
ATLANTIDE IN SARDEGNA?
di Diego Silvio Novo
per Edicolaweb
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LA TESI
Ogni collocazione su menzionata appare affascinante, misteriosa ed esotica. Invece affermare che Atlantide potrebbe essere stata in tempi arcaici la Sardegna, può apparire un po' riduttivo, quasi una forma di rivendicazione nazionalistica o di campanilismo protostorico. Sembra una forzatura eccessiva, collocare sull'isola di misteriosi pastori costruttori di nuraghi, una civiltà il cui splendore si immagina più simile a quello dell'Egitto, o della Mesopotamia, o delle civiltà precolombiane, o addirittura superiore alla nostra attuale.
Ma l'immagine della Sardegna antica che ci portiamo dietro, è un'immagine giusta?
Gli abitanti dell'isola in mezzo al Mediterraneo sono sempre stati popoli chiusi nelle loro tradizioni, con una cultura limitata alla pastorizia, sempre timorosi e succubi degli invasori provenienti dal mare?
Cercherò con questa analisi, grazie anche soprattutto ai documenti interessanti sparsi per la rete da altri autori, di rendere della Sardegna protostorica ed antica un'immagine ben diversa da quella che solitamente siamo abituati a considerare.

La tesi di Sergio Frau, sicuramente già conosciuta da molti, che vorrebbe far coincidere Atlantide con la Sardegna, è molto articolata, e si basa innanzi tutto sullo studio dei miti classici e sull'evoluzione della terminologia geografica nel corso dei millenni dell'antichità. Non mi è possibile in poche righe riassumere le argomentazioni e le profonde analisi di Frau (che peraltro non sono in grado di confutare), tenterò comunque di sintetizzare le sue affermazioni e poi di arricchire tale tesi con nuove idee, non presentate da Frau. La sua tesi è pressappoco la seguente:
- I Greci arcaici, prima di Platone, chiamavano Mediterraneo solo la parte orientale di questo mare. Per ragioni commerciali, a loro era vietato navigare nell'attuale Mediterraneo occidentale (cioè compreso tra Italia, Francia, Spagna, Marocco, Algeria e Tunisia) che era dominio fenicio. Per i greci arcaici tale mare (Okeanos) era quasi incognito.
- Pertanto le Colonne d'Ercole erano da posizionare, in quei tempi, come immaginario confine delle terre conosciute, o nel Canale di Sicilia, o nello stretto di Messina. Platone ai suoi tempi, non sarebbe stato al corrente di questo cambio di denominazione, e forse nemmeno il vecchio sacerdote egiziano che ne raccontava a Solone.
Quando ho letto questa ipotesi per la prima volta, l'ho ritenuta poco valida, in quanto le Colonne d'Ercole non potevano essere contemporaneamente in due punti. Poi nel caso del Canale di Sicilia (tra Sicilia e Tunisia) non si può neppure parlare di un vero canale di comunicazione, semmai di un restringimento del Mediterraneo, che forse in tempi così antichi non era neppure percepito così come siamo abituati a vederlo oggi sulle carte geografiche.
Ma poi, leggendo un testo che è poco più di una guida turistica, mi sono imbattuto in un'ipotesi riguardante la provenienza delle popolazioni che andarono ad abitare il delta del Nilo. Si ipotizzava che tali genti provenissero da nord, dalla Sicilia e dall'Italia addirittura, quando fra il 5.000 ed 8.000 a.C. il livello del mare più basso consentiva più facilmente il passaggio tra continente europeo ed Africa. Con tale affermazione si voleva giustificare probabilmente l'appartenenza di quelle genti ad una razza non autoctona dell'Africa continentale.

La teoria del livello del mare più basso in quelle epoche, credo presentata anche da Frau, ma che sul momento avevo sottovalutato, rimette completamente in discussione e riveste di nuova dignità l'ipotesi di Atlantide=Sardegna e Canale di Sicilia=Colonne d'Ercole. Facendo nuove ricerche ho notato che tale particolare non era sfuggito a molti altri appassionati della materia: si può quindi ritenere che in linea di massima non sia un'idea da scartare e valga la pena approfondirla.
Si ritiene che il probabile abbassamento del livello del mare sia dovuto al fatto che si era alla fine dell'Era glaciale e quindi una buona parte dell'acqua dell'idrosfera terrestre doveva essere ghiacciata ai poli. A causa della glaciazione perciò il mare doveva avere un livello più basso di 130 m ma forse anche di 200 m (vedere capitolo "Età dell'oro"). A prima vista sembrano pochi, ma osservando meglio le carte geografiche riportanti la profondità dei fondali, ci si rende subito conto che le terre emerse erano molto più estese in certi punti.


Italia nel periodo neolitico

Uno di questi è proprio il Canale di Sicilia, che era molto meno largo poiché la Tunisia attuale continuava per diversi chilometri verso la Sicilia (se il mare fosse stato più basso di 200 m, all'Africa si sarebbero aggiunti almeno 40.000 Km2 di terraferma in più nel Golfo di Gabes), ed inoltre la Sicilia sarebbe giunta a lambire l'isola di Pantelleria che doveva avere un'estensione 2 o 3 volte l'attuale. Più a sud-est anche Malta doveva essere unita alla Sicilia.
Inoltre l'abbassamento marino risolve anche il problema dello stretto di Messina, in quanto con il mare più basso di 150-200 m, tale canale diventa un istmo. Rimane un solo passaggio al quale assegnare la funzione di Colonne d'Ercole, un braccio di mare stimabile in circa 50 Km, ma che forse poteva essere più stretto se consideriamo che un improvviso innalzamento del livello marino avrebbe potuto provocare l'erosione delle pareti di quella stretta vallata marina: l'attuale Canale di Sicilia.
Per quanto riguarda la fine dell'era glaciale i geologi la collocano attorno all'8.000 a.C., però questa potrebbe essere finita in modo brusco con un evento disastroso che si può collocare tra il 9.500 a.C. (probabile scomparsa di Atlantide secondo Platone, cioè stimando il periodo in cui Solone udì il racconto) e il 9.000 a.C. circa (epoca di grandi estinzioni di animali mastodontici), per comodità più avanti sceglierò la data del 9.500 a.C. È quasi inutile aggiungere che tale evento disastroso potrebbe essere lo stesso Diluvio raccontato dalla Bibbia e dalla mitologia di altre civiltà antiche (per es. Greci, Sumeri e Cinesi).

In quell'epoca il limite dei ghiacci polari, affermano gli specialisti, doveva trovarsi all'altezza dell'attuale Inghilterra. Anche le Alpi godevano di un clima più rigido e probabilmente enormi ghiacciai scendevano fino ai limiti della pianura Padana, che forse era una tundra desolata ospitante betulle nane e conifere, ora flora tipica di ambienti artici.

Per quanto riguarda la Sardegna, questa doveva essere più estesa, ed era unita alla Corsica, formando un'unica isola molto grande, la più grande del Mediterraneo (la Sicilia non era più un'isola). Il suo clima era molto più umido, un po' più freddo, ma comunque temperato e mitigato dal mare. Probabilmente era coperta da foreste di essenze che attualmente crescono rigogliose alle latitudini fra il 45° e il 50° parallelo.