
LA NASCITA DI GESÙ
di Giuseppe Badalucco
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I RE MAGI
Secondo gli studiosi, i Magi sono solo figure simboliche rappresentative del mondo pagano che si avvicina e che sarà convertito alla fede in Cristo, l’unico Salvatore.
La versione del racconto di Luca porrebbe invece l’accento sulle scene di proclamazione, fatte dall’Angelo ai pastori, dell’avvento del Signore Gesù Cristo, a cui devono essere tributati i veri titoli celebrativi di Figlio di Dio, Salvatore, Messia in modo che il potere sia attribuito a questo bambino anziché all’Imperatore Augusto o al Re Erode.
A parte queste considerazioni, che fanno cadere la nostra attenzione sulla dimensione politica del Natale, occorre approfondire le tematiche relative al racconto dei Magi, che è quello che ha turbato da sempre il pensiero degli studiosi e degli uomini di fede.
Come conciliare verità storica e verità di fede e come trovare elementi reali in questo racconto?
Per districarsi nella complessità strutturale del Vangelo di Matteo occorre fare una serie di considerazioni.
Innanzitutto gli studiosi sono d’accordo nell’affermare che i Vangeli non possono essere considerati come una biografia storica di Gesù, per cui occorre considerarli come testi che predicano la figura di Cristo, con un insieme di elementi reali, legati a ciò che Gesù ha detto e fatto, che sono coniugati con elementi non reali, o mitici e che, comunque, sono fuori dalla storia. Tali elementi si sarebbero resi indispensabili per coprire dei "buchi" sulla biografia di Gesù e per presentare la sua figura caratterizzata da elementi mitici di cui la cultura dell’epoca non si era ancora liberata. All’interno di questi elementi strutturali del testo sacro la commistione tra componenti reali e fantasiose è talmente difficile da individuare che è possibile che tali elementi reali e storici possano finire con l’essere impiegati per creare dei particolari della vicenda che non sono tali. Questo significa che personaggi realmente esistiti possano essere divenuti oggetto, o meglio, soggetti del "Midrash".
È il caso dei Magi, che gli studiosi si ostinano a definire "soggetti simbolici", rappresentativi della cultura pagana a cui viene promessa la salvezza in Cristo. Su di essi possiamo dire che la maggior parte degli storici è propensa a credere che i Magi fossero dei saggi astrologi, di cultura non ebraica, provenienti dall’oriente e precisamente dalla Persia. Questi personaggi, di rango elevato, erano dei sacerdoti-astronomi dediti all’astrologia e quindi all’osservazione del cielo. La loro cultura fortemente impregnata del culto astrale li avrebbe spinti, sulla base delle credenze dell’epoca (una profezia dello stesso Zarathustra e alcuni testi astrologici antichi che parlavano della nascita di un Salvatore del mondo tra i discendenti di Abramo), a cercare dei segni del cielo che fossero rappresentativi di questo grande e atteso evento messianico, profetizzato proprio dalle Scritture ebraiche. Più in particolare si presume che tali sacerdoti-astronomi fossero di religione zoroastriana, che si era diffusa nella Persia e nel vicino oriente dopo la morte del suo profeta e fondatore Zarathustra (vissuto presumibilmente tra il 630 e il 553 a.C.); religione che, come alcuni studiosi hanno messo in luce, ebbe influssi importanti sullo sviluppo della dottrina ebraica a partire dal VI sec. a.C.
Questo è quanto gli studiosi sono disposti ad ammettere sull’esistenza dei cosiddetti Magi, perché a detta degli stessi non esistono prove sicure della connessione diretta tra questi personaggi e i sacerdoti-astronomi di cultura persiana, per cui si possono solo fare delle supposizioni. Tuttavia, pur essendo convinti che occorra muoversi sempre nell’ambito delle ipotesi, la discussione circa il ruolo di questi personaggi deve essere necessariamente più complessa, per evitare di cadere nel superficialismo che spesso caratterizza questi dibattiti.
Sicuramente nell’ambito di una ricerca volta a ricostruire il vero volto dei personaggi "Magi", che in modo così importante entrano nella scena del Vangelo, occorre recuperare alla storia l’importanza che ebbero gli esponenti della setta dei "Sabiani di Harran", cittadina situata in Turchia, vicino al confine con la Siria (da non confondere con Harrar). Questo villaggio, che ospitò per qualche tempo Abramo, secondo la tradizione, in viaggio da Ur verso la terra di Canaan, fu il centro, durante l’epoca del massimo splendore dell’impero babilonese, di una setta religiosa dedita al culto degli astri, la cui origine è sicuramente anteriore al VII sec. a.C.
Alcuni studiosi hanno messo in luce che tale culto, fondato su speculazioni astrologiche di derivazione sirobabilonese, subì un’evoluzione nel corso del tempo inglobando elementi provenienti dalla tradizione ellenistica, dal pitagorismo e dalla filosofia neoplatonica, poiché è possibile trovare esponenti attivi ancora dopo la nascita del Cristianesimo.
Quindi la religione astrale dei Sabiani ebbe uno sviluppo millenario che rappresentò il punto di partenza per tradizioni astrologiche che influirono sulle culture di molti popoli del vicino oriente, ma di cui si sa poco o nulla. I suoi esponenti, che acquisivano il ruolo di sacerdoti-astronomi, svolgevano tutte le funzioni che erano tipiche del sacerdote, tra cui quelle di officiare i riti sacri e di preghiera.
Sappiamo anche che i Sabi costruirono un tempio in legno di cedro dedicato alla dea lunare Sin proprio ad Harran, dove venivano probabilmente effettuate misurazioni e osservazioni astronomiche. Questo tempio fu distrutto nel 612 a.C. e ricostruito intorno al 550 a.C.
Le tradizioni locali vogliono anche che i "Sabiani di Harran" svolgessero periodicamente pellegrinaggi recandosi in siti considerati sacri, tra cui vi sarebbe quello della piana di Giza presso cui si ergono le tre piramidi di Cheope, Chefren e Micerino. Si ha notizia di questi viaggi, effettuati seguendo l’apparente corso degli astri, già dal II millennio a.C., per cui si tratterebbe di una tradizione consolidata per molti secoli.
Ma per quale motivo gli esponenti della setta dei Sabiani avrebbero dovuto recarsi a Giza per visitare il luogo in cui si ergono questi grandi monumenti?
Qui il ragionamento ci porta lontano, ma possiamo dire che per qualche misterioso motivo questi grandi monumenti erano legati al bagaglio di conoscenze astronomiche dei Sabiani.
Diversi studiosi hanno ormai da tempo messo in luce che le piramidi di Giza presentano diverse armonie geometriche fondate sulla geografia astronomica, tra cui il perfetto allineamento dei lati della Grande piramide di Cheope ai punti cardinali, l’allineamento con la stella polare dell’epoca di riferimento, l’allineamento dei condotti di aerazione con alcune costellazioni alla data approssimativa del 2475 a.C. (tra cui quella di Orione), il rapporto tra perimetro alla base e l’altezza originaria pari a 6,28 (cioè 2p), il posizionamento della stessa sul valore medio della latitudine e longitudine terrestre.
Quanto detto ci stupisce e ci fa riflettere sul grande valore che hanno questi monumenti megalitici, che evidentemente devono essere stati realizzati per impressionare il genere umano.
Evidentemente i Sabiani ne capirono il significato più profondo avvertendo la sacralità di queste architetture perfette e intuendone il meccanismo astronomico che stava alla base della loro costruzione, qualunque fosse in realtà il loro scopo, sia che fosse quello di proteggere la mummia del Faraone nel viaggio verso il Douat (la regione celeste attraversata da Osiride) sia che fosse un grande monumento megalitico in cui effettuare riti sacri dell’antica religione egizia.
Non è sufficiente dire questo, ma occorre aggiungere che dalla comprensione di questo meccanismo astronomico, legato alla struttura del tempo cosmico e ai cicli astronomici derivò il sorgere concreto di una tradizione che impregnò l’astrologia dell’epoca e che fu legato all’inizio dell’attesa messianica.
Guardando in faccia la realtà, nessuno sa dire con precisione l’origine di questo meccanismo messianico, che sicuramente convive nella letteratura cosmologica di molte civiltà coeve dal III millennio a.C.; quello che si può dire è che da un lato questo meccanismo si trasmise alla letteratura e alla tradizione religiosa ebraica e persiana e, dall’altro, diede avvio ad una tradizione astrologica per cui tale attesa si sarebbe tramuta in segni del cielo.
Le prime avvisaglie di un meccanismo di questo genere vi sono già nella letteratura cosmologica sumero-babilonese, come l’"Enuma Elish" e l’"Epopea di Gilgamesh", così come nei Testi delle Piramidi, in cui la vita degli esseri celesti e degli dei è vista come un viaggio fra le stelle, ma in cui vengono forniti particolari astronomici strabilianti, espressi con un linguaggio arcaico estremamente raffinato e volutamente allegorico, riferito al movimento apparente degli astri nella volta celeste.
In tal senso il mito nasconde una delle sue vere funzioni che è quella di operare e di trasmettere misure e comunicare dati agli uomini di un’altra epoca. Questa funzione si completa quando nella letteratura religiosa sorge una funzione profetica in chiave messianica che si sviluppa con la formulazione letteraria della profezia a cui farà seguito lo sviluppo della collocazione spazio-temporale dell’evento atteso, cioè il luogo e il momento in cui si avvererà la profezia messianica.
Per rispondere a questa domanda, gli uomini di queste lontane epoche si affidarono ai segni del cielo, convinti che nella struttura stessa del Cosmo vi fosse il segno e la risposta alle loro attese, sulla base dei significati simbolici che tali segni avevano nella propria cultura.
In particolare nel caso dei "Sabiani di Harran", le recenti teorie che hanno, pur fra mille polemiche, messo in luce la correlazione fra le stelle della cintura di Orione (Al Nilam, Al Nitak e Mintaka) e le tre piramidi della piana di Giza che ne sarebbero la rappresentazione sulla superficie terrestre, hanno anche avuto il merito di ravvivare la curiosità intorno alla figura di tali sacerdoti-astronomi che sarebbero il "prototipo" dei Magi, in quanto alla loro figura si assocerebbero le tre piramidi e ciò spiegherebbe anche l’insistenza della tradizione per la scelta di tre Re Magi. Ciò spiegherebbe innanzitutto il motivo per cui i "Sabiani di Harran" si sarebbero recati in pellegrinaggio a Giza, in quanto strettamente connessi alla funzione profetica e messianica di tali monumenti e alla loro struttura che richiama la costellazione di Orione-Osiride, oggetto del loro culto astrale. Spiegherebbe, inoltre, il motivo per cui i Sabiani o Magi si sarebbero recati a rendere omaggio e adorare Gesù bambino; non solo perché il mondo pagano si avvicinava al Messia ebraico e alla sua futura religione ottenendo la salvezza, ma anche perché essi sapevano che Gesù sarebbe stato il protagonista indiscusso della perpetuazione del culto di Osiride-Orione, in un nuovo ciclo cosmico.
A questo punto il loro compito si concludeva, anche in termini messianici e rendendo omaggio al Signore del Tempo, il "Cosmocrator", il "Pantocrator", essi escono di scena in silenzio così come vi erano entrati.
Quanto detto serve a poco se non riusciamo a sintetizzare il tutto nei termini di una logica che sta alla base del pensiero filosofico e religioso dell’epoca, che è quella della attesa dell’evento messianico che riporterà il Cosmo alla sua struttura originaria o al sua equilibrio iniziale.
Le religioni delle scritture hanno ben chiaro questo concetto, anche se con diverse sfumature ed è risultato chiaro ai sacerdoti che redassero le prime stesure del Pentateuco, nella tradizione Jahwista che sarebbe giunto un Messia a salvare il popolo di Israele dai suoi nemici.
I Cristiani, secondo la teologia di Agostino, tramutarono i versetti del protovangelo nella Genesi nella prima profezia della Venuta di Cristo e videro, nelle profezie contenute nell’Antico Testamento, nel popolo d’Israele, l’allegoria del genere umano in cammino verso la salvezza e nel protagonista di queste profezia la figura di Gesù (famosa è la profezia di Isaia sulla nascita del fanciullo da una giovane donna).
A quanto detto fino ad ora occorre aggiungere che nella tradizione classica degli studi sulla figura dei Magi non c’è accordo tra gli studiosi sull’origine geografica di questi misteriosi personaggi.
Più sopra abbiamo parlato di saggi astrologi provenienti dalla Persia, ma abbiamo anche detto che i "Sabiani di Harran" potrebbero essere, sulla base di quanto detto poc’anzi, i soggetti più qualificati a rappresentare i Magi.
Niente esclude che astrologi di origine persiana possano aver fatto parte della comunità dei Sabi, ma occorre aggiungere che alcuni studiosi fanno osservare che alcuni Magi potevano essere originari della penisola arabica e in particolare provenire dalla zona dell’attuale Yemen, un tempo patria dei Sabei.
Questa civiltà già fiorente intorno al X sec. a.C., per la sua collocazione geografica, che la poneva al centro dei traffici commerciali con l’estremo e con il vicino oriente, avrebbe espresso una cultura religiosa legata ad antichi culti astrali. È interessante notare che essi erano dediti anche alla produzione e alla commercializzazione di prodotti come spezie, incenso e la mirra, impiegati per condire i cibi e per essere bruciati nei rituali religiosi e nelle cerimonie di corte. Certo si tratta di un particolare non indifferente che fa riflettere sui doni che questi saggi astrologi portarono a Gesù bambino, tra cui vi erano proprio l’incenso e la mirra, oltre all’oro (che sarebbero simboli del sacerdozio, della condizione di sofferenza umana e della regalità).
I dubbi sull’individuazione di questi importanti personaggi restano e non esiste certezza assoluta sulla loro patria originaria; di derivazione più tarda sarebbe l’individuazione, nel Vangelo arabo-siriaco dell’infanzia del Salvatore, del numero effettivo di tre per gli stessi, dei relativi nomi e della loro patria originaria (Melkon, Principe persiano, Balthasar, regnante sugli indiani, Gaspar proveniente dalla lontana terra dei Sabei).
Anche in questo caso tale Vangelo apocrifo è solo una fonte letteraria che ha una attendibilità limitata poiché vi sono altre fonti che attribuiscono a Balthasar l’origine babilonese.
Per quanto riguarda il significato del numero tre attribuito agli stessi si possono fare diverse ipotesi, tra cui quella per cui tale cifra sia legata ad una forte valenza simbolica; secondo alcuni studiosi potrebbe indicare le tre razze umane, la semitica, la camitica e la jafetica, rispettivamente discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet. Ma si ritiene più probabile che il tre fosse legato ai moti lunari oppure rappresenterebbe la manifestazione nel reale dell'Uno trascendente, il Verbo che si fa carne; ovviamente tutto questo trova naturale riscontro nella vicenda del Cristo, il Dio che si è fatto uomo.
Quanto detto ci permette di capire quali difficoltà interpretative derivino dal tentativo di inquadrare la reale figura dei Magi e la loro funzione nella storia di Gesù, difficoltà che spesso sembrano insormontabili. Tuttavia la conclusione a cui si può pervenire è che l’elemento Magi nella vicenda terrena di Cristo, voluto da uno degli Evangelisti, permette di inquadrare la nascita di Cristo nel solco delle tradizioni astrologiche legate all’attesa dell’evento messianico, in modo tale da capire che tale evento deve essere letto in chiave astrologica e cosmica ed è l’evento che determinerà il ritorno dell’Universo allo stato iniziale. Tale evento era ritenuto talmente importante da interessare e scomodare i sacerdoti-astronomi di una terra lontana come quella della Persia. È proprio in questo legame, apparentemente così difficile da trovare, che si trova una delle risposte ai tanti quesiti che la figura dei Magi impone.
La profezia circa la nascita presso il popolo ebraico di un Re apportatore di pace per il mondo proverrebbe proprio da Zarathustra e ciò implicherebbe la notevole influenza che la religione e dottrina zoroastriana avrebbe avuto sulla cultura religiosa ebraica a partire almeno dal periodo della prigionia Babilonese nel VI sec. a.C. Inoltre, questo importante elemento legherebbe la figura di Cristo e dei Magi alla cultura zoroastriana, come alcune fonti letterarie sembrano far trasparire; questa è un’argomentazione estremamente controversa e oggetto di dibattito tra gli studiosi.
Abbiamo così un quadro abbastanza chiaro, anche se variegato, delle ipotesi in gioco sulla figura dei Magi e sul racconto della Natività di Gesù.
Vediamo ora quali sono le ipotesi sulla data di nascita di Gesù.