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LE STRENNE (ARCANI ENIGMI...)


I MISTERI DEL DILUVIO NELLA STORIA E NEL MITO

di Stelio Calabresi
per Edicolaweb

[Glaciazione di Würms - 31K .jpg] [Mappa di Piri Reis - 45K .jpg] [I Caraibi - 49K .jpg] [Terra Australis - 55K .jpg] [Stretto di Magellano - 55K .jpg] [Planisfero di Mercatore - 63K .jpg] [Carta Philippe Buache - 55K .jpg] [Carta di Fineo - 52K .jpg] [Carta di Jodocus Hondius - 38K .jpg] [Strani abitanti della regione del lago Baikal - 34K .jpg] [Mappa di Cornelius De Jode - 44K .jpg] [Mappamondo di Martin Behaim - 39K .jpg] [Sovrapposizione delle mappe - 18K .jpg]
 

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CAPITOLO III - LA GEOGRAFIA DEL DILUVIO

In principio fu l’Arca
Organizzare un nuovo discorso sul "Diluvio" significa operare in due direzioni; sulla prova del fatto e sull’evento (in altri termini: su storia e mito).
Ho già trattato della prova archeologica. Mi resta ora da discutere dei restanti mezzi di prova a nostra disposizione.
Non è un caso che rivalutazione del mito del diluvio e prova storica possano aver fatto notevoli passi in avanti - e di concerto - da quando sono cominciate a riemergere, dalla polvere dei secoli, alcune vecchia "mappe" coperte dalla polvere degli anni e rimaste in angoli sperduti di antichi archivi.
Agli inizi la scienza ufficiale le ha classificate come "Carte o mappe impossibili" e, in quanto tali hanno costituito oggetto di studio quasi esclusivamente da sostenitori della "teoria extraterrestre" (Kolosimo e Berlitz).
Ma c’è un punto da chiarire in via preliminare: cosa è e come debba essere intesa l’espressione "carte impossibili". Nell’analisi che andrò a compiere mi occuperò di carte la cui impossibilità deriva:

  • da un fatto storico (ad esempio: quella terra sarà scoperta più tardi);
  • per fatto politico, ad esempio la carta è passata nel dimenticatoio perché quella terra non era suscettibile di sfruttamento.
Ritengo che nella prima ipotesi debba essere compresa la ormai famosa "carta Piri Reis"; nella seconda tutte le altre (Mercatore, Buache ecc).
Ma cerchiamo di vedere come è che emerse dalla polvere dei secoli la "Carta Piri Reis".
Tanto per incominciare il 2 novembre 1929 erano in corso lavori di catalogazione di oggetti provenienti dal Museo "Topkapi" di Istanbul. In quella sede, venne alla luce una carta geografica, composta di due parti, che quasi fece venire un colpo agli studiosi incaricati. Oggi quella carta è conosciuta come "mappa di Piri Reis" o "carta Piri Reis".
Cosa attirò l’attenzione su questa mappa e la trasformò, di punto in bianco, da curiosità a mezzo di prova? Prova di cosa?
Ai primi del 1900 furono avvistati, per la prima volta, quelli che vennero definiti "resti dell’Arca di Noè", o di qualunque altra cosa fosse finita in un ghiacciaio sul fianco turco del monte Ararat a circa 3.500 metri di altezza.
A questo punto va detto che l’avvistamento, per vari motivi di geopolitica, non è stato seguito da ricerche in loco. Ma tant’è: agli avvistamenti normali sono seguiti altri avvistamenti dell’alto.
Nessuna prova, ma il mondo degli entusiasti (si veda per tutti Berlitz) ormai è convinto che quella macchia sull’Ararat sia la fatidica Arca di Noè.
A questo punto il mito del Diluvio andava ad assumere una dimensione nuova anche nella sua oggettività, cioè anche se si vuole pensare ad una tradizionale alluvione o inondazione: come era possibile che fosse piovuto tanto da portare una nave di 110 metri di lunghezza a oltre tremila metri? Può mai esistere sulla Terra tanta acqua da issarla fin lassù?
Ma non è tutto.
Nel 1949, Durante l’anno Geofisico internazionale, nell’Antartide vennero effettuati dei carotaggi per studiare la stratificazione dei ghiacci. Si scoprì così che l’Antartide era una massa continentale pressoché divisa in due distinte parti. Il fatto straordinario è che una simile ipotesi risultava già riportata dalla carta "Buache" del XVI sec.
Quest'immensa coltre di ghiaccio (che copriva circa nove milioni di chilometri quadrati di terre) avrebbe sottratto acqua dagli oceani; e si può calcolare che il livello marino medio, nel pleistocene, poteva essere circa 130 metri più basso dell’odierno sempre che il polo australe non fosse dislocato altrove!
Si è calcolato anche che, al giorno d’oggi, se venisse liberata totalmente la quantità di acqua dei ghiacciai polari, si avrebbe un innalzamento medio del livello marino di circa 80 metri. E leggermente più in alto tenendo conto anche dell’acqua inglobata nella glaciazione di Würms.
E i conti non tornano: mancano più di tremila metri per arrivare sull’Ararat.

La Carta "Piri Reis"
Chi era questo Piri Reis? Dove e quando era vissuto? Perché l’aveva disegnata?
Andiamo con ordine: il nome completo dell’autore era Piri Reis Ibn Haja Mehemet.
Piri era un avventuriero turco (un pirata) e, al tempo stesso, un uomo di una cultura incredibile per l’epoca (conosceva il greco, l’italiano, lo spagnolo ed il portoghese). Tra le altre capacità c’era quella di essere un cartografo. A lui si deve la mappa che ne prende il nome, disegnata nel 1513.
Durante la sua vita avventurosa aveva raccolto, dovunque gli fosse stato possibile, e collezionato con passione carte di antichi navigatori.
Tra queste ce ne sarebbe stata una fornitagli da un marinaio, che aveva fatto parte degli equipaggi di Cristoforo Colombo, che l’aveva data ad un certo Kemal Rais, guarda caso imparentato con Piri del quale era zio.
Non c’era quindi nessun motivo di meraviglia nel ritrovamento. E, allora, perché gli studiosi del Topkapi erano rimasti a dir poco esterrefatti? Cosa ha di tanto speciale questa mappa?
La carta di Piri raffigura territori inesplorati, e quindi sconosciuti, al tempo in cui venne disegnata!
A parte la penisola iberica ed una piccola parte della Francia, nella carta sono riportate un’ampia parte dell’Africa nord-occidentale, le coste dell’America centro-meridionale compresa la costa del Pacifico ed un tratto della costa di quella che venne immediatamente letta come Antartide, priva di ghiacci e prima che ne venisse coperta.
Da sottolineare è la circostanza per la quale l’ipotesi venne riconosciuta possibile persino dall’Aeronautica degli U.S.A. che vi vide una proiezione azimutale di una mappa che aveva come punto di riferimento il Cairo (100).
Secondo il suo autore (Piri Reis) la mappa sarebbe stata redatta sulla base di "venti carte (sorgenti) più antiche e di otto mappamondi" che, a loro volta, sarebbero corrisposte ad una cartografatura di 4.000 anni prima. È molto probabile che Reis si sia servito soprattutto dei resoconti degli esploratori del Nuovo Mondo, soprattutto Portoghesi, continuamente citati nelle note alla mappa (101).
Nella carta la parte maggiormente rappresentata in dettaglio è la costa orientale ed occidentale dell'America del Sud cioè la costa dell'attuale Brasile, e presenta il Rio delle Amazzoni in due diverse posizioni (102).
Inutile dire che la "mappa" riporta diversi evidenti errori per i quali alcuni territori, all’epoca già esplorati (come i Carabi) sono disegnati in maniera molto grossolana ed approssimazione di proporzioni e orientamento.
A parte altre imperfezioni ed inesattezze, delle quali mi occuperò in prosieguo, sembra logico attribuire le inesattezze alla circostanza che Piri Reis, in una nota a margine dichiari di essersi basato su mappe appartenute a Cristoforo Colombo (in particolare per quanto attiene l’errata configurazione della zona dei Carabi).
In quella zona nella quale dovrebbero essere rappresentati i Caraibi, è difficilmente identificabile Cuba anche quando si ruoti la mappa.
Peraltro, la zone somiglia alla rappresentazione della costa orientale dell'Asia così come era disegnata nelle carte del XV sec. forse proprio quelle utilizzate da Colombo (103).
Orbene: nel 1513, molte di queste regioni erano sconosciute ed è facile verificarlo confrontando la carta altre carte proprie dell’epoca di Piri Reis.
Per converso la carta rappresenta con precisione la Penisola di Palmer, la Terra della Regina Maud e diversi picchi coperti di ghiaccio. Ebbene questi sono stati riconosciuti dalla spedizione di Norvegia, Svezia e Gran Bretagna del 1949. Per non dire che il continente antartico era stato scoperto solo nel corso del 1920, vale a dire in pieno XIX sec.
Se esaminiamo in dettaglio le miniature che corredano la mappa, possiamo vedere, a lato delle Ande, un lama ed un puma: animali e Cordigliera che dovevano essere, completamente sconosciuti nel 1513 visto che l’esplorazione della Cordigliere era iniziata dopo il 1531 (104).
Orbene: la carta di Piri Reis non avrebbe dovuto costituire una sorpresa sempre ché l’America e l’Antartide fossero state esplorate e cartografate prima dell’ultima, vale a dire ... 15.000 anni fa.
Inutile dire che in quegli "anni" sulla terra si era sviluppata la cultura dell’uomo di Cro-Magnon e che mancavano le capacità tecniche per eseguire un simile lavoro!
In sostanza la carta di Piri Reis comprende particolari di pura invenzione frammisti ad altri esatti.
Ma c’è di più: da un memoriale, intitolato "Bahriye", risulterebbe che Colombo avrebbe saputo dell’esistenza dell’America ancora prima di prendere il mare da Palos. Per il nostro cartografo turco Cristoforo Colombo sarebbe stato in possesso di antiche mappe delle quali si sarebbe servito per convincere la regina di Spagna a finanziare l’impresa.
In altri termini l’America sarebbe stato un continente molto movimentato: prima di Colombo vi sarebbero arrivati i Vichinghi che la chiamarono "Vinland" - terra del vino (il che oggi viene pacificamente riconosciuto), ma anche S. Brendano, Nicolas Giuvan, Antonio il Genovese, ed altri ancora.
Nel corso del XX secolo la carta fu studiata da Charles Hapgood, il quale la sottopose al parere dell’ente aeronautico militare degli USA (l’U.S.A.F.).
L’U.S.A.F. come ho già detto, confermò le localizzazioni indicate da Hapgood ma anche la circostanza che esse erano sconosciute all’epoca di Piri Reis e di qualunque altra civiltà più antica.
Né è possibile che Colombo abbia informato il famoso zio di Piri Reis, in maniera tanto dettagliata, poiché, solo alla quarta spedizione (quella del 1504) Colombo aveva esplorato le coste dello Honduras, il Costarica, il Nicaragua e il Panamà.
Hapgood preferì concludere che la Mappa "impossibile" era stata elaborata da un’antica civiltà in possesso di conoscenze marittime, geografiche ed astronomiche, poi andate perdute. È questione di gusti e di approccio scientifico al problema.

La Mappa di Oronzio Fineo
La Mappa Piri Reis comunque non è l’unica ad aprire uno spiraglio su un mondo per molti versi misterioso: i filosofi greci, miscelando filosofia e scienza, avevano parlato di una "Terra Australis Incognita" come di un continente puramente e semplicemente presupposto. Tutto ciò sulla base di un principio di distribuzione simmetrica delle terre emerse che, a loro dire, avrebbe impedito al mondo di risultare sbilanciato!
Al tempo stesso i Pitagorici, per parte loro, furono i primi ad introdurre il principio di sfericità della terra: con Eratostene (III sec. a.C.) ne calcolarono, in vero con buona approssimazione, il diametro.
Sulla "
Terra Australis incognita" (praticamente un mito) sono stati scritti fiumi di parole e in nome di quel mito, pubblicate perfino le carte che lo raffiguravano.
Né le cose cambiarono significativamente dopo la scoperta dell'America, quando gli esploratori riportarono in Europa notizie di nuove terre scoperte nell’emisfero australe (il Sud America); questa circostanza rafforzò, in maniera semplicissima, l'idea che la terra del mito (la Terra Australis) dovesse avere una sua esistenza concreta e finì nuovamente su quasi tutte le mappe del XVI sec.
In sostanza la "Terra Australis Incognita", somigliava moltissimo al "Paradiso Terrestre" (anche questo spesso rappresentato nelle carte medioevali), al "regno del Prete Gianni" (di solito localizzato nell'Africa orientale) o al mitico "Eldorado" (di un'America immaginaria).
Tuttavia in questa congerie di carte inventate Graham Hancock e altri cultori di "misteri", ne individuano una che costituirebbe la prova della conoscenza dell'Antartide.
Si tratta di una carta pubblicata nel 1531 da Oronzio Fineo (all’italiana) o anche Orontius Finaeus (alla latina).
Questo Fineo fu matematico e disegnatore di carte geografiche: a lui si deve l’introduzione in cartografia della proiezione sferica o cordiforme.
Il grande continente al centro della mappa di Finaeus è la "Terra Australis recenter inventa sed nondum plene cognita" (la Terra Australe di recente scoperta ma non completamente conosciuta).
Una serie di particolari (come la presenza di monti valli, fiumi) rivela che la "carta di Fineo" non è una rappresentazione del continente antartico prima della glaciazione ma di terre raggiunte di recente e solo parzialmente conosciute dai navigatori dell'epoca.
Le terre "recenter inventae sed nondum plene cognitae" non possono essere altro che Terra del Fuoco in scala completamente errata.
La terra del Fuoco era stata costeggiata da Magellano nel 1520, ma, per tutto il XVI secolo venne ritenuta l’estremità settentrionale della "Terra Australis recenter cognita" (Antartide).
In conclusione la mappa di Fineo, nella descrizione di quella regione, non appare diversa da tante altre dello stesso periodo.

Altre mappe "impossibili"
Ma le carte "Piri Reis" e la mappa di Oronzio Fineo non esauriscono la casisistica delle "mappe impossibili". Non posso dimenticarmi delle carte di Mercatore e di Buache.
Chi erano costoro?
Gerardo Mercatore è uno studioso italiano, esperto di cartografia. Proprio per cartografia elaborò il sistema di proiezione ancor oggi in uso.
Nel 1560 visitò l’Egitto per visitare la Grande piramide e per raccogliere testi antichi per la propria biblioteca personale.
Nel 1569 compilò un "Atlante" con una rappresentazione ideale del continente australe che sarebbe stato scoperto nel successivamente (l’Antartide addirittura nel 1818) (105).
Come si può intravedere nella foto, il "planisfero di Mercatore" ripete, nell’emisfero australe gli errori e le omissioni (manca buona parte dell’Argentina) della mappa di Piri Reis e aggiunge palesi sproporzioni (l’Antartide confinante con l’India).
La "carta Philippe Buache" è stata pubblicata tra il 1737 ed il 1739 (106).
Graham Hancock ha adottato proprio la carta Buache per provare il fatto che l'Antartide sarebbe stata conosciuta secoli prima della sua effettiva scoperta.
La carta, a prima vista, appare strana. Nella mappa il Polo Sud viene situato trova esattamene al centro del Mar Glaciale e, nell’insieme, è circondato da due grandissime isole che formano un immenso continente. La somiglianza con l'Antartide tuttavia gli appassionati ritengono che la mappa rappresenta l'Antartide prima della glaciazione che la ricoprì centinaia di migliaia di anni fa.
Nella realtà il mistero non è nella carta ma tutto nel testo a margine della stessa; questo testo spiega in maniera lapalissiana chiaramente che della carta furono stese due versioni.
La prima contiene solo informazioni reali sulle nuove terre recentemente scoperte: sono infatti presenti Australia, Tasmania, Nuova Zelanda, e isola di Bouvet con il Capo della Circoncisione (di Buona speranza) e forse una delle isole Shetland.
La seconda figura è, invece, immaginaria come si evince dal fatto che sono cartografate solo le parti costiere (poche) esplorate all’epoca del disegno.
Buache, in altri termini, per sua stessa ammissione, tradusse in disegno cartografico il mito della "Terra Australis Incognita" delle carte e mappamondi rinascimentali.
In particolare Buache si era ispirato al "Mappamondo di Gerard De Jode" del 1593, mentre per quanto riguarda le denominazioni (ad esempio la "Terre Des Perroquets") sono in parte di fantasia e compaiono nel mappamondo di Mercatore del 1541, a sua volta, ispirato ai racconti di Marco Polo.
In particolare viene citato come fonte il capitano Bouvet, che il 1 gennaio del 1739, scoprì un nuovo territorio a sud del Capo di Buona Speranza, che chiamò "Capo della Circoncisione".
Ma come era già accaduto a Magellano con la Terra del Fuoco, Bouvet non si era reso conto che quella era un'isola che confuse con la parte settentrionale del mitico continente australe.
In sostanza la raffigurazione di Buache non era altro che la riproposizione della carta dell'emisfero australe disegnata nel 1657 da Jan Jansson.
Intanto un’altra terra dell'estremo sud del mondo, cominciava ad essere visitata dai navigatori europei: si trattava di quella che i cartografi del ‘500 avevano denominato "Regio Patalis": L’Australia.
La costa dell'Australia era stata raggiunta dai portoghesi prima del viaggio di Tasman del 1642 o della scoperta "ufficiale" di Cook (107).
Questo, senza tener conto che, in altra occasione, ho potuto dimostrare come gli ebrei della cosiddetta "diaspora", già tra il ‘300 ed il '400, erano arrivati certamente a Giava (compresa Sumatra, Borneo e Celebes. Probabilmente erano arrivati anche in Cina) (108).
Certamente i Portoghesi si erano spinti, nel sec. XVI fino a Java e la Malacca (1511) e Timor (1515) (109) ma la scoperta era stata tenuta segreta per evitare la concorrenza spagnola nella delimitazione delle sfere di interesse tra Spagna e Portogallo nel Pacifico.
Del resto una terra chiamata "Grande Java", a sud di Java e Sumatra, è riportata in
carte francesi dello stesso periodo ma con nomi portoghesi, probabilmente copiate da una mappa sottratta dagli stessi portoghesi al vescovo Miguel De Silva.
Resterebbe da spigare il motivo per il quale queste terre erano cadute nel dimenticatoio.
Per comprenderlo si dovrà tener presente che all’epoca i viaggi di esplorazione erano realizzati allo scopo di aprire nuove rotte commerciali e soprattutto trovare spezie (molto ricercate in Europa da quando gli arabi avevano interrotto la via delle spezie attraverso l’Asia Minore) e metalli preziosi (necessari per alimentare le guerre tra Europei).
In sostanza la "Terra Australis recenter inventa" per molto tempo non offrì niente altro che "coste aride, abitate da pochi selvaggi in condizioni così arretrate che non era possibile intendersi con loro neppur vagamente".
Così l'Australia, pur comparendo in una mappa di Cornelius De Jode del 1593 (ed in mappamondi del sec XVII) rimase una terra del mistero fino a quando, nel 1642, Abel Tasman navigò verso la Tasmania e la Nuova Olanda (l'attuale Australia), scoprendo che questa terra altro non era una grandissima isola.
Le carte geografiche disegnate fino al XVI sec. (110) erano basate su sistemi di rappresentazione simbolici (in genere il nord era in basso, Gerusalemme al centro del mondo; oppure veniva esagerata la grandezza di una nazione per scopo "propagandistici").
Inoltre le mappe raramente derivavano da osservazioni e rilievi effettuati in loco: per lo più erano copiate da altre mappe adattate (per motivi politici) alle pretese delle nazioni in concorrenza quanto al dominio sulle terre di nuova scoperta.
Per giunta, fino a tutto il 1507 era opinione comune che le terre, toccate da Colombo e da Vespucci, facessero parte dell'Asia, e non di un nuovo continente.
Questo complesso di circostanze faceva sì che molte mappe unissero territori dell'estremo oriente con territori delle nuove terre americane, da poco esplorate, alle quali erano aggiunte "terre incognite" o terre mitiche come il "Regno del Prete Gianni", l'isola di Brazil (o Hy Brzil), il Paradiso Terrestre, la Torre di Babele o l'Isola di San Brendano.
È chiaro che la fantasia giocasse un ruolo spesso determinante nella lettura e valutazione di mappe. Purtroppo, studiosi come Hapgood ed Hancock continuano a sostenere la loro assoluta esattezza, e appassionati del misero a tutti i costi ritengono di poterne individuare i redattori negli immancabili atlantidei.
Tornando alla Mappa di Piri Reis c’è una parte dell'America che probabilmente Piri Reis ha ricopiato da una carta più o meno esatta: è la costa del Brasile.
Tuttavia è sufficiente sovrapporre la linea costiera della Mappa con una normale carta geografica per renderci conto che la corrispondenza è solo apparente.
Resta da parlare del "top" del miracolo: di ciò che manda in visibilio i cultori del "mistero". Mi riferisco alla estremità inferiore della mappa di Piri Reis che viene identificata con l'Antartide e precisamente con la Terra della Regina Maud insieme ad altri territori antartici.
Purtroppo anche in questo caso il raffronto cartografico non rende loro giustizia.
La più strana è la posizione di Charles Hancock il quale pretende di fornire una prova a favore del pirata turco attraverso la citazione di Hapgood.
Ma né Hancock, né Hapgood ritiene opportuno chiederselo, che fine abbiano fatto gli oltre duemila chilometri che se separano il Brasile dalla Terra del Fuoco ed i quattromila chilometri che corrono tra questa e l’Antartide. E, soprattutto, che fine ha fatto l’intera l’Argentina?
A me sembra chiaro che, qualunque cosa volesse rappresentare, Piri Reis quando stendeva la mappa, faceva il politico più che il cartografo. La rappresentazione mi sembra frutto di un preciso indirizzo "politico" di benevolenza verso i suoi amici portoghesi (111).
Per concludere, non possiamo certo dimenticarci della longitudine. Questo tipo di coordinata geografica sarà calcolata in modo preciso solo nel XVI sec.
Non mi soffermerò oltre su questo argomento che rischia di portarmi lontano e totalmente fuori tema. Mi riservo di tornare, eventualmente, sull’argomento in maniera specifica delle mappe di Jan Jansson, e della mappa di Lopo Homem, del 1519.

Perché pensare alla mappe impossibili?
Mi si potrebbe chiedere quale significato rivesta la chiamata in causa delle mappe impossibili: cosa hanno a che vedere con il nostro diluvio?
Vedremo tra breve che l’evento del quale mi sto occupando ha una propria collocazione nello spazio e nel tempo; in sostanza ha una propria geografia ed una propria cronologia.
Quanto al tempo non è ormai un mistero che normalmente lo si colloca nel Pleistocene, alla fine dell’ultima glaciazione (quella di Würms) intorno a 13.000 anni fa.
Il fatto che sia stato ricordato ed abbia formato oggetto di mitizzazione, corrisponde ad affermare che l’uomo era presente sulla terra (infatti l’uomo, soggetto attivo del ricordo, era un "homo erectus" del genere "sapiens sapiens": esattamente l’uomo di Crömagnon che aveva da poco sostituito l’uomo di Neanderthal.
Del resto le modalità di memorizzazione dell’evento sembrano presupporre che della terra l’uomo di allora avesse una conoscenza ben più vasta di quanto siamo abituati a supporre. E le cosiddette mappe impossibili sembrano essere il mezzi di prova di cui potremo aver bisogno per convincerci.
Del resto, ove si faccia eccezione per le scoperte archeologiche (Wolley) non abbiamo nessun altro elemento oltre il mito e questo sembra indicare molti punti in comune nel modo di pensare e che non è un caso che esistono oltre 500 racconti mitici dell’evento.
Ciò non esclude che racconti e mezzi di prova debbano comunque rispondere a criteri scientifici di valutazione e di lettura e non solo affidati alla libera fantasia degli entusiasti, a partire da Platone.

Note:
100. Il fatto è citato da Graham Hancock il quale cita Hapgood.
101. Dette note sono state trascritte per la prima volta dallo studioso turco Bay Hasan Fehmi e pubblicate da Yusuf Akcura nel saggio "Piri Reis Haritasi" (1935), e poi ripubblicate dalla studiosa turca Ayse Afetinan nel 1954 in "The oldest map of America" (segnalo anche un sito italiano che contiene la traduzione delle note, a cura di Marco Capurro). Pur essendo piene di testi, queste mappe, vengono utilizzate come prove per tesi fanta-archeologiche.
102. Il responsabile della VIII Squadriglia di ricognizione Tecnica del Comando strategico Aereo U.S.A.F. esplicitamente ammetteva che "L’ipotesi che la parte inferiore della carta rappresenti la Costa Principessa Martha delle Terra della Regina Maud e la penisola antartica è ragionevole e con tutta probabilità corretta. Il dettaglio geografico mostrato nella parte inferiore ... concorda in modo straordinario con il profilo sismico effettuato sulla superficie della cappa di ghiaccio dalla Spedizione Antartica Svedese-Britannica del 1949".
Specificava che "... la linea costiera era stata rilevata prima che fosse ricoperta dalla cappa di Ghiaccio", concludendo con "Non sappiamo assolutamente come si possano conciliare i dati riportati sulla carta in questione con il presunto livello delle conoscenze geografiche nel 1513".
103. La grande isola contornata in rosso è stata identificata con il Giappone (Cipango) così come è raffigurato nel mappamondo di Martin Behaim del 1492.
104. Anno in cui Pizzarro mosse alla conquista dell’impero Inca.
105. Alcune parti identificabili di tale continente sono Capo Dart, il Mare di Amundsen, l'isola Thurston, le isole Fletcher, l'isola di Alexander I, la penisola Antartica di Palmer, il Mare di Weddel, la Catena Regula, la Catena Mühlig-Hoffman, la costa Principe Harald, e la Costa principe Olaf.
106. Buache nelle didascalie cita il viaggio del capitano Charles Bouvet che aveva raggiunto nuove terre a sud del Capo di Buona Speranza il primo gennaio del 1737.
107. Su questo argomento sono stati pubblicati di recente diversi studi, tra i più conosciuti vi sono quelli di Roger Hervé ("Découverte fortuite de l’Australie et de la Nouvelle-Zélande par des navigateurs portugais et espagnols entre 1521 et 1528", Comité des travaux historiques et scientifiques, Paris, Bibliothèque Nationale, 1982) e di Kenneth Gordon McIntyre ("The Secret Discovery of Australia: Portuguese Ventures 250 Years before Capt. Cook." Sydney, Pan, 1977.)
108. Si veda il mio lavoro "I misteriosi Tarocchi".
109. È sufficientemente nota la spedizione di Cristovao de Mendonca a sud di Timor del 1522. Il navigatore era partito alla ricerca delle "Indie del sud", citate da racconti di navigatori europei e cinesi; attraccò così in quella che gli era sembrata una grandissima isola.
110. Ne fa fede la sala delle Carte de "I Musei Vaticani".
111. È proprio a questi, infatti, che avrebbe fatto estremamente comodo che la costa dell'America, a sud del Brasile, curvasse verso destra in modo da rientrare nei 180° assegnati al Portogallo dal trattato di Tordesillas del 1494.
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