
OLTRE LA FISICA DI STAR TREK (L’Ipotesi di Super Spin) di Corrado Malanga del Gruppo StarGate e Alfredo Magenta del Comitato Scientifico del CIFAS

8.2 DEFINIZIONE DELLA MATRICE D’EFFETTO
La matrice d’effetto, mediante le componenti presenti sui nove assi del modello S-T-U, produce un tensore, il cui modulo può avere valore massimo uguale ad 1 x 3 = 3 (un valore pari ad 1 su ciascun asse principale) e valore minimo uguale a zero (nessun effetto presente). Implicitamente si ammette che, se se si ha un effetto uguale ripartito su tutti e nove gli assi, su ciascuno di essi si avrà un valore di spin pari ad 1/3, cosicché la somma totale risulterà sempre uguale a 3. Il versore, invece, indicherà il tipo d’effetto prodotto, e quindi come l’Universo ci appare nel punto caratterizzato da quel tensore.

Se, per ipotesi:
- la matrice rotazione, lungo lo Spazio-Tempo, valesse p,
- non esistessero altri effetti dispersivi,
- il modulo del vettore fosse inferiore ad uno (ad esempio 0,99),
moltiplicando p per 0,99 e per una costante, che avrebbe il compito di conferire le opportune dimensioni al risultato, si dovrebbe ottenere, quale effetto finale, la velocità della luce.
Si potrebbe, in tal modo, verificare se l’effetto del vuoto è ancora una volta nullo oppure se esiste l’etere e si potrebbe appurare anche se il fotone ha massa oppure no.
Prima di affrontare il calcolo, gli assi S, T ed U devono essere opportunamente orientati l’uno rispetto all’altro, come indicato nella Tav. E: infatti, non essendo in gioco dimensioni, ma solo rotazioni, queste ultime si sommeranno vettorialmente.

Le regole sono quelle della somma vettoriale:
- due vettori paralleli si sommano se hanno la stessa direzione.
- due vettori paralleli si sottraggono se hanno direzioni opposte.
- due vettori perpendicolari (per esempio Sx ed Sy oppure Ux ed Sx) si sommano con la regola dei quadrati: S = ( Sy2 + Sx2)1/2.
Non esistono altre regole, poiché non esistono altri angoli in un sistema totalmente ortogonale.
Occorre tener presente che, sui nove assi, la somma totale dei valori è sempre uguale a 3, e vale 1 su ciascuno dei tre assi principali (S-T-U).

La formula generale diventa, quindi:
(1) A = [ (Sx - Tz - Uy)2 + (Sy + Tx - Uz)2 + (Sz - Ty + Ux)2]1/2
Calcoliamo ora la matrice del fotone, per il quale:

Sx = Sy = Sz = Tx = Ty = Tz = 1/3

Il fotone, secondo la fisica attuale, non ha massa. Di conseguenza nella nostra rappresentazione non ha componenti lungo l’asse U, pertanto si può scrivere:
Ux = Uy = Uz = 0

Introducendo i valori suddetti nella formula generale (1) si ricava:
(2) A = [(Sy + Tx)2]1/2 = [(1/3 + 1/3)2]1/2 = [(2/3)2]1/2 = 2/3
Attenzione

Anche se il fotone non ha massa, quindi non manifesta rotazione attorno agli assi Ux Uy Uz ed i valori relativi valgono pertanto zero, bisogna comunque ricordare che:
la nostra ipotesi prevede che il loro contributo alla rotazione non possa semplicemente sparire, ma debba essere ridistribuito sui sei assi del Tempo e dello Spazio.

Ciò equivale a dire che
1/3 + 1/3 + 1/3 = 1
deve essere ridistribuito sui sei assi Sx , Sy , Sz , Tx , Ty e Tz , sotto forma di
1 = 1/6 + 1/6 + 1/6 + 1/6 + 1/6 + 1/6 (sei volte 1/6).
Tutto ciò vale se si suppone che il fotone mantenga la simmetria nell’ambito spazio-temporale. Questa condizione è da noi assunta come corretta, tenendo presente l’anisotropia dello Spazio-Tempo-Energia potenziale (non è comunque detto che ciò sia vero anche per le altre particelle: in altre parole la densità dell’Universo lungo i tre assi del dominio SSH, espressa come quantità di rotazione totale, dovrebbe essere la stessa).

In conseguenza di tali ipotesi la (2) diventa:
(3) A = [(Tx + Sy)2]1/2 = [(1/3 + 1/6 + 1/3 + 1/6 )2]1/2 = 1

La velocità del fotone sarebbe quindi pari a:
A . p . Kd = 1 . p . Kd = p . Kd

e quindi ( Nota 3), ponendo Kd = 108 m/s, il valore della velocità della luce risulterebbe pari a:
3,14159.108 m/s = 314 159 Km/s
La costante K d contiene le informazioni sulle unità di misura fino ad oggi adottate nel piano spazio-temporale ed il suo valore è impostato in modo da adattare l’Universo enneadimensionale a quello a noi noto.

Bisogna infatti sottolineare che, per passare dal sistema SSH, assolutamente adimensionale, a quello oggi in uso, bisogna sempre moltiplicare i nostri risultati per una costante che contenga due informazioni:
- le dimensioni
- un parametro numerico che permetta di stabilire, in termini matematici, l’ordine di grandezza dei fenomeni descritti.

Da questo punto di vista il nostro modo di concepire l’Universo prevede che lo Spazio, il Tempo e l’Energia potenziale "scorrano con la stessa velocità", conferendo totale isotropia all’Universo stesso. Tale affermazione produce la necessità di adottare delle costanti di conversione, ad esempio per adattare le misure fatte nel Tempo con quelle fatte nello Spazio o nell’Energia. Se così non facessimo, gli assi del dominio SSH, una volta riferiti a quello di definizione dell’Universo riconosciuto dalla fisica odierna, non avrebbero uguale lunghezza.
Se nella fisica tradizionale esiste una misura chiamata J, esisterà anche, nell’Universo SSH, una rotazione ascrivibile alla misura J, che sarà pari a p moltiplicato per una costante contenente le informazioni sulle dimensioni e sull’ordine di grandezza da introdurre e moltiplicato ancora per il contributo della cosiddetta matrice d’effetto M, che rappresenta la quantità di rotazione globale da applicare alla rotazione p che descrive il fenomeno.
J = K . p .½
M½

Dai calcoli sopra esposti si evince, inoltre, che il valore della velocità della luce da noi proposto risulterebbe circa il 5% più alto rispetto a quello attualmente accettato. Tale circostanza starebbe quindi a significare, secondo la nostra ipotesi, che il fotone mantiene una certa quantità di rotazione lungo l’asse dell’Energia potenziale, diminuendo, di conseguenza, il contributo dello spin sul piano spazio-temporale, caratteristico della radiazione luminosa, e provocando tale differenza.
Nota 1
Ricordiamo che per altra via abbiamo determinato il valore della massa del fotone, che risulta essere molto piccola (vedi: ANNESSO I), come viene evidenziato anche in questo caso.

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