
ATLANTIDE IN SARDEGNA?
di Diego Silvio Novo
per Edicolaweb
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GADIRICA
Sulla fama di questa regione o località, c'è da chiedersi se questa fosse nota al tempo di Atlantide, o al tempo del vecchio sacerdote di Sais, o al tempo di Platone (427-347 a.C.).
In ogni caso si può supporre una certa persistenza del nome nel tempo. Oltre alla Gadir fenicia in Spagna, il cui significato pare sia quello di "fortezza" e citata anche da Giulio Cesare nelle sue "Guerre Civili" come Gades (forse un altro modo di pronunciare tale nome), ci sono nel Mediterraneo altre località con radice "gad".

Gad, innanzi tutto, era una divinità semitica, comune al pantheon di vari popoli (per esempio i Camiti) fra cui anche i Fenici. Probabilmente era una divinità molto antica, ma non era certo fra le principali fenice. Fu sia divinità maschile che successivamente femminile. I Greci la assimilarono alla loro dea della fortuna Tyche, in quanto "gad" in ebraico significava fortuna. In una rappresentazione a noi nota di tale divinità, rinvenuta a Palmira (nel deserto siriano) è raffigurata seduta fra due leoni.

Gad è anche una delle 12 tribù di Israele che lasciarono l'Egitto con Mosè.

Gadara è invece il nome di due città della Palestina antica, una facente parte della "decapoli", citate in documenti fra il I sec. a.C. ed il I sec. d.C.
Una delle due, che fu assegnata da Augusto ad Erode togliendola al controllo siriano, era famosa per le sorgenti di acqua calda. Essa era edificata in prossimità del territorio assegnato alla tribù di Gad.

Tornando alla geografia odierna, nel Canale di Sicilia e dintorni troviamo altre testimonianze simili.
Sull'isola vulcanica di Pantelleria (Kossyra per i cartaginesi, con radice "ir" all'interno come Gad-ir-ica) troviamo la località ed il golfo di Gadir (come l'antico nome fenicio di Cadice), il cui nome sembrerebbe derivare dall'arabo e significa "sorgente di acqua calda". Infatti in quella località esiste una sorgente termale ancora oggi.
La lingua araba è una lingua semitica che assieme all'aramaico ed all'ebraico deriverebbe da una comune lingua "aramea".
Dall'analisi degli alfabeti antichi, pare che quello arabo ed ebraico derivino dal fenicio che nella sua configurazione matura era composto da 22 caratteri tutti consonanti (caratteristica comune ad arabo ed ebraico). Le vocali furono aggiunte dai Greci classici e poi adottate dai Latini.
Curiosamente questi ultimi preferirono utilizzare un alfabeto straniero, piuttosto che quello autoctone Etrusco, che invece denota una maggior somiglianza e parentela con il primo alfabeto fenicio.
Ritornando ai Fenici, secondo Erodoto essi provenivano dal "Mare Eritreo" quindi è molto probabile che la loro etnia fosse la stessa degli arabi attuali, e parole e concetti usati dai fenici nell'antichità, siano rimasti immutati presso i popoli della penisola araba fino ai giorni nostri. Se questa premessa fosse vera parole con radice "gad" in arabo conserverebbero l'antico significato in fenicio, anche se questo avesse subito un'evoluzione successiva presso questo antico popolo.

Sulla costa africana, proprio sulla piattaforma che se prosciugata diverrebbe la sponda sud delle Colonne d'Ercole arcaiche (a nord ci sarebbe Pantelleria), troviamo la città ed il golfo di Gabes (Piccola Sirte). La città tunisina sorge sull'antica Tacape romana, ma prende il nome dal fiume Oued Gabes. Il suo nome ha quindi a che fare con l'acqua. Tale nome appare diverso da Gadiro, ma colpisce per la somiglianza con il modo di pronunciare la città di Cadice dei latini: Gades. Il che fa presumere che ci sia un significato comune fra i due termini (anche se potrebbe essere un coincidenza fortuita).

In Sicilia, provincia di Agrigento, nell'entroterra della costa sud-ovest troviamo il monte denominato Pizzo Gadinica, non molto lontano dalle colonne d'Ercole presunte nel Canale di Sicilia.

Le isole Egadi, in provincia di Trapani, rivolte verso la Sardegna, potrebbero contenere nel nome la radice "gad" benché il loro nome abbia subito diverse varianti nei secoli. Il fatto che il nome inizi con una vocale, potrebbe essere il retaggio di un articolo, come molte parole derivate dall'arabo (ad es. Alambra, Alchimia ecc.), quindi riferirsi ad una parola simile ad e-gadi(r).

Sono interessanti anche i nomi di:

Gadamesh, oasi in pieno Sahara (750 Km dalla costa nord africana) detta la "perla del deserto", posta tra Tunisia ed Algeria lungo una pista che si inoltra nel deserto. Un'oasi, come si sa, è una sorgente.
Agades o Agadez, in Niger, anch'essa situata nei pressi del Sahara meridionale in una depressione e quindi avente a che fare con una sorgente o la presenza di acqua.

Interessante anche il fatto che alla Gadir fenicia in Spagna, si contrapponga la moderna Agadir in Marocco (che ripropone ancora l'ipotesi dell'aggiunta di un articolo: a-Gadir) sulla costa atlantica, posta sulla foce del fiume Uadi Sous. Entrambe ci portano lontano dalla Sardegna, ma fanno sospettare che di regioni e località Gadir(o/ica) fosse pieno il mare dominato dai Fenici e dai popoli che li precedettero nella loro egemonia.

Alla luce di questo breve elenco, ma già significativo, si possono fare alcune ipotesi:
- il termine Gadiro ha a che fare con il significato di "fortezza";
- con la divinità Gad;
- con la presenza di acque sorgive o termali;
- oppure i tre significati in qualche modo si sono fusi con il passare del tempo.
Se i nomi con radice "gad" si riferiscono alla divinità semitica, probabilmente non furono i Fenici ad assegnarli, poiché i loro dei maggiori erano altri. La loro divinità protettrice delle acque era la dea Ishtar o Ashtar, di derivazione Sumerica, adottata anche dagli Ittiti e successivamente dai Greci come Astarte. Ma se fossero stati loro a costruire le colonie fortificate, si ritornerebbe all'idea che i Fenici fossero gli unici dominatori dell'Okeanos, il Mediterraneo occidentale.
Trovo molto più significativo il fatto che il termine "gad" sia associato spesso alle sorgenti o comunque all'acqua dolce. Infatti, per un popolo di navigatori, sarebbe stato più importante avere delle località di approdo dove trovare acqua dolce, piuttosto che il tempio di Gad.

In questo senso la Gadirica potrebbe essere stata una regione con intense attività sorgive, forse termali. Ma ad assegnare i nomi con radice "gad" potrebbero essere stati popoli antecedenti i Fenici, come per esempio i temibili "popoli del mare" che infestarono il Mediterraneo tra il 1700 a.C. e il 1200 a.C. Purtroppo di loro non si conosce molto, per cui rimane un'ipotesi senza prove. Ma in tal caso avremmo avuto tutto il tempo necessario per far confondere e riunire i vari significati riscontrati nel termine Gadiro: gli insediamenti erano creati la dove c'era disponibilità di acqua potabile presso sorgenti e fiumi; i colonizzatori costruivano ivi il tempio dedicato alla loro divinità preferita non distante delle sorgenti; i templi erano probabilmente le costruzioni più importanti e robuste, tanto che con il passar del tempo vennero occasionalmente impiegati come fortificazioni per difendersi dagli assedi nemici, così la "casa di Gad" finì con il significare anche "fortezza". Probabilmente il culto alla fine scomparve, soppiantato da nuovi dei, ma il significato di "fortezza" rimase ad indicare l'insediamento murato.

Non è da escludere che la divinità Gad sia nata, in questi periodi non documentati, come protettrice delle sorgenti. Allora potremmo avere un collegamento fra i termini sorgente e fortuna: le due cose potrebbero non autoescludersi, visto che trovare una sorgente poteva essere per quei popoli un evento fortunato.
Tesi che potrebbe essere tutt'altro che strampalata, una prova potrebbe giungere dalle rovine del tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina (Lazio). Tale divinità pare avesse questo appellativo poiché già molto antica all'epoca della costruzione del santuario. È sintomatico il fatto che siano state trovate tombe con suppellettili Sumere nelle necropoli vicine al tempio. Il santuario era realizzato secondo il sistema a terrazzamenti adottato per le prime costruzioni dei Latini, quindi tipicamente italico. Ma le terrazze, le rampe e le scalinate erano percorse da ruscelli, pozzi e cascatelle artificiali che fanno presumere come la presenza e l'insistenza di acqua nel santuario non fosse un elemento decorativo, ma piuttosto un elemento appartenente al culto stesso della dea. Potrebbe non essere sbagliato quindi assegnare alla dea fortuna anche la protezione delle fonti.
Il culto, persosi in altri luoghi del Mediterraneo, potrebbe essere rimasto nel Lazio antico per la conservazione di tradizioni molto più tarde, o perché in tale località vi era una colonia di popoli provenienti da fuori (Sumeri?).

Va comunque anche valutata un'altra possibilità sulla radice "gad": secondo un autore (Rosario Vieni), in realtà la parola "Gadirica" non sarebbe affatto in lingua del luogo come afferma Platone, ma sarebbe un termine in greco arcaico (dorico) che suonava come "Gadeiron" e dal significato simile a "catena di isole/terre rocciose". In questo caso non ci sarebbe nessun riferimento alle sorgenti ed alle divinità, ma piuttosto ad una conformazione della costa.

Il termine con cui viene indicata questa regione in greco, Eumelo (Eumelon), pare significhi invece "ricchezza/moltitudine di pecore" e quindi sembra rimandarci ad una caratteristica della fauna locale. La città di Cadice non pare avere nella sua storia un ricordo particolarmente importante di un tale allevamento, ma visto che è posizionata sulla costa andalusa, una terra con una vegetazione non particolarmente beneficiata dalle precipitazioni, potrebbe essere stata in passato sede di notevoli allevamenti di pecore. Infatti questo animale si adatta meglio dei bovini ai suoli difficili. Ma questo è vero anche la costa sud della Sicilia e la costa nord dell'Africa.

Esiste un'altra possibilità riguardo al termine Eumelo. Infatti Eumelo Falevo, secondo una leggenda (ed un'iscrizione nella chiesa di S. Eligio a Napoli), fu importante condottiero dell'isola di Eubea, re di Fera in Tessaglia (a nord dell'isola), padre di Partenope e fondatore dell'omonima colonia greca in Campania, attualmente incorporata nel territorio di Napoli. In realtà gli storici fanno risalire la fondazione di Partenope al VII sec. a.C. per opera di coloni greci della vicina Cuma. Cuma a sua volta fu fondata dai greci provenienti da Calcide capoluogo dell'isola di Eubea nell'VIII sec. a.C. Ma è significativo il fatto che proprio questa città, nel VII sec. a.C., alleata con Corinto e Samo, fosse in guerra contro Eretria, Mileto, Egina e Megara. Quando una polis greca era sottoposta a una certa pressione demografica, o quando si era in un periodo di povertà e carestia era abitudine dei giovani principi abbandonare la città d'origine e andare a fondare una nuova colonia con il proprio clan al seguito. Eumelo potrebbe essere quindi uno di questi antichi principi greci che abbandonò la sua città natale (o ospitante) Calcide, in un periodo di carestia e guerre, per fondare una nuova colonia in Campania. Probabilmente non giunse sulle coste italiane a caso, ma ben conoscendo la rotta seguita dai colonizzatori di Cuma un secolo prima. Secondo la leggenda la città assunse il nome di Partenope, in onore di sua figlia che a seguito di una pena d'amore si suicidò giunta in Campania. Quindi, ricapitolando e miscelando leggenda e storia si potrebbe avere la seguente sequenza temporale della fondazione di Napoli:
- VIII sec. a.C. fondazione di Cuma ad opera di cittadini di Calcide dall'isola Eubea;
- VII sec. a.C. fondazione di Partenope ad opera del condottiero Eumelo proveniente da Eubea in un periodo sfavorevole per questa terra, con l'aiuto determinante dei Cumani;
- V sec. a.C. fondazione dell'insediamento denominato Neapolis.
Solone e il vecchio sacerdote di Sais potrebbero aver conservato ricordi relativamente freschi degli avvenimenti legati ad Eumelo e nominare la zona di influenza di questo sovrano con lo stesso nome, invece di quello della città di Partenope. Inoltre la costa partenopea era ed è tuttora, interessata da fenomeni di tipo termale e vulcanico, e questo aspetto sembrerebbe confermare e dare maggior risalto a uno dei possibili significati di Gadiro/Gadirica. In questo caso, comunque si renderebbe ancor più evidente l'ignoranza dei Greci e degli abitanti del Mediterraneo orientale al riguardo della geografia delle sponde occidentali di tale mare. Infatti se si da credito a tale ipotesi, Solone e il vecchio sacerdote egizio per prima cosa non avrebbero scorto la differenza tra le coste della Campania e quelle della Sicilia nord-occidentali prossime alle colonne d'Ercole arcaiche (attuale Canale di Sicilia); per seconda cosa la confusione tra attuale oceano Atlantico e Mediterraneo occidentale si deve far risalire ad un'epoca quasi contemporanea a Solone e il suo interlocutore egizio. Ed in effetti queste sono argomentazioni che rendono l'ipotesi al riguardo di Eumelo Falevo alquanto fumosa benché affascinante.