
IL LATO NASCOSTO DELLA NATURA

La costruzione delle forme dei regni minerale, vegetale ed animale, come risultato della modellatura dei corpi eterici che interpenetrano la materia densa e la tengono unita.
di Carlo Splendore

Gli alchimisti medioevali davano il nome di "elementi" agli stati aggregativi della materia del piano fisico (terra, acqua, aria, fuoco) non già in ordine alla loro maggiore o minore intensità, ma in quanto veicoli di un’"essenza elementale" che ritenevano animasse tutta la materia, dalla più densa alla più sottile, nei vari piani di esistenza. Pensavano, gli alchimisti, in armonia con le antiche tradizioni esoteriche, che tutta la materia fosse vivente e non si potesse parlare di materia morta.
"La materia è forma e non vi è forma che non sia manifestazione di una vita" (1). Oggi la scienza dimostra che energia e materia sono l’una convertibile nell’altra.
Secondo quegli antichi filosofi questa energia, indissolubilmente legata alla materia, sarebbe una manifestazione dell’energia vitale. Così, quando gli studiosi medioevali parlavano di "elementale" della terra, si riferivano ad una certa quantità di "essenza elementale vivente" presente in ciascuna particella di materia solida. Analogamente, ogni particella di materia allo stato liquido, gassoso ed eterico, sarebbe compenetrata rispettivamente di "elementali" dell’acqua, dell’aria e del fuoco.
L’"essenza elementale, o monadica", sarebbe una manifestazione dell’onda di Vita in seno alla materia atomica del livello che precede immediatamente il piano fisico (piano astrale). La sua natura sarebbe non fisica, ma psichica e, come tale, suscettibile di essere istantaneamente plasmata dal pensiero umano: un atto di volontà dell’uomo, un suo desiderio più o meno inconscio, basterebbero a suscitare nella massa indifferenziata di quel particolare tipo di essenza monadica, una forza vivente, un "elementale" che, effimero essere vivente, appena creato, vive una sua vita propria, la cui durata dipende dall’intensità del desiderio che gli diede la vita.
Una volta generati, gli elementali sono proiettati sull’oggetto del pensiero e, se questo si riferisce ad un preciso schema lavorativo - cioè ad una determinata fase di un processo di trasformazione della materia - si comportano come operatori occulti, capaci di interferire sulla controparte eterica del materiale in lavorazione.
In definitiva, le forme pensiero dell’uomo si aggiungono alla sua energia muscolare e operano nell’invisibile sulla materia, non direttamente, ma plasmando i doppi eterici che compenetrano tutto ciò che esiste nei regni della natura. Secondo questa ipotesi, sarebbe possibile parlare di costruttori del regno minerale, chiamati elementali chimici, connessi con i differenti elementi presenti nei prodotti chimici. Detti elementali non sono però da confondere con gli "spiriti di natura" (gnomi, elfi, silfidi, ecc.).

Nota:
1. "Sapienza antica" - A. Besant - Alaya (Milano, 1950).
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