
ATLANTIDE IN SARDEGNA?
di Diego Silvio Novo
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LA FINE DI ATLANTIDE (TIMEO)
La fine di Atlantide potrebbe anche essere la fine di varie civiltà appartenenti ad ere diverse e distrutte da disastri ciclici, o quella di varie civiltà contemporaneamente esistite sulla superficie del globo terrestre all'epoca del Diluvio. Le parole del vecchio sacerdote egizio si prestano a molte interpretazioni e comunque prove di cataclismi nel Mediterraneo se ne hanno anche in epoca storica, anche se ancora poco documentate. Il vecchio sacerdote di Sais riferisce:

"Molte sono e in molti modi sono avvenute e avverranno le perdite degli uomini, le più grandi per mezzo del fuoco e dell'acqua, per moltissime altre ragioni altre minori. Quella storia che presso di voi si racconta, vale a dire che un giorno Fetonte, figlio del Sole, dopo aver aggiogato il carro del padre, poiché non era capace di guidarlo lungo la strada del padre, incendiò tutto quel che c'era sulla terra, e lui stesso fu ucciso colpito da un fulmine, viene raccontata sotto forma di mito, ma in realtà si tratta della deviazione dei corpi celesti che girano intorno alla terra e che determina in lunghi intervalli di tempo la distruzione, mediante una grande quantità di fuoco, di tutto ciò che è sulla terra."

La prima frase sembra far presagire una serie di grandi disastri storici, ma quello riferito ad Atlantide potrebbe essere legato indissolubilmente alla caduta del corpo celeste detto "Fetonte". Il mito di Fetonte è ripreso anche in quello degli Argonauti che attraversando la zona in cui giaceva il suo corpo furono investiti dall'olezzo delle carni in putrefazione. Questa particola di mitologia mi porta a considerare l'etimologia delle parole italiane "fetido", "fetente", "fetore" ecc.
Si tratta di parole derivanti dal latino che indicano appunto di qualcosa che puzza, e "Fetonte", ma più in particolare gli effetti della sua caduta, dovettero odorare maledettamente per diversi secoli, se rimasero a marcire sotto le coste ettari ed ettari di organismi viventi vegetali ed animali a seguito dell'aumento del livello marino di 130-200 m. Tale parole potrebbe essere nata dal ricordo degli eventi poco piacevoli subiti dai sopravvissuti all'inondazione?

Il mito di Fetonte può essere inteso in vari modi, ma il fatto che ci si riferisca ad un meteorite è abbastanza evidente, è lo stesso Platone a chiarircelo. Però possiamo interpretare quest'evento citato nel Timeo in modi diversi:
- un mito nato dall'osservazione della caduta di meteoriti nella notte dei tempi che non ha nulla a che fare con il Diluvio che distrusse Atlantide;
- oppure come il racconto della caduta di un grande corpo celeste che devastò la Terra sollevando enormi maree, forse facendo sciogliere i ghiacci perenni con innalzamento del livello marino, l'estinzione di alcune specie (vedere più avanti i Mammut) e probabilmente provocò anche un riposizionamento dell'asse terrestre. In questo caso però parlare di catastrofi cicliche non ha molto senso, poiché questo corpo avendo impattato per "puro caso" con la Terra, non sarebbe più un pericolo in avvenire.
- oppure il mito di Fetonte nasconde un avvenimento ciclico come quello del passaggio delle comete, cioè l'attraversamento della Terra di uno sciame meteorico a periodi regolari. Quindi sulla Terra sarebbero caduti più meteoriti, come del resto si afferma nel Timeo, che descrive un disastro "che determina in lunghi intervalli di tempo la distruzione, mediante una grande quantità di fuoco". Secondo uno studio molto recente il numero di comete non ancora identificate nel sistema solare sarebbero addirittura 400 volte quelle conosciute.
Alcuni considerano possibile anche l'eventualità che il sistema solare sia stato investito dai residui dell'esplosione di una supernova. Le supernova storicamente avvistate ed accertate in questo secolo (poiché possono trasformarsi in stelle di neutroni, pulsar o buchi neri) si trovavano a distanze siderali considerevoli (minima di 3000 anni luce per la supernova del 1006 d.C.) tali da rendere impossibile la contemporaneità dell'avvistamento e la caduta di meteoriti provenienti da queste.
Le meteoriti non possono raggiungere la velocità della luce (300.000 Km/sec), le più veloci raggiungono l'atmosfera terrestre ad una velocità dell'ordine dei 70 Km/sec. (252.000 Km/h!). Per fare un paragone, se esplodesse una supernova alla distanza di Proxima Centauri (la stella a noi più vicina, 4,3 anni luce), mentre l'evento verrebbe registrato dopo 4 anni dagli osservatori, un suo frammento raggiungerebbe la Terra in 18.500 anni circa.
La supernova Keplero recentemente studiata ed esplosa circa 400 anni fa, ha attualmente formato una nube di gas e polveri con un diametro di 14 anni luce (132.000 miliardi di Km circa), il che equivale a dire che tale materia ha viaggiato ad una velocità media di 37,8 milioni di Km/h! In tal caso i residui di una supernova esplosa alla distanza di Proxima Centauri ci raggiungerebbero in 122 anni! Ma a quella velocità probabilmente il sistema solare verrebbe spazzato via e noi non potremmo oggi fare ipotesi sulla scomparsa di Atlantide.

La prova della eventuale caduta di uno sciame meteorico, a mio avviso, andrebbe più facilmente cercata in cielo che sulla Terra. Per esempio osservando i crateri lunari e quelli marziani potrebbe essere possibile stabilire se in certe epoche c'è stato o meno un aumento del numero di impatti significativi, poiché questi astri privi o quasi di atmosfera e acqua non sono in grado di nascondere i segni del tempo.
Purtroppo non pare semplice reperire un catalogo astronomico con la suddivisione dei crateri lunari e marziani in base alla loro età. Tale carenza credo sia imputabile anche ad una mancanza di studi in questo campo.

Se "Fetonte" è stato la causa prima degli eventi che portarono alla distruzione di Atlantide, la conseguenza della sua caduta fu una serie di disastri naturali: "Dopo che in seguito, però, avvennero terribili terremoti e diluvi, trascorsi un solo giorno e una sola notte tremendi, tutto il vostro esercito sprofondò insieme nella terra - dice il vecchio sacerdote riferendosi agli Ateniesi - e allo stesso modo l'isola di Atlantide scomparve sprofondando nel mare".

Quindi l'isola sarebbe sprofondata. Anche questo passo, considerando che in epoca glaciale il livello marino era più basso, potrebbe essere interpretato in modo diverso. Quindi non l'isola, ma il mare si sarebbe potuto elevare, ma con un'onda molto alta che avrebbe raggiunto un'altezza ben maggiore dell'isola stessa. Il mare sarebbe poi ritornato nel suo bacino naturale, strappando durante il ritiro delle acque brandelli di territorio fertile, come del resto riferisce Platone per quanto riguarda Atene arcaica.
Il mare si ritirò come riferito dai miti del Diluvio diffusi in molte civiltà, ma non allo stesso livello precedente, lasciando gran parte della terra pianeggiante in prossimità delle coste sommersa e distruggendo una civiltà sì evoluta, ma concentrata unicamente nella fascia costiera pianeggiante dei mari.
Il disastro, come appare dal testo platoniano, lasciò il mare di Atlantide impraticabile per molto tempo. Ancora al tempo del sacerdote egizio di Sais, si credeva che "perciò anche adesso quella parte di mare è impraticabile e inesplorata, poiché lo impedisce l'enorme deposito di fango che vi è sul fondo formato dall'isola quando si adagiò sul fondale".
La melma di Fetonte che doveva rendere grandi tratti delle nuove coste assai "fetidi"...

Quanto potrebbe essere stata grande l'ondata che sommerse l'isola di Atlantide?
Se rimaniamo in Sardegna possiamo trovare la prova di un immenso maremoto avvenuto nel 1200 a.C. provocato da un sisma che potrebbe essere conseguenza di un'esplosione vulcanica sottomarina nel Tirreno (Monti Vavilov o Marsili?). Tale maremoto avrebbe provocato l'inondazione dell'intero Campidano (la pianura meridionale sarda) e i segni di tale evento sono riscontrabili sulle rovine dei nuraghi in gran parte crollati verso sud-est, provocando forse la scomparsa della loro civiltà (vedere il capitolo "Una possibile ricostruzione storica").
In particolare il complesso dei nuraghi di Barumini è stato praticamente coperto da detriti alluvionali, della torre più alta di 20 m almeno 7 erano interrati. Inoltre dal ritrovamento di arnesi per lo scavo, dalla successiva fasciatura delle murature e rifacimento in altra posizione dell'ingresso a una quota di 7 metri rispetto al precedente se ne deduce che tale complesso dovette essere restaurato, ma non raggiunse più l'imponenza dell'epoca precedente l'inondazione.
Ora, se consideriamo che Barumini si trova a circa 60 Km dalla costa est e ad una quota di circa 200 m s.l.m. l'onda che l'investì dovette avere dimensioni veramente bibliche. Qualcuno sospetta che il ricordo di tale distruzione permanga del Timeo sotto forma di mito a cui sono state aggiunte
invenzioni mirabolanti, come colossali città circolari, che invece erano dei nuraghi, e pianure immense che invece era il Campidano, e flotte invincibili, che invece erano gli eserciti di popoli del Mediterraneo vissuti in epoche storiche.

Ma se invece questo disastro di Barumini fosse uno dei tanti "secondari" avvenuti nel Mediterraneo, magari in qualche modo collegato o quasi contemporaneo a quello di Santorini, ma comunque non quello legato alla caduta di "Fetente", allora dobbiamo immaginare nel 9.500 a.C. circa una catastrofe ancora più incredibile, dove un'onda di 200 metri d'altezza al paragone non è che uno schizzo in una tinozza.
Per avere un'idea delle dimensioni dell'inondazione che sommerse Atlantide ci si può affidare alla mitologia del Diluvio, prendendo ad esempio i racconti dell'area mediterranea:
- il Noè della Bibbia si arenò con l'arca sul monte Ararat, la cui quota attuale è di 5.165 m s.l.m.
- il Deucalione greco si areno sul monte Parnaso in Grecia la cui quota è di 2.450 m s.l.m. ma che non era completamente ricoperto dalle acque.
- Nella saga di Ghilgames, l'immortale mesopotamico Ut-napishtim non viene detto su quale monte si arena, ma le catene montuose attorno al Tigri e all'Eufrate raggiungono i 4.000 m s.l.m.
In ogni caso un innalzamento dei mari di proporzioni medie così gigantesche potrebbe sommergere qualsiasi montagna sia della Sardegna che della Corsica. La dimensione dell'onda che potrebbe aver investito la terra ferma, dipende dalla distanza a cui si trovava dal luogo di impatto della meteorite (se ne è la causa prima, più avanti avanzerò un'altra teoria) e dalla conformazione dei continenti che possono averla rallentata, per cui potrebbe essere stata diversa da località a località. Un'onda del genere avrebbe una forza di pressione enorme, sotto 2000 m d'acqua c'è una pressione pari a 200 Kg per cm2 a cui deve sommarsi la pressione generata dalla corrente che spingeva l'onda da una terra all'altra. Per avere un'idea di questa velocità, possiamo riferirci al mito della terra di Lyonesse, dove l'eroe che si salvò dall'inondazione sfuggendo all'onda, corse via su un cavallo bianco al galoppo. Un cavallo può raggiungere la velocità di 70 Km/h e più. Praticamente un'onda del genere avrebbe schiacciato qualsiasi manufatto umano, anche quelli più resistenti in pietra.

Ma tale onda di marea potrebbe anche essere stata provocata da un movimento improvviso della Terra che modificava brutalmente l'assetto del suo asse di rotazione, più che dallo scioglimento istantaneo dei ghiacci polari o dalla caduta in mare di "Fetonte". Forse la Terra sobbalzò a causa dell'impatto con grandi meteoriti, spostandosi sul suo asse. Ma alcuni di questi avrebbero potuto anche colpire le calotte polari facendo volatilizzare enormi quantità di ghiaccio che sarebbero ricadute come pioggia successivamente e per diversi giorni, senza peraltro essere responsabili diretti della formazione di onde alte migliaia di metri.
Se un pianeta è brutalmente scosso da un evento esterno può succedere, soprattutto se tale movimento è brusco, che le parti liquide ed aere ruotino sulla sua superficie con velocità diverse dalla parte rocciosa. Per esempio questo fenomeno avviene normalmente in certe situazioni anche non in presenza di eventi catastrofici: le nubi esterne di Venere ruotano attorno al pianeta in pochi giorni (3,9), ma il pianeta roccioso ruota su se stesso in circa otto mesi terrestri. Non si deve nemmeno dimenticare che gli strati esterni della Terra (Mantello e Crosta), "galleggiano" su un nucleo liquido di metallo fuso. La Terra è un meccanismo delicato che ruota su un perno sottilissimo... probabilmente è sufficiente un "piccolo colpetto" per generare enormi cataclismi. Credo quindi che il Diluvio si possa attribuire più verosimilmente a gigantesche ondate di marea generate da un cambio di direzione e velocità di rotazione del pianeta. Per quanto possa esser piovuto, sulla Terra non c'è una riserva idrica sufficiente per far raggiungere agli oceani la quota del monte Ararat.

Si potrebbe quindi ipotizzare che i bacini del mare fossero stati sbatacchiati dall'impatto con "Fetonte" (inteso come un generico agente disturbante esterno), e le masse d'acqua degli oceani fossero sobbalzate sulle terre emerse, per poi ritornare più o meno nella loro posizione precedente. L'impatto potrebbe aver modificato l'inclinazione dell'asse terrestre e forse anche la velocità di rotazione della Terra sulla sua orbita e su se stessa. Se le regioni polari vennero spostate brutalmente più a sud (vedere simulazione nel capitolo "Età dell'Oro"), le masse d'acqua dell'oceano potrebbero essere balzate velocemente verso nord: questo spiegherebbe perché certe terre vennero colpite dal Diluvio e altre no. Infatti in questo caso:
- l'Oceano Atlantico avrebbe invaso con un'alluvione alla velocità di un "cavallo al galoppo" le terre a sud della Gran Bretagna (terra di Lyonesse e isole Scilly sulla piattaforma continentale); Per capire a quale velocità potrebbero essere avanzate le acque basti pensare che un punto del globo posto all'equatore ruota attorno all'asse terrestre alla velocità di 1667 Km/h circa, mentre uno al 45° parallelo ruota a 1170 Km/h circa. Se immaginiamo che un corpo meteorico abbia colpito il globo in direzione sud-est producendo uno spostamento da 3000 a 6000 Km in "un solo giorno e una sola notte tremendi" (quindi in 24 h) , significa che un punto preso lungo tale direttrice si è spostato alla velocità tra 125 e 250 Km/h verso sud-est; se ciò avvenne, in altri punti della Terra questa velocità fu inferiore ma comunque potrebbe essersi generata una notevole differenza tra la velocità di spostamento dei fondali marini e quella delle masse d'acqua sovrastanti, tale da formare una gigantesca onda di marea in direzione opposta.
- Sia l'isola Sardo-corsa che l'Atena arcaica sarebbero state battute e sconvolte dalle acque del Mediterraneo;
- Anche il Mar Nero sarebbe stato invaso rapidamente da un'onda di marea giunta dal Mediterraneo, facendo scomparire i villaggi costruiti lungo le valli che vi si affacciavano, e solo recentemente riscoperti sotto 90 m d'acqua;
- Il Diluvio non avrebbe risparmiato nemmeno la Mesopotamia dei Sumeri o loro predecessori, in quanto questa terra piana si affaccia a sud sull'Oceano Indiano;
- L'Egitto, e in generale la costa nord dell'Africa, avrebbero visto dapprima le acque ritirarsi verso nord. Invece del Diluvio avrebbero subito in seguito un'onda di ritorno quando le acque fossero ritornate nel loro bacino naturale. Ma probabilmente l'Egitto, in linea di massima, sarebbe stato risparmiato dal Diluvio come sostenuto dal vecchio sacerdote di Sais, non avendo grandi mari a sud (solo il mar Rosso a est, che probabilmente doveva anche essere molto più corto dell'attuale).
A questo proposito, trovo illuminante una leggenda Cinese riferita al mostro Kung Kung, da non confondere con il gorilla gigante della moderna arte cinematografica. Questo mostro cinese pare molto più simile al carro di "Fetonte" che precipita:

"In tempi remoti Kung Kung lottò con Chuan Hsu per l'Impero.
Incollerito, egli percosse la Montagna che non ruota,
i pilastri del cielo si ruppero, i legami con la Terra si spezzarono,
il cielo si inclinò a nord-ovest;
così il sole, la luna, le stelle e i pianeti si spostarono,
e la terra si svuotò a sud-est."

Tentare di dare un significato coerente alla mitologia antica è sempre difficile. Esistono molti altri racconti di diluvi e distruzioni cosmiche in ogni antica civiltà spesso nascosti in racconti di lotte tra dei, ma in questo caso la traduzione del mito di Kung Kung mi è parsa così esplicita da non aver necessità di stravaganti spiegazioni:

In pratica il "mostro" percosse una montagna (la Terra che non ruota, infatti era il cielo che ruotava per gli osservatori antichi), provocò una crisi tra i legami di cielo e terra (tra cui il principale è l'asse di rotazione, in altre mitologie definito come "albero della vita", mentre i pilastri del cielo sono spesso da intendersi come cloruri equinoziali), la terra spostandosi verso sud-est fece muovere il cielo verso nord-ovest. Di conseguenza, la terra a sud-est si svuotò, cioè o fu bombardata dal "mostro", o i mari balzarono a nord-ovest. Se questo mito riflette qualcosa di reale, ci informa anche della direzione di caduta di "Fetonte" che era all'incirca verso sud-est.


Ipotesi della Terra prima del Diluvio e spostamento delle terre emerse provocato dalla caduta di Fetonte

Ma dove potrebbe aver impattato "Fetonte"?
La superficie terrestre non presenta oggi dei segni evidenti di un impatto così catastrofico avvenuto 11.500 anni fa. Questo non esclude che un corpo celeste abbastanza grande da influenzare l'orbita terrestre possa essere passato molto vicino al nostro pianeta e aver provocato un improvviso cambiamento di inclinazione del suo asse. "Fetonte" potrebbe essere un corpo celeste del sistema solare con un'orbita molto irregolare che ad intervalli di tempo lunghissimi (vari millenni), transita nelle vicinanze della Terra, interferendo con l'orbita del nostro pianeta e provocando eventi distruttivi di varia natura. Questo corpo, potrebbe essere il mesopotamico "Nibiru", il decimo pianeta. Potrebbe anche essere accompagnato nella sua orbita da uno sciame di meteore, alcune delle quali sarebbero cadute prima o durante il Diluvio, come ci viene tramandato dal vecchio sacerdote di Sais. Inoltre non sempre i meteoriti lasciano al suolo dei segni duraturi nel tempo del loro impatto. Per esempio il corpo celeste che cadde in Siberia nella Tunguska (Vedi libro prelevabile gratuitamente) nel 1908 esplose in atmosfera provocando l'abbattimento degli alberi della sottostante foresta per 2000 Km2, ma lasciò al suolo solo pochi e piccoli crateri provocati dai frantumi della meteora. Se poi "Fetonte" fosse caduto sui ghiacci della calotta polare o nell'oceano, probabilmente non avrebbe lasciato nessun segno sulla crosta terrestre. Più oltre continuerò comunque, per semplicità, a parlare di caduta di "Fetonte" riferendomi in generale ad un evento cosmico catastrofico non meglio identificato, benché le ipotesi su questo oggetto possono essere varie.

Nel Timeo non si parla di esplosioni vulcaniche che invece potrebbero avvalorare la tesi dello sprofondamento effettivo dell'isola. Un'isola vulcanica può effettivamente sprofondare in un giorno e una notte, ma se l'isola è grande quanto la "Libia e l'Asia messe assieme" è molto difficile credere che ciò possa essere avvenuto a causa dell'azione vulcanica o dell'erosione di una grande onda di marea.
Il vecchio sacerdote prosegue affermando che a proposito dell'Egitto:

"In questa regione né in quel tempo né mai l'acqua scorre dalle alture ai campi arati, ma, al contrario, scaturisce per natura tutta dalla terra. Di qui e per queste ragioni si dice che siano state conservate le più antiche tradizioni, ma in realtà in tutti i luoghi in cui il freddo eccessivo o il calore soffocante non lo impedisca, sempre esiste, ora di più ora di meno, la stirpe degli uomini. E tutte quante le cose che sono accadute presso di voi o qui o in altro luogo di cui abbiamo sentito notizia, se ve ne sia qualcuna che sia onorevole, o grande, o che si sia distinta per qualche altra ragione, sono state scritte qui nei templi e vengono conservate".

A parte la strana idea che in Egitto le acque non scendano dai monti (forse dovuta al fatto che in passato esistevano molte più regioni paludose e lagunari in zone ora desertiche), dal resto si deduce che gli egizi non furono toccati o quasi dalla catastrofe. Forse vi furono conservate le più antiche tradizioni, in quanto l'Egitto fu una delle regioni dove si rifugiarono i primi superstiti.

In effetti Erodoto nelle sue storie afferma che il primo re dell'Egitto fu "Mina", e a quell'epoca il territorio percorso dal Nilo era completamente paludoso. Inoltre afferma che:

"Dall'epoca del primo re fino a questo sacerdote di Efesto, ultimo regnante, si erano avvicendate 341 generazioni umane e che in tale lungo arco di tempo altrettanti erano stati i sommi sacerdoti e i re. Ora, siccome tre generazioni compongono un secolo, 300 corrispondono a 10.000 anni; le 41 restanti (oltre le 300), corrispondono a 1340 anni;"

quindi all'epoca di Erodoto (485-425 a.C.) l'Egitto era già vecchio di 11.340 anni! Ciò vorrebbe dire che la civiltà dell'antico Egitto risalirebbe al 13.500 a.C. circa, ben oltre il 4.000 a.C. oggi accettato dall'archeologia, ma è una data che ci avvicina a quella del probabile disastro del Diluvio.
Se la civiltà atlantidea scomparve intorno al 9.500 a.C. si può ritenere che gli egizi assistettero a tale evento e accolsero anche dei superstiti. Se invece i sacerdoti egizi che parlarono con Erodoto furono un po' larghi di manica nel computo del tempo, allora potremmo pensare ad una continuità tra civiltà atlantidea ed egiziana.
Ma non voglio approfittare del mistero emanato dall'antico Egitto con i suoi rituali e monumenti per rendere più affascinante l'argomento come viene fatto molto spesso. In effetti, se proprio si dovesse cercare una civiltà antica in continuità con quella atlantidea, forse sarebbe meglio rivolgere l'attenzione ai Sumeri, che fra l'altro hanno tramandato il ricordo del Diluvio.

Poi il vecchio sacerdote di Sais nel testo platoniano avverte della ciclicità di questi cataclismi:

"Ma non appena presso di voi e presso altri popoli viene inventato l'uso della scrittura e di tutto ciò che serve per la città, ecco che di nuovo, nel solito spazio di anni, come una malattia giunge il terribile diluvio dal cielo..."

Tale affermazione sembra confermare quanto, secondo alcuni autori catastrofisti, scaturisce da miti e scritture sacre, secondo cui il conteggio delle ere precessionali serviva a calcolare ed avvertire gli uomini del futuro dell'arrivo della nuova catastrofe.

Per il vecchio sacerdote egizio i Greci di Solone erano una civiltà troppo giovane:

"Perché in primo luogo voi ricordate un solo diluvio della terra, mentre in precedenza ve ne sono stati molti".

Questa affermazione, secondo il mio parere, sembra confermare l'ipotesi moderna di continui passaggi da climi temperati a climi glaciali avvenuti nel periodo precedente e successivo il 9.000 a.C. con conseguenti disastrose alluvioni, che hanno di fatto impedito alla civiltà umana di progredire in modo continuo.
A tal proposito ritengo, che seppur la teoria evoluzionistica di Darwin sia giusta e suffragata da numerose prove in ambito naturalistico, non si possa trasporre in modo perfetto all'evoluzione umana. Probabilmente la nostra storia non ha seguito una linea evolutiva costante ed ininterrotta. Infatti se la Terra fu sconvolta da eventi disastrosi ad intervalli ciclici, l'evoluzione delle specie umana venne spesso interrotta bruscamente e si dovette ricominciare da capo. Del resto questo è avvenuto molte volte in natura (estinzione dei grandi animali preistorici dai dinosauri ai mastodonti), non si comprende perché invece non debba essere accaduto lo stesso alla storia dell'umanità.