12. APPENDICE METAFISICA
12.1 RIFLESSIONI COSMOGONICHE
Nel tentativo di costruire un’ipotesi che rendesse conto del motivo per cui gli OVNI volano in modo apparentemente strano, abbiamo preso in considerazione le limitazioni del pensiero scientifico coerente e razionale, condizionato dai cinque sensi di cui siamo dotati. Abbiamo quindi supposto che possano esistere canali aggiuntivi, non convenzionali, forse addirittura altri sensi che consentirebbero di captare la realtà in modo differente e di vedere l’Universo non come lo percepiamo ora, ma com’è nella sua globalità.

L’obiettivo finale consiste nel dimostrare che la meccanica e la fisica degli OVNI sono plausibili. Per far questo è necessario affrontare l’unificazione dei domini della fisica. Nell’ipotesi SSH trovano felice connubio sia l’idea del continuum Spazio-Tempo della relatività Einsteiniana sia la visione quantistica della realtà di Schrödinger.

Poiché queste due visioni della realtà sono aspetti differenti del pensiero umano, rappresentano anche due diverse filosofie percettive della realtà stessa e quindi due filosofie di vita. Congiungere queste due teorie in una sola significa unire il pensiero filosofico di due correnti, unificando, dunque, la percezione dell’Universo. Una vera teoria unificatrice deve inglobare tutti i sistemi percettivi, adottando un’unica chiave di lettura per l’Universo stesso, nella quale scienza e religione siano fuse in una sola visione globale della realtà.

Noi, cercando il modo per dimostrare che un OVNI può volare come dicono i testimoni, e quindi esistere, abbiamo operato secondo i dogmi dettati dalla scienza ufficiale, la quale dice che:

una cosa, per esistere, deve avere degli algoritmi che la descrivono.
Procedendo nella costruzione dell’Ipotesi di Super Spin (SSH), ci siamo resi conto che questo modo di pensare è il vero limite di tutto il pensiero umano. Non solo, ma ci siamo resi conto che la nostra ipotesi assume a volte degli aspetti teosofici per noi inconcepibili. Molti degli aspetti della SSH, infatti, descrivono esattamente quello che già antiche filosofie hanno descritto. Il testo di Fritrof Capra
Il tao della fisica edito da
Adelphi, in cui si descrive l’accostamento che ci sarebbe tra il modo che avevano gli antichi orientali di descrivere l’Universo e quanto sta scoprendo la fisica moderna, testimonia che anche noi ci stiamo allineando a questa corrente di pensiero.

Gli antichi, dunque, con altri mezzi percettivi e quindi con altre conoscenze, avevano una visione della realtà che, senza far uso di algoritmi, ha molto in comune con quello che dicono gli scienziati moderni.

A questo punto va rilevato che gli antichi, a nostro avviso, erano, nei loro processi di apprendimento, molto simili ai bambini, non possedendo prerequisiti di sorta e non conoscendo gli algoritmi che giustificano il comportamento dell’Universo. Essi erano, quindi, in relazione con l’Universo stesso in un modo differente da chi possiede delle conoscenze che gli derivano dai suoi studi di tipo occidentale.

Un bambino che vede una mela "cadere per aria" non si stupisce come fa, al contrario, un professore di fisica, il quale pensa di essere vittima di una allucinazione, perché, per quest’ultimo, le mele devono cadere per terra e non possono levitare. Il professore scarterà l’ipotesi di aver visto effettivamente la mela "cadere per aria" e concluderà che il fenomeno fisico non è accaduto. Per il bambino, invece, che non deve giustificare con le formule la realtà che lo circonda, non c’è nulla di strano nel vedere e descrivere il fenomeno così come lo percepisce.

Va specificato pure che le culture hanno sempre condizionato in maniera rilevante il comportamento dei bambini. Mentre in occidente si affrontava la realtà con molti prerequisiti scientifici, in oriente, invece, si cercava l’armonia con l’Universo. Gli antichi orientali erano portati a vedere l’Universo come qualcosa che non aveva bisogno di leggi fisiche per manifestarsi: si manifestava e basta!

Le antiche filosofie che descrivono l’Universo si basano, in fondo, su due principi fondamentali, che sono il dualismo della realtà e la trinità dell’essere.

Su questi due aspetti filosofici e teosofici si sono scontrati diversi movimenti di pensiero. Basta far riferimento alla dualità dello Yin e dello Yang, reperibile anche in modelli matematici che descrivono la realtà e l’antirealtà, senza la quale la realtà stessa non potrebbe esistere. Acceso o spento, vivo o morto, in moto o fermo, in rotazione oraria od antioraria, come lo stesso simbolo Yin-Yang mostra, sono una rappresentazione della realtà.

Nella teoria SSH questi concetti sono contenuti, infatti rotazione in senso orario od antiorario possono rappresentare, matematicamente, la materia o l’antimateria, lo spazio o l’antispazio, il tempo o l’antitempo.

Che dire, poi, dell’aspetto teosofico della Santissima Trinità cristiana o della corrispondente Trimurti buddista, che nella teoria SSH vengono rappresentate dai tre assi cartesiani Spazio, Tempo ed Energia potenziale, i quali altro non sarebbero che campo elettrico, campo magnetico e campo gravitazionale?

È come dire che dualismo e trinità, che prima si scontravano come filosofie diverse, trovano ora una unificazione nella nostra ipotesi di modello universale, perché la definizione che noi diamo è la seguente:
Esiste la consapevolezza dell’essere, che viene espressa dalla rotazione di un luogo di punti del dominio Spazio-Tempo-Energia, ma esistono tre aspetti che descrivono la realtà e sono i domini del nostro sistema. Ogni dominio ha solo due possibilità di manifestarsi: rotazione oraria oppure antioraria rispetto al riferimento, che è la consapevolezza stessa.

In parole più semplici, secondo il nostro schema di pensiero l’essere si manifesta solo se si muove, se fa qualcosa, se ruota attorno al proprio asse nello Spazio-Tempo-Energia. Se l’essere sta fermo, non è che non esista, ma semplicemente non si manifesta. Non si manifesta a se stesso, non sa di esistere, ma, se il luogo dei punti che caratterizza l’essere comincia a ruotare nel dominio Spazio-Tempo-Energia, acquisisce la coscienza di Sé e si accorge di se stesso.
Dunque la differenza fondamentale che c’è, tra stare fuori oppure dentro il nostro Universo, è data dalla presenza od assenza di rotazione.

All’interno dell’Universo i luoghi di punti matematicamente descrivibili sono caratterizzati da rotazione, quindi percepibili in varie forme, a seconda del versore che li descrive, ma all’esterno dell’Universo i punti che esistono non si manifestano, poiché sono fermi. Questo concetto, totalmente nuovo, si accorda perfettamente con quello che la fisica moderna e la teoria buddista, o la teosofia di madame Blavatsky, descrivono come una creazione continua.
Secondo noi l’Universo si espande, ma contemporaneamente la creazione appare continua.

Questi due concetti andrebbero a cozzare con la logica della termodinamica, che vuole l’Universo come sistema chiuso, ma in continua espansione.

Secondo la logica esposta nella teoria SSH, invece, l’Universo si espande ruotando attorno agli assi dell’Energia, dello Spazio e del Tempo: la rotazione attorno all’asse del Tempo produce l’effetto di espansione dell’Universo stesso, o meglio quello che noi percepiamo come espansione, ma nell’espandersi l’Universo non si dilata. Se si dilatasse, la sua densità tenderebbe a diminuire nel tempo ed il tessuto spazio-temporale che costituisce il piano Spazio-Tempo si slabbrerebbe.
Per l’SSH, l’Universo si espande perché i suoi bordi vengono a contatto con luoghi di punti caratterizzati da non-rotazione, comunicando l’informazione di rotazione a questi punti, i quali, se prima erano fermi, non apparivano; dopo, quando sono stati messi in moto dai bordi dell’Universo, diventano matematicamente definibili e quindi visibili. Questo processo può essere rappresentato come una creazione continua, cioè come una continua messa in rotazione di punti che prima non ruotavano e che quindi, seppur esistenti, non si manifestavano.

L’Universo, dunque, non si raffredderebbe a causa dell’espansione in quanto tale, ma perché il suo contenuto energetico iniziale si delocalizzerebbe su una superficie spazio-temporale più ampia. In effetti, da un punto di vista energetico, durante il trascorrere del tempo, i differenti livelli di Energia che caratterizzerebbero le diverse realtà parallele, cioè i diversi piani spazio-temporali, si sposterebbero verso il basso per l’antimateria e verso l’alto per la materia.

Questi spostamenti, nel nostro habitat spazio-temporale, produrrebbero, con il passar del tempo, scomparsa apparente di materia, ed, alla fine del Tempo stesso, rimarrebbe solo radiazione elettromagnetica, che si annichilerebbe con l’antiradiazione elettromagnetica proveniente dalla corrispondente scomparsa di antimateria. Un attimo prima dell’annichilazione finale, rimarrebbe un solo piano Spazio-Tempo, che si annichilirebbe con il corrispondente antipiano, facendo spegnere l’Universo come la macchiolina luminosa al centro di uno schermo televisivo e riportandolo ad essere ciò che era all’inizio, soltanto un punto fermo privo di rotazione.

Rimangono da sottolineare ancora due aspetti di natura tecnica:
- È evidente che la struttura dello Spazio-Tempo, all’interno dell’SSH, prevede l’esistenza dell’etere, cioè di qualcosa che rappresenta il materiale stesso con cui è costruito il piano dell’esistenza. L’etere, in quest’ottica, non sarebbe altro che qualcosa che "è", semplicemente perché i suoi punti sono caratterizzati da rotazione lungo gli assi del dominio Spazio-Tempo-Energia, i quali così si autodefinirebbero.

- Lo Spazio si espande alla velocità della luce, che è anche la velocità limite della creazione. Questo assioma è necessario, nell’SSH, perché l’unica velocità di espansione del nostro Universo, tale da non consentirne la fuoriuscita di alcun corpo presente al suo interno, è proprio la velocità della luce. Infatti, ammettiamo che l’Universo abbia cominciato ad espandersi al tempo t0 e supponiamo che, qualche istante dopo, fosse ipoteticamente già stata creata un’astronave piccola piccola, con al suo interno un pilota ancor più piccolo, la quale, dal centro della Creazione, volasse, alla massima velocità possibile, verso i bordi dell’Universo in espansione, per tentare di raggiungerli; il pilota scoprirebbe di non potercela mai fare, perché la sua meta correrebbe continuamente davanti a lui, alla sua stessa velocità, mantenendo sempre lo stesso ritardo tra i confini dell’Universo Cosciente e l’ipotetica piccola astronave. Qualsiasi altro valore della velocità di espansione, inferiore a quello della velocità della luce, permetterebbe a chiunque di raggiungere e superare i confini dell’Universo. Ciò, a ben vedere, sarebbe contrario al principio di indeterminazione di Heisemberg ed ai tre principi della termodinamica classica, i quali suggeriscono che l’Universo è, in ogni caso, rotazionale e chiuso.
Ed ecco che si presenta l’unico concetto non in accordo con la fisica classica: si tratta della costante di Hubble, un numero secondo il quale, siccome le galassie si allontanerebbero l’una dall’altra con velocità calcolate mediante misure di "red shift", l’Universo si espanderebbe con la stessa velocità con la quale le galassie si allontanano da un ipotetico centro. Questa ipotesi richiama una similitudine: è come se se una macchia circolare di un potente solvente si allargasse su di un vestito con una certa velocità, portando via, radialmente verso l’esterno, tutte le molecole del colorante del tessuto, con la stessa velocità con cui essa si espande. In campo scientifico questo principio viene utilizzato nella cosiddetta "thin layer chromatography", ma la misura della velocità di espansione della macchia, effettuata sulle molecole di colorante trascinate via, tiene automaticamente conto del fatto che il tessuto del vestito, su cui poggiano le molecole, rimane al suo posto e le frena, così come si comporta il tessuto dello Spazio-Tempo, il quale rallenta la corsa delle galassie che poggiano su di esso.

Un altro aspetto dell’SSH che sembra coinvolgere non solo risvolti teosofici, ma anche religiosi, concernenti la comprensione dell’Universo, è evidenziato dalla somiglianza che la Kabbalah ebraica presenta con il modello matematico-geometrico proposto. Infatti la Kabbalah si basa su alcuni numeri che simboleggiano la creazione e sono legati ad alcune forme geometriche. Il numero uno è legato al punto, il due alla retta, il tre al triangolo, il quattro al cono ed il cinque al tetraedro, che sarebbero stati creati in questa sequenza.

Questi appaiono essere, però, proprio i passi geometrici che contraddistinguono il domino SSH. Dapprima c’è il Punto, poi si forma l’asse delle Energie, quindi esso inizia a ruotare e si forma un Triangolo rotante, che dà origine al Cono, ed infine si ha un Tetraedro, provocato dallo spostamento del Triangolo sull’asse del Tempo.

Casualità?

Un’ulteriore correlazione tra l’SSH e le teorie teosofiche orientali è messa in evidenza dalla visione dell’Universo dei monaci tibetani, formatasi per mezzo delle conoscenze conseguite tramite quello che è definito
il terzo occhio. Il terzo occhio non sarebbe un organo vero e proprio, ma deriverebbe dalla focalizzazione di tre organi ben precisi, che gli antichi Lama conoscevano benissimo da tempi immemorabili.

Negli scritti di alcuni monaci viene riportata la descrizione dell’apertura del terzo occhio mediante pratiche di meditazione, spesso accompagnate dalla somministrazione di alcuni farmaci o droghe di varia natura.
Da un punto di vista biochimico il discorso può essere molto complesso, ma gli antichi sostenevano che la ghiandola pineale era uno dei pilastri di tutta l’operatività del cosiddetto
terzo occhio. Quello che oggi si conosce sulla pineale è ben poco, ma abbastanza per trarne una ipotesi di lavoro interessante anche a livello farmacologico.
La pineale è l’unica ghiandola del corpo umano che risulta sensibile ai campi magnetici.

Paradossalmente questo aspetto della questione è stato anche affrontato nel caso dei rapimenti alieni (abductions) e degli stati di percezione alterata che si producono nell’addotto quando viene rapito.

L’ipotesi avanzata per spiegare questi casi è che l’impianto, introdotto attraverso la cavità nasale fino all’interno dell’ipofisi, funzioni emettendo, tra l’altro, un campo magnetico impulsivo di opportuna frequenza, che stimola la Pineale a trasformare serotonina in melatonina ed alterando, di conseguenza, tutto l’equilibrio ormonale del cervello umano. Si produrrebbe, tra l’altro, analgesia e disorientamento nell’individuo addotto, che potrebbe essere, così, facilmente manipolato.

Molti dei pluriaddotti (repeaters) sostengono di aver acquisito qualche facoltà paranormale ed una visione della realtà spesso mutata rispetto a prima del rapimento. Per spiegare tale fenomeno una ipotesi sostiene che i soggetti rapiti acquisirebbero capacità extrasensoriali perché una specie di terzo occhio potrebbe funzionare parzialmente dentro di loro, a causa di un effetto collaterale della secrezione di melatonina (che ha una base simile a quella degli alcaloidi dell’indolo), per cui si producono stati di percezione alterata non meglio identificati (l’LSD, od acido lisergico, funzionerebbe allo stesso modo). La biochimica di questa molecola, infatti, produrrebbe uno stato di percezione alterata, simile allo stato estatico prodotto dalla mescalina sui Mescaleros.

Dire, però,
percezione alterata è limitativo, poiché la percezione potrebbe essere stata
ampliata, anche se in modo incompleto, e non semplicemente
alterata dal farmaco, come sostiene colui che ha sintetizzato e provato per la prima volta su se stesso l’acido lisergico. In altre parole l’apertura parziale del terzo occhio, per ora continuiamo a chiamarlo così, avverrebbe negli addotti come risposta chimica ad una sollecitazione biochimica che comunque avrebbe agito su mlecole a base di nuclei indolici.

L’attività della Pineale, dunque, in linea di principio, potrebbe essere alterata da fattori chimici, che produrrebbero lo stato di percezione ampliata.

Un’altra importante osservazione nasce dalla descrizione di come si vede l’Universo attraverso il terzo occhio, reperibile in alcuni testi di natura esoterica, sia vecchi che nuovi. L’Universo, attraverso il terzo occhio, sembra manifestarsi come una serie di "cose" caratterizzate da una tripla rotazione, che si svolge, appunto, attorno a tre assi.

Inoltre il rotore di queste "cose" era anche stato già disegnato da molto tempo, ma, se visto solo nel campo spaziale, appariva di difficile comprensione, tuttavia assomigliava decisamente al nostro spin.
Riportiamo l’immagine ripresa da
L’Apertura del terzo occhio di Douglas Baker - Ed. Armenia - 1999 - pag. 26.

Ma vediamo come questo oggetto viene descritto da chi crede di averlo visto attraverso il terzo occhio:
"È un cuore vivente che pulsa d’energia, con le sue tre spire più spesse e le sette più sottili… Nelle tre spire corrono correnti d’elettricità differenziata, le altre sette vibrano in risposta ad onde eteriche di ogni tipo… suoni, luce, calore, ecc. ed indicano i sette colori dello spettro;

L’atomo ANU (così è definito esotericamente - nda)… possiede tre movimenti propri, per così dire personali e cioè indipendenti da qualsiasi sollecitazione esterna. Ruota senza posa attorno al suo asse, simile ad una trottola. Descrive un piccolo cerchio con il suo asse, come se l’asse della trottola si muovesse in un piccolo cerchio (seconda rotazione, attorno ad un secondo asse, perpendicolare al primo - nda). Possiede una pulsazione regolare,.. come quella di un cuore (visione della terza frequenza di rotazione - nda). Quando una forza esterna viene ad agire su di esso, comincia a danzare e ondeggiare, si butta concitatamente di qua e di là, compie le rotazioni più straordinarie e rapide, ma i tre movimenti fondamentali perdurano incessantemente"
(tratto da
First principles of theosophy di Jinaradaiasa - Ed. Adyar - e ripreso da
L’Apertura del terzo occhio di Douglas Baker – Ed. Armenia - 1999 - pagg. 25 e 27).

Nello stesso trattato troviamo anche un’interessante discussione sui tre chakra della testa che, se accesi, darebbero il via alla focalizzazione dell’immagine nel terzo occhio.

Ma cos’è un chakra?

Un organo eterico collegato al corpo eterico, cioè alla parte del nostro essere che, secondo antichi testi Indù, sarebbe da mettere in relazione con diversi aspetti dell’esistenza, non solo di quella fisica.

L’utilizzazione dei chakra è caratteristica della medicina trascendentale e nei processi della comprensione delle cose attraverso la scienza intuitiva, a cui spesso ci riferiamo. Tre di questi punti, detti "della testa", e più precisamente i chakra della sommità capo, della fronte e della gola, sarebbero da correlarsi, del resto come tutti gli altri chakra, a ben precisi punti del corpo materiale a cui sono strettamente legati. In particolare questi tre sarebbero da mettere in relazione con la ghiandola pineale (sommità del capo), con la pituitaria (fronte) e con la tiroidea (gola).
Questa particolare osservazione, che risale agli Indù ed i monaci tibetani, secondo la SSH è da mettersi in stretta correlazione, come abbiamo già accennato, con meccanismi puramente biochimici.

La prima annotazione che va fatta è che la ghiandola pineale è sensibile al campo magnetico, come riportato in un rilevante numero di pubblicazioni scientifiche.
L’idea conseguente, a nostro avviso, è che le altre due ghiandole, collegate ai chakra responsabili dell’apertura del terzo occhio, potrebbero essere messe in relazione con i campi gravitazionale ed elettrico.
Mentre si sa poco, a tal proposito, sulla Pituitaria, tranne che tumori a questa ghiandola provocherebbero fenomeni di gigantismo o di nanismo, come se il corpo umano non fosse più in grado di distinguere correttamente l’influenza della forza gravitazionale terrestre, nulla si sa sugli effetti del campo elettrico sulla Tiroide.
Se, però, le cose stessero come noi supponiamo e le tre ghiandole fossero sensibili ai campi magnetico, elettrico e gravitazionale, cioè fossero capaci di percepire l’Universo in relazione alla situazione di questi tre campi esistente in quel determinato Spazio-Tempo-Energia, o ancora meglio vedessero gli spin correlati a tali campi nella teoria SSH, allora si spiegherebbe come si può avere una percezione dell’Universo nei termini dell’ANU precedentemente descritto.

L’analogia tra la convinzione induista e la SSH è quanto mai calzante, se si pensa che chi può accedere all’apertura del terzo occhio può vedere l’Universo in funzione di tre sue variabili fondamentali, che sono i campi magnetico, elettrico e gravitazionale, ma sono anche, in altre parole, il Tempo, lo Spazio e l’Energia potenziale. L’Universo ci apparirebbe com’è realmente e non come lo vediamo attraverso sensi troppo rudimentali come la vista, il tatto, l’olfatto, il gusto e l’udito. Invece di percepire i risultati delle interazioni fisiche, si percepirebbero solo le tre fondamentali azioni (o campi) della fisica.

Il terzo occhio non sarebbe dunque un organo, ma l’insieme del complicato elettrochimismo di tre ghiandole che, opportunamente sollecitate ad agire in modo sinergico, produrrebbero endorfine e droghe interne in grado di correlare tra loro i tre aspetti fondamentali della realtà, che sono proprio lo Spazio, il Tempo e l’Energia potenziale, tutto quello che serve per descrivere geometricamente i luoghi di punti che formano il mondo che ci circonda.

La SSH sarebbe, di conseguenza, un modello matematico-geometrico capace di mettere d’accordo la fisica classica con l’esoterismo della Blavatsky e con la visione induista e kabbalistica del mondo: non solo una banale sintesi di teorie, ma l’unificazione di tutti i modi di pensare, cioè di percepire l’Universo. La percezione dell’Universo è, infatti, il punto di partenza su cui si fonda una qualsiasi teoria e tutti i modi a noi noti di percepire la realtà sarebbero soltanto descrizioni parziali di parti differenti dell’Universo, ciascuna parzialmente valida ed ognuna contenuta nella SSH, che le comprende tutte.

In quest’ottica si potrebbe tentare anche la razionalizzazione di quei fenomeni di natura paranormale che risultano di difficile comprensione, ma sono facilmente descrivibili con l’interazione parziale di due ghiandole o l’attività di una sola ghiandola alla volta. Così fenomeni di levitazione di oggetti, probabilmente causati da variazioni del campo gravitazionale locale, potrebbero essere innescati dall’intervento della Pituitaria, fenomeni di preveggenza potrebbero essere ascrivibili alla visione alterata del tempo, o meglio, dello spin lungo l’asse del Tempo, da correlarsi al campo magnetico e quindi alla Pineale, e così via.

Questi momenti percettivi alterati accadrebbero, casualmente, solo in persone particolarmente predisposte o sollecitate da eventi esterni, che, molto probabilmente, provocano una variazione del chimismo di almeno una di queste tre ghiandole.
L’SSH è anche in grado di formulare una risposta al quesito sull’esistenza del Dio cristiano, ma anche di quello buddista o comunque di un Dio monoteista. Secondo la SSH, infatti, in principio esiste un punto fermo, il quale, pur avendo consapevolezza di sé, non ha conoscenza di se stesso, perché non ruota. Appena comincia a ruotare sull’asse dell’Energia, si accorge di essere e ne prende conoscenza. Si tratta di una conoscenza parziale, perché il punto sa di essere, ma non sa come è fatto. Non ha, in effetti, nessuno specchio per guardarsi o punto di riferimento con cui correlarsi: è l’unico punto di un sistema fisico costituito da un solo punto. L’essere, allora, decide di acquisire la conoscenza di Sé e si divide in tutti gli aspetti della realtà, che così potranno guardarsi, vedersi e conoscersi. Si creano gli assi dello Spazio e del Tempo, con tutte le manifestazioni dell’Entità, che si divide in luoghi di punti caratterizzati da rotazioni differenziate. Nascono le cose materiali e la loro controparte spirituale, nascono le cose buone e le cose cattive, il più ed il meno ed il dualismo nella trinità.

Nell’arco di tempo necessario a prendere coscienza di tutte le sue manifestazioni, l’Essere realizza la sua conoscenza e quindi rende completa la sua esistenza. Alla fine di tale tempo la SSH prevede che l’Universo si richiuda in un solo punto, cioè che i piani spazio-temporali si fondano insieme, con la materia che si fonde con l’antimateria ed i campi di forze con gli anticampi, per tornare ad essere come prima, come all’inizio … un punto e basta, ma con la differenza che ora l’Essere, sapendo com’è fatto, può anche fermarsi, non morire perché è immortale, ma perdere ancora una volta la sua conoscenza e non ruotare più fino al prossimo risveglio, se necessario!

Possiamo notare come le parole espresse dalla SSH si sovrappongano perfettamente all’idea di Dio che hanno Buddha o Cristo (e non crediamo che sia un caso), anche perché ormai ci rendiamo conto che troppi sono gli aspetti della realtà che, come per magia, risultano ben descritti dalla SSH.

Un’ulteriore annotazione interessante è che, se le cose stanno così, noi non dobbiamo considerarci singoli individui, ma parte di un Essere che è il solo Essere. Noi saremmo, quindi, solo una piccola parte di tale Essere, ma la cosa interessante è che noi ed i nostri peggiori nemici siamo parti diverse di una stessa Cosa. Questo giustificherebbe il fatto che, come abbiamo già detto, si potrebbe sapere cosa accade a qualcosa o a qualcun altro, che sia spazio-temporalmente lontano da noi, semplicemente perché siamo la stessa cosa in ogni momento della vita dell’Universo. L’ultimo aspetto, su cui vogliamo in questa sede insistere, riguarda l’esistenza del Tempo, dello Spazio e dell’Energia potenziale.

Infatti, se esaminiamo le condizioni al contorno del domino matematico-geometrico della SSH, notiamo che, all’inizio ed alla fine, le condizioni al contorno appaiono identiche. Da questo punto di vista facciamo notare che il tempo, così come noi oggi lo consideriamo, è una variazione dello spazio, così come il campo elettrico ed il campo magnetico sono variazioni l’uno dell’altro.
Se, ad esempio, le cose stessero ferme, il tempo non servirebbe come descrittore fisico: prima un oggetto è qui, poi sarà lì…, ma, se l’oggetto non si sposta, dire
prima e
poi non ha senso, così come non ha senso dire
qui e
lì. D’altro canto anche l’asse dell’Energia sussiste solamente perché lo Spazio-Tempo viene deformato ed incurvato. Si potrebbe tranquillamente supporre che il Tempo, lo Spazio e l’Energia esistano solo all’interno del dominio necessario alla acquisizione della consapevolezza, ma, poiché, alla fine del Tutto, si trasformano nella stessa cosa che erano all’inizio, si può concludere che Spazio, Tempo ed Energia sono solo una manifestazione transitoria dell’Essere, ma, in assoluto, non esistono, in quanto non necessari a descrivere niente.
In conclusione l’unica cosa che È è la consapevolezza dell’essere, mentre lo Spazio, il Tempo e l’Energia servono solo localmente ad acquisire la conoscenza del Sé, ma nulla hanno a che fare con la consapevolezza di essere.

L’acquisizione della conoscenza richiederebbe, quindi, un atto di volontà?