
OLTRE LA FISICA DI STAR TREK (L’Ipotesi di Super Spin) di Corrado Malanga del Gruppo StarGate e Alfredo Magenta del Comitato Scientifico del CIFAS

5.1.3 DEDUZIONI RICAVABILI DALLE DUE TRATTAZIONI
Dalla trattazione geometrica possiamo dunque dedurre che il valore OP/OP’ rappresenta il modulo d’effetto, mentre le tre variabili Ru = senb / cosb, Rs = sena ed Rt = cosa sono i versori d’effetto e la loro azione combinata (ad es.: [OP/OP’].Ru) rappresenta le rotazioni.

Per la conservazione della quantità di Spin, e delle energie in senso lato, i tre tensori devono restare costanti e quindi si può scrivere una equazione geometrica scalare:
(20) Ru2 + Rs2 + Rt2 = Costante2
Assumiamo una terna di assi coordinati secondari, ortogonali come quelli primari (S, T ed U) ed associamola, di volta in volta, a ciascuno dei tre assi principali. Chiameremo, per comodità, gli assi della terna secondaria x, y e z, senza conferire a tali denominazioni una automatica connotazione spaziale, ma convenendo che ciascuno dei tre assi x coincida con quello primario a cui è associato e che gli assi y e z della stessa terna risultino paralleli agli altri due assi principali. Si può pensare, quindi, di mantenere costante la somma dei tre spin, ma di alterare il modulo di qualcuno di essi secondo opportune leggi di simmetria. Gli spin lungo l’asse dello Spazio x, del Tempo x e dell’Energia x possono essere variati, purché la loro somma rimanga costante e lo stesso può avvenire per le componenti y e z.

Va sottolineato che, se un corpo si muove nello Spazio in una direzione con una velocità ed in un’altra direzione con un’altra velocità, si potrà muovere nel Tempo x ad una velocità diversa di quella del Tempo y; così è importante dividere anche l’asse delle Energie in tre sottocomponenti, che ci aiutano ad analizzare i problemi monodimensionali (tre assi) e quelli tridimensionali (nove assi) del dominio S-T-U.

Acquista, quindi, significato fisico diverso anche il principio di De Broglie, per il quale ad ogni corpo in movimento è associata un’onda. In realtà l’onda associata ad un corpo avrebbe frequenza pari a quella di rotazione del fenomeno-corpo attorno al proprio asse nel dominio S-T-U di Fig. 1.

Ora si può cominciare a capire che, se si potesse prendere un corpo con massa "m", cioè dotato di rotazione attorno all’asse delle Energie, e bloccarne la rotazione attorno a tale asse, per il principio di conservazione dello spin dovrebbe comparire rotazione lungo gli assi dello Spazio e del Tempo. L’effetto fisico a noi visibile sarebbe quello di aver trasformato materia in radiazione elettromagnetica, cioè in luce, ma questa trasformazione otterrebbe proprio lo scopo di convertire cose pesanti in fotoni. Basterebbe poco, poi, per mandare questi fotoni alla velocità della luce, visto che non possiedono massa inerziale o che, se la possiedono, come risulta dalla nostra teoria, il suo valore sembra essere trascurabile.

È da notare che questo tipo di trasformazione muterebbe sì la materia in luce, ma le singole proprietà della materia (cariche attrattive e repulsive comprese) rimarrebbero inalterate, consentendo alla materia di luce di mantenere il proprio stato di aggregazione.

Si spiegherebbe in tal modo la scarsa interazione di oggetti volanti non identificati con la materia e gli strani effetti luminosi, senza contare le accelerazioni istantanee, che solo i fotoni possono realizzare. Effettuato lo spostamento, l’oggetto di luce potrebbe tornare a manifestarsi come materia, invertendo il fenomeno descritto, ed il gioco sarebbe fatto.

Con una tecnica analoga alcuni testimoni sostengono di aver attraversato pareti di luce semitrasparenti, per passare da un locale all’altro all’interno di macchine volanti aliene. Su questa base si potrebbe dare un’interpretazione completamente diversa al dualismo particella-onda. Se entrassero in gioco, infatti, delle interazioni rotazionali di tipo perturbativo, una o più componenti della rotazione totale potrebbero variare, trasformando, ad esempio, un elettrone in campo elettromagnetico. Anche i fotoni, in linea di principio, potrebbero essere trasformati in materia, carica o non.

Ammettendo che la rotazione sull’insieme degli assi principali (S, T ed U) non possa superare il valore di 3 (1/3 per ciascuna delle componenti: x, y, e z), ne scaturirebbero, rispettando la condizione fondamentale della quantizzazione dell’Energia, molte combinazioni, ciascuna delle quali darebbe luogo ad una delle numerose particelle elementari. Queste, suddivise in particelle ed antiparticelle, si manifesterebbero in numero elevatissimo.

Una prima verifica della validità della SSH, trattata secondo la teoria dei campi, potrebbe venire dal controllo della correttezza dell’ipotesi di uguaglianza delle energie elettromagnetica e gravitazionale, che proponiamo come quinta equazione di Maxwell. Essa è rappresentata dalla:
(21) ò ò (E /\ H) ds dt = _ K . m . c2 . [_ sen(w mt + jm)]
in cui E = Campo elettrico; H = Campo magnetico; S = Spazio; T = Tempo, mentre /\ indica il prodotto vettoriale.

Lo studio dettagliato [riportato nell’ANNESSO I], in determinate condizioni imposte da considerazioni tecniche, fornisce un valore della massa del fotone dell’ordine di 10-53 Kg, valore, questo, che non è stato ancora possibile verificare con gli attuali strumenti a disposizione.

Un esperimento, ideato per verificare se la massa del fotone è dell’ordine di grandezza ipotizzato, sarebbe decisamente auspicabile.

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