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ATLANTIDE IN SARDEGNA?

di Diego Silvio Novo
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GLI ATLANTIDEI (CRIZIA E TIMEO) »
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I GRECI, AVVERSARI DEGLI ATLANTIDEI (CRIZIA E TIMEO)
La terra attorno ad Atene novemila anni prima di Platone produceva frutti in quantità oltre che in qualità. Il clima di questa regione era diverso.
Platone così spiega il motivo per cui la terra di allora era più fertile:

"La parte di terra che in questi anni e in tanti accidenti si è staccata dalle alture non accumulava sedimenti di terra di una certa consistenza, come in altri luoghi e, scivolando giù in un processo continuo tutt'intorno, scompariva nella profondità del mare; dunque, come avviene nelle piccole isole, a confronto con ciò che c'era a quel tempo, le parti che oggi restano sono come ossa di un corpo che è stato colpito da una malattia, perché la terra intorno, ciò che di essa era grasso e molle, è scivolata via, ed è rimasto soltanto, della regione, l'esile corpo".

Quindi aggiunge, sulla conformazione del suolo di 11.500 anni fa:

"A quel tempo invece, quando era integra, aveva per monti colline elevate e ricche di terra grassa, le pianure oggi dette di Felleo, e sui monti aveva vasti boschi, dei quali sussistono testimonianze visibili ancora oggi."

Il clima della Grecia di 11.500 anni fa era molto più umido, infatti Platone afferma che:

"Inoltre ogni anno godeva dell'acqua che veniva da Zeus, e non la perdeva, come avviene ai nostri giorni, quando scompare defluendo via dalla terra spoglia fino al mare; poiché ne aveva in abbondanza la accoglieva nel suo seno, la teneva in serbo nella terra argillosa e impermeabile, lasciando poi cadere l'acqua dall'alto dalle alture fino alle cavità, offriva dappertutto abbondante flusso di sorgenti e di fiumi, e i santuari che ancora oggi rimangono presso le sorgenti che esistevano un tempo sono una testimonianza del fatto che i racconti odierni su di essa corrispondono a verità." La terra "era tenuta in bell'ordine, da veri agricoltori, che facevano proprio questo mestiere, amanti del bello e dotati di buone qualità, disponevano di terra eccellente, acqua in notevole abbondanza e, su quella terra, godevano di stagioni decisamente temperate".

La stessa città di Atene dovette subire danni ingenti nell'epoca dell'immane disastro planetario, se Platone ricorda che:

"La parte dell'acropoli non era allora come è oggi. Ci fu infatti una sola notte di pioggia, in cui piovve più di quanto la terra potesse sopportare, che l'ha liquefatta tutt'intorno e resa oggi terribilmente spoglia, e nello stesso tempo vi furono terremoti e una straordinaria alluvione, la terza prima della catastrofe di Deucalione" (il Noè greco).

Per quanto riguarda la potenza dei Greci arcaici, il vecchio sacerdote di Sais afferma:

"Prima dell'immane rovina causata dalle acque, la città degli Ateniesi era la migliore in guerra e, soprattutto, sotto ogni punto di vista, era governata da ottime leggi: ad essa si attribuiscono le imprese più belle e le costituzioni migliori fra quelle di cui noi abbiamo accolto la tradizione sotto il cielo".

Parole che furono certamente di grande consolazione per i contemporanei di Platone a cui evidentemente doveva anche vendere un prodotto con tecniche che oggi chiameremo di marketing.

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