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LE STRENNE (ATLANTE SEGRETO...)


LA NASCITA DI GESÙ

di Giuseppe Badalucco
per Edicolaweb


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LA NASCITA DI GESÙ »
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DAL VANGELO DI LUCA »
I RE MAGI »

LA DATA DI NASCITA DI GESÙ
La data di nascita del Salvatore ha dato origine a nuove stimolanti discussioni tra ricercatori appassionati e studiosi, poiché i Vangeli canonici non indicano un riferimento temporale che sia realmente attendibile, dal momento che i testi canonici forniscono informazioni contraddittorie in termini di date e cronaca storica.
In particolare il Vangelo di Matteo afferma che, al momento della nascita di Gesù, sulla Giudea governava il tetrarca Erode.
Quando i Magi giunsero a Gerusalemme chiedendo del Bambino che sarebbe divenuto il Re dei Giudei, Erode preoccupato per il consolidamento del suo potere personale, cercò di informarsi dove fosse possibile rintracciare la famiglia di Gesù, ma una volta venuto a conoscenza della beffa dei Magi ordinò di uccidere tutti i maschi presenti nel territorio di Bethlemme che avessero meno di due anni, sulla base delle presumibili informazioni che gli erano state fornite dagli stessi Magi a proposito del loro viaggio.
È difficile trovare da questi pochi elementi la data approssimativa della nascita di Gesù, poiché sappiamo che Erode morì, secondo le informazioni che la storiografia è in grado di fornire, intorno al 4 a.C., per cui se questi morì in quel periodo allora l’unica cosa che possiamo dire con ragionevole certezza è che Gesù nacque almeno qualche tempo prima della morte di Erode (forse tra il 7 e il 5 a.C.).
L’autore del Vangelo di Matteo non fornisce un particolare aiuto alla ricerca storica, ma non ingenera confusione e permette di capire solo questo dato storico; di più non si può fare.
A complicare le cose giunge il Vangelo di Luca, nel quale l'autore afferma che, nel periodo della gestazione della Vergine, fu emanato un decreto di Cesare Augusto che stabiliva l’obbligo di censire gli abitanti di ogni provincia dell’Impero. Tale censimento, che richiedeva per essere portato a compimento un tempo abbastanza lungo, fu realizzato quando Quirinio era governatore della Siria.
I dati storici in possesso della critica storiografica permettono di accertare che Quirinio era governatore della Siria tra il 6 e il 9 d.C., per cui il censimento di cui si parla sarebbe "fuori tempo" rispetto al governatorato di Publio Simplicio Quirinio, in quanto gli storici, documenti alla mano, attestano che i censimenti realizzati nell’epoca augustea furono tre, nel 28 a.C., nell’8 a.C. e nel 14 d.C.
Il censimento in cui sono coinvolti Giuseppe e Maria sarebbe quindi quello dell’8 a.C., ma sarebbe errata l’informazione fornita dall’autore del testo in quanto in quel periodo il governatore della Siria-Cilicia era Sanzio Saturnino. Tuttavia, se si considera il fatto che tra i funzionari con poteri delegati dal governatore vi era anche Quirinio, con incarico di reggente speciale per l’amministrazione di quella provincia, in quanto il governatore era impegnato sul fronte armeno, è comprensibile che venga fornita questa informazione che dimostrerebbe almeno in linea di principio l’attendibilità storica della fonte di Luca, in quanto l’autore può non aver tenuto conto di questa "sfumatura".
Difficile pensare che l’autore del Vangelo di Luca potesse fare confusione tra fonti storiche, perché appare come un soggetto ben preparato. Comunque resta il dubbio che l’informazione fornita faccia riferimento al censimento dell’8 a.C.
Altre fonti meno attendibili parlano di un governatorato di Quirinio intorno al 12 a.C. ma in tal modo andiamo troppo indietro nel tempo e diventa difficile far quadrare la cronologia della nascita del Salvatore. Quindi, sulla base di quanto detto, la nascita di Gesù verrebbe a coincidere con un periodo compreso fra l’8 a.C. e il 5 a.C., considerando appunto il fatto che Erode morì nel 4 a.C.
Oltre al problema dell’anno della nascita di Gesù, gli studiosi si sono trovati di fronte il dilemma sul giorno e il periodo dell’anno in cui nacque il Salvatore. Infatti, come sappiamo, i Vangeli non forniscono una data effettiva della nascita di Gesù e nella prima comunità cristiana non vi era accordo su quale fosse il giorno della sua nascita.
Stante la notevole espansione cui il cristianesimo andò incontro nel periodo compreso tra il I secolo e il IV secolo, in tutto l’Impero romano, ma anche nel vicino oriente e in Africa, appare evidente che la tradizione cristiana subisse un’evoluzione "in corsa", nel senso che l’atteggiamento dei Padri della Chiesa fu quello di adattare circostanze ed elementi della tradizione cristiana ad elementi e temi narrativi che provenissero dalle tradizioni di popoli pagani convertiti.
Sotto questo aspetto il Cristianesimo inglobò e fagocitò diverse tradizioni e culti misterici che gli erano stati vicini nel I secolo, tra cui quello di Osiride ed Iside e quello di Mitra, il dio solare di origine indo-iranica che aveva avuto il suo massimo sviluppo nell’area mesopotamica e che era trasmigrato verso Roma grazie a migliaia di legionari romani che erano stati attratti e convertiti al suo culto durante le spedizioni romane nel vicino oriente. Secondo questo antico culto, il dio del sole, Mitra, veniva generato (da una fanciulla vergine, secondo alcune versioni) il 25 dicembre e moriva a primavera per poi risorgere. Questo culto, con forti connotazioni astrali e legato al ciclo naturale delle stagioni, aveva in se stesso un fondamento di verità scientifica, in quanto nel suo tema narrativo era descritto il destino del corso apparente del sole lungo la linea dell’eclittica, per cui la generazione invernale indicava il raggiungimento del punto più basso sull’orizzonte, cui corrispondeva il solstizio d’inverno, cioè il giorno in cui vi è la minore esposizione di luce solare (la notte più lunga del giorno), cui faceva seguito l’immediato allungamento delle giornate, dovuto all’inversione del corso apparente dell’astro.
Questo tema narrativo viene espresso con la nascita del dio sole che avviene tre giorni dopo il solstizio invernale, così come il sole nasce ad un nuovo cammino.
Allo stesso modo in primavera il dio del sole muore per poi risorgere, così come la vita si risveglia.
Questo culto, insieme a quello egiziano di Iside e Osiride, rappresenta il culto religioso e misterico universalmente più diffuso nell’epoca antica, in un’area compresa tra l’Europa, il vicino oriente e l’Africa centro-settentrionale.
Tutto questo non poteva passare inosservato ai Padri della Chiesa, i quali capirono che per poter attrarre a sé migliaia di fedeli avrebbero dovuto fare delle concessioni che non avrebbero assolutamente macchiato la figura di Gesù. Questo atteggiamento, che appare come una scelta strategica già degli Evangelisti in fase di stesura dei Vangeli (si veda l’articolo Gesù e il mito di Osiride), non è tale da far sì che la data di nascita di Gesù fosse inserita nel testo degli stessi, ma fu introdotta dalla tradizione perché in una fase precedente non ve ne era stata necessità.
Nel IV secolo fu scelta, convenzionalmente, la data del 25 dicembre, presa in comodato dal dio solare, perché era la data più consona e che sarebbe stata accettata universalmente da tutti i pagani convertiti.
Le Chiese orientali continuarono a festeggiare la nascita di Gesù ponendola al giorno dell’epifania, il 6 gennaio, dimostrando in tal modo di volersi distaccare dalla tradizione millenaria dei popoli pagani.
Resta evidente che il racconto di Luca, che parla dei pastori che fanno pascolare il gregge durante la notte di Natale e che vengono avvertiti dall’Angelo della nascita del Salvatore, è inverosimile per uno scenario invernale, in una zona come quella della Giudea in cui le temperature medie notturne scendono in dicembre al di sotto dello zero. Molto più verosimile appare uno scenario primaverile o estivo, su cui, tuttavia, gli studiosi non si sono concentrati più di tanto.
Il problema della data di nascita di Gesù investe non solo l’individuazione dell’anno e del giorno preciso in cui nacque, ma anche le conseguenze sul calendario che la sua nascita ebbe nei secoli a venire; queste conseguenze sono più importanti di quanto si creda poiché a partire da una certa epoca in avanti fu introdotta una datazione del tempo a partire dalla sua nascita.
Il merito di questa rivoluzione della struttura del computo del tempo fu del monaco Dionigi il Piccolo, vissuto tra il VI e VII secolo, che fu incaricato dal Papa, nel 525 d.C., di stabilire la data esatta dell’equinozio di primavera, indispensabile per determinare la data della Pasqua, essendo questa fissata alla prima domenica successiva al primo plenilunio che segue l’equinozio di primavera, decisione assunta nel Concilio di Nicea nel 325 d.C.
L’abate Dionigi si dedicò alla risoluzione di questo problema astronomico, ma il suo contributo andò ben oltre in quanto introdusse anche un sistema di datazione del tempo che fosse fondato sull’"Annus Domini", cioè l’anno di nascita di Nostro Signore, che il monaco fissò nell’anno 754 dalla fondazione di Roma.
Tuttavia, solo in epoca moderna si introdusse l’indicazione di a.C. e d.C. per distinguere gli anni antecedenti alla nascita di Gesù da quelli successivi.
L’impatto sulla formulazione del calendario fu notevole, come notevoli ne furono le conseguenze, soprattutto se si considera che alcuni studiosi hanno messo in luce un presunto errore di datazione del monaco che avrebbe sbagliato di circa 7 anni l’individuazione dell’"Annus Domini" nei termini della datazione dalla fondazione di Roma.
L’effetto devastante di questo errore sarebbe quello di alterare completamente l’anno di riferimento per cui l’anno 2000, festeggiato con grande clamore, per l’arrivo del nuovo millennio, sarebbe in realtà già trascorso nel 1993 o nel 1994.
Comunque la si pensi, bisogna ammettere che questo specifico punto è marginale rispetto ad altri aspetti più diretti della nascita di Gesù, in quanto si tratta solo di una convenzione che nulla ha a che vedere con la vicenda narrata nei Vangeli, i cui elementi abbiamo visto più sopra.
È importante ora considerare l’elemento più enigmatico di tutto il racconto della nascita di Gesù e cioè quello della stella cometa che guidò i Re Magi verso la loro meta.

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