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LE STRENNE


ATLANTIDE IN SARDEGNA?

di Diego Silvio Novo
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GLI ATLANTIDEI (CRIZIA E TIMEO)
Ecco come viene descritta Atlantide da Platone.
La città principale era probabilmente elevata su "un monte, di modeste dimensioni da ogni lato" e protetta da fortificazioni circolari. Essa era collocata "Vicino al mare, ma nella parte centrale dell'intera isola" in "una pianura, che si dice fosse di tutte la più bella e garanzia di prosperità, vicino poi alla pianura, ma al centro di essa, a una distanza di circa cinquanta stadi" (9 Km circa) c'era il monte dove venne edificata la città fortificata da Poseidone per la sua sposa Clito, la progenitrice mitica degli Atlantidei:

"Ben fortificata la collina nella quale viveva, la fece scoscesa tutt'intorno, formando cinte di mare e di terra, alternativamente, più piccole e più grandi, l'una intorno all'altra, due di terra, tre di mare, come se lavorasse al tornio, a partire dal centro dell'isola, dovunque a uguale distanza, in modo che l'isola fosse inaccessibile agli uomini".

Quando venne fondata la città, Platone afferma che non esisteva ancora la navigazione.
Quando la potenza dell'isola aumentò, vennero costruiti dei ponti per superare i canali circolari. Il palazzo reale, come l'acropoli di una città antica, venne eretto nella parte centrale "fin da principio in questa stessa residenza del Dio e degli antenati, ricevendolo in eredità l'uno dall'altro, e aggiungendo ornamenti a ornamenti cercavano sempre di superare, per quanto potevano, il predecessore, finché realizzarono una dimora straordinaria a vedersi per la grandiosità e la bellezza dei lavori."

Platone fornisce anche una descrizione della città, con relative misure:

  • Il porto canale principale che collegava la città circolare al mare doveva avere una larghezza di 90 m, una profondità di 30 m ed una lunghezza di circa 9 Km (50 stadi). Si tratta di un'opera veramente grandiosa per l'epoca, di cui si stenta a credere potesse essere completamente artificiale;
  • I canali circolari dell'isola avevano sponde così alte da permettere il transito di una trireme sotto un tetto appositamente costruito fra i canali radiali di collegamento tra un cerchio e l'altro;
  • Il canale circolare più esterno era largo circa 530 m (3 stadi);
  • La "cinta di terra a ridosso" era anch'essa larga circa 530 m;
  • Il secondo canale era largo 2 stadi, quindi circa 350 m;
  • La "cinta di terra" successiva era larga di nuovo 350 m;
  • "di uno stadio era invece la cinta di mare che correva intorno all'isola stessa, nel mezzo" vale a dire circa 177 m;
  • "L'isola, nella quale si trovava la dimora dei re, aveva un diametro di cinque stadi" vale a dire circa 885 m a cui si accedeva tramite un ponte largo ben 30 m;
  • Ogni anello era protetto da mura possenti e torri a protezione di ponti e varchi. La cinta muraria più esterna era rivestita da bronzo. Poi quella mediana da un intonaco di stagno fuso. Quella interna era rivestita da un metallo sconosciuto: l'oricalco.
  • Sull'isola centrale vi era il santuario dedicato a Clito e Poseidone, i progenitori degli Atlantidei. Tale zona doveva però rimanere inaccessibile per rispetto alla sacralità del luogo. Al tempio provenivano le offerte delle 10 regioni amministrative di Atlantide. Questo era di dimensioni non dissimili dai più grandi templi dell'antichità: in pianta circa 90 x 170 m (il tempio di Artemide ad Efeso, una delle sette meraviglie dell'antichità, era di 73 x 141 m) ma Platone afferma nel contempo che "aveva nella figura un che di barbarico". Probabilmente l'architettura atlantidea non era così sviluppata come quella greca o, come penso io, si trattava di architettura megalitica. Descrive comunque un tempio finemente decorato con oro ed avorio, contenente oltre alle statue delle divinità anche quelle di tutti i re che la governarono.
  • Sull'isola centrale sgorgavano delle sorgenti. Secondo Platone una di acqua fredda e una di acqua calda. Probabilmente si trattava di acque termali, infatti Platone ci informa che venivano usate per i bagni d'inverno, sia per il re e separatamente per uomini e animali. Tale caratteristica fa sospettare che Atlantide fosse un'isola di natura prettamente vulcanica, anche se di questo Platone non ne accenna. Anzi, menziona sempre soltanto dei vaghi monti. Inoltre l'acqua "che sgorgava da qui la portavano fino al bosco sacro di Poseidone, alberi d'ogni sorta, che avevano, grazie alla virtù della terra, bellezza ed altezza straordinarie, e facevano scorrere l'acqua fino ai cerchi esterni attraverso canalizzazioni costruite lungo i ponti. E qui erano stati costruiti molti templi, in onore di molte divinità, molti giardini e molti ginnasi, alcuni per gli uomini, altri per i cavalli, a parte, in ognuna delle due isole circolari." Gli Atlantidei avevano già domato i primi cavalli: "al centro dell'isola maggiore, per sé si erano riservati un ippodromo, largo uno stadio (177 m) e tanto lungo da permettere ai cavalli di percorrere per la gara l'intera circonferenza" (2,78 Km). Ciò significherebbe che l'addomesticamento di questo animale è da far risalire ad almeno sette-otto millenni prima di quel che si ritiene attualmente (Mesopotamia II millennio a.C.)
  • Riassumendo, la città murata aveva quindi un diametro di circa 4,75 Km e una superficie di 17,70 Km2 totali, di cui però solo 5,85 Km2 abitabili. Per l'epoca di Platone era una città di dimensioni monumentali di tutto rispetto. Per comparazione la Roma imperiale (mura Aureliane) pur avendo un'estensione di poco inferiore aveva sicuramente una superficie abitata maggiore (circa 10 Km2). Ma più avanti Platone afferma che la città si ampliava oltre gli anelli "aulici" con una cinta muraria distante 8,85 Km circa dal primo anello e "Tutta questa estensione era coperta di numerose e fitte abitazioni", in tal modo la parte abitata della città raggiungeva la superficie record di 383 Km2 pari a quella di una moderna città (per es. Contea di Londra 300 Km2 oppure due volte Milano - 181 Km2).

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Il centro di Atlante: la laguna circolare


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La città di Atlante nel suo complesso

La forma circolare della città atlantidea adagiata sui canali potrebbe suggerire la sua edificazione all'interno di un cratere di un antico vulcano spento, il cui bordo era di poco più elevato del livello marino dell'epoca. Del resto Platone afferma che la città non era di fondazione umana, ma venne realizzata dal dio Poseidone, che potrebbe anche essere un modo implicito per dire che gli abitanti della città trovarono il territorio già preparato dalla natura. Quindi se così fosse, la natura dell'isola potrebbe essere stata di tipo vulcanico e questo spiegherebbe anche la descrizione lussureggiante e fertile dell'isola, nonché la presenza di acque termali sull'acropoli. Una tale situazione, a ben vedere deporrebbe più a favore di una collocazione sulla Dorsale Medio-Atlantica di Atlantide, che non nel Mediterraneo occidentale. Anche se nel Tirreno esistono alcuni coni vulcanici sommersi, naturale prosecuzione della "linea di fuoco" rappresentata da Etna, Vulcano e Vesuvio. Tali vulcani potrebbero anche essere stati responsabili dei maremoti che colpirono l'isola sarda in epoche storiche, di cui verrà detto più avanti.

A esser precisi, però, una caldera vulcanica non è mai perfettamente circolare, anche se non si può escludere a priori. Può darsi che il vecchio sacerdote egizio avesse semplificato un po' il discorso, nel senso che la città era sì rotonda ma non un cerchio perfetto.
Oppure potremmo supporre che si trovasse all'interno di un cratere da impatto meteoritico, del tipo con materiale accumulato nel centro a formare un piccolo monticello. Questo tipo di cratere si può osservare anche sulla Luna e su Marte. Il suo tipico profilo potrebbe coincidere con quanto ci ha tramandato Platone sulla capitale di Atlantide: un cerchio perfetto, con un monte centrale che divenne l'acropoli. Questa struttura se invasa dall'acqua del mare, formerebbe una laguna circolare con isola centrale. Se il fondo del cratere fosse irregolare ed ondulato, si avrebbero isolotti anulari ed equidistanti dal centro. Tale laguna, modificata dall'opera dell'uomo, potrebbe trasformarsi in una spettacolare e perfetta "Venezia tonda".

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Sezione del cratere

Quindi se volessimo rintracciare la capitale di Atlantide, per aiutare la fortuna, potremmo cominciare a cercare fra antichi crateri sommersi posizionati sulla piattaforma continentale.
Nel caso della Sardegna, essa non pare avere attività vulcanica recente, ma conoscendo quanto accade nella vicina Sicilia e nel mar Tirreno non dovrebbe stupire l'esistenza di un vecchio vulcano ora sommerso lungo la costa sarda.
In pieno Tirreno si ergono solitari sul fondale il monte Vavilov e Marsili, ex vulcani sottomarini, che vanno ad aggiungersi a quelli emersi: Etna, Vesuvio e Vulcano.
Nel golfo di Cagliari, le strutture sommerse che non superano i 200 m di profondità, rivelano un paio di vaghe forme semicircolare. Queste baie sommerse potrebbero essere delle ottime candidate per ospitare una città arcaica ed il suo porto.

Platone ci informa poi che il primo re di cui si ha memoria di quell'isola fu Atlante, governante l'omonima città capitale. Ma l'isola era probabilmente divisa in tempi arcaici in due parti. Infatti si afferma che il gemello di Atlante governava "l'estremità dell'isola verso le Colonne di Eracle, di fronte alla regione oggi chiamata Gadirica dal nome di quella località, in greco era Eumelo, mentre nella lingua del luogo Gadiro, il nome che avrebbe appunto fornito la denominazione a questa regione".
Tale discorso sul nome del secondo re, fa presumere che Atlantide si trovasse effettivamente di fronte a Gibilterra, e più esattamente di fronte alla Gadir fenicia, oggi Cadice in Spagna. Ma su questo nome si possono fare infinite elucubrazioni (vedere capitolo "Gadirica").
Nel periodo di massimo splendore l'isola era forse divisa in 10 amministrazioni, che si presume prendessero il nome dai mitici re generati due a due da Poseidone e Clito: Atlante, Gadiro, Amfere, Egemone, Mnesea, Autoctone, Elasippo, Mestore, Azae, Diaprepe. I nomi sembrano greci, ma come si giustifica Platone nella sua opera, così come il vecchio sacerdote li aveva tradotti in egizio, altrettanto fece Solone riportandoli in greco.

L'economia dell'isola, nel periodo di massimo splendore, doveva essere di tipo mercantile-imperiale, simile a quella del ben più recente Impero Britannico fra '700 e '800. Gli Atlantidei "essi stessi e i loro discendenti, per molte generazioni abitarono qui, esercitando il comando su molte altre isole di quel mare, ed inoltre, come si disse anche prima, governando regioni al di qua, fino all'Egitto e alla Tirrenia".
Questa affermazione depone a favore della posizione di Atlantide nel Mediterraneo occidentale, infatti parlando delle "regioni di qua" (est) si salta subito all'Italia ed all'Egitto, trascurando tutte le estese terre tra Italia e Atlantico (Spagna, Francia e nord Africa). Questo può voler dire che o Atlantide era nel Mediterraneo occidentale o che i Greci ignoravano la posizione ed estensione delle terre poste oltre l'Italia.

La capitale rotonda era collegata al mare dal canale già accennato e provvista di ben tre porti, dove si svolgevano i principali commerci di Atlantide infatti "il canale e il porto maggiore pullulavano di imbarcazioni e di mercanti che giungevano da ogni parte e che, per il gran numero, riversavano giorno e notte voci e tumulto e fragore d'ogni genere".

Platone riferisce che "molte risorse, grazie al loro predominio, provenivano loro dall'esterno, ma la maggior parte le offriva l'isola stessa per le necessità della vita: in primo luogo tutti i metalli, allo stato solido o fuso, che vengono estratti dalle miniere, sia quello del quale oggi si conosce solo il nome - a quel tempo invece la sostanza era più di un nome, l'oricalco, estratto dalla terra in molti luoghi dell'isola, ed era il più prezioso, a parte l'oro, tra i metalli che esistevano allora".
Tale metallo rimane sconosciuto, ma è presumibile che fosse una lega tenuta segreta dai fabbri di Atlantide, facendo credere all'esterno si trattasse di un metallo misterioso. I costruttori dei nuraghi erano abili nel lavorare il bronzo. Ma dato che questa lega è citata nel racconto, era probabile che l'oricalco fosse un altro tipo di lega. Platone riferisce che i suoi riflessi erano simili al fuoco.
In seguito (periodo ellenistico e romano) una lega di bronzo con tale nome è stata effettivamente utilizzata, il suo nome presumibilmente significa "oro di monte". Attualmente una lega con questo nome è una variante di bronzo contenente zinco.
Se tale misterioso metallo era all'epoca atlantidea una lega con zinco, ma è una questione del tutto ipotetica in quanto non provabile e Platone non aiuta a chiarire la cosa, ciò depone per una localizzazione di Atlantide nel Mediterraneo occidentale. Attualmente, o comunque in tempi recenti, sono esistite miniere di zinco nell'Iglesiente (S. Giovanni e Iglesias) e nell'attuale Grossetano (quindi nell'antica Tirrenia, a portata di trireme atlantidee).
L'estrazione e purificazione dello zinco è attualmente un procedimento complesso, una civiltà che fosse stata in grado di applicare tecnologie del genere, era sicuramente di alto livello tecnologico. Se qualcuno si chiedesse per quale motivo una civiltà come quella degli Atlantidei non conoscessero il ferro, la risposta potrebbe anche non essere così scontata come si può pensare in un primo momento. Pare infatti che il ferro fosse conosciuto in antichità ben prima della sua "scoperta" e del suo uso che ha contraddistinto un epoca. Il ferro probabilmente agli inizi era ritenuto un metallo di "seconda scelta" e venne utilizzato quando divenne sempre più difficile reperire lo stagno per formare la lega di bronzo. Perciò l'uso del ferro si può ritenere un ripiego in un periodo di impoverimento delle risorse naturali.

Il clima di Atlantide doveva essere sufficientemente umido, come ipotizzato in precedenza, poiché Platone la descrive coperta di foreste. I foraggi erano così abbondanti da permettere il sostentamento di elefanti selvatici.
Platone descrive anche il resto dell'isola:
"In primo luogo tutto quanto il territorio si diceva che fosse alto e a picco sul mare, mentre tutt'intorno alla città vi era una pianura, che abbracciava la città ed era essa stessa circondata da monti che discendevano fino al mare, piana e uniforme, tutta allungata, lunga tremila stadi (530 Km) sui due lati e al centro duemila stadi (355 Km) dal mare fin giù. Questa parte dell'intera isola era rivolta a mezzogiorno e al riparo dai venti del nord. I monti che la circondavano erano rinomati a quel tempo, in numero, grandezza e bellezza superiori ai monti che esistono oggi, per i molti villaggi ricchi di abitanti che vi si trovano e d'altra parte per i fiumi, i laghi, i prati, capaci di nutrire ogni sorta di animali domestici e selvaggi, per le foreste numerose e varie, inesauribili per l'insieme dei lavori e per ciascuno in particolare".

Di questa parte del Crizia si devono fare alcune importanti osservazioni confrontandola con quanto riportano oggi le carte geografiche di Sardegna e Corsica. Il territorio Sardo, considerando anche la piattaforma continentale ora sommersa, risulta più scosceso sulla costa est, mentre a sud ed a ovest, pur essendoci delle zone montane sembra digradare in una breve (20-30 Km) ma dolce pianura. L'isola corsa, risulterebbe unita attraverso una stretta pianura (50 Km) con la Sardegna, ma per il resto le sue coste est, nord e ovest rimarrebbero scoscese.
L'unica pianura di una certa estensione, effettivamente affacciata a mezzogiorno è la piana del Campidano. Con l'aggiunta delle parti costiere attualmente sommerse potrebbe quasi raddoppiare la sua estensione, ma di sicuro il rettangolo che formerebbe (150 x 30 Km) non raggiungerebbe le misure tramandate da Platone.
Anche se questi si fosse sbagliato e avesse voluto tramandare le misure dell'intera isola Sardo-corsa invece della sola pianura, si è ancora ben lontani: lunghezza 425 Km e larghezza 150 Km circa.

Le misure di Platone sembrano perciò suggerire, se sono quelle vere, una collocazione in un'altra posizione di Atlantide.
Per esempio, sulla Dorsa Medio-Atlantica, se lo zoccolo sottomarino (-200 m) dell'arcipelago delle Azzorre (e forse qualcosa di più) fosse emerso si potrebbe sfruttare una terra ferma di almeno 200-300 Km di lunghezza. Ma bisogna raggiungere la profondità di almeno 1500-2000 m per ottenere un'isola di tutto rispetto: 1000 Km x 500 Km circa. A meno che non ci siano stati enormi movimenti tettonici in questa parte di fondale oceanico, non sembra un'ipotesi plausibile. Altre localizzazioni, invece, come l'Antartide, permetterebbero di rintracciare superfici di quel genere.
Platone continua la sua descrizione dell'isola dicendoci che era grande quanto la "Libia e l'Asia messe assieme" intendendo però con questa frase la denominazione geografica dell'epoca. Presumibilmente si riferiva alla fascia costiera del nord Africa e a quella del Medio Oriente attuale, che sommati sono molto più estese della Sardegna più Corsica.
Della pianura di Atlantide, fornisce ulteriori misure della sua estensione, quando ne descrive la suddivisione in lotti di 10 stadi per 10 (3,15 Km2) per un numero totale di 60.000 lotti (189.000 Km2) tutti a disposizione della sola capitale. Tale suddivisione era di carattere militare-amministrativo in quanto ogni lotto doveva fornire un comandante e un certo numero di guerrieri in modo da formare un esercito di questa entità totale:
  • 10.000 carri da combattimento;
  • 120.000 cavalli e cavalieri;
  • 60.000 bighe senza sedile con due cavalli;
  • 120.000 opliti (fanteria pesante);
  • 120.000 arcieri;
  • 120.000 frombolieri;
  • 180.000 soldati con armamento leggero;
  • 180.000 soldati con giavellotto;
  • 240.000 marinai;
  • 1.200 navi da guerra.
In tutto la sola capitale era in grado di muovere un esercito di più di un milione di uomini. Poi fornivano uomini ed armamenti anche le altre nove province dell'isola. Che questo conteggio sia realistico o meno, mette in evidenza il fatto che Atlantide fosse una macchina da guerra e che il suo modello era quello imperial-militare, simile a quello di tante altre civiltà umane. Ed inoltre rivela che l'isola aveva grandi risorse economiche poiché poteva contare su una produzione agricola imponente.

L'organizzazione amministrativa descritta da Platone, assomiglia vagamente a quella degli imperi precolombiani. Ognuna delle nove province aveva un suo re, ma solo quello della capitale contava. Probabilmente, come avveniva nell'America dei Maya o degli Aztechi, i re delle città satelliti erano imposti come vassalli dal centro dell'impero. Comunque questi governanti si riunivano periodicamente ed attraverso una complessa cerimonia rinnovavano un patto di federazione scritto su una stele posta sull'acropoli della capitale. Quindi gli Atlantidei avevano una forma di scrittura, ma Platone non ci spiega quale fosse l'alfabeto o a quale lingua conosciuta assomigliasse.

Ritornando alle misure di Atlante e a quelle di tutta l'isola, la loro conversione in metri produce senz'altro nel lettore stupore per le dimensioni esagerate di opere artificiali e terre. È vero che i miti vanno presi così come sono, ma un minimo di speculazione andrebbe fatta, anche se potrebbe sempre rimanerci il dubbio di fondo che le intenzioni di Platone fossero quelle di indicare le misure di una città ideale per le sue elucubrazioni e non qualcosa di realmente esistito. Leggendo però il Timeo ed il Crizia il racconto di Atlantide appare quasi come qualcosa di estraneo al resto dei dialoghi che ha un contenuto puramente filosofico: sembrerebbe che Platone avesse voluto inserire un racconto spettacolare per richiamare l'attenzione del lettore verso un testo che è tutt'altro, una specie di stratagemma editoriale per attirare pubblico.
Quindi se supponiamo che non avesse avuto intenzione di prenderci in giro, allora come già segnalato, si deve anche valutare la modalità già accennata di traduzione: Platone afferma infatti di aver grecizzato i nomi dei re dell'isola. Si potrebbe quindi supporre che questa forma di traduzione attuata per favorire il lettore greco abbia interessato anche altre parti del racconto.
E se Solone/Platone avesse tradotto anche le unità di misura in greco senza eseguire le conversioni in modo preciso? A questo punto dovremmo chiederci se anche il sacerdote egizio le avesse tradotte in unità di misura egizie da quelle atlantidee, e quindi non conoscendo queste ultime saremmo nell'impossibilità di valutare il grado di precisione delle conversioni fra unità di misura di Atlantide, egizie e greche.

Ma se ammettessimo che, a causa del modo in cui la storia di Atlantide è stata tramandata (Crizia l'ha appresa a dieci anni da suo nonno, che l'ha appresa dal bisnonno di Crizia, che l'ha appresa da Solone, che l'ha appresa da un sacerdote egizio...) qualcosa sia stato falsato o dimenticato, allora potremmo anche presumere che il sacerdote egizio avesse le idee chiare, ma non fosse riuscito a far comprendere a Solone le misure effettive. O che Solone non fosse riuscito a tramandare agli antenati di Crizia le misure giuste, poi adattate al mondo ellenico. I Greci erano abituati a ragionare in "piedi" (0,296 m), "pletri" (= 100 piedi = 29,6 m) e "stadi" (= 600 piedi = 6 pletri = 177,6 m), mentre gli egizi avevano come unità base il "cubito" (misura che sembra più antica quindi di quelle greche).
Gli egizi usavano il cubito corto, uguale a quello ebraico/mesopotamico (= 0,44 m) ed il cubito reale (= 0,523 m). Erodoto ci fornisce un sistema di conversione tra cubito corto e piedi attici, informandoci che uno stadio è formato da 6 pletri e 100 orge:

stadio = 177,6 m = 100 orge; 1 orgia = 1,77 m

e quindi che 1 orgia poteva essere divisa in 6 piedi (0,296 cm) o in 4 cubiti (0,444 m) e questo sistema era evidentemente utilizzato per effettuare le conversioni tra unità metriche ellenistiche ed egizie.

Ritornando al cubito reale egizio, questo aveva dei multipli:

Khet (canna) = 100 cubiti (= 52,3 m);
Iteru (fiume) = 5.000 cubiti (= 2,61 Km) o 20.000 cubiti (= 10,46 Km) se usato in cartografia.

Per le superfici si usava il sethat = khet quadrato.
Le misure egizie, rendono subito evidente che le due più semplici da visualizzare sono il cubito e il khet, mentre l'iteru, per la sua doppia valenza è un'unità di misura ambigua e si prestava facilmente a confusione.
Quindi se si immagina che il vecchio sacerdote egizio abbia riportato le misure nella sua lingua, possiamo pensare che abbia utilizzato quelle a lui più famigliari: cubito e khet.
Se utilizzassimo il khet al posto dello stadio, allora avremmo una città di Atlante più a misura d'uomo antico:
  • il porto canale lungo 50 khet è pari a 2.615 m. Per larghezza e profondità il rapporto proposto da Platone è di 3:1, se fosse profondo 10 cubiti e largo 30 avremo un canale di circa 15,00 m x 5,00 m di profondità;
  • il primo canale ad anello avrebbe una larghezza di 157 m;
  • il primo anello di terra avrebbe ancora una larghezza di 157 m;
  • il secondo canale ad anello avrebbe una larghezza di 105 m;
  • il secondo anello di terra avrebbe ancora una larghezza di 105 m;
  • il terzo canale ad anello avrebbe una larghezza di 52 m;
  • l'isola centrale con l'acropoli avrebbe un diametro di 260 m;
  • Il diametro totale della città lagunare sarebbe di circa 1,41 Km, la superficie totale di 1,56 Km2 di cui abitabili 0,66 Km2. Con l'aggiunta delle mura poste a 50 khet (2,62 Km) dall'ultimo canale, il diametro della città diverrebbe di 6,61 Km e la superficie abitata di 33,83 Km2, che è una dimensione più che ragguardevole per una città antica (3 volte la Roma imperiale).
Con una configurazione del genere, anche la pianura di Atlante assumerebbe dimensioni più ridotte di 3000 x 2000 khet, pari a 156 Km x 105 Km, che la renderebbero più simile al Campidano sardo almeno per la lunghezza (considerando anche la piattaforma continentale in caso di abbassamento del livello del mare). I lotti amministrativi della pianura avrebbero una dimensione di 520 x 520 m circa e quindi un'area di 270.400 m2 pari a circa 27 ettari che rappresenta una azienda agricola di prim'ordine ancora oggi.
Naturalmente si tratta di speculazioni che snaturano il racconto di Atlantide. Non è possibile in alcun modo valutare l'attendibilità delle misure di Platone, a meno che un giorno vengano ritrovati i resti di questa città. Ad ogni modo le misure tramandate da Platone in piedi e stadi lasciano perplessi: propongono una città di dimensioni tali che sarebbe difficile da gestire anche oggi, figuriamoci con le tecnologie che il testo platoniano ci fa intravedere.
I problemi non si presenterebbero tanto nella città lagunare servita da imbarcazioni, quanto piuttosto nell'ampliamento di 377 Km2 sulla pianura dove una popolazione numerosa avrebbe dovuto spostarsi ed approvvigionarsi di merci. Il sistema di trasporto interno doveva essere ben organizzato ma anche molto complesso per l'epoca, se solo lo rapportiamo con quello di una città attuale come Londra avente un'estensione simile.
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