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IL GUARDIANO SILENZIOSO »

![[la lapide del Musinè - 33K .jpg]](st08f58x.jpg)

UFO o meno, il Musinè vanta una storia leggendaria antichissima, scritta nella pietra. Difatti, già nel Medioevo si raccontava che il malvagio Erode, macchiatosi dell’orrenda strage degli innocenti, fosse stato condannato e imprigionato per l’eternità a "sorvolare" la desolazione del Musinè rinchiuso in un "carro di fuoco". Un’altra leggenda, ricca e colorita, riguarda un punto del monte, che alcuni ai nostri giorni hanno ricercato, ove sarebbe celata una grotta maledetta, nella quale puntualmente il 1 Maggio si darebbero appuntamento streghe e negromanti, spettri e perfino licantropi. Insieme, festeggerebbero il sorgere delle forze del male in un parossistico sabba orgiastico. Alcuni scritti risalenti al ’600 e al ’700 riportano che proprio il Musiné fu teatro per molto tempo di "musiche demoniache" che avvolgevano di notte tutta la vallata accompagnate da grida strazianti e fragori assordanti. In quell’epoca, preda di ogni genere di superstizione, fu facile creare intorno al monte un alone oscuro. La storia della grotta maledetta, in una delle sue versioni più elaborate, parla di uno stregone che vi avrebbe dimorato per secoli, forgiando e realizzando incantesimi e strani intrugli, dando vita a creature mostruose, sotto l’occhio vigile di un drago, sempre a guardia dell’antro. Entrambi, drago e stregone, si sarebbero "involati" quando un giovane e temerario contadino locale, un certo Gualtiero, penetrò nottetempo nella grotta mettendoli in fuga. Una bella favola soffusa del tipico alone fantasy. Come ha fatto notare lo studioso di fenomeni insoliti, il francese Louis Charpentier: "Tutte le leggende relative al monte Musiné vanno espressamente ricondotte alla memoria antica, simbolizzata e in parte travisata attraverso secoli di narrazioni, dell’esistenza in questo luogo di un importante centro religioso e astronomico, voluto e creato da una civiltà antichissima e misteriosa che ha lasciato ben poco dietro di sé". Noi, seguendo Charpentier, notiamo un altro fattore costante nelle narrazioni legate a questo monte: il carro di fuoco e il suo sorvolo della vetta. Forse che già nel passato, i globi luminosi avvistati nella nostra epoca erano già presenti con i loro movimenti erratici? Rispondere è arduo.
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