
OLTRE LA FISICA DI STAR TREK (L’Ipotesi di Super Spin) di Corrado Malanga del Gruppo StarGate e Alfredo Magenta del Comitato Scientifico del CIFAS

4. SOLO I FOTONI VANNO ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE
Un’altra osservazione interessante si basa sul fatto che, se si vuole trovare un modo plausibile per andare alla velocità della luce, dobbiamo osservare il comportamento degli unici oggetti che lo sanno fare nel nostro universo: i fotoni.

In questo modo si ripete ciò che fece Leonardo da Vinci quando decise di provare a volare: guardò e studiò gli uccelli, perché erano le uniche creature che a quel tempo lo sapevano fare.

Cos’hanno dunque i fotoni che gli altri oggetti non hanno?

In realtà si scopre che la domanda va completamente rovesciata:
per essere svincolati dai problemi di velocità, cosa non hanno i fotoni, che gli altri corpi hanno?

A questo punto la risposta è ovvia:

I fotoni, che sono all’esterno dei nuclei atomici e viaggiano nello spazio, non hanno massa gravitazionale o, se ce l’hanno, deve essere talmente piccola da contare pochissimo.

In termini relativistici, la differenza che c’è tra spingere un camion rimasto senza carburante sull’autostrada e spingere un fotone è evidente. Non serve Energia per mandare il fotone alla velocità della luce, mentre spingere una massa inerziale, una cosa che pesa, fatta di materiale che deforma lo Spazio-Tempo, è ben altra faccenda. Tutto ciò che si manifesta con una massa è difficilmente spostabile, poiché, spostandosi, deve trascinare con sé la buca spazio-temporale che la massa stessa produce.

Ci si può fare un’idea di questo concetto pensando di camminare su una rete appesa ai bordi, come quella su cui si gettano i trapezisti del circo quando hanno finito i loro esercizi. Il trapezista, mentre cammina sulla rete, che rappresenta idealmente il nostro Spazio-Tempo, esegue un grande lavoro e fa fatica, poiché, per avanzare, deve continuamente tentar di risalire dalla buca nella rete in cui è immerso; la buca lo segue, poiché egli stesso la produce con la sua massa. I fotoni, che appaiono come oggetti che non hanno massa gravitazionale, sono, invece, simili a dei pattinatori: basta un alito di vento per spostarli.

Una errata interpretazione della teoria della relatività nasce dall’affermazione secondo cui gli oggetti in grado di deformare lo Spazio-Tempo debbono interagire fortemente con quest’ultimo, tramite energie gravitazionali elevate.

Di solito si associa la deformazione ad una massa elevata e si lega quest’ultima alla presenza di molta materia.

Il pianeta Giove è talmente grosso da provocare una deformazione considerevole dello Spazio-Tempo su cui poggia, causando, così, la variazione di rotta dei fotoni che provengono da uno dei suoi satelliti, il quale diventa visibile all’occhio umano prima che sia uscito da dietro al pianeta stesso.

Se, però, si pensa al Top Quark ed alla quantità di Energia necessaria per spostarlo (Giga elettronvolt!) si capisce come sia, in un certo senso, più facile spostare un camion sull’autostrada che un oggetto molto piccolo, composto sicuramente da una quantità di materia molto inferiore a quella del camion stesso.

Possibile che il Top Quark eserciti sullo Spazio-Tempo una pressione estremamente forte, capace di farlo affondare in una buca tanto profonda da impedirgli di uscirne?

Qualcuno dirà che la domanda non è pertinente, perché, nel caso del Top Quark, non sono le forze gravitazionali ad essere messe in gioco, ma altre.

Secondo la nostra ipotesi:

non ci sono forze di diversa natura, ma forze classificate diversamente dall’uomo, sulla base delle modalità di manifestazione e dell’intensità della forza stessa.

Inoltre la teoria della relatività non prevede forze, ma solo deformazioni dello Spazio-Tempo. Le forze sono viste, in realtà, come presenza di buche, di avvallamenti nello Spazio-Tempo nel quale le cose si muovono e la difficoltà che hanno due oggetti nell’allontanarsi l’uno dall’altro è vista solo come incapacità degli oggetti stessi di uscire dalla buca prodotta dalla vicendevole interazione.

Il Top Quark starebbe incollato alla sua posizione perché chiuso in una buca estremamente profonda, che non può essere provocata dalla quantità di materia che lo costituisce, ma da un effetto gravitazionale completamente indipendente dalla quantità di materia. In altre parole qualcosa farebbe apparire il Top Quark molto pesante e, se così è, la massa appare essere una proprietà assolutamente relativistica, indipendente dalla quantità di materia, ma derivante da qualche altro effetto nascosto.

In fondo si tratta di vedere gli effetti fisici in un altro modo; infatti chi vuole unificare la teoria dei campi, quindi delle forze, non riesce a farlo, perché nella sua descrizione le forze sono diverse e spesso non possono correlarsi. Basta pensare, invece, che l’unificazione va vista in un’altra ottica. Le forze scaturiscono tutte dalla stessa causa e provocano lo stesso effetto, cioè la deformazione dello Spazio-Tempo.

Tentare di unificare i campi significa, allora, non solo unificare le forze, che sono già unificate, ma trovare quella causa comune che produce forze così differenti.

Se vogliamo mandare un oggetto alla velocità della luce dobbiamo, quindi, trasformare l’oggetto in luce, facendo scomparire l’effetto-massa gravitazionale dell’oggetto stesso. Tutto ciò e possibile se la massa è qualcosa di apparente, ma non di intrinseco all’oggetto stesso.

Per muoversi alla velocità della luce un oggetto composto da soli fotoni richiederebbe poca Energia, non sposterebbe il fluido in cui si muove, perché il fotone non interagisce in modo macroscopico con la materia, non creerebbe effetti devastanti in accelerazione e consentirebbe, pertanto, variazioni di velocità istantanee.

Siccome, a nostro avviso, le forze devono avere tutte la stessa natura, che si riassume nella capacità di deformare lo Spazio-Tempo, qualcosa lega il fotone, cioè il campo elettromagnetico, al gravitone, cioè alla gravità.

Questi due aspetti della realtà devono essere, quindi, scambiabili l’uno con l’altro, tenendo presente la legge della conservazione dell’Energia nella sua più ampia accezione.

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