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UFOSTORIE...


NOI E I "RAPITI"
di Aldo Rocchi
parti precedenti:

ABDUCTIONS: LA PIÙ COMPLETA ANALISI »
ABDUCTION IN ITALIA: UN CASO DI IMPIANTO? »
CHI HA PAURA DEL GRIGIO CATTIVO? »
da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 04 del Settembre 1999

Da quando mi occupo del fenomeno "rapimenti", o "abductions", in Italia sono sorti seri problemi per quanto riguarda specificatamente la "gestione", se cosi si può dire, delle persone.

Quelle che, in varie occasioni, e, in modo particolare in ambito di congressi o incontri organizzati dal CUN, si sono avvicinate prudentemente per ottenere informazioni generali sulla dinamica dei rapimenti. Quelle che si sono rivelate, poi, attraverso il racconto delle loro sensazioni ed esperienze, potenziali vittime di rapimento. Ho detto "gestione" a ragion veduta perché, ascoltando con attenzione e cercando di trasmettere loro la nostra completa disponibilità all'ascolto (che, a mio parere, bisogna sempre dimostrare in questi casi), mi sono accorto come queste persone siano veramente "diverse" e sicuramente bisognose non solo di sapere quello che è a loro eventualmente accaduto, ma anche e soprattutto di essere capite e sostenute dal punto di vista psicologico ed emozionale.
Questi soggetti sono alla ricerca di qualcuno che li ascolti fino in fondo senza dare loro la sensazione, purtroppo molto diffusa, di compatimento o, peggio, di essere considerati "fenomeni da baraccone". È proprio questo il punto: costoro non sono affatto fenomeni, ma vittime a tutti gli effetti. Badate bene, non solo sono vittime dei presunti alieni che "materialmente" attuerebbero il rapimento, ma lo sono soprattutto dei loro stessi simili. Ma quali sono questi loro simili?
Mi è capitato di iniziare il "discorso ufologico" molte volte nel corso dei circa 25 anni di "militanza" effettiva nel settore, con persone appartenenti ai più svariati ambiti sociali, con culture ed età diverse. Cosi ci si trova a parlare con persone che al primo accenno del discorso chiudono la loro mente e liquidano la faccenda con un lapidario e disarmante "...sono tutte fandonie, non può essere vero...". Questo assomiglia molto a quel "...non può essere e quindi non è..." che abbiamo cominciato a sentire molti anni fa specialmente da quegli "pseudo" scienziati chiamati a dare un parere "qualificato" (sic!) al problema ufologico che si imponeva pesantemente all'attenzione del mondo.
Ci sono poi persone che sono completamente ed irrimediabilmente "trasparenti" alla problematica, quelle che usano le loro orecchie in modo per cosi dire anomalo. Non per ascoltare (ho detto ascoltare e non sentire), e quindi in qualche modo per incamerare nel loro cervello informazioni suscettibili di ulteriori elaborazioni, ma come passaggio diretto di segnali acustici; le parole entrano da una parte ed escono direttamente dall'altra.
La terza tipologia di persone è senz'altro la più "umana", di fronte ad una casistica imponente, supportata da dati di fatto incontrovertibili, ma che trasmette loro l'angoscia dell'ignoto; le loro reazioni sono dovute puramente e semplicemente alla paura. Figuriamoci se si tratta di "rapimenti", dove il soggetto umano è coinvolto in prima persona e dove non esistono tecniche, almeno allo stato attuale delle cose, che possano permettere una qualche forma di difesa o controllo. Questo è chiaramente il comportamento dello struzzo che, com'è noto, nasconde la testa nel terreno credendo di non essere visto.
A chi si dovrebbero rivolgere allora quelle persone che sentono che qualche cosa non va e che, in qualche modo, hanno vissuto, loro malgrado, una esperienza di cui hanno solo pochi elementi a livello cosciente ma che li ha traumatizzati in modo permanente? Questa esperienza urta contro il loro intelletto modificando lo stato psicologico, il pensiero, le attitudini, la stessa coscienza. Le relazioni sociali dell'addotto con il suo ambiente non sono più le stesse. In lui si opera una metamorfosi che lo emargina: infatti ha vissuto una esperienza unica e strettamente personale che molto difficilmente riuscirà ad assimilare nel suo processo mentale. Quindi un'esperienza difficilmente comunicabile. Ecco perché un consistente numero di "contattati" si rassegna a tacere. Ma tacciono anche perché le persone che li circondano non sono in grado o non vogliono ascoltare le loro storie.
Il punto cruciale è proprio questo: la sensazione, a volte struggente, di una insanabile solitudine di fronte all'irrazionale.
Ma esistono anche, specialmente tra i giovani, persone animate da uno spirito di ricerca sano, senza preconcetti, che con molta umiltà si avvicinano alla problematica "rapimenti" con pura voglia di conoscere. È un campo minato, me ne rendo conto, ma la lunga strada della conoscenza che tende alla verità è disseminata di difficoltà di ogni tipo e molto spesso si è tentati di abbandonarla per percorrerne una molto più comoda, che sicuramente però ci porterà lontano dalla nostra meta.
Noi sicuramente non molleremo nonostante tutto. Macigni ne abbiano trovati tanti e ne troveremo altri sulla difficile via della ricerca; anche messi da chi ha avuto e ha tutto l'interesse a coprire o travisare la verità. Non ci scoraggeremo di certo e cercheremo di aprire le coscienze a chi vorrà farlo, con rigore e serietà.
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