di uno o più disturbi da stress post-traumatico, le cui cause devono essere ricercate nel vissuto passato dei soggetti.
È altresì interessante notare come, in taluni casi, nei soggetti in cui i ricercatori hanno verificato il recupero di falsi ricordi relativi a rapimenti alieni, siano state riscontrate delle anomalie morfo-strutturali di determinate aree cerebrali.
Gran parte dei presunti addotti, quindi, potrebbe soffrire di una nuova forma di sindrome neuropsichiatrica, frutto dei tempi in cui stiamo vivendo e scaturita dalla complessa interrelazione di fattori di tipo neuropsichiatrico e di tipo ambientale/culturale.

Bibliografia:
- Persinger MA. - "Neuropsychological profiles of adulti who report 'sudden remembering' of early childhood memories: implications for claims of sex abuse and alien visitation/abduction experiences" - Percept Mot Skills 1992; 75(1): 259-66.
- Dittburner TL, Persinger MA. - "Intensity of amnesia during hypnosis is positively correlated with estimated prevalence of sexual abuse and alien abduction: implications for the false memory syndrome" - Percept Mot Skills 1993; 77(3 Pt 1): 895-8.
- Spanos Np, Burgess CA, Burgess MF. - "Past-life identities, UFO abduction, and satanic ritual abuse: the social construction of memories" - Int J Clin Exp Hypn 1994; 42(4): 433-46.
- Radford T. - "Influence and power of the media" - Lancet 1996; 347(9014): 1533-5.
- Patry AL, Pelletier LG. - "Extraterrestrial beliefs and experiences: an application of the theory of reasoned action" - J Sot Psychol 2001; 141(2): 199-217.
- Clancy SA, McNally RJ, Schacter DL, Lenzenweger MF, Pitman RK. - "Memory distortion in people reporting abduction by aliens" - J Abnorm Psychol 2002; 111(3):455-61.
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