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Tutti gli articoli di EdicolaWeb OLTRE LA FISICA DI STAR TREK
(L’Ipotesi di Super Spin)

di Corrado Malanga del Gruppo StarGate
e Alfredo Magenta del Comitato Scientifico del CIFAS


10.4   IV° - LA DEVIAZIONE DEL PIANO DELLA LUCE POLARIZZATA

L’SSH evidenzia una buona descrizione di tutti gli aspetti della realtà locale, soprattutto di quelli per i quali non esiste ancora una chiara chiave di lettura.

Prendiamo, ad esempio, uno degli aspetti più importanti: la simmetria.

Alcuni esperimenti dimostrerebbero come la simmetria non sia sempre rispettata e tale problema provoca disagio nella fisica attuale, perché è convinzione comune che la simmetria finale dovrebbe rimanere costante, in quanto tale proprietà della materia è strettamente legata alla termodinamica. Infatti si sa che l’Universo perde asimmetria, diventando sempre più simmetrico (c’è anche una legge secondo la quale, in qualsiasi reazione chimica, a partire da un composto asimmetrico, si può ottenere un altro composto, però mai più asimmetrico di quello di partenza).

È bene ricordare che, ad una situazione asimmetrica, caratterizzata dalla totale mancanza di elementi di simmetria, corrisponde un contenuto elevato di Energia potenziale, mentre ad una situazione simmetrica corrisponde, entropicamente, un contenuto di Energia potenziale ridotto. Tra i due estremi esistono una o più condizioni di asimmetria, caratterizzate dalla mancanza di qualche elemento di simmetria, ma anche dalla presenza di almeno un elemento di simmetria. Per dirla in parole semplici, nel nostro universo un cubo ha la tendenza, nel tempo, a trasformarsi in una sfera.

La vita, come noi la conosciamo, esiste solo perché il DNA è una molecola altamente asimmetrica, composta di glucosidi asimmetrici, che produce aminoacidi asimmetrici.
Ma quando una molecola può essere definita asimmetrica? Quando devia il piano della luce polarizzata. Questo fatto è da mettersi in relazione da una parte con la presenza, nella molecola che possiede questa caratteristica, di un centro di inversione (qualcuno erroneamente dice, di un piano di simmetria) e dall’altra, dalla conseguenza che la molecola e la sua immagine speculare non sono sovrapponibili nello spazio e quindi sono due entità differenti.

Dalla SSH si evince abbastanza facilmente come l’Universo, invece, non cambi mai stato di simmetria, mantenendo sempre un unico elemento di simmetria, che è rappresentato, guarda caso, da un centro di inversione. Quest’ultimo è il punto in cui lo Stato fisico e l’anti-Stato fisico si incontrano, è il punto al di sopra del quale esiste antimateria ed al di sotto materia, è il punto di contatto dei vertici di due semiconi coassiali (due comuni coni per gelato, con le punte che si toccano), che, alla fine dei tempi, diventeranno un piano ed un antipiano, i quali, pieni rispettivamente di radiazione ed antiradiazione, si elimineranno a vicenda, facendo concentrare l’Universo in un unico punto [Similmente al punto del Confine C di Penrose o al punto Omega di Tipler].
Durante tutti questi passaggi geometrici il centro di inversione rimane sempre e non si altera mai. Tutto ciò è in perfetto accordo con la conservazione dell’Energia, visto che questa è strettamente legata alla simmetria.

Il concetto di Universo della fisica attuale, invece, non è in accordo con la conservazione della simmetria, perché in esso tutto si simmetrizza e ciò, se da un lato può essere formalmente in accordo con il concetto di entropia, per cui l’Universo si deve raffreddare perché è un sistema chiuso in cui l’entropia aumenta sempre, d’altra parte non tiene minimamente conto del fatto che la simmetria deve assolutamente conservarsi.

Tutto ciò significa che l’informazione di asimmetria è indissolubilmente legata alla manifestazione dell’essere, che, se fosse totalmente simmetrico, pur essendo, forse non si manifesterebbe! Ma è legata anche alla presenza, nel nostro universo, di molecole e di oggetti comunque asimmetrici.

Le molecole che non possiedono un centro di inversione od un piano di simmetria hanno dunque la caratteristica di ruotare tutti i piani della luce, ad esempio di quella solare, ma, perché si possa notare questo fenomeno, bisogna utilizzare luce polarizzata secondo un solo piano, tra gli infiniti piani che formano la radiazione elettromagnetica solare.

A tale scopo si prende un raggio di luce e si fa in modo che attraversi un filtro polarizzatore; quest’ultimo ha la caratteristica di lasciar passare soltanto le componenti oscillatorie dei fotoni che si manifestano secondo il suo piano caratteristico di polarizzazione. Le componenti oscillatorie perpendicolari a quella selezionata non possono passare. La luce così polarizzata attraversa, poi, la sostanza asimmetrica, che ne fa ruotare di qualche grado il piano di polarizzazione. L’angolo viene, infine, misurato facendo passare la luce uscente attraverso un altro filtro polarizzatore, con direzione di polarizzazione perfettamente nota, e ruotando quest’ultimo fino ad ottenere la massima (oppure la minima) luminosità in uscita.

Ma cosa fa ruotare il piano della luce polarizzata?

Attualmente non esistono che mere ipotesi, ma la SSH fornisce una valida e semplice interpretazione del fenomeno.

Innanzitutto se si prende in esame una molecola caratterizzata dall’assenza di piani e centri di simmetria, come il fluorobromodeuterometano, ci sarà la possibilità che questa ruoti dello stesso angolo il piano della luce polarizzata a destra o a sinistra. Sono quindi due i tipi esistenti di molecola di fluorobromodeuterometano. Una si chiamerà S (sinister) e l’altra R (rectus), secondo regole di nomenclatura dettate da tre chimici, di nome Kahan, Ingold e Prelog.

Ma quale differenza esiste tra queste due molecole?

Un atomo di idrogeno, sostituendone uno di deuterio, eliminerebbe il fenomeno della rotazione della luce polarizzata. Questo vuol dire che basta un neutrone in più nel nucleo dell’atomo di idrogeno per asimmetrizzare la molecola presa in oggetto e per renderla otticamente attiva.

Ma un neutrone in più vuol dire solamente una massa in più.

Si assiste dunque ad un fatto strano, ma eclatante: la luce è stata deviata da qualcosa che ha massa! La luce è stata deviata da un campo gravitazionale, in modo decisamente più marcato di quanto faccia il pianeta Giove con la luce di uno dei suoi satelliti.

Ancora una volta siamo di fronte a piccoli oggetti, come i neutroni, che sarebbero in grado di ruotare il piano della luce polarizzata.

Ma come può accadere tutto ciò?

Semplicemente perché la somma delle componenti tensoriali lungo gli assi dello Spazio, del Tempo e dell’Energia darebbe una risultante con versore differente da quello dei fotoni inizialmente presenti. Infatti si può notare che le tre componenti dello Spazio sono perpendicolari tra loro, come quelle del Tempo e dell’Energia, ma bisogna tener presente che lo Spazio x deve essere perpendicolare al Tempo x ed all’Energia x e ciò vale anche per le componenti y e z. Così può capitare che il campo elettromagnetico della luce polarizzata interferisca con qualche componente dell’Energia potenziale e ne venga distorto. Il risultato sarebbe la deviazione del piano della luce polarizzata: un’ulteriore conferma della validità della SSH.

Ma allora esiste veramente la deviazione dello Spazio-Tempo di Rosen-Einstein?

Se possiamo ipotizzare che la deviazione della luce non sia dovuta alla deformazione dello Spazio-Tempo, ma semplicemente a relazioni vettoriali tra gli spin dei luoghi di punti di quest’ultimo, ancora una volta non abbiamo bisogno di far ricorso alla sua piegatura.

Facciamo così salvo un altro problema, legato alla dilatazione dell’etere. Infatti se lo Spazio-Tempo si piegasse, esso si dilaterebbe, modificando, così, localmente la sua densità fino a slabbrarsi, ad un certo punto, sotto il peso di un’immensa onda gravitazionale.

Se la piegatura non esistesse, invece, lo Spazio-Tempo avrebbe sempre la stessa densità e non altererebbe neppure localmente il valore della densità prevedibile per un etere rigido.
Tale deviazione apparirebbe solamente quando due luoghi di punti interferiscono e non hanno la stessa simmetria. Infatti i luoghi di punti che caratterizzano il fotone polarizzato appaiono non essere simmetrici, nel dominio enneadimensionale dell’SSH (il fotone ha la simmetria di una lenticchia, mentre il fotone polarizzato assomiglia ad un sigaro posto sul piano S-T, lungo l’asse a 45° OP’ di Fig. 1), mentre il gravitone sarebbe anch’esso asimmetrico, ma in modo diverso dal fotone (avrebbe la forma di un sigaro posto in verticale nel dominio SSH).

Dunque dall’interazione di due cose con asimmetria differente nascerebbe una risposta non completamente simmetrica.

Il fotone, se gli si attribuisce una piccola massa, appare come una lenticchia, mentre apparirebbe come un disco senza spessore nel piano S-T se non avesse massa; in ogni caso non potrebbe mai essere una sfera. Esso è carente di rotazione lungo l’asse dell’Energia potenziale, sul quale, invece, il gravitone possiede tutto il suo effetto.

Quello che si nota, quando la luce viene deviata dal pianeta Giove, sarebbe dunque il risultato della somma di alcune componenti tensoriali dei gravitoni di Giove con componenti proprie dei fotoni della luce che subisce la deviazione.

Dovrebbe altresì esistere una piccola variazione sui gravitoni di Giove, poiché comunque vige sempre il principio della conservazione della rotazione totale.

Così, quando un raggio di luce polarizzata passa attraverso una sostanza otticamente attiva, che non possiede, cioè, un centro di inversione, si hanno due effetti: il primo è lo spostamento del piano della luce polarizzata, che è ben misurabile, ed un secondo, mai indagato, ma che dovrebbe essere probabilmente misurabile, corrispondente ad una modifica apparente della simmetria in qualche componente della sostanza otticamente attiva, durante il passaggio del raggio di luce polarizzata.

Va infatti ancora una volta ribadito che la somma totale degli elementi di simmetria si deve conservare e, se c’è stata una variazione di simmetria sul fotone, si deve rilevare una variazione di simmetria anche sulla parte gravitonica, che è stata utilizzata nell’operazione di somma matriciale dell’ANNESSO II.

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