10.2 II° - IL PROBLEMA DEL SUPERAMENTO
DELLA VELOCITÀ DELLA LUCE
Bisogna tener presente che ancora non si è risolto il problema più grosso. Infatti, se ora è possibile postulare interazioni luce-materia, perché si tratta, in realtà, della stessa cosa, non si può ancora dire di aver risolto il problema delle velocità transluminali necessarie ad ammettere la presenza extraterrestre sul nostro pianeta. Per far questo l’SSH prevede di rivedere la struttura dell’Universo ed il suo comportamento dal momento della sua creazione a quando Tutto finirà.

L’ipotesi di partenza è la seguente.

Al momento della nascita l’Universo della SSH è puntiforme, in rotazione Brauniana. Improvvisamente, a causa di una combinazione di risonanze coerenti, si determinano delle rotazioni discrete ed opposte che creano, per la dualita’ delle forze elettromagnetiche e gravitazionali, due getti, uno di materia ed uno di antimateria, che vengono proiettati, in versi opposti l’uno rispetto all’altro, sull’asse delle Energie, creando una serie di livelli energetici corrispondenti a diversi livelli di rotazione.

Il nostro Universo, infatti, è dissimmetrico, ma si può ragionevolmente supporre che la dissimmetrizzazione con il tempo diminuisca (terzo principio della termodinamica). Questo vuol dire che l’Universo è nato totalmente dissimmetrico. Tuttavia, se si pensa che nell’Universo c’è poca materia, pochissima antimateria e quasi tutto vuoto, dobbiamo pensare che sia stata creata più materia? O forse è più semplice pensare che ci sia altrettanta antimateria da qualche altra parte? Ed in mezzo anche un asse di simmetria?

L’Universo sarebbe solo localmente non-simmetrico, ma tutta la creazione avrebbe un centro di inversione e quindi un baricentro energetico. Come se il Creatore, o chi per Lui, avesse titolato tanta NaOH con altrettanto HCl, cioè avesse messo nel reattore che è l’Universo tanta materia e altrettanta antimateria, ma prima che queste si annichilassero, producendo solo radiazione di fondo e creando un Universo totalmente vuoto, abbia spaccato l’Universo in due, a metà precisa, con un metaforico colpo di accetta. Sarebbero così rimasti due Universi, l’uno immagine speculare dell’altro, ma il secondo composto di materia, laddove il primo era formato di antimateria.

Per l’SSH la materia si dispose inizialmente su livelli quantizzati, spaziati sull’asse delle Energie, che era l’unico asse esistente all’istante iniziale. Dopo un periodo pari al tempo di Planck, che è estremamente piccolo e per noi non misurabile a causa dell’indeterminazione di Heisenberg, l’asse delle Energie, a causa delle rotazioni quantizzate cominciò ad espandersi, dando così l’avvio allo scorrere del Tempo e creando anche l’asse dello Spazio.

Nel nostro modello l’Universo si espande con velocità tangenziale
(41) V = D . f

Dove D è la distanza dal centro di rotazione, che si muove lungo l’asse del Tempo
e f è l’angolo radiale descritto nell’unità di tempo (f = dwa / dt = velocità angolare)


Contemporaneamente il piano universale ruota attorno all’asse dell’Energia, con
velocità tangenziale V = R . w , dove R è la semiampiezza dell’Universo in quell’istante, ed
w
è l’angolo sotteso, nell’unità di tempo, dalla rotazione attorno all’asse dell’Energia (
w = d
wb / dt = velocità angolare).

Si può notare che la quantità di moto dell’Universo rimane sempre la stessa. All’inizio si ha una veloce rotazione, attorno all’asse dell’Energia, di materia poco distante dall’asse stesso, mentre alla fine c’è una lenta rotazione di materia lontana.
Nel frattempo i punti di materia quantizzata comparsi prima dell’inizio della rotazione attorno all’asse dell’Energia potenziale danno luogo ad una serie di universi paralleli, che noi ipotizziamo, sulla base delle recenti teorie fisiche, situati geometricamente ciascuno a distanza diversa dal centro di rotazione, il quale scorre lungo l’asse del Tempo.
Abbiamo ipotizzato che questi universi siano sette, sulla base del fatto che l’Universo, così come lo postuliamo, è un frattale, in cui sette livelli energetici per un protone devono corrispondere a sette piani spazio-temporali per l’Universo.

La similitudine si basa sulla considerazione che le leggi fisiche devono avere una logica intrinseca che consenta di supporre una loro reiterazione dal microscopico al macroscopico con i dovuti aggiustamenti.

Questi piani universali sono caratterizzati da contenuti di materia diversi l’uno dall’altro, che si riducono mano a mano che ci si avvicina all’asse del Tempo.
In tutti questi piani il Tempo ed il suo variare sono in comune (i piani universali sono isocroni tra loro), ma ciò che è diverso è la quantità di spazio apparente.

Con la nostra ipotesi tutto si riduce di scala dal basso verso l’alto (
Fig. 3), così la velocità della luce, pur essendo diversa nei vari universi, appare, a chi è in uno qualunque di essi, sempre eguale rispetto a quella riscontrata da chi sta in un altro universo e sempre velocita’ limite in ciascun universo.
In parole povere i luoghi di punti che compongono i vari universi si differenziano per la loro frequenza di rotazione lungo gli assi dell’Energia e dello Spazio, ma non per quella lungo l’asse del Tempo, che è comune a tutti.

Gli universi non sono situati fisicamente in luoghi differenti, ma sono tutti nello stesso posto e risultano a noi invisibili, perché la frequenza a cui vibra la loro materia è fondamentalmente diversa da quella della nostra, e quindi risulta per noi non percepibile. È come se qualcuno di noi tentasse di vedere le onde radio dei telefonini: evidentemente ci sono, ma noi non le percepiamo visivamente.

Con il trascorrere del tempo l’Energia si condensa riducendo le rotazioni, gli spazi si avvicinano l’uno all’altro ed anche sulla base della teoria di Tipler, tutti gli Universi raggiungono la linea di orizzonte finale per richiudersi nel punto Omega.

La fine dell’Universo avverrà quando tutti gli universi saranno così vicini l’uno all’altro, sull’asse dell’Energia, da renderne compatibili le frequenze di vibrazione, consentendo loro di compenetrarsi in una sola realtà. In quel momento non ci sarà più materia (valore sull’asse U uguale a zero), bensì solo radiazione elettromagnetica, che si annichilerà con l’antiradiazione elettromagnetica. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il Semiuniverso speculare al nostro è fatto di antimateria. Mentre il nostro Semiuniverso, composto da materia, si espande verso l’alto, quello di antimateria forma, all’opposto, un semicono sempre specularmente corrispondente al nostro e, nello stesso attimo in cui gli universi di materia si compenetreranno, lo faranno anche quelli di antimateria ed insieme, materia ed antimateria, trasformate rispettivamente in radiazione ed antiradiazione, si annichileranno.
L’Universo cesserà, così, di ruotare anche secondo gli assi del Tempo e dello Spazio, richiudendosi quindi in un solo punto, come quando si spegne il televisore.

Questo modello permette di fare dei balzi che possono solo in apparenza sembrare transluminali. Si può infatti ipotizzare di poter saltare da un universo più basso ad uno più alto, seguendo opportune leggi di simmetria. Secondo noi si può accedere ad un solo punto di un universo più alto, che si ottiene graficamente collegando il punto di partenza con il centro di rotazione attorno all’asse del Tempo (
Fig. 4). Infatti il punto di arrivo è l’unico che contiene tutti gli elementi di simmetria di quello di partenza. Tornando nell’universo di partenza, invece, si può decidere di scendere in un luogo di punti coperti da un cono con apertura pari all’angolo
x sotteso dall’Universo in quel momento.

I salti tra i due universi paralleli vengono eseguiti a tempo costante, come si può verificare dalla
Fig. 3, quindi l’effetto relativistico ottenuto è quello di scomparire da una parte e ricomparire in un’altra, nello stesso universo, a tempo costante, cioè senza variazione di tempo, ovvero con velocità infinita.
È da notare che l’angolo
x
costringe il viaggiatore che passa da un universo superiore ad uno inferiore a non uscire mai dal sistema, rispettando, quindi, tutti i principi di fisica corrente.
Va altresì sottolineato che, se vogliamo passare da un universo all’altro, è necessario modificare in modo uguale ed istantaneamente (a tempo costante) la vibrazione di tutti i luoghi di punti che compongono il nostro corpo e la macchina volante che ci circonda, per renderli compatibili con l’universo in cui si vuol entrare, del quale dobbiamo conoscere in precedenza la frequenza vibratoria.
Come si fa?

Per ottenere il salto dimensionale si potrebbe utilizzare un disco composto di materiale superconduttore; il disco, possedendo una massa, sarebbe dotato anche della corrispondente componente rotatoria lungo l’asse dell’Energia potenziale. Se a questa componente rotatoria si sovrappone una rotazione fisica di uguale frequenza del disco, quindi una rotazione attorno all’asse dello Spazio, e si sottopone l’insieme ad un campo magnetico rotante, anch’esso di pari frequenza, nel momento in cui le tre frequenze coincidono si dovrebbe assistere al fenomeno della mutazione di spin. Analogamente a quanto accade in risonanza magnetica nucleare o protonica, lo spin totale del disco avrebbe due possibilità di variazione: diventare attivo solo nel piano Spazio-Temporale o saltare nell’ottante superiore.

Mentre nel primo caso il disco rotante si trasformerebbe in un disco di fotoni, si prevede che, nel secondo caso, questo salti nel Semiuniverso dell’antimateria (Energia potenziale positiva). Salti quantici intermedi, caratterizzati da rotazioni sugli assi dell’Energia e dello Spazio in sincronia tra loro,
mantenendo sempre la frequenza del campo magnetico originario costante, produrrebbero, invece, lo spostamento del disco su piani dimensionali quantizzati differenti (
Fig. 4); si realizzerebbe così, durante la successiva emissione di Energia, la ricaduta nel nostro piano universale, ma, con opportune modifiche, in un luogo diverso da quello di partenza, sempre compreso, però, nel piccolo cono
(che è rappresentato, in figura, da una sezione triangolare, poiché, non spostandoci nel tempo, avremmo solo due dimensioni nel disegno) di
Fig. 4.
(vedi anche il Capitolo 11 - EVIDENZE SPERIMENTALI).
Bisogna infatti ricordare che i diversi piani universali sono isocroni tra loro ed è per questo motivo che la frequenza di rotazione originaria del campo magnetico del disco superconduttore deve rimanere sempre la stessa, mentre vengono modificate, secondo multipli interi di 2p, le componenti spaziale ed energetica, cioè le componenti dei campi elettrico e gravitazionale. Solo rispettando questi parametri si otterrà l’effettivo spostamento del disco su di un altro piano universale e non nell’ottante dell’antimateria.