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Tutti gli articoli di EdicolaWeb OLTRE LA FISICA DI STAR TREK
(L’Ipotesi di Super Spin)

di Corrado Malanga del Gruppo StarGate
e Alfredo Magenta del Comitato Scientifico del CIFAS


5.1.2 TRATTAZIONE MEDIANTE LA "TEORIA DEI CAMPI"

Cosa, in realtà, definisce un punto nell’Universo, oltre la sua posizione spazio temporale? Le sue caratteristiche energetiche, quali campo gravitazionale, campo elettrico e campo magnetico. Dunque si è pensato di poter definire queste tre caratteristiche dei punti dell’Universo impiegando un solo parametro: la "rotazione".

Si definisce un qualsiasi luogo di punti dell’Universo come un luogo di punti caratterizzato da una rotazione attorno ad un asse qualsiasi, con tre componenti lungo gli assi dell’Energia, del Tempo e dello Spazio, la cui somma non è nulla, ma costante.

Una matrice d’effetto, del tipo indicato qui di seguito (19), [riportata nell’ANNESSO III in modo più dettagliato], fornirà la descrizione della quantità di rotazione, mentre un versore indicherà come è inclinato questo asse nel dominio della Fig. 1.
              | Sx Sy Sz |
(19)         | Tx Ty Tz |
              | Ux UyUz |

La direzione della rotazione indicherà anche il tipo di effetto che dobbiamo attenderci:
  • Se la rotazione del punto o del luogo di punti è lungo l’asse dell’Energia avremo un campo gravitazionale, con piegamento dello Spazio-Tempo in quel luogo di punti. Tale deviazione sarà proporzionale all’intensità della rotazione, cioè alla sua frequenza, mentre il senso orario produrrà l’effetto di far apparire il luogo di punti come massa gravitazionale. L’inversione del senso della rotazione produrrà, dunque, antimassa antigravitazionale.
  • Se la rotazione in senso orario del luogo di punti avviene lungo l’asse dello Spazio, avremo produzione di campo elettrico, mentre la rotazione in senso antiorario produrrà anticampo elettrico.
  • Se la rotazione in senso orario del luogo di punti avviene lungo l’asse del Tempo, avremo produzione di campo magnetico e la controrotazione produrrà anticampo magnetico.
Un luogo di punti qualsiasi potrà, dunque, avere componenti rotazionali lungo tre assi e potrà manifestarsi come campo gravitazionale e, contemporaneamente, come campo elettromagnetico.

Secondo questo modello, pertanto, non esiste nessuna particella subatomica, ma soltanto luoghi di punti caratterizzati da un versore e da un vettore rotazionali, tali da far apparire le particelle così come noi le percepiamo.

Una similitudine, di tipo puramente esemplificativo, può essere fatta supponendo che una particella elementare, come il protone, sia rappresentata da un vortice nell’acqua di un lago. L’acqua, a causa della rotazione, si incurva verso il basso, dando all’osservatore l’impressione che, in fondo alla buca d’acqua, vi sia una massa. In questo caso risulta evidente che la rotazione produce una forza gravitazionale, in grado di deformare la superficie dell’acqua. Supponiamo, inoltre, che, accanto al primo, vi sia un altro vortice più piccolo, il quale, nella similitudine, rappresenti un elettrone; quando i due vortici si combinano si crea un vortice più grande, che, sempre nella similitudine, rappresenta il neutrone, la cui velocità di rotazione è la combinazione delle velocità di rotazione dei due vortici di partenza. In tal modo si potrebbe visualizzare la creazione di un neutrone, la cui rotazione è uguale alla combinazione della rotazione del protone e di quella dell’elettrone. Per scomporre la rotazione del neutrone ed avere nuovamente le due rotazioni componenti (protone ed elettrone), occorrerà aggiungere una rotazione, o quantità di moto, ortogonale alle precedenti (dal momento che non produce carica elettrica), che la fisica classica individua nel neutrino.

Ci sembra interessante notare che, con l’ipotesi della rotazione, si spiegherebbe anche il fatto che la maggior parte delle forze si presenta sotto forma binaria (attrazione o repulsione, come, ad esempio, nel caso dei campi elettrici o di quelli magnetici); tale è, infatti, la rotazione, che può essere esclusivamente oraria od antioraria e si annulla soltanto quando si inverte. L’attraversamento del punto di annullamento non comporta l’inversione della rotazione, ma soltanto quella dell’osservatore nello Spazio-Tempo. Tornando all’esempio summenzionato, la particella in effetti non c’è, ma esiste solamente il modo in cui essa ruota, il modo in cui, dunque, si manifesta.

Questa ipotesi comporta la conseguenza che si può supporre l’esistenza di una serie di rotazioni stabili, ma, nello stesso tempo, anche di una serie di rotazioni instabili, e quindi di breve durata. Queste risonanze di breve durata potrebbero dare origine ad una serie di masse di valore diverso, ma di vita breve e variabile.

La materia e la luce, il campo magnetico e quello elettrico, con la gravitazione, sono solo stati in cui l’Universo è localmente percepito da noi osservatori, mentre noi stessi, ovvero i punti del dominio di Fig. 1 che caratterizzano i nostri corpi, siamo soggetti alle medesime leggi, dando origine al principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale, tra un osservabile ed un osservatore, nasce uno strano rapporto di perturbazione, per cui l’osservatore avrà sempre una visione distorta di ciò che sta guardando.

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