
L'ESPLOSIONE MISTERIOSA DI BODAJBO
di Costantino Paglialunga
per Edicolaweb
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IL PUNTO SUL METEORIDE
Sergey Yazev, Direttore dell’Osservatorio Universitario d’Irkutsk, è stato uno dei primi scienziati a recarsi sul posto. Dopo un breve sopralluogo nella zona dell’impatto, ha dichiarato:
"Niente suggerisce che il corpo esploso sia frutto dell’attività degli uomini. Non c’è traccia di combustibile per razzi o incremento del livello di radiazioni o elementi di strutture meccaniche. Apparentemente sembra che sia caduto un masso ferroso o un bolide roccioso. La dimensione dovrà essere determinata. In accordo con i racconti dei testimoni, una grossa 'stella' ha tracciato una curva risplendente nel cielo, cadendo in qualche luogo tra le montagne. Il flash abbagliante ha illuminato la taiga per parecchi secondi, come se fosse stata avvolta da luce elettrica, dove è avvenuta un’esplosione così potente da far sbattere le finestre nelle case distanti almeno una dozzina di chilometri".
Il sommario esame è stato determinato dall’incombere del gran freddo e dalla neve, impedendo lo svolgimento di più accurati studi e osservazioni dettagliate del posto.
Le spedizioni sono state riprese a primavera inoltrata del 2003 ed i primi a giungere sulla zona sono stati i membri del gruppo di Mosca Kosmopoisk, il cui direttore è l’ingegner Vadim Chernobrov. In tale intervallo sono state formulate diverse ipotesi sull’origine del fenomeno, e tutte sono state concordi nel definire la causa dell’esplosione proprio un meteoride. L’unica fonte ufficiale a riferire il caso è stato il Dipartimento Regionale della Russia: l’Emercom, i cui scienziati hanno avuto informazioni dall’Istituto di Fisica Solare e della Terra della divisione siberiana dell’Accademia delle Scienze della Russia. L’ingegner Chernobrov è stato poi il solo a contrastare una simile analisi. La sua convinzione è nata dal fatto che sia sui giornali sia in televisione, i testimoni hanno parlato di una prima grande esplosione con forte illuminazione e spostamento d’aria, seguita da una serie d’esplosioni di cui una è stata assai violenta. Per la sua formazione scientifica, egli ha creduto che tutto ciò si potesse attribuire all’avaria di un’astronave extraterrestre che, nella caduta verso la superficie terrestre, avesse generato l’inaspettato evento.


L’ingegner Vadim Chernobrov illustra la caduta di un altro bolide incandescente. Si può notare il piccolissimo cratere che testimonia la fine della corsa e l’asta che indica la probabile angolazione di caduta. In questa zona non è stata ritrovata alcuna traccia del presunto meteoride.

Quando poi si è recato sul posto si è dovuto ricredere, dichiarando che probabilmente una cometa di piccole dimensioni avesse procurato il disastro. Secondo le sue deduzioni, il corpo celeste si era disintegrato prima di toccare il suolo, con la caduta successiva di almeno 25 masse che hanno causato altrettanti crateri e un’esplosione principale equivalente ad una bomba atomica di piccola potenza.


Ricostruzione della fase iniziale dell’esplosione del bolide, avvenuta alle ore 1,48 del 25 Settembre 2002 nelle vicinanze della città siberiana di Bodajbo, come testimoniata da parecchi abitanti di alcuni villaggi non molto distanti dell’epicentro.

A prescindere da tali considerazioni, l’équipe di Chernobrov ha eseguito un lavoro di ricerca abbastanza mirato e dettagliato. È stata calcolata l’estensione della zona colpita, che corrisponde a circa 100 chilometri quadrati, dove moltissimi alberi sono stati abbattuti, sradicati, spezzati nei tronchi e nei rami e parzialmente carbonizzati. C’è da ricordare che, poco tempo dopo la caduta del meteoride, sopra la zona è passato un aereo. Per motivi inspiegabili ha avuto seri problemi tecnici: è caduto e si è incendiato. Inoltre si è costatato che tutti coloro che si sono avvicinati al luogo dell’impatto, anche parecchio tempo dopo l’accaduto, hanno avuto una specie di "intossicazione", un qualcosa d’inspiegabile che sembra provenire dal terreno e dall’aria circostante. È difficile trascrivere cosa in realtà abbia colpito i loro organismi. L’elemento più pericoloso trovato sinora è stato il Tritio. Certamente la radioattività del Tritio può arrecare danno alle persone ma non con effetti così immediati. Sta di fatto che l’epicentro dell’inquinamento corrisponde a quello dell’esplosione principale. Sono stati trovati almeno 12 crateri di una certa consistenza, corrispondenti ad altrettante esplosioni di varia potenza. La principale ha avuto il suo effetto su un’estensione di 6x12 km, in cui tutti gli alberi sono stati abbattuti, ed un epicentro di 2x3 km dove gli alberi sono stati abbattuti e bruciati. Ci sono inoltre una decina di crateri più piccoli, formati dall’onda d’urto, come ci sono quelli che misurano anche 50 cm di diametro, per 20 cm di profondità.


Ricostruzione dell’esplosione nella zona di Bodajbo. Si può notare l’impatto di diversi corpi col terreno, mentre uno di essi ha proseguito la corsa ed è esploso a circa 40 Km di distanza.
