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n° 7 Novembre 2000

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UNA FORMULA TRAMANDATA DA SECOLI

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LA PIANTA DELL'IMMORTALITÀ »

L’Aloe, indicata in caso di ustioni da radiazioni e di disturbi dello stomaco, stimola l’attività del cuore, accelera le guarigioni delle ferite, inibisce la crescita dei batteri, facilita la guarigione delle ulcere cutanee e delle infezioni della bocca, ecc. Il generale interesse che circonda questa pianta in tempi recenti, ha attinenza con la famosa ricetta di Padre Romano Zago il quale, compiendo il proprio ufficio in Brasile, pervenne alla conoscenza di tale rimedio tramandato di generazione in generazione tra le popolazioni povere del luogo. Gli esiti favorevoli della sperimentazione operata dal religioso di una versione da lui riveduta dell’antica ricetta, su malati di cancro, uniti alle concordi ricerche di laboratorio, hanno permesso, in poco tempo, la diffusione della formula in tutto il mondo.
"La ricetta di Padre Zago" è così composta: mezzo chilo di miele biologico, 40-50 ml. di grappa, whisky o cognac, 350 grammi di foglie di Aloe Arborescens. Le foglie vanno pulite, private delle loro spine e frullate insieme al miele e alla grappa per circa un minuto. La presenza della grappa ha l’effetto di conservare più a lungo il rimedio e di stimolare la vasodilatazione la quale, a sua volta, rende più sollecita l’azione depurativa deputata all’Aloe e al miele. Il miele, dal canto suo, ha la caratteristica di penetrare facilmente nell’organismo umano. Il connubio di questi tre elementi dona alla famosa formula la capacità di purificare il sangue e di garantire lo stato di salute. Il composto va assunto tre volte al giorno, mezz’ora prima dei pasti ed il trattamento completo andrebbe fatto almeno una volta all’anno. Il preparato va assimilato fino al suo esaurimento e deve essere conservato al riparo dalla luce e in luogo fresco, ad una temperatura non inferiore ai 5°C.
Durante il 2° Convegno sull’Aloe, svoltosi il 27 marzo 1999, a Grancona (VI) sul tema: "L’Aloe nella patologia neoplastica e degenerativa. L’importanza dell’alimentazione", la relazione del Prof. Giuseppe Zora (oncologo e ordinario di cattedra presso l’Università La Sapienza di Roma) ha evidenziato i risultati ottenuti dall’esperienza clinica su 47 pazienti di età compresa tra i 16 ed i 74 anni, affetti da malattia neoplastica maligna in fase avanzata ed in progressione veloce e trattati per sei mesi con Aloe Arborescens, secondo la ricetta di Padre Zago, Lipopolisaccaridi omeopatizzati e Melatonina Coniugata e Ritardata. Tale trattamento, abbinato ad una corretta alimentazione, ha prodotto sui pazienti in questione un netto miglioramento delle condizioni generali ed ematologiche, più evidente nei soggetti che non avevano precedentemente effettuato terapie immunodepressive convenzionali (chemioterapia e/o radioterapia). Da tutto ciò è lecito dedurre un’immediata considerazione: per quanto sia sentito ed angosciante quello che viene considerato un male astuto e violento, quasi dotato di una propria capacità di proponimento come il cancro, ancora oggi, tutti noi siamo soggetti alla cosiddetta "mafia sanitaria", una sorta di consorteria i cui enormi interessi impediscono che una semplice ed economica ricetta, quale quella descritta, possa essere diffusa attraverso i mass-media, ma, al contrario, operano al fine di scongiurare la scomparsa del cancro al solo scopo di non nuocere alla prospera fiera del farmaco.

Per approfondire l’argomento consigliamo il libro:

"ALOE: la ricetta di Padre Romano Zago" - del Dott. Roberto Romiti. Blu International Studio Edizioni


									

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