Il Mistero in Internet Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
EdicolaWeb 2001  
Nonsoloufo - Ufo and much moreClicca qui per prelevareARCHEOMISTERI - I quaderni di Atlantide

Tutti gli articoli di EdicolaWeb OLTRE LA FISICA DI STAR TREK
(L’Ipotesi di Super Spin)

di Corrado Malanga del Gruppo StarGate
e Alfredo Magenta del Comitato Scientifico del CIFAS


2. L’IRREVERSIBILITÀ DEL FENOMENO PERCETTIVO

Da Galileo in poi il punto cruciale per la comprensione dell’Universo che ci circonda è rappresentato dall’osservazione del fenomeno fisico. Non dobbiamo, però, dimenticare che la comprensione dei fenomeni fisici dipende innanzitutto dalla descrizione che ne fa il testimone. Se ne deve dedurre, quindi, che il testimone di un evento OVNI è e rimane il punto chiave di tutta l’indagine sugli OVNI stessi. Quando uno o più testimoni dicono di essere stati in presenza di un fenomeno di probabile natura OVNI, dichiarano di aver visto qualcosa che potrebbe, in linea di principio, essere di estrema utilità allo studioso del fenomeno per tentare di carpirne l’intima essenza.

È a questo punto che scatta, purtroppo, la visione dello scettico o di chi non crede che si debba perdere tempo nell’analisi di tali questioni.

Chi afferma di aver visto un OVNI viene, nella migliore delle ipotesi, deriso. Il testimone avrebbe visto un fenomeno che non ha saputo identificare o, ancora peggio, avrebbe assistito ad un fenomeno, percependolo in modo diverso dalla sua intrinseca natura, ed essendo, di conseguenza, fuorviato dalle conclusioni corrette sull’accaduto. In altre parole, il testimone sarebbe stato ingannato dai suoi sensi.

Nella problematica OVNI esiste, quindi, una caratteristica, detta "percezione", che finora ha rappresentato un grosso ostacolo all’interpretazione oggettiva del fenomeno stesso. L’interpretazione di qualsiasi fenomeno fisico da parte di un testimone umano è, in effetti, soggettiva, e dipende dal suo grado culturale, dal momento in cui viene effettuata l’interpretazione, dal suo stato di salute e dalla presenza di eventuali stimoli esterni in grado di alterarne la percezione.

Tutte le volte che attraversiamo una strada il nostro cervello calcola alla perfezione il tempo che impiegheremo per passare dall’altra parte, programmando anche cosa fare per evitare di essere investiti: un’operazione che un computer eseguirebbe molto lentamente, mentre il nostro cervello l’attua in una frazione di secondo. In questo caso si dice che il cervello umano funziona bene ed è in grado di recepire gli stimoli esterni, visivi ed uditivi, che gli permettono di fare i suoi calcoli in tempo reale.

La cosa è ben diversa quando il nostro ipotetico testimone ha la disgrazia di vedere un OVNI. Allora gli si dirà che non ha visto bene, che non ha valutato bene la forma, la distanza, il colore ed il rumore; gli si dirà che quello che ha visto, tutt’al più, è un pallone sonda, un elicottero od un "Ufo Solar" (pallone giocattolo di moda dieci anni fa, ma sempre utile per dare versioni contrastanti o dubitative).

L’idea, abbastanza frustrante e priva di fondamento scientifico, è che il testimone può vedere qualsiasi cosa, ma non bisogna in ogni caso tenerne conto. Questo è sicuramente il punto dolente di tutta "l’ovnilogia", oltre che di tutta la scienza tradizionale, la quale, secondo tale metodo, dovrebbe rinnegare, insieme al fenomeno OVNI, anche l’esistenza degli elettroni, mai visti da nessuno, dei fulmini globulari, mai ottenuti in laboratorio, e di tante altre cose.

La scienza ufficiale risponde, però, che, mentre per gli elettroni e per i fulmini globulari ci sono delle formule che ne descrivono la possibilità di esistenza, per gli OVNI tutto questo non esiste. Questa affermazione attribuisce più credito ad una formula matematica che alla testimonianza diretta, senza tener minimamente conto del fatto che la formula matematica può non essere corretta e spesso è clamorosamente sbagliata, anche quando le misure sperimentali che vengono effettuate sono quasi esatte. È infatti quel "quasi esatte" che risulta essere sovente fonte di errori clamorosi.

Un esempio per tutti è la formula che descrive la legge di gravità di Newton. Questa risulta sbagliata di poco, ma è totalmente errata nella descrizione di un fenomeno fisico inesistente, quale quello delle forze. Infatti le forze, per la fisica moderna, non esistono, come asserì Einstein qualche secolo dopo Newton, definendo, invece, l’esistenza della piegatura dello Spazio-Tempo. Questo fenomeno, assai strano, giustifica, decisamente meglio della gravità intesa come forza, il motivo per cui le mele cadono a terra. Per Newton, infatti, non c’era nessuna ragione per la quale le mele dovessero cadere sulla Terra, o meglio, fossero attratte da essa, sebbene le sue formule ne dessero una spiegazione quantitativa: la spiegazione di un fenomeno che, ahimé, non esisteva.

Partendo da questo punto di vista e volendo rivalutare, agli occhi della scienza, la figura e le considerazioni dell’Essere Umano in quanto tale e quale testimone di eventi OVNI e non, abbiamo pensato di esaminare la percezione del fenomeno fisico basandoci su criteri spazio-temporali.

I criteri da noi adottati potrebbero definirsi storicistici, cioè basati sul fatto che nella storia, pur rimanendo in termini fisici sempre lo stesso, il medesimo evento viene descritto e percepito in modo assai differente.

È possibile che uno stesso evento sia modificabile dalla storia e nella storia?

La nostra risposta evidentemente è NO! Gli eventi sono, in senso assoluto, sempre gli stessi, ma sono percepiti in modo differente a seconda delle caratteristiche di un certo numero di parametri, gli stessi che sono tanto graditi a chi denigra il fenomeno OVNI: il tipo di cultura del testimone, il suo stato di salute mentale, la sua capacità percettiva e così via.

Ci appare dunque interessante spostare l’attenzione dal singolo testimone ad una collettività di testimoni. Otterremo, in tal caso, una risposta statistica basata su grandi numeri e sicuramente in grado di mediare gli errori e le interpretazioni del singolo. Questo tipo di operazione, però, è stata condotta su scala spazio-temporale, cioè principalmente nella storia e nei luoghi degli eventi.

Analizziamo un fenomeno fisico che oggi crediamo ci sia noto: il fulmine. Vediamo come, nella storia, il fulmine è stato descritto e compreso.

Innanzi tutto ci fu un periodo in cui l’uomo, a causa dei suoi scarsi prerequisiti, non era in grado di accorgersi dei fulmini, anche se, nei cieli di allora, ce ne dovevano essere tanti. In questa prima fase il fenomeno fisico esisteva, ma non era percepito. In un secondo tempo l’uomo alzò la testa al cielo, si accorse che c’era il fulmine e dentro di sé cominciò ad interpretarlo non come evento naturale, ma come qualcosa di confuso e in ogni modo di pauroso; si ha, infatti, paura di tutto ciò che non si conosce, ma la paura diminuisce con il crescere della conoscenza. Poi ci fu chi pensò ad un fenomeno sovranaturale legato all’umore degli Dei, e chi ad un fenomeno fisico dovuto ad uno squarcio nella volta celeste. Finalmente qualcuno pensò che si trattasse di scariche elettriche, la cui vera natura cominciò solo duecento anni fa a farsi intravedere. Come si può facilmente constatare, da un po’ di tempo a questa parte nessuno ha più nulla da dire sui fulmini. Le interpretazioni del fenomeno fisico sembrano cessate, o comunque subiscono piccoli aggiustamenti di minore importanza, tesi a migliorare l’interpretazione di un fenomeno già abbastanza ben delineato.

Tutte le scoperte che l’uomo ha fatto nella sua storia hanno attraversato un percorso conoscitivo di questo tipo. La descrizione del fenomeno fisico procede per gradi, e si basa sulle nostre conoscenze.

Per razionalizzare il processo di interpretazione di un fenomeno, prendiamo il classico grafico cartesiano, dotato di due assi ortogonali x ed y, e tracciamo sull’asse y, ad una altezza arbitraria, una linea parallela all’asse x, che rappresenti la descrizione completa del fenomeno fisico da comprendere (y = y0 = costante = 100% di correttezza interpretativa), mentre sull’asse x riportiamo il numero di tentativi di interpretazione del fenomeno. Possiamo notare che la retta y = y0 = costante rappresenta il fenomeno fisico quale esso è in assoluto (la "costante" significa che un fulmine è sempre un fulmine, in qualsiasi tempo sia stata fornita una sua più o meno corretta descrizione). La curva esponenziale crescente, del tipo:

y = y0 . (1 – e – k.x)


che tende asintoticamente al valore y0 = costante, rappresenta invece l’interpretazione che, con il passare dei tentativi, l’uomo ha dato al fenomeno fisico in oggetto.

Tale curva ha inizio nell’istante in cui il fenomeno fisico, che è peraltro sempre esistito, viene percepito per la prima volta. Quindi essa si accosta sempre più al valore y = y0 senza raggiungerlo mai, indicando un avvicinamento progressivo ad una descrizione sempre più calzante del fenomeno. Occorre notare come, con l’aumento del numero dei tentativi di interpretazione del fenomeno stesso, i progressi siano sempre più piccoli e non si raggiunga mai la perfezione.

Man mano che il numero dei tentativi di interpretazione, rappresentato da x, aumenta, la curva, pur avvicinandosi impercettibilmente all’asintoto, rimane a distanza pressoché costante da esso. Per maggior precisione bisogna specificare che, in realtà, la curva non è continua, ma discontinua, formata da tanti scalini quanti sono i tentativi di interpretazione dl fenomeno: l’inizio di ogni scalino rappresenta una nuova interpretazione e tocca la curva, poi prosegue orizzontalmente, fino alla successiva interpretazione ed al successivo scalino corrispondente.



Dunque, non è possibile avere una descrizione rigorosamente esatta di un fenomeno fisico. La distanza tra osservatore ed osservabile, in termini percettivi, dipende dal principio di indeterminazione di Heisenberg, che, in questo grafico, trova la sua giusta collocazione proprio nella distanza finale, pressoché costante, della curva dall’asintoto, quando x tende all’infinito. Questo principio fa apparire una chimera matematica la "definizione esatta del fenomeno", ma ci consente di avvicinarci molto alla soluzione corretta finale.

La riflessione di carattere generale che nasce dall’osservazione del grafico dell’interpretazione di un fenomeno fisico in funzione dei tentativi effettuati è la seguente:

Non si torna mai indietro a vecchie idee che siano distanti dalla realtà più di quanto non si sia distanti nel momento dell’analisi (irreversibilità della interpretazione). Alla fine si ottiene sempre la quasi esatta interpretazione del fenomeno fisico in esame.

È proprio quest’ultimo punto che oggi ci consente di affermare di aver conseguito una corretta interpretazione di ciò che stavamo esaminando.

Sono decine di anni che interpretiamo i fulmini nello stesso modo e questo, analizzando il grafico, vuol dire che i fulmini, con il piccolo margine di incertezza dovuto al principio di indeterminazione, sono effettivamente come noi li percepiamo e, di conseguenza, li descriviamo.

Cosa accade al fenomeno-OVNI? La stessa cosa. Gli antichi si sono accorti del fenomeno che noi definiamo OVNI molti millenni fa ed in quel momento ha origine la curva che ne descrive la percezione. Inizialmente sono gli dei, poi diventano via via fenomeni atmosferici, armi segrete, OVNI, macchine volanti aliene, extraterrestri… asintoticamente fino all’infinito.

Sono ormai cinquant’anni che chi osserva il fenomeno-OVNI, cioè i testimoni, la gente comune, possiede i prerequisiti necessari per identificare negli OVNI quello che in realtà essi sono. Poiché da diverso tempo la descrizione del fenomeno non cambia più, se non di poco, ne consegue che stiamo percorrendo la parte finale, asintotica, della curva che descrive il fenomeno fisico, ovvero stiamo descrivendo il fenomeno-OVNI come in effetti è, con l’approssimazione dovuta al principio di indeterminazione.

Il fenomeno-OVNI è dunque percepito nel modo corretto dal testimone, che è e rimane il punto chiave di tutta la questione.

La teoria della percezione da noi sviluppata, che peraltro è applicabile a qualsiasi altro fenomeno fisico, prescinde dalle formule ed afferma che, con il tempo, l’uomo impara a vedere l’Universo, e ciò che esso contiene, da solo, senza la necessità di ricorrere a formule. Esse possono, questo è vero, arricchire il numero dei prerequisiti a disposizione, e quindi velocizzarne la comprensione, ma rappresentano un orpello assai marginale dell’immaginazione, vera spada di Damocle che pende su chi della scienza ha fatto una inutile religione.

pagina precedente     pagina seguente     indice "L'Ipotesi di Super Spin"

 
UFO NOTIZIARIO - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
AREA DI CONFINE - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
Editori amici di Edicolaweb
Eremon Edizioni - www.eremonedizioni.it
Nostre realizzazioni



  BibbiaWeb

  Interkosmos

  OdontoStudio

La civiltà di Marte - Gianni Viola
Il plico misterioso - Un caso di abduction - Maja Ricci Andreini
www.majaricciandreini.com

Edicola Home | Chi siamo | Contatti | Site map | Cerca | Registrazioni | Links | Appuntamenti
info@edicolaweb.net  
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
EdicolaWeb
hosting hardware Editore Hera, I Misteri di Hera, Area di Confine Eremon Edizioni