12.5 LE STANZE DI DZYAN
Esiste, infine, un libro, citato per la prima volta da Madame Blavatsky nella sua Dottrina Segreta, che si intitola Le Stanze di Dzyan.
Questo libro, misterioso in quanto non accessibile fisicamente, sempre che esista veramente, descrive in sette stanze la creazione dell’Universo.
Il libro di cui si parla dovrebbe esistere in un vecchio monastero tibetano, forse a Lhasa, ma, oltre la Blavatsky, nessuno degli occidentali sembra averlo mai realmente visto.
Questo testo non sarebbe un vero libro, costituito da pagine, ma sarebbe composto da due dischi lievemente differenti, i quali, se toccati, fornirebbero immagini cerebrali, che sono state riportate in forma scritta.
Per tutte le informazioni del caso riportiamo la fonte originale: Le Stanze di Dzyan - Traduzione dall’Inglese di M. L. Kirby - Società Teosofica Italiana - Trieste - 1980.

Riportiamo, dunque, questo documento, perché, vero o falso che sia, contiene una accurata descrizione della SSH.

All’interno dei versetti stralciati sono in grassetto le frasi più significative, nelle quali abbiamo ritrovato le nostre idee.

Dalla prima stanza
L’eterna genitrice… …era rimasta sopita ancora una volta per Sette Eternità.
Il tempo non era, poiché giaceva nel Seno infinito della Durata.
La mente universale non era, poiché non vi erano Ha-hi (le forze dell’intelligenza) per contenerla.
Le sette vie della beatitudine non erano…
L’oscurità solo riempiva il Tutto illimitato…
Sola l’Una Forma d’Esistenza si stendeva illimitata, infinita, incausata, nel sonno senza sogni e la Vita pulsava inconscia nello Spazio Universale…
Dalla seconda stanza
Il Suo Cuore non s’era pur anco aperto per lasciar entrare
il Raggio Unico e quindi cadere, come
il tre nel quattro, nel grembo di Mâyâ.
I sette non erano ancor nati dalla Trama di Luce.
Dalla terza stanza
…L’ultima Vibrazione della Settima Eternità freme attraverso l’Infinitudine.
La Madre si gonfia, espandendosi dall’interno all’esterno, come il bocciuolo del Loto.
La vibrazione trascorre, toccando con la sua rapida ala l’intero Universo ed il Germe, che dimora nella tenebra…
La Tenebra irradia la Luce, e la Luce lascia cadere un Raggio solitario nelle Acque, nella Profondità-Madre.
I Tre cadono nei Quattro. L’essenza Radiante diventa Sette all’interno, e Sette all’esterno.
L’Uovo Luminoso, che in se stesso è Tre, si coagula e si espande in Grumi bianco-latte…
La Radice rimane, la Luce rimane, i Grumi rimangono…
…e questa tela è l’Universo, intessuto delle Due Sostanze, fatte di Una…
Allora Svabhâvat manda Fohat a consolidare gli Atomi. Ognuno è una parte della Tela.
Riflettendo come in uno specchio, il "Signore che Esiste di per sé", ognuno a sua volta diviene un mondo.
Dalla quinta stanza
I Sette Primordiali, i Primi Sette Aliti del Drago di Sapienza producono alla lor volta, dai loro Santi Aliti Roteanti, l’Igneo Turbine.
…Egli passa come il fulmine attraverso le ignee nubi; egli fa tre e cinque e sette passi attraverso le sette Regioni di sopra e le sette sotto. Egli alza la sua Voce e chiama le innumerevoli Scintille e le unisce insieme.
…ei separa le Scintille del Regno Inferiore che ondeggiano e fremono di gioia nelle loro dimore raggianti, e ne forma i Germi delle Ruote.
Egli le colloca nelle Sei direzioni dello Spazio ed Una nel mezzo - la Ruota Centrale.
…È il Cerchio chiamato "Non passare", per coloro che discendono ed ascendono; che durante il Kalpa progrediscono verso il Gran Giorno… …così furono formati
l’Arûpa ed il Rûpa: dall’Una Luce, Sette Luci; da ognuna delle Sette, sette volte Sette Luci.
Le ruote invigilano il cerchio…
Dalla sesta stanza
Dei sette, prima Uno manifesto Sei celati; Due manifesti, Cinque celati; Tre manifesti, Quattro celati; Quattro mostrati, Tre nascosti; Quattro ed Uno Tsan rivelati; Due ed Un mezzo celati; Sei da essere manifestati, Uno messo da parte.
Finalmente Sette Piccole Ruote che girano, una dando origine all’altra.
…Le Ruote più antiche rotearono all’ingiù e all’ insù.
Dalla settima stanza
Quando l’Uno diventa Due il Triplice appare, ed i Tre sono Uno...
"Questa è la tua Ruota attuale", disse la Fiamma alla Scintilla. "Tu sei me stessa, la mia immagine e la mia ombra. Mi sono rivestita di te e tu sei il mio Vâhan fino al Giorno "Sii Con Noi", quando tu ridiverrai me stessa ed altri, tu stessa e me."
Allora i Costruttori, indossate le loro prime Vestimenta, discendono sulla Terra radiosa e regnano sugli Uomini che sono loro stessi…

Possiamo quindi dire che, al di là dell’approccio matematico-geometrico della SSH, al di là dei supporti bibliografici che possono più o meno sostenere la nostra ipotesi, esisterebbero, dunque, nello spazio e nel tempo, molte persone che, sebbene dotate di culture palesemente diverse, avrebbero descritto l’Universo con gli stessi termini dell’SSH. Questo aspetto della questione ci spinge a pensare che tutto ciò sia il risultato dell’esistenza di quella scienza intuitiva di cui abbiamo in questo contesto già parlato; uomini di diverse ere avrebbero in realtà visto dentro di sé l’Universo così com’è, e non come appare, in quanto capaci, forse per caso, forse per una frazione di secondo, di attivare una loro capacità di percezione solitamente sopita, che permetterebbe di scavalcare la Maya e prendere conoscenza di noi stessi.

È possibile che un numero tanto grande di teosofi, fisici, esoteristi, chimici, gente comune, abbiano per un solo attimo, avuto la stessa percezione di un unico sogno? Se così fosse va ricordato che il sogno non è fantastica irrealtà, ma solo la descrizione di una realtà distorta da canali percettivi non bene sincronizzati con l’osservabile, né più né meno di quello che accade in quello stato di veglia in cui Heisenberg ci vieta di vedere le cose come stanno veramente.
In fondo lo stesso Dio del Vecchio testamento quando si presenta a Mosè scavalca l’indeterminazione, unendo la figura dell’osservabile e dell’osservatore in un solo oggetto e forse non è un caso che il versetto a cui alludiamo abbia un particolare numero di collocazione.
Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono" Esodo capitolo 3.14
Per vedere cosa succede là fuori, bisogna guardare bene dentro di noi, poiché fuori e dentro sono due parti della stessa cosa! Solo gli stupidi continueranno a guardare fuori, pensando che stanno guardando qualcos’altro, e non loro stessi, ed il rammarico più grande è dato dal fatto che chi ha capito non può fare niente perché capiscano anche gli altri, poiché
il processo di comprensione è doloroso e gli stupidi sono incapaci di soffrire.
Alfredo Magenta - Corrado Malanga