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LE STRENNE (ARCANI ENIGMI...)


DA ZOROASTRO AI CATARI

di Stelio Calabresi
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INTRODUZIONE: DEFINIZIONE DEL PROBLEMA STORICO »
CAPITOLO 1 - VERSO IL CATARISMO: LE ERESIE DEL III E IV SECOLO »

CAPITOLO 2 - IL MONDO DEI CATARI
La visione etica del mondo presso Catari, Pauliciani e Bogomili
I movimenti di religione, come i grandi movimenti storici, sono soggetti alla legge di successione: così l'avvento del Cristianesimo ebbe come conseguenza la messa in quiescenza del Manicheismo. Per diversi secoli, non se ne parlò più almeno nelle zone in cui il Cristianesimo andava sviluppandosi (Europa).
Abbiamo visto nel precedente capitolo che intorno al VII secolo, ai margini occidentali dell'Asia minore (vale a dire in Armenia) cominciò a svilupparsi una setta cristiana ereticale: quella dei Pauliciani che si espanse, in maniera relativamente rapida in tutto l'impero Bizantino del quale l'Armenia faceva parte.
Abbiamo anche visto che la presenza dei Pauliciani non esauriva il fenomeno delle eresie in Asia minore; ché anzi i Pauliciani, a loro volta, dettero vita all'Ordine dei Bogomili e dei Catari.
Intorno all'anno 1000 le varie confessioni di Pauliciani, Catari e Bogomili iniziarono la loro penetrazione in Europa attraverso Macedonia, Bosnia e Balcani.
Chi erano costoro e come si caratterizzavano?
Semplicemente col fatto che tutte e tre le sette rientravano nella gnosi e nel vecchio dualismo religioso.
Con il Catarismo l'uomo, sembra essere divenuto, sotto il profilo gnoseologico, etico e comportamentale, il protagonista della filosofia e l'autore della propria salvezza.
In questo complesso e non sempre lineare patrimonio filosofico ebbe diritto di cittadinanza anche la reincarnazione e la parità tra i sessi (44).
Nella società Catara i Perfetti occupavano il punto più alto della scale sociale: essi e solo essi erano conoscitori della "Dottrina Completa" cioè la dottrina rivelata ai credenti da un trattato dal titolo inequivocabile: "La cena segreta".
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare i Catari alla fede rivelata, in quanto gnostici, preferivano l'esperienza mistica e la conoscenza diretta (45).
Naturalmente, l'universo cataro era dualistico (come quello dei manichei dai quali discendeva) sicché anch'essi parlavano di una perenne lotta tra Bene e Male, tra buio e luce, tra spirito e materia. Tuttavia bene e male avevano pari dignità, con la conseguenza che gli aspetti negativi non erano di rango inferiore al Bene: male e bene si equivalevano, almeno nella fasi alterne della lotta.

Come si definivano i Catari
I cristiani dell'ortodossia chiamarono i dissidenti "Catari" alla maniera greca (Kaqaroi cioè "puri"), o più folcloristicamente alla maniera del latino medioevale dove "catus" era il gatto in senso dispregiativo.
Come ci insegna la storia delle streghe, il gatto era il classico travestimento che Lucifero adottava per operare nel mondo ed a Lucifero gli eretici, durante i loro riti blasfemi (secondo i detrattori), avrebbero baciato lo sfintere!
Non fu questa la sola aberrazione che li riguardò.
Tanto per cominciare il nome: a seconda dei casi i Catari furono chiamati "pubblicani" o "pobliciani" o "populiciani", per l'inevitabile collegamento con la coeva eresia dualista del paulicianesimo. In altri casi vennero chiamati "bulgari", dal paese di origine della setta dei bogomili ovvero semplicemente "manichei" (per un nostalgico richiamo all'eresia di Mani) o impropriamente "ariani" o "arriani" per una connessione con le tesi cristologiche dell'eresia di Ario.
Per individuare i Catari veniva anche utilizzato un termine derivato dall'antico francese: "tixerand", dove il termine indicava i tessitori.
Di notevole c'è il fatto che gli autori anglosassoni - facendo tutt'oggi confusione - definiscono i Catari come "patarini"; è evidente la confusione con il movimento riformista - ma non certo dualista - della Pataria dell'XI secolo (46).
Per parte loro i Catari definivano se stessi puramente e semplicemente "boni homini" o "boni christiani", che non necessitano di chiarimenti perché inequivocabili.

Rituali e liturgia catara
Non è compito facile il tentativo di ricostruire gli aspetti del rito e della liturgia catara: tanto per incominciare, i Catari per principio rifiutavano l'assimilazione ai corrispondenti riti e liturgie cristiane preferendo utilizzare le proprie.
Tra queste proprie tradizioni domatico-religiose dobbiamo in ogni caso occuparci del "Consolament", un rito complesso, basato sulla imposizione delle mani e somministrato solo a persone adulte, che riuniva in sé il valore di vari sacramenti cristiani (il battesimo, la comunione, l'ordinazione e l'estrema unzione).
Il Consolament poteva essere somministrato una sola volta nella vita. Per effetto del "Consolament" il cataro da semplice fedele diventava un "perfetto" o, più precisamente, "Amico di Dio". Molti Catari preferivano aspettare di essere in fin di vita per chiederne la somministrazione. Ricevutolo, preferivano lasciarsi morire per non rischiare un nuovo peccato.
Così, ad esempio, il Consolament fu somministrato ai difensori di Montségur in vista della battaglia finale.
La pratica del Consolament, chiamata "enduro", divenne una costante nell'ultima fase della crociata, quando la scarsità di "perfetti" rese difficile o impossibile una normale cerimonia di sua somministrazione.
In ordine di importanza il Consolament era seguito dal "Melhorament", elaborata forma di saluto tra Catari e dallo "Aparelhament", una specie di confessione pubblica dei propri peccati. Seguivano ancora le "Caretas" o baci rituali di pace.
Fatte eccezione per alcune invocazioni minori e di secondaria importanza, il "Padre Nostro" fu l'unica preghiera accettata dal catarismo. Naturalmente il testo risultava modificato in alcuni punti significativi: così i Catari preferivano il riferimento al "pane soprasostanziale" in luogo del "pane quotidiano"; perché nel pane il cataro vedeva non un cibo materiale ma l'essenza degli insegnamenti di Cristo.
Alla fine della preghiera i Catari aggiungevano la locuzione "perché Tuo è il regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen". I perfetti avevano l'obbligo di recitarlo più volte al giorno, solitamente in serie da sei (sezena), otto (sembla) o sedici (dobla).

Prassi catara
Per i Catari il mondo materiale era la risultante del dualismo dell'universo manicheo: il mondo era il male.
Questa concezione dell'universo includeva anche una valutazione della vita quotidiana: ad esempio i Catari rifiutavano il battesimo d'acqua e la somministrazione di altri sacramenti cristiani come l'Eucarestia. L'idea stessa del matrimonio era loro estranea. Il matrimonio, in quanto suggello di unioni carnali, in senso cristiano finalizzato alla generazione di corpi materiali era inestricabilmente collegato alla creazione di prigioni per l'anima.
Lo stesso presupposto governava la scelta del cibo perché il cataro, come abbiamo visto, rifiutava qualsiasi alimento potesse essere connesso ad un atto di riproduzione sessuale.
Ma la caratterizzazione più incisiva riguardava la religione.
I Catari veneravano il Cristo, ma secondo gli Albigesi Cristo non era stato un uomo-Dio bensì un angelo apparso sulla Terra sotto sembianze umane; di conseguenza accusavano la religione cristiana di essersi posta al servizio di Satana, dal momento che aveva accettato la corruzione e l'attaccamento ai beni materiali.
Nella pratica e sotto l'aspetto della liturgia, le comunità di fedeli erano divise in credenti e "Pefetti". I primi si chiamavano "Buoni Uomini", "Buone Donne" o, più in genericamente, "Buoni Cristiani". Al di sopra di loro c'erano solo i "perfetti" vale a dire fedeli che avevano ricevuto il "Consolament".
I Perfetti praticavano forme estreme di ascetismo, aborrivano l'idea di proprietà e vivevano unicamente di elemosina. In contropartita solo i perfetti potevano rivolgersi a Dio con la preghiera, mentre i semplici credenti potevano sperare di divenire perfetti attraverso un lungo cammino di iniziazione, al quale faceva seguito la comunicazione con lo Spirito Santo, attraverso il Consolament.
Il Consolament era probabilmente l'unico sacramento riconosciuto dai Catari, se si fa eccezione per una sorta di confessione collettiva periodica.
Tuttavia anche tra i perfetti esisteva una gerarchia che faceva capo ai Vescovi di ogni Provincia: essi erano assistiti da coloro che venivano detti il "Figlio Maggiore" e il "Figlio Minore" ed erano accompagnati dai vari Diaconi delle comunità catare.

Vita quotidiana nella società catara
Ho detto delle abitudini alimentari. Qui mi resta solo da dire i Catari erano rigidamente vegetariani.
Una pratica molto frequente era quella del digiuno a pane e acqua durante la Quaresima, l'Avvento e dopo la Pentecoste: Allo stesso modo digiunavano per tre giorni la settimana come forma di penitenza per peccati di lieve entità.
La menzogne era vietata ed erano casti. La procreazione era considerata come atto tipico del mondo materiale creato da Satana e destinato a perpetuare continuamente la catena delle reincarnazioni che i Catari si sforzavano di spezzare.
C'era tuttavia un precetto che creò loro non pochi problemi. Ai Catari era vietato sopprimere qualsiasi forma di vita. Il rispetto di tale precetto li mise spesso in crisi quando si trattò di difendersi durante la crociata e le successive campagne di persecuzioni dell'Inquisizione.
Va comunque detto che i precetti più importanti dei quali ho parlato non si applicavano ai fedeli ed ai simpatizzanti: gli uni e gli altri potevano brandire le armi per difendere la propria causa, la propria e l'altrui persona.
Naturalmente l'applicazione di tutti questi principi comportava degli effetti anche per l'organizzazione della struttura della comunità. Qui il capo della chiesa assumeva il titolo tradizionale di vescovo e questi era un "perfetto". Egli delimitava una struttura di vertice dove il perfetto destinato a succedergli era denominato "figlio maggiore", una sorta di vicario a futura memoria, mentre il perfetto destinato a succedere al vicario, era a sua volta chiamato "figlio minore". Sembra invece totalmente privo di significato il titolo di "papa cataro", che venne da qualcuno impropriamente attribuì a Niceta.

I testi sacri nel catarismo
A parte il Nuovo Testamento, i Catari, nel tempo, produssero una copiosa letteratura che, per la maggior parte, andò distrutta durante le persecuzioni. Ci sono giunti:

  • il "Liber de duobus principiis", di Giovanni di Lugio, vescovo della chiesa catara di Desenzano, uno dei maggiore teologhi Catari;
  • l'"Interrogatio Iohannis", apocrifo di ispirazione bogomila introdotto in Italia da Nazario, vescovo della chiesa di Concorrezzo, ed ispirato alla Genesi e agli apocrifi della Bibbia;
  • un secondo apocrifo bogomilo, la "Visione di Isaia", venne tradotto in provenzale da Pietro Authier;
  • varie versioni di rituali Catari, tra cui quello utilizzato dai francesi (detto occitano), e dagli italiani (detto latino);
  • trascritti in un testo, detto "Carta di Niceta" (47), gli atti del concilio di Saint Felix de Caraman, di cui sono giunte copie postume (del XVII secolo).
Purtroppo il patrimonio culturale dei Catari si disperse nel realizzarsi della vicenda "Crociata". Andarono quasi del tutto perduti i testi religiosi. Di qualcuno abbiamo avuto notizia, attraverso voci riportate da terzi, o attraverso testi in larga parte ricostruiti.

La dottrina dualistica degli Albigesi
I Catari della Linguadoca, gli Albigesi, furono - in ordine di tempo - i più recenti seguaci del manicheismo cioè di quell'eresia gnostico-dualista apprezzata anche in certi ambienti cristiani (48). Purtroppo si tratta di un'eresia e le sue tesi furono ritenute molto pericolose per la Chiesa di Roma.
Cerchiamo di metterci d'accordo almeno sui termini.
Innanzi tutto gli Albigesi, dal punto di vista filosofico, aderivano alla "gnosi" (la filosofia della conoscenza) (49).
In secondo luogo il rapporto con il divino era diretto: senza mediazione dei sacerdoti. I sacerdoti, per parte loro erano considerati dai Catari indegni perché portatori del potere temporale, corrotto per definizione. Infatti i Catari respingevano tutti i tipi di beni materiali e tutte le espressioni della carnalità (50).
In terzo luogo i Catari, credevano nella reincarnazione e professavano la credenza secondo la quale il re d'amore (Dio) ed il re del male (il "Rex mundi") rivaleggiassero a pari dignità per il dominio delle anime umane. Per i Catari tutta la vita umana era segnata dalla lotta tra il principio divino del bene (identificato in Cristo e nel Dio del Nuovo Testamento), e la divinità del male (identificata in Satana e nel Dio dell'Antico Testamento).
In quarto luogo, coerentemente con la più classica dottrina dualistica manichea, gli Albigesi sostenevano l'esistenza di un dio del bene accanto ad una Divinità del male con la quale coesisteva.
Nella loro visuale bipolare tutta la realtà materiale era considerata principio negativo. L'anima era concepita come elemento spirituale imprigionato da Satana nel corpo dell'uomo. La sola speranza di salvezza era riposta nella vita dopo la morte, che liberava dalla schiavitù della materia ed evitava la reincarnazione nel corpo di un altro essere umano o addirittura di un animale.
I Catari, verso la fine dell'XI secolo, si erano diffusi nella Francia settentrionale, ma senza fortuna: furono perseguitati in quanto eretici e costretti a emigrare verso sud dove furono accolti favorevolmente nella provincia semindipendente della Linguadoca e soprattutto nella città di Albi (ove stabilirono una loro Chiesa) ma anche nelle sedi di Carcassonne e Tolosa (51).
I signori di quelle città della Linguadoca furono seguaci del movimento ereticale.
Le comunità catare qui stanziate, insieme ai numerosi e coevi focolai dell'Italia settentrionale, furono in occidente il gruppo principale attraverso il quale si manifestò l'eresia di estrazione orientale (maturata, come si è visto nei Balcani).
Intanto la dottrina millenaristica aveva manifestato la propria inconsistenza ma il movimento cataro trovò terreno fertile nella ripresa religiosa europea dell'XI secolo.
L'XI secolo non fu solo un momento di rivivificazione del sentimento religioso: questo, in effetti, si accompagnò ad una generalizzata crescita economica, a profondi rimescolamenti sociali ed al tramonto di diverse istanze medievali.
Che cosa dunque ruppe l'equilibrio, nel caso dei Catari?
Credo che il catarismo commettesse due errori fondamentali, quanto mortali, di impostazione politica: l'uno e l'altro derivavano dal fatto di essersi voluti spingere fino alla negazione completa della Chiesa di Roma, della sua liturgia ma anche di alcuni dei suoi principali cardini teologici intangibili (52). Questo fu il primo errore.
Sta di fatto che le comunità catare trovarono un potente alleato principalmente nel conte di Tolosa, Raimondo VI e in altri grandi signori provenzali (il signore di Carcassonne).
Intorno al 1170, a Saint-Félix-de-Caraman, i Catari celebrarono il loro primo concilio e, in quella occasione, si dettero una organizzazione su base territoriale in forma diocesana.
L'applicazione di questo tipo di organizzazione, secondo errore, implicava in concreto il pericolo di una nuova chiesa cristiana in occidente e Roma reagì.
A queste valutazioni si aggiunge che nel 1208 il legato pontificio inviato in Provenza venne assassinato.
Il papa (Innocenzo III), definì santo l'ucciso e considerò chiusa ogni possibile conciliazione: scomunicò Raimondo VI e con il concorso di Pietro l'eremita, bandì una crociata contro altri cristiani, gli Albigesi.
La crociata si trasformò in una lunga e sanguinosa guerra, condotta dalla Francia settentrionale (cristiana), in larga parte legata alla monarchia capetingia, contro i potenti principati della Linguadoca.
Lo scontro si risolse dopo oltre venti anni, nel 1229, quando il re Luigi VIII profittò dell'occasione per sottomettere alla corona gran parte della regione e con l'ausilio della Inquisizione.
La Chiesa ottenne l'estirpazione dell'eresia; la corona la formazione di un primo embrione di Stato Nazionale francese.

Espansione del Catarismo. Gli Albigesi e Raimondo Vi di Tolosa
Cerchiamo, a questo punto, di capire quale fosse il complesso di cause che portarono alla sanguinosa conclusione della "crociata".
Verso la fine dell'XI secolo il catarismo si era sparso in tutta la Francia.
Nella Francia settentrionale i Catari furono perseguitati in quanto eretici e furono costretti a emigrare verso sud dove vennero accolti con favore e benevolenza nella provincia semi-indipendente della Linguadoca e nella città di Albi (ove stabilirono una propria Chiesa), oltre che nelle sedi di Carcassonne e Tolosa (53).
Caratteristica del catarismo era che nella loro visuale bipolare essi consideravano in maniera negativa tutta la realtà materiale. La stessa anima era un elemento spirituale imprigionato da Satana nel corpo dell'uomo. La sola speranza di salvezza era riposta nella vita dopo la morte, che liberava dalla schiavitù della materia e poteva evitava la reincarnazione nel corpo di un altro essere umano o addirittura di un animale.
Queste idee erano state considerate ereticali, ma - alla pari di quanto era successo dei balcani - si svilupparono tra XII e XIII secolo in Francia, essenzialmente nel Mezzogiorno (Linguadoca), con centri a Tolosa e ad Albi.
Le due città furono, insieme ai numerosi e coevi focolai dell'Italia settentrionale, le principali manifestazioni in Occidente di una eresia che fino a quel momento aveva prosperato in oriente soprattutto in territori a cavallo tra cristianità ed islam (si pensi ai bogomili ed ai pauliciani dei Balcani).
In occidente, in Europa, il movimento andò ad innestarsi sulla ripresa religiosa propria dell'XI secolo, che fece seguito al millenarismo e accompagnò sia la crescita economica che i consequenziali rimescolamenti sociali.
Le comunità ereticali della Linguadoca trovarono un potente alleato nel conte di Tolosa Raimondo VI e in altri grandi signori provenzali che vedevano di buon occhio l'organizzazione anticlericale emersa dal Concilio di Saint-Félix-de-Caraman.
La scomunica di Raimondo VI ed il bando della crociata furono la inevitabile conclusione di questa fase.

Note:
44. Tant'è che i predicatori (vale a dire i parfait, i perfetti) potevano appartenere ad entrambi i sessi.
45. Che essi chiamavano "gnosi" o "conoscenza".
46. Movimento religioso a prevalenza laicale e popolare, sorto a Milano nella seconda metà dell'XI secolo, contro la simonia e il concubinato di larga parte dei chierici. Guidata da Landolfo Cotta, si opponeva al vescovo Guido da Velate. Dopo un periodo di scontri, ottenne un intervento pontificio a proprio favore, grazie alla posizione assunta dai due visitatori apostolici, Anselmo da Baggio (Alessandro II) e Ildebrando di Soana (Gregorio VII). L'elezione di papa Alessandro II (1061) diede nuovo impulso al movimento, che costrinse il vescovo a rinunciare alla sede (1071), in seguito a un contrasto che non solo si era inasprito, ma che si legò al più ampio problema della riforma complessiva della Chiesa e dei rapporti tra papato e impero, in particolare dopo la salita al trono di Gregorio VII (1073). L'accettazione imperiale del vescovo di nomina papale, Attone, pose di fatto fine alla pataria come movimento riconosciuto dalla Chiesa; ma proseguì una forma di movimento autonomo, che si distaccò progressivamente dalle posizioni ufficiali della Chiesa per avvicinarsi a quelle dei movimenti ereticali pauperistici.
47.  Scritto tra il 1223 ed il 1226.
48. Bernardo di Chiaravalle. Con questo nome o con quello di San Bernardo di Chiaravalle o semplicemente San Bernardo abate, è divenuto noto Bernard de Clairvaux (1090-1153), il fondatore della celebre Abbazia di Clairvaux in Francia e dell'Abbazia di Chiaravalle a Milano. Teologo, mistico e predicatore. Canonizzato già nel 1174 da Papa Alessandro III, fu dichiarato Dottore della Chiesa da Papa Pio VIII nel 1830 e soprannominato "Doctor Mellifluus" perché le sue parole scorrevano "dolci come il miele".
49. Lo gnosticismo è stato un movimento filosofico-religioso, molto articolato, la cui massima diffusione si ebbe nel II e III secolo dell'era cristiana. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca (yvwsις), "conoscenza", e si riferisce all'idea di una sorta di insegnamento segreto riservato da Gesù solo a pochi dei suoi discepoli e impartito nel periodo tra la Resurrezione e L'Ascensione, periodo considerato dagli gnostici ben più esteso dei canonici quaranta giorni.
50. La chiesa li accusò di praticare il controllo delle nascite e l'aborto.
51. Tolosa si fece promotrice anche di un importante Concilio cataro, a Saint-Félix de Lauragais.
52. Come la divinità del Cristo, la verità dell'Antico Testamento e la dottrina della creazione.
53. Tolosa si fece promotrice anche di un importante Concilio cataro, a Saint-Félix de Lauragais.
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